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[Books in Movies] The Fall (2016)

01 Nov

Parlando con un’amica di serie TV con psicopatici protagonisti, e condividendo l’entusiasmo per “Bates Motel“, mi sono ricordato della serie britannico-irlandese “The Fall – Caccia al serial killer” (2016), presente su Netflix: è incredibile come in tre stagioni totali la serie riesca a passare da “ottimo thriller” a “immonda porcata” senza provare alcuna vergogna.

Gillian Anderson si scrolla di dosso i capelli rossi di Dana Scully e diventa grintosa detective femminista, con tanto di siparietti moralizzatori che fanno digrignare i denti dal fastidio che provocano. Per una stagione e mezzo dà la caccia al maniaco ed assassino seriale Jamie “50 sfumature” Dornan, un ottimo personaggio ad inizio serie che alla fine diventa una barzelletta che non fa ridere.
Mi sembra chiaro che Allan Cubitt, creatore e autore unico della serie, avesse scritto solamente una roba vaga e abbozzata che poteva riempire due o al massimo tre episodi, che per l’occasione diventano i quattro che formano la prima stagione, pieni di così tanti tempi morti da far addormentare qualunque insonne. Poi però gli hanno dato altri dodici episodi da un’ora da riempire, e semplicemente Cubitt se ne è andato, dicendo agli attori: “Oh, inventatevi voi qualcosa, che a me non frega niente”. E infatti la serie muore su se stessa, con una sequenza di buffonate imbarazzanti che spero abbiano pagato tanto gli attori per sottoporsi a questa spazzatura.

Non rivelo il guizzo di sceneggiatura che anima la terza stagione – anche perché non mi credereste mai, pensereste che io stia scherzando invece è purtroppo tutto vero – ma a un certo punto, nell’episodio 3×04 (16 ottobre 2016), la detective Gibson (Anderson) può esaminare i libri ritrovati in un nascondiglio di Spector (Dornan).

Cosa legge un serial killer? Be’, mi sembra ovvio: libri che parlino di morale e di delitti. Una trovata così ridicola che però è perfettamente calata in questa serie, che sebbene finga di essere britannica in realtà è piena di superficialità tipiche delle produzioni americane.

 

Il primo libro che la Gibson analizza è paradigmatico dei gusti dell’assassino: “L’immoralista” (L’immoraliste, 1902) di André Gide, nell’edizione tascabile della Penguin Books che dovrebbe risalire al 2000, quando cioè la casa ha iniziato a presentare il libro con quella copertina piena di fiori e, ogni tanto, il loghetto in basso a sinistra.

Ecco la trama, presa da Wikipedia:

«In viaggio verso Tunisi in luna di miele con la nuova moglie, il letterato parigino Michel si ammala di tubercolosi. Mentre guarisce, riscopre i piaceri fisici del vivere e si ripromette di abbandonare gli studi del passato per vivere il presente.

Questi non è il Michel familiare ai colleghi e nemmeno il Michel che verrà accettato dalla società tradizionale: è costretto a nascondere i suoi nuovi valori sotto una facciata che adesso ha in odio. Annoiato dalla società parigina, si trasferisce con la famiglia in una fattoria in Normandia. Lì è felice, specialmente in compagnia del giovane Charles, ma deve presto ritornare in città e in accademia. Michel è inquieto finché svolge la sua prima lezione e si imbatte in Ménalque, che ha da tempo oltraggiato la società, e in lui riconosce il riflesso del suo tormento. Michel torna a sud, si spinge nel deserto, finché, come racconta agli amici, si è perso in un mare di sabbia.»

Sin dal 1973 il romanzo è edito in Italia da Garzanti.

Dopo l’immorale, poteva mancare una storia di delitto? Ecco dunque “Delitto e castigo” (Prestuplenie i nakazanie, 1866) del maestro di Pietroburgo, Fëdor M. Dostoevskij, in un’edizione illustrata da Philip Reisrian risalente al 1944 per la The Illustrated Modern Library. Un serial killer collezionista, per avere un’edizione così particolare.

Trovo offensivo accostare questa serie cialtrona al capolavoro di Dostoesvkij – che, ricordo, trovate per Einaudi, Feltrinelli, Mondadori, Garzanti, Rizzoli e Newton Compton. Di sicuro invece rappresenta alla perfezione la banalità con cui è stata costruita la sceneggiatura, visto che due romanzi dal titolo più didascalico e funzionale non potevano trovali.

Un vago “Practice Psychometric Tests“, inquadrato per un solo fotogramma (questo qua sopra) chiuda la triste rassegna dei libri appartenuti al serial killer più deludente della TV.

L.

– Ultimi “libri nei film”:

 
2 commenti

Pubblicato da su novembre 1, 2021 in Books in Movies

 

2 risposte a “[Books in Movies] The Fall (2016)

  1. Madame Verdurin

    novembre 1, 2021 at 4:35 PM

    Se in casa avessi solo quei libri forse anche io uscirei a cercare qualcuno da uccidere: lo chiamano ammazzare il tempo infatti.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      novembre 1, 2021 at 4:43 PM

      ahha giusto! ^_^
      Non so perché sia molto raro che nelle serie TV vengano mostrati solo un numero ristrettissimo di libri, in possesso dei personaggi. Si possono avere pareti piene di vinili, di CD audio, di DVD, ma pareti piene di libri in prodotti televisivi sono abbastanza rare. Forse spiega anche la qualità di detti prodotti televisivi 😛

      "Mi piace"

       

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