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2001: Odissea nello spazio (Audible 2017)

24 Gen

Deluso da due audiolibri interrotti a metà per noia, ho deciso di affrontare un ciclo narrativo che da almeno vent’anni mi ripromettevo di gustare. Sono onesto, ho sempre creduto esistesse solo un’Odissea nello spazio, invece un giorno mio padre torna dalla libreria dell’usato con altri due volumi di quella che sembra una trilogia: in realtà era una tetralogia ma quando se n’è accorto ormai non aveva più voglia di riprendere l’argomento. All’epoca mio padre non rimase molto convinto dalla lettura di questa saga e, interrogato oggi, non ricorda neanche della sua esistenza, quindi come Bowman sono solo in questa impresa spaziale…

Letto… pardon, ascoltato dunque il primo episodio, il celeberrimo… no, non è vero, non è “celeberrimo” e neanche solo celebre, quasi nessuno conosce il romanzo “2001: Odissea nello spazio” (2001: A Space Odyssey, 1968) di Sir Arthur C. Clarke: tutti conoscono il film che ne è stato tratto, che pasticcia così tanto con la trama da rendere impossibile capirla. Perché ancora oggi ci sono sceneggiatori che ammettono candidamente di preferire lo spettatore confuso, in quanto ad Hollywood vige la regola che parafrasa Maurizio Milani: «Quando lo spettatore non capisce, si innamora». Infatti tutti amano il film di Kubrick.

Il 13 aprile 1970 è in pieno svolgimento la celebre missione Apollo 13 che dovrebbe portare un equipaggio sulla Luna, quando l’astronauta Jack Swigert contatta la base terrestre e pronuncia la storica frase «Houston, We’ve Had a Problem» (“Houston, abbiamo avuto un problema”). Il film omonimo del 1995 di Ron Howard renderà famosa la frase, trasformata al presente («Houston, we have a problem»), con venticinque anni di ritardo rispetto a quando è stata effettivamente pronunciata.(Le conversazioni con gli astronauti sono considerate di pubblico dominio per il Governo americano, quindi questa in particolare potete leggerla qui.)

Il celebre scienziato e divulgatore Carl Sagan era consulente degli equipaggi delle missioni Apollo, e quel giorno ad ascoltare la frase pronunciata da Swigert venne preso da sudori freddi. Probabilmente è stato l’unico ad accorgersi che la finzione aveva preceduto la realtà, anzi che l’aveva formata, come sempre accade. Così manda un messaggio ad Arthur Clarke che recita all’incirca «qui ti stiamo pensando».
Solo chi aveva letto con attenzione il romanzo 2001 quel 1970, a meno di due anni di distanza dalla sua pubblicazione, poteva ricordare che il perfido computer di bordo HAL9000 inizia il suo operato criminale con la frase «we have a problem» (parte quarta, capitolo 21).

La frase è assente nel film, quindi nessuno se ne è accorto. Inoltre nessun italiano ha potuto notare una delle tantissime inquietanti anticipazioni che Clarke ha dato della realtà futura, sia perché ci sono meno italiani che hanno effettivamente letto questo romanzo che monoliti nell’universo, sia perché il nostro Bruno Oddera nel tradurre il romanzo nel 1969 – traduzione rimasta la stessa per tutte le edizioni successive – ha optato per «abbiamo una difficoltà», quindi all’uscita del film con Tom Hanks gli italiani non potevano cogliere il collegamento, che io infatti ho scoperto solo perché me l’ha raccontato Clarke stesso nell’introduzione alla seconda odissea.

Come ho già raccontato, ho letto per la prima volta questo romanzo all’alba del 2001, e giuro che non è stato voluto! Avevo il turno di notte in un palazzo completamente vuoto e il tragitto per raggiungere la metropolitana era altrettanto vuoto: in quelle poche settimane che è durato quel lavoro mi sono molto immedesimato in Bowman, solo sia sulla nave che nell’universo.

All’epoca ricordo che mi è piaciuto il romanzo, mai però quanto il racconto di cui è il semplice allungamento: “La sentinella” (The Sentinel, 1953) rimane uno dei racconti capolavoro di Clarke, che temo non abbia retto bene l’essere allungato a dismisura per diventare 2001.

