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[Pseudobiblia] Lucky (2020)

03 Dic

Su RaiPlay ho visto un tipico film da festival, che infatti si fregia di essere stato presentato al SXSW Film Festival: sto parlando di “Lucky” (2020) di Natasha Kermani.

Scritto dalla giovane ma già più che prolifica attrice texana Brea Grant, che nel ruolo da protagonista si carica sulle spalle il peso dell’intera vicenda (riuscendo molto bene), la storia è un unico grande metaforone (per usare un termine di Cassidy), tanto che questo lo definirei un “film allegorico”.

Mi ha inchiodato subito alla sedia nei primissimi minuti, perché quando la protagonista sveglia il marito perché ha sentito dei chiari suoni di qualcuno entrato in casa, il marito con estrema naturalezza le spiega è L’Uomo, quello che tutte le notti entra in casa e cerca di uccidere la donna. In effetti, da quel momento L’Uomo aggredirà in ogni modo la donna, senza mostrare mai alcuna motivazione che lo spinga.

Tutti nel film si comportano strano e fanno facce strane perché appunto è un film allegorico, dove ogni parola è metafora e ogni personaggio sta lì a simbolizzare i tanti nemici delle donne: autorità paternalistiche che assumono vari aspetti ma tutte concorrono guardare con tenerezza l’essere femminile, che porello è tanto caruccio ma così matto.

Il film non è concepito per me, in quanto maschio e quindi automaticamente violento prevaricatore, paternalista, oppressore, fallocentrico e discriminatore, perciò mi limito ad essere spettatore di un discorso metaforico che le autrici imbastiscono parlando ad altre donne. Oh, forse a parlare più chiaro magari si avrebbero effetti migliori, ma tanto la mia opinione maschile non conta…

La scrittrice femminista May Ryer (Brea Grant)

La scrittrice femminista May Ryer (Brea Grant) è nota autrice di saggi motivazionali e auto-aiuto per donne.

Perché chi fa da sé fa per tre…

Un’etichetta ci informa che un suo precedente saggio si intitola “Problem Solving for Life“, ma in questo momento l’autrice sta promuovendo il suo nuovo libro: “Go It Alone“, che un sottotitolo italiano traduce con “Fai da sola“.

Un’auto di scrittrice ha sempre libri in giro

Film e romanzi ci insegnano che per promuovere un libro tutti gli autori devono passare gli eventi “firma-copie”, dove davanti ad una platea di lettori dicono due frescacce e poi giù a firmare copie. Lo fanno tutti, ma nel film ci viene detto che se a farlo è una donna non sembra valere…

Ma una volta non si firmava l’interno dei libri?

L’unica frase del film che giustifichi il suo titolo, infatti, è quando l’editore informa la scrittrice che la casa ha dato il via ad una nuova serie di ristampe del suo saggio, malgrado prima non fosse prevista. Ah, che fortunata che è May. La cosa manda su tutte le furie la donna, la quale giustamente fa notare che ha lavorato duramente per quella “fortuna”.

Non c’è niente di “fortunato” a sottostare alle presentazioni pubbliche

Visto che tutti gli scrittori – uomini, donne o X – passano per la terribile trafila delle promozioni, quale sarebbe il “messaggio del film”? Che la trafila compiuta dalle donne non viene riconosciuta come “lavoro” bensì come fortuna? Sono sicuro che ogni donna avrà incontrato un buffone che ha sminuito il suo lavoro, ma faccio timidamente notare che anche ogni uomo l’ha incontrato: temo sia una piaga trans-genere.

Ah, questi editori paternalisti: invece gli uomini incontrano solo simpaticoni…

Lascio la denuncia femminista al pubblico femminile a cui è esclusivamente diretto il film, a me interessava la parte pseudobiblica e “Fai da sola” è un titolo eccezionale, in quanto perfetto strumento di un film che – mi sembra di capire – spinge le donne ad armarsi per combattere quel mostruoso nemico mortale chiamato “maschio”. Magari invece ho totalmente frainteso il “metaforone”, ma nel caso ho le attenuanti: sono un povero maschio, non potete chiedere troppo da me.

