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Sballato, gasato, completamente fuso (1982)

13 Mag

Su Prime Video ho visto “Sballato, gasato, completamente fuso” (aprile 1982) di Steno, un film che non avevo mai sentito neanche citare, e in effetti non ce n’era motivo: il titolo è studiato per sfruttare il fenomeno Abatantuono “esploso” il mese precedente con Eccezzziunale… veramente (marzo 1982) – anche se il personaggio era noto da tempo – ma in realtà Diego nel film è giusto un figurante senza alcun motivo d’essere.

Il film di Steno semmai è un atto d’accusa contro il maschilismo che proprio in quegli anni Ottanta avrebbe raggiunto l’apice, autorizzato dall’opinione pubblica che trovava inevitabile come una donna in un ufficio subisse quelle “attenzioni” che oggi si chiamano “molestie sessuali”. Con un atto che oserei definire coraggioso, Steno cerca di andare contro questo comune pensare e racconta la storia di una donna che cerca di affermarsi nella sua professione di giornalista dovendo però combattere contro maschilismi vari, che purtroppo non sono il problema principale: gli attacchi peggiori a lei, come donna e come giornalista, arriveranno dalle colleghe donne e giornaliste, in un’eterna competizione femminile che cozza contro l’omertà maschile.

Insomma, non sarà un film “impegnato” ma ha il coraggio di denunciare un malcostume che è facile attaccare oggi, molto di meno lo era negli anni Ottanta.

Ma veniamo alla pioggia di marchette che il cinema italiano ha sempre regalato a piene mani.

La giornalista Patrizia Reda (Edwige Fenech), responsabile di “rosa e nero” per la rivista settimanale “La Settimana” (complimenti per la fantasia!), entra in scena stringendo a sé una copia del settimanale “Gente” (Rusconi). Come detto, il film è uscito ad aprile del 1982 quindi è facile sia stato girato nel 1981: purtroppo non sono riuscito a identificare il numero inquadrato.

Ad un certo punto la giornalista apre il proprio cassetto a favore d’obiettivo, così possiamo curiosare fra i suoi effetti personali. Immancabili le sigarette – tutti i personaggi fumano in continuazione! – in questo caso di marca “Multifilter” (Philip Morris), ma quel che ci interessa è il libro che viene mostrato quasi distrattamente.

Del tutto a sorpresa e fuori contesto troviamo “capovolta” una copia di “Malombra” (1881) di Antonio Fogazzaro, nella prima edizione dei tascabili “Oscar Mondadori” n. 22 (settembre 1965). Che c’entra un libro del genere? Magari è stato messo capovolto proprio perché non conta tanto l’opera in sé ma agli autori premeva mostrare come la giornalista fosse una che legge, quindi con un libro anche nel cassetto dell’ufficio. Confermerebbe quest’ipotesi il fatto che in seguito, a casa sua, la Reda viene mostrata nel proprio studio circondata di libri, a scrivere con la sua Olivetti Studio 46.

E fra i libri è ben visibile solo “Le siecles d’or de la peinture vénitienne” (1975) di Giuseppe De Logu e Mario Abis: dai nomi gli autori mi sembrano italiani, eppure questo libro sulla pittura veneziana è stato tradotto in tutto il mondo… tranne in Italia!

Questione femminile, diritti sociali, etica del lavoro… va tutto bene, ma in un film con Edwige Fenech prima o poi deve avvenire una fuoriuscita mammaria, se no il pubblico dà fuoco alla sala. Visto che tutta la vicenda verte sul fatto che la protagonista non vuole essere un oggetto del desiderio, per trasformarla in oggetto del desiderio il regista aspetta la fine, così le celebri gemelle dell’attrice fuoriescono solo nell’ultimo fotogramma della pellicola. Dopo un curioso “spogliarello editoriale”.

Dopo essersi sfidati per tutta la vicenda, finalmente giornalista e proprietario della rivista (Enrico Maria Salerno) cedono all’amore reciproco, e negli istanti finali di film – tra un borbottio e l’altro della comparsa Abatantuono – per il suo spogliarello la Fenech si ricopre di celebri testate nazionali, che Salerno tira via man mano, criticando la relativa linea editoriale. Dopo “il Corriere della Sera“, “la Repubblica“, “Il Tempo“, “Paese Sera“, “L’Osservatore Romano” e “Il Sole 24 Ore“, rimane solo la testata più importante d’Italia… “STOP“!

Chissà se è un divertito gioco con il nome della testata, come a dire “Stop, fermati” prima dell’ostensione mammaria dell’attrice, comunque anche stavolta non sono riuscito a trovare il numero inquadrato, ma di una cosa siamo sicuri: in copertina c’è Nando il pompiere (morto nel 2017) all’epoca era un noto personaggio perché era quello che parlava con il bambino caduto nel pozzo, in quel terribile incidente di Vermicino (1981). La foto di Alfredino, morto dopo tre giorni di agonia in un pozzo, si può vedere in copertina, sotto la testata “Stop”. Certo che concludere uno spogliarello con uno dei più terribili eventi di cronaca italiana è abbastanza anticlimatico…

A tirarci su il morale c’è l’ultimo “ostacolo” alla denudazione della Fenech, il numero 57 (settembre 1981) della collana “I Classici di Walt Disney (seconda serie)” dal titolo “Io, Topolino!” (ristampa di un volume già uscito nel 1962, che vedete qui sotto a sinistra). Per il contenuto del fumetto vi rimando a Inducks.

