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[Pseudobiblia] Un Natale di ricordi (2019)

22 Dic

Due anni fa – sembrava molto di più! – vi ho parlato di A Gift to Remember, un romanzo del 2013 di Melissa Hill (in Italia: “All’improvviso a New York“) trasformato poi in film televisivo romantichello-natalizio nel 2017 (in Italia: “Ricordati di te“).

La storia della giovane libraia che investe il bel ricco, procurandogli un’amnesia, non poteva rimanere senza un seguito: lo zuccheroso finale da fiaba dozzinale meritava un prolungamento di narrazione.
Ci pensa Topher Payne (già sceneggiatore del primo) e l’attrice Peyton McDavitt: entrambi con scarsa esperienza nella sceneggiatura, quindi perfetti come sceneggiatori di un romantichello natalizio.

Con la regia di Kevin Fair, ecco “Cherished Memories: A Gift to Remember 2“, trasmesso in patria nel novembre 2019 e arrivato sull’inesorabile TV8 il 14 dicembre 2021, con il titolo “Un Natale di ricordi“.

È di nuovo Natale, ma in realtà è sempre Natale nei romantichelli, film che raccontano di una infernale realtà parallela dove tutti sono condannati a vivere un eterno periodo natalizio, infestato di addobbi, neve e sentimenti zuccherosi.

La libreria “Chaucer’s Bookstore” è in pieno fermento: mancano undici giorni a Natale e la proprietaria, la nostra amica Darcy Archer (Ali Liebert) va in bicicletta pure nel locale, perché sia chiaro a tutti che lei è per la vita salutare.

La libraia che non parla mai di libri

Se la Terra è tonda e se il mare è blu, da che mondo è mondo… dopo “E vissero felici e contenti” non si racconta nulla più. E invece qui si va oltre, e dopo essere finita in sweet harmony come i The Beloved la storia fra i due protagonisti procede.
Darcy si è sì fidanzata con il suo Aiden (Peter Porte), ma da qui a parlare di matrimonio ce ne vuole, anche perché il 100% delle energie della donna è impiegato in smorfie di amore natalizio oltre ogni sopportazione.

Volti devastati dalla potenza dell’ammmòre

Per spiegare questo film devo partire dalla fine, cioè dal fatto che è pura nullità avvolta in un vuoto appiccicoso, composto da secrezioni zuccherose di finto amore che colano sugli occhi degli spettatori. A fine film senti il forte bisogno di farti una doccia.
Dunque non esiste una trama, non esiste un intreccio, non esiste niente, è solo una presa in giro di film fatto per sfruttare l’evidente successo dell’altro titolo: come li riempi i canonici 90 minuti, non avendo una mazza di niente in mano? Qui arriva il colpo di genio del male.

Il protagonista Aiden nel precedente film ha ricevuto una botta in testa tale da perdere la memoria, così qui due o tre volte viene citato il fatto che deve andare a fare un controllo dal neurologo. Se il cinema romantico ci ha insegnato qualcosa è che per parlare d’amore bisogna mettere in campo disgrazie d’ogni sorta, quindi un bel cancro al cervello ce lo aspettiamo subito. Ma no, dài, è un romantichello dozzinale come piace tanto agli spettatori di TV8, quindi niente cose cattive. Le visite dal neurologo scompaiono così come sono apparse.

Una orribile realtà parallela dove è sempre Natale

D’un tratto Aiden a casa della fidanzata trova una scatola misteriosa, alla cui vista lei si fa cupa e gli intima di metterla subito via. Oh, cosa ci sarà mai nella scatola misteriosa? Quale orribile segreto riesce finalmente a strappare quell’insano sorriso folle dal volto di lei, deturpato da follia d’ammmòre?
È una storia molto lunga, dice lei, quindi ora scatta il lungo e noioso racconto di come… No, è la scatola dove tiene le casette costruite dal padre. Fine della storia. Non era così lunga.

A quanto pare gli americani ignorano cosa sia un presepe, quindi il fatto che il papà di Darcy avesse costruito delle casette in miniatura fa così schioppare d’amore i cuori dei personaggi che vediamo fiotti di melassa esplodere dai loro petti squarciati. Oh, anche meno, eh?