Sulla Luna degli astronauti trovano qualcosa che chiaramente non può essere naturale: che sia il resto di un’antica civiltà sconosciuta ormai scomparsa? Toccandolo gli astronauti lo attivano, e tutto finisce lì. Nel cercare di capire cosa sia successo, il protagonista ha un’ipotesi: una civiltà avanzatissima ha lasciato “sentinelle” (o monoliti che dir si voglia) in giro per l’universo, in attesa che qualche specie vivente raggiungesse il livello tecnologico sufficiente per “attivarle”, così da avvertire la civiltà misteriosa che c’è qualcuno da incontrare. E magari qualcuno con cui fondersi per creare una nuova forma di vita, simboleggiata dal “feto spaziale” che chiude il film.

Trasformare un racconto di poche pagine in un romanzo è sempre difficile, e Clarke – che conosce il suo pubblico – lo fa spalando secchiate di scienza passata, presente e futura: tanto il lettore medio non legge questi libri, chi lo fa è perché adora il fatto che Clarke sa quel che scrive e ha visto il futuro. In fondo parliamo dell’autore che probabilmente ha inventato il “criosonno”, quell’espediente narrativo che oggi tutti danno per scontato e trovate in tutti i film ambientati nello spazio. Solo un genio può inventare qualcosa di incredibile e plausibile allo stesso tempo.

L’audiolibro di 8 ore, magistralmente letto da Riccardo Mei, vola via che è un piacere, è un romanzo breve in cui i pochissimi eventi sono conditi con lunghe disquisizioni scientifiche: purtroppo devo far notare come i progressi nella paleoantropologia rendano la parte iniziale, con la storia dei nostri progenitori, terribilmente datata.
C’è un po’ di fatica giusto nel finale, quando diventa chiaro perché Kubrick la butti in caciara con luci e feti spaziali: Clarke cerca di fondere visionarietà, lirismo e scienza ma non sembra in grado di farlo, quindi si incarta parecchio spezzando l’atmosfera. Fossi stato il suo editore avrei cercato di convincerlo a smettere di scrivere almeno un paio di pagine prima.

Confermare il piacere di lettura a vent’anni di distanza non mi capita spesso, soprattutto per un romanzo nato nel 1968 come estensione di un racconto del 1953: come già detto, Clarke ha visto il futuro ed è ai suoi lettori futuri che sta parlando.

L.

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11 commenti

Pubblicato da su gennaio 24, 2022 in Recensioni

 

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11 risposte a “2001: Odissea nello spazio (Audible 2017)

  1. Vasquez

    gennaio 24, 2022 at 3:53 PM

    Si dà il caso che io possegga, e stia maneggiando in questo momento, una copia cartacea di “2001 – Odissea nello spazio” che ha la stessa identica immagine di copertina dell’udibile lassù, senza la fascetta gialla, e con la scritta piccola piccola “romanzo”.
    Sono impazzita per cercare il passaggio che citi perché non hanno messo nessun indice! e quindi ho dovuto farlo io a matita: parte quarta “L’abisso”, capitolo 20 “Festa di compleanno”, pag. 115, se non mi sono persa niente per strada 😛
    Onestamente ricordo una lettura agevole, più scorrevole nei passaggi che non hanno nulla a che fare col film di Kubrick, del quale non sono particolarmente amante. Preferisco di più l’albo “Alfa e Omega” di Dylan Dog o la saga “Missione Giove” di Nathan Never, che lo citano di striscio.
    So di aver letto anche “2010 – Odissea due” ma non ne serbo memoria alcuna 😛

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 24, 2022 at 4:19 PM

      Sì hai centrato in pieno il passaggio: con quella traduzione italiana era impossibile cogliere la coincidenza, ai tempi di “Apollo 13”.
      Io invece in cartaceo ho letto la copia di mio padre, quella della foto a fine post, TEA del 1998, se non ricordo male.
      È un romanzo che scorre via “liscio come aceto”, per citare il film “2010” (cito a memoria).
      Oggi le più di due ore totali di viaggio per andare a fare la terza dose le ho passate con Floyd in viaggio per Giove, nel secondo romanzo: ormai fra i pianeti sono di casa ^_^

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      • Vasquez

        gennaio 24, 2022 at 5:01 PM

        Confido allora di leggere un tuo pezzo anche su “Odissea due”, così vediamo se mi ritorna in mente qualcosa 😛

        P.S. Come va con gli effetti collaterali? Per me la peggiore è stata la seconda dose, mi ha ridotta uno straccio. La terza solo un po’ di fastidio al braccio.