La data dell’uscita di questo fumetto potrebbe essere la prova che il film è stato girato nell’autunno 1981, un anno dopo l’arrivo nelle sale italiane di un film horror decisamente dimenticabile: “Chi vive in quella casa?” (The Comeback, 1978) di Pete Walker. Il film non ha lasciato tracce del suo passaggio in Italia, ma la sua locandina ha un posto d’onore in questo film di Steno.

D’un tratto il regista cambia totalmente genere e inserisce nella vicenda una sequenza che omaggia – in modo parodistico – la nascente passione per l’horror che sta invadendo l’Italia. Così abbiamo il comico Mauro Di Francesco che si cala nei panni del regista horror hollywoodiano Brian De Pino, la cui fantasia erotica è rimanere imprigionato con una bella donna in una casa infestata, mettendo in scena celebri scene da film. Che sia un po’ pazzo la Reda lo capisce dal copione che l’uomo sta scrivendo… composto dell’unica frase «Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino», palese omaggio a «il mattino ha l’oro in bocca» di Kubrick.

Se non bastasse questa sottile citazione di “Shining” (1980), che all’epoca si poteva ancora vedere in copia italiana e quindi con la frase italiana nella macchina da scrivere, Brian De Pino pensa bene di mettere in scena la più iconica delle sequenze di quel film.

Cosa può fare la povera giornalista se non gridare… anche lei in modalità citazionistica?

Come si vede nella locandina alla parete, va bene citare gli americani ma citiamo un po’ pure i nostrani, in particolare lo pseudobiblico “..E tu vivrai nel terrore! L’aldilà” (1981) di Lucio Fulci.

Un film impegnato socialmente, con la Fenech che “le esce” e Abatantuono che bobbotta, con citazioni da libri, riviste, fumetti e film… e pure sigarette. Piatto completo!

L.

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15 commenti

Pubblicato da su maggio 13, 2021 in Archeo Edicola, Books in Movies

 

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15 risposte a “Sballato, gasato, completamente fuso (1982)

  1. Madame Verdurin

    maggio 13, 2021 at 8:26 am

    Non sono sicura che gli spettatori abbiano colto quelle citazioni così criptiche XD

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    • Lucius Etruscus

      maggio 13, 2021 at 8:38 am

      In effetti è un film strano, do per scontato che chi è andato in sala a vederlo aveva più interesse per le curve della Fenech che per la denuncia sociale o la cultura popolare contemporanea, ma è anche vero che quell’epoca del cinema italiano è stata talmente grandiosa e libera – perché non sovvenzionata dallo Stato – che poteva sfoggiare le idee più incredibili. Tipo la Fenech inseguita dal personaggio di Shining!

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  2. cinziablackgore

    maggio 13, 2021 at 9:49 am

    Scusa , ma dove stava esattamente “Io Topolino”? No, perché anche se nel riquadro a figura intera non si vede io un sospetto ce l’avrei … Confermi?

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  3. cinziablackgore

    maggio 13, 2021 at 10:19 am

    Lo sapevo! Ma allora era Io Topolina..
    😁😂🤣

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  4. Kukuviza

    maggio 13, 2021 at 5:07 PM

    Che film strano con dentro di tutto!
    L’idea dello spogliarello edicolante poteva essere carina ma in effetti potevano usare un numero diverso di Stop, anche se mi sa che c’erano spesso notizie non belle.

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    • Lucius Etruscus

      maggio 13, 2021 at 5:14 PM

      Lo ricordo come un giornale fortemente scandalistico, quindi in copertina c’era sempre qualcosa di bello potente, vero o presunto che fosse: assassini e mostri vari erano i ben accetti, quindi siamo lontani da materiale per spogliarello 😀

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  5. Matteo

    maggio 17, 2021 at 1:25 am

    Ciao Lucius, il numero di Gente che cerchi è del 4 maggio 1979:

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    • Lucius Etruscus

      maggio 17, 2021 at 6:17 am

      Ah, non sai quanto l’ho cercato!!!! ^_^
      Grazie mille per la chicca, con l’imperdibile indagine sul marito di Gigliola Cinquetti! 😀

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      • Matteo

        maggio 17, 2021 at 7:54 PM

        Ah figurati, è un piacere, grazie a te per la chicca sul numero di Topolino nel film Pierino contro tutti, lo cercavo da anni 😊👍

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      • Lucius Etruscus

        maggio 17, 2021 at 8:09 PM

        Ormai da tempo sono fissato nel spulciare vecchi film italiani alla ricerca di queste deliziose citazioni 😛

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      • Matteo

        maggio 17, 2021 at 8:18 PM

        Tutto ciò denota intelligenza e perspicacia, sei una mosca bianca, sono poco comuni, ma fortunatamente ci sono 😊 Rimango in faccia del numero di Stop 😉👍

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      • Lucius Etruscus

        maggio 17, 2021 at 8:23 PM

        Ti ringrazio, sei gentilissimo, ma la mia è solo curiosità a cui non so resistere 😛
        Di solito quando si riesce a capire all’incirca quand’è stato girato un film diventa facile trovare riviste, libri e fumetti, ma a volte – come in questo caso – proprio non ci sono riuscito. Attendo la tua caccia di quel numero di “Stop” 😉

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      • Matteo

        maggio 17, 2021 at 8:19 PM

        Intendevo “in caccia” 😊 correttore del cavolo…

        Piace a 1 persona

         

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