Volti deturpati da perenni smorfie d’ammmòre

Cosa c’è di così volgarmente banale da usare come ombra in una imbarazzante storiellina di finto amore? Ah sì, il cattivo industriale che vuole vendere il centro ricreativo del paese, dove sono cresciuti tutti. Che cattivo!
Tranquilli, con multipli conati di melassa d’ammmòre tutto si risolve e tutti si dànno i bacetti.

L’unica particolarità di questa porcata di film è rappresentata dalle “finte” che gli autori fanno per accennare eventi negativi da usare per far risaltare l’amore, tutta roba buttata a casaccio e senza alcuna conseguenza o peso nella vicenda, che rimane incentrata unicamente sul secernere un amore appiccicoso e mefitico.
Tutti i personaggi agiscono come psicopatici dell’ammmòre, volgari stereotipi viventi totalmente asserviti al vuoto televisivo. Eppure ’sta monnezza piace, e piace anche tanto.

Per un attimo ci fanno intravedere un libro, ma è solo per finta…

Come ogni libreria dello schermo anche qui è in arrivo l’evento firma-copie di un’autrice romantichella di successo, in questo caso Barbara Kirkland, in libreria con il suo “Secrets of Angels“.
Però questo film, che si svolge in libreria e ha per protagonista una libraia appassionata di libri, se ne sbatte le balle di libri e non ne parla manco per finta: qui si secerne amore, non letteratura. Quindi la Kinkaid scompare nel nulla.

Toh, un altro libro, ma non vi ci abituate, eh?

Al massimo abbiamo uno “Storia della gestione delle informazioni” (A History of Information Management), primo libro del giovane Pat Young (Andrew Dunbar), «è una panoramica completa sulla creazione e sull’applicazione del world wide web».
Ovviamente non parlando di Jane Austen questo libro viene preso in giro e l’autore ritratto come un malato mentale: tutti i libri che non parlano d’amore vanno bruciati, è risaputo.

Un momento di puro mistero

Per finire, la libraria al suo innamorato regala «la prima edizione autografata» di “Trovato per strada” (Found in the Street) di Patricia Highsmith.
Chi ha curato i sottotitoli italiani avrebbe dovuto fare una veloce ricerca, così avrebbe scoperto che il titolo italiano di quel romanzo del 1986 è “Il piacere di Elsie” (Bompiani 1987). Visto che non c’entra nulla all’interno della storia, ed è una rarità – visto che nei romantichelli si parla solo di libri falsi o della Santa Trinità Americana (Austen, Brontë, Shakespeare) – probabilmente qualcuno degli autori ama quel libro e voleva citarlo.

Un film terribile, quando invece il precedente A Gift to Remember era almeno dignitoso.

L.

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2 commenti

Pubblicato da su dicembre 22, 2021 in Pseudobiblia

 

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2 risposte a “[Pseudobiblia] Un Natale di ricordi (2019)

  1. Kukuviza

    dicembre 22, 2021 at 11:35 am

    ahahahaha, che sghignazzi che mi fai fare! MA questo film, che cavolo di film è? ulteriormente sotto la già bassa media dei romantichelli? E il neurologo niente, e la scatola misteriosa niente, e la scrittrice firma-copie niente… ma che è? lo slalom a come evitare gli snodi della trama? Stavo già per dire “Incredibile la presenza dal libro di gestione delle informazioni”, ma poi ti pareva se non serviva per lo sbeffeggio. Strano concetto dei libri hanno in questi “film”

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      dicembre 22, 2021 at 11:51 am

      Va comunque lodato il fatto che hanno tirato fuori 90 minuti di film senza il minimo accenno di storia: non c’è NIENTE da dire e lo dicono per 90 minuti di fila, è davvero una roba da guinness dei primati!
      Cominciano a spaventarmi gli abissi di mostruosità che mostrano questi film, e visto che veicolano un profondo odio verso qualsiasi prodotto non parli d’amore, la cosa sta diventando pericolosa: i prossimi roghi di libri saranno di quelli che non hanno “amore” nel titolo…

      "Mi piace"

       

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