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X-Files (4×07) Il Fumatore in nero (X-Lucius)

08 Lug

La nostra amica Vasquez è leggerissimamente appassionata della serie TV “The X-Files” e, scherzando con lei, ho fatto un commento frizzante di troppo sulla celebre serie – che notoriamente non ho mai amato – e per pagare pegno ho accettato di vedere alcuni episodi particolarmente “pseudobiblici”, scoprendo tali e tante chicche che devo per forza lanciare la rubrica “The X-Lucius“!

Ecco, a puntate, i “casi X” che Vasquez mi ha sottoposto.


“I segreti del fumatore”
(4×07, 17 novembre 1996
in Italia: 27 aprile 1997)

Episodio poco intrigante per chi, come me, trova noiose le cospirazioni americane con gli “uomini in nero”, ma è curioso avere finalmente la versione di uno di questi personaggi, noto solo come Fumatore (William B. Davis). L’episodio scritto da Glen Morgan e il suo compagno di merende James Wong – la coppia artistica che può vantarsi d’aver scritto Final Destination 3 (2006) – ci racconta la vita di questo Fumatore sin da quando è stato reclutato da giovane e ha iniziato ad occuparsi solo ed esclusivamente di missioni non ufficiali, di quelle con cui segretamente Non Si Sa Chi cambia il corso della storia umana. Va be’, storia umana… diciamo la storia degli Stati Uniti del nord. Va be’, diciamo il corso di quei quattro eventi che gli americani chiamano “storia”…

Assistiamo alla “nascita” del personaggio, quando cioè è stato reclutato da giovane militare, quando lo vediamo intento a leggere “The Manchurian Candidate” (1959) di Richard Condon, portato in Italia Longanesi nel 1967 con il titolo “L’eroe della Manciuria” e la traduzione di Adriana Pellegrini: perché quel titolo strano, che non fa capire il legame con il relativo film?
Nei successivi decenni il libro è totalmente ignorato dall’editoria italiana, riapparendo solamente nel 2004 grazie a Fanucci, che lo fa ritradurre da Annalisa Di Liddo e lo ristampa come “Il candidato della Manciuria“.

Non sono riuscito a risalire all’edizione che sta leggendo l’attore, ma di sicuro non è la prima del 1959.

Dopo qualche anno John Frankenheimer gira il film tratto dal romanzo di Condon, e il fumatore se lo va subito a vedere. Infatti durante una delle sue missioni segrete del passato ci troviamo in un cinema dove proiettano “Va’ e uccidi” (The Manchurian Candidate, 1962), anche se vediamo solo un primo piano di Laurence Harvey.

Dopo una vita passata ad agire nell’ombra, a compiere azioni il cui discutibile merito non potrà mai attribuirsi, il nostro Fumatore sente il bisogno di raccontare a qualcuno le sue imprese, anche per ridurre un po’ l’enorme peso sulle proprie spalle: comincia così a scrivere in forma di finzione il suo vero operato. Non potrebbe mai raccontare sul serio tutta la sua carriera, ma la si può spacciare per fiction.
Mascherandosi dietro lo pseudonimo Raul Bloodworth, ecco che con il tempo nasce il romanzo “Seconda chance. Un’avventura di Jack Colquitt” (Take a Chance: A Jack Colquitt Adventure).

Nessuna casa editrice si dimostra interessata a pubblicare questo strano romanzo, la cui trama viene considerata troppo inconsistente, come in fondo apparirebbe la vita di chiunque una volta raccontata in forma di finzione: serve qualcosa di un po’ più pepato per rendere affascinante la trama. Magari… il protagonista che deve uccidere un alieno caduto sulla Terra per evitare che il panico dilaghi tra i civili.
Con Jack Colquitt che fa fuori l’omino verde il romanzo si vende in un attimo, e una rivista chiamata “Roman A’ Clef” se lo compra subito. Non ho trovato tracce della vera esistenza di questa che sembra più una pseudo-rivista.

Scopro che l’espressione «roman à clef», francese di nascita ma comune anche tra gli inglesi, viene usata per indicare quello che in italiano potremmo tradurre con l’espressione resa celebre da una nota rivista, “cronaca vera”: cioè vere storie accadute a vere persone che però vengono romanzate, molto spesso ingigantendole, rendendole più frizzanti e cambiando i nomi dei protagonisti. Secondo Wikipedia la versione italiana sarebbe “Romanzo a chiave” ma è la prima volta che sento usare questa espressione.

Mi azzarderei dunque a dire che la rivista su cui il protagonista pubblica il suo racconto a puntate è il corrispettivo americano del nostro “Cronaca Vera”… con tanto di donnina ammiccante in copertina!

Ci viene specificato che la prima puntata di Second Chance esce in edicola il 12 novembre 1996, cioè cinque giorni prima della messa in onda dell’episodio, e la delusione del povero Fumatore è cocente. Non aiuta l’edicolante, che così commenta:

«Non so perché una persona sana di mente dovrebbe voler comprare quella robaccia» (that sort of crap)

In realtà la “robaccia” vende, e anche parecchio, quindi forse la scelta della sceneggiatura è un po’ moralistica. Il Fumatore ha scritto di un tizio che da solo ha definito l’intera storia americana del Novecento, e che ha ammazzato un omino verde: quale pensava sarebbe stato il suo pubblico?
Visto l’enorme successo di una serie televisiva che parla di omini verdi e Uomini in Nero, mi sembra che questo genere di cose piace e vende tantissimo, quindi considerare spazzatura la rivista “Roman A’ Clef” mi sembra quanto meno ipocrita.