L.

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12 commenti

Pubblicato da su dicembre 3, 2021 in Pseudobiblia

 

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12 risposte a “[Pseudobiblia] Lucky (2020)

  1. Sam Simon

    dicembre 3, 2021 at 9:54 am

    Ma poi il titolo doveva proprio essere o stesso di un (ottimo) film di 3 anni prima che è risultato essere l’ultimo con Harry Dean Stanton? Potevano intitolarlo Got It Alone… :–D

    (in quanto maschio mi asterrò da ulteriori commenti)

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 3, 2021 at 9:59 am

      La fantasia per i titoli è esaurita molto tempo fa. Per fortuna ora sembra sopita un’abitudine che tempo fa ci regalava un “Insomnia” ogni anno. Ogni anno!
      vogliamo parlare di “Gone” o “Captive”? Saranno mille i film con quei titoli, alla fine ormai siamo al riciclo costante, anche perché non sono certo film memorabili che qualcuno potrà mai confondere 😛

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  2. Conte Gracula

    dicembre 3, 2021 at 10:01 am

    Ma al di là del metaforone, si tratta di un thriller?

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 3, 2021 at 10:09 am

      Ne ha la facciata, un trucchetto per farsi comprare dai distributori: no, non è un thriller, è un’allegoria medievale, di quelle scritte con il pennarellone! 😀
      Tutto quello che succede non ha senso, è tutto simbolo di qualcos’altro, e temo mi siano sfuggiti molti riferimenti visto che è un prodotto pensato esclusivamente per un pubblico femminile.
      C’è una scena in cui la protagonista va dalla cognata, che la guarda strana. La cognata una cicatrice molto grossa ed evidente, la protagonista le chiede come se la sia fatta e la donna la guarda con occhi strani. “Noi non parliamo di queste cose”. Fine della scena.
      Un thriller normale non ha scene come questa, nata credo perché l’autrice avesse l’occasione di denunciare come le donne subiscano in silenzio e non denuncino i soprusi. Ecco, il film è tutto così, scene senza senso ma gonfie di metafore da far sanguinare le orecchie 😀

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      • Conte Gracula

        dicembre 3, 2021 at 6:22 PM

        Non esattamente il mio genere: mi piace quando ci sono i significati sotto la superficie, nelle storie, ma una superficie la voglio, che cavolo! XD
        Magari è un film pensato per sbancare a certi festival.

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      • Lucius Etruscus

        dicembre 4, 2021 at 10:22 am

        E’ proprio un film con “festival” scritto in fronte 😀
        Le metafore sono belle, le storie con più livelli di lettura sono ottimi, ma bisogna essere bravi per scriverle, il che blocca parecchio la produzione.

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  3. Kukuviza

    dicembre 3, 2021 at 10:46 am

    Sì ma il problema con certe metafore è che possono voler dire o tutto o niente, quindi ti viene anche da dire, ma che cacchio!
    Strano che alla scrittrice però invece di dire “che fortuna” non le abbiano detto che l’ha data all’editore.

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 3, 2021 at 10:50 am

      ah vero! Forse quella tematica non va più di moda? 😛
      Usare metafore è anche un modo per deresponsabilizzarsi, perché se qualcuno poi “impugna” qualche argomento si può sempre dire che ha capito male, non era quella la metafora. Magari infatti ho totalmente frainteso il sottotesto del film, quindi direi di lasciare le storie allegoriche a chi le sa fare 😀

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  4. Celia

    dicembre 3, 2021 at 1:47 PM

    La parola è quella: metaforone.

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  5. Austin Dove

    dicembre 3, 2021 at 2:00 PM

    dalle prime righe sembrava lo apprezzassi ma poi vedo molto sarcasmo
    lo guardo o non lo guardo su RP?

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 3, 2021 at 2:05 PM

      L’inizio è molto intrigante, ma poi certo rimane un metaforone limitato al genere femminile. Se ti interessa l’argomento, sicuramente è ben fatto ;-9

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