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      • Lucius Etruscus

        gennaio 24, 2022 at 5:12 PM

        Già sono a metà con la seconda odissea, quindi confronteremo i ricordi in tempi brevi 😉

        Le prime due dosi non ho avuto alcun dolore al braccio e mi hanno massacrato; stavolta ho dolore al braccio e ho giusto un po’ di frebbriciattola: allora il braccio è fondamentale nell’operazione 😜

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  2. Madame Verdurin

    gennaio 26, 2022 at 11:33 PM

    Non ho mai letto il libro: amo molto il film di Kubrick e non vorrei, alla ricerca di spiegazioni, incappare in qualcosa di bruttissimo come mi è successo con Shining di King… Anche se a dire il vero del film la parte che amo di più è quella centrale, con Hal, ma trovo anche tutta la parte visionaria molto suggestiva. In ogni caso grazie per avermi fatto sapere dell’esistenza di questo audiolibro: sai che non ne ho mai ascoltato uno?

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 27, 2022 at 8:29 am

      Dopo varie prove infruttuose, per anni ho considerato gli audiolibri non adatti per me, poi d’un tratto – grazie all’amica Vasquez che mi ha convinto ad ascoltare gli “sceneggiati alieni” – mi sono reso conto che erano un sistema splendido per leggere… in quei momenti in cui non avrei potuto fare altro! Ora ne sono assuefatto e dipendente, e la cosa buffa è che in audio riesco a leggere libri che il più delle volte non avrei MAI affrontato in cartaceo. (O meglio digitale, visto che il mio astigmatismo galoppante da anni mi impedisce di leggere in cartaceo.)
      Ho rispolverato le mie cuffie bluetooth e così in un lampo, alla bisogna, basta mettere play su smartphone per ripartire dal punto dov’ero rimasto nel libro. Anzi, meglio: da cinque secondi prima, giusto per ricordare le ultime frasi 😛

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  3. Sam Simon

    febbraio 2, 2022 at 11:32 am

    Sai che mi hai dato un’idea di un’ottima lettura a cui non avevo mai pensato ma che invece sembra proprio meritevole? Clarke è nella lista degli autori che voglio approfondire da un po’ di tempo… grazie!

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 2, 2022 at 11:59 am

      Sono molto legato a Clarke sin dalla giovinezza, ma ti avverto: non è un autore di fantascienza propriamente detta, e questo romanzo lo è ancora meno. Clarke prima di tutto era uno scienziato, poi era un uomo colto, alla fine è diventato famoso fra i lettori per i suoi tanti ottimi racconti di fantascienza e fra gli spettatori per aver scritto un soggetto molto noto.
      Clarke non corrisponde a nessuno dei generi tipici della fantascienza, nei suoi romanzi è un genere a sé: parla di scienza in generale e di scienza futuribile, ipotizza invenzioni future con incredibile precisione ma poi, al momento di dedicarsi alla narrativa, non ci impiega il massimo delle energie. I suoi lavori sono divertimenti di uno scienziato che gioca con le ipotesi di una scienza futura, non romanzi propriamente detti. Anzi i suoi intrecci narrativi sono decisamente semplici quando non addirittura semplicistici. Si vede proprio che a lui dei personaggi non interessa molto, lui si diverte a raccontare le implicazioni future della scienza attuale.
      Ovviamente il mio consiglio è “Incontro con Rama”, quello che più di tutti assomiglia a un’avventura di fantascienza, mentre in generale di Clarke sono più ghiotti i racconti che i romanzi.
      Urania l’anno scorso o giù di lì ha presentato in quattro volumi quella che promette d’essere l’opera omnia di Clarke, parlando di racconti, quindi nel caso hai roba fresca a cui attingere 😉

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      • Sam Simon

        febbraio 2, 2022 at 9:06 PM

        Grazie mille per le dritte! Ne terrò di conto quando finalmente mi metterò a leggere qualcosa di suo! :–)

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