Da questa inquadratura, con il Fumatore che fissa depresso l’edicola, vediamo alcune riviste chiaramente dedicate alla scrittura. Su quella al centro, “End Credits” (titoli di coda) leggiamo come primo articolo: “Where the Hell is Darin Morgan?”. Vasquez mi illumina spiegandomi che questo Darin Morgan è uno che ha creduto così tanto in “X-Files” da calarsi nei panni del mostro Flukeman, di cui abbiamo già parlato.

Non è stato un autore molto prolifico, in realtà, e dopo soli cinque episodi sceneggiati – l’ultimo dei quali contiene gli pseudobiblia di Jose Chung – Morgan se ne va alla serie figlia “Millennium”, e lì sì che si impegna, sia come autore che come produttore. Il 12 aprile 1996 esce l’ultimo episodio di “X-Files” con Morgan accreditato alla sceneggiatura, cioè il citato Jose Chung, poi l’autore riappare più di un anno dopo, il 19 settembre 1997, come sceneggiatore della seconda stagione di “Millennium”. Ecco perché nel novembre 1996 tutti si chiedevano che fine avesse fatto.

L’episodio ha una conclusione amara, con il Fumatore deluso che sognava di mollare gli Uomini in Nero e diventare romanziere, invece è solo uno dei tanti che ha pubblicato roba in giro. Accanto a lui si siede un barbone che mangia cioccolatini trovati per strada, e scatta una spettacolare contro-citazione da Forrest Gump (1994) di Robert Zemeckis. Vasquenz la giudica «la più acida citazione a Forrest Gump che si sia mai sentita».

«La vita è come una scatola di cioccolatini: un regalo di poco prezzo e poco conto che nessuno si sognerebbe di chiedere, che in cambio promette soltanto un’altra scatola di cioccolatini e ti resta il sapore di quell’indefinibile cremino alla menta che ti sei sbafato perché non c’era nient’altro da mangiare. Certo, ogni tanto trovi una pralina ripiena o un fondente, ma finiscono in fretta e il loro gusto svanisce. Così non ti rimane altro che qualche pezzetto stantio e noccioline che si incastrano tra i denti. Se sei così disperato da mangiartele poi sei soltanto una scatola vuota, degli inutili pezzetti di carta stagnola dorata.»

Ringrazio Vasquez per il contagio memetico e ricordo la recensione di SamSimon di questo episodio.

L.

da “La Stampa” del 27 aprile 1997

– Ultime X indagini:

 
12 commenti

Pubblicato da su luglio 8, 2021 in Uncategorized

 

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12 risposte a “X-Files (4×07) Il Fumatore in nero (X-Lucius)

  1. Vasquez

    luglio 8, 2021 at 11:17 am

    “Va’ e uccidi” l’ho visto, dopo aver visto l’altro adattamento tratto da “The Manchurian Candidate”, e mi sono piaciuti entrambi. In particolare nel secondo spicca Liev Schreibeir in maniera quasi imbarazzante, vicino al sempre ottimo Denzel Washington.
    In quella inquadratura dell’edicola, tra gli speciali del mese di quel “End Credits” spicca una domanda: “Dove diavolo è Darin Morgan?”, cioè uno degli autori della serie e se non ricordo male, anche l’uomo sotto tutto il trucco prostetico del flukeman, che a tutt’oggi risulta disperso.
    Ho solo una domanda a cui non sono riuscita a dare una spiegazione: quel francesismo del racconto del fumatore, perché quel “nome di penna”? Gli anglofoni non ce l’hanno una definizione per “pseudonimo”? O è solo un vezzo del Fumatore che lo usa al posto di “nickname”?

    Per il resto solo lodi per la mia nuova rubrica preferita. La serie non ti piace e non le mandi certo a dire, ma me ne sto facendo (piano piano) una ragione.
    Anche se… dimenticare Giacobbo sarà dura… 😛

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    • Lucius Etruscus

      luglio 8, 2021 at 11:22 am

      Come gli italiani adorano i termini inglesi, pure gli americani adorano le lingue esotiche, come il latino e il francese. Infatti per la rivista hanno scelto un nome francese, comune però anche nella loro lingua.
      Noi tra ghostwriter, editor e copywriter non possiamo parlare, in pratica non esiste più italiano nell’editoria, mentre almeno gli anglofoni si limitano a piccoli vezzi come il nom de plume 😛

      Grazie per le dritte su Darin Morgan, dovrò aggiornare il pezzo con le nuove informazioni 😉

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  2. Sam Simon

    agosto 3, 2021 at 7:19 PM

    Morgan (Darin) è stato attore per pochissimo e sceneggiatore per poco, ma ha lasciato il segno! Gli episodi che ha scritto hanno lanciato un sottogenere nella serie, quello umoristico, e sono uno più bello dell’altro. Non distruggono l’atmosfera di The X-Files, ma riescono a riderci su “in-canon”. Davvero forti (se hai voglia di vederne uno per interpretare le mie oscure parole… Humbug!)! :–)

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    • Vasquez

      agosto 3, 2021 at 8:52 PM

      Sto contando gli episodi che ti mancano per arrivare a “Humbug” 😍 per fortuna pochissimi!

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      • Sam Simon

        agosto 3, 2021 at 9:47 PM

        Un colpo di genio inserire l’umorismo (intelligente) in The X-Files! :–D

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