RSS

Zagor e gli antichi libri sui Vampiri (1981)

14 Apr

Nel 2021 si festeggiano sia i 90 anni del film Dracula (1931) con Bela Lugosi, sia i 35 anni della sua prima apparizione in lingua italiana (il 20 aprile sul mio blog Il Zinefilo), e per l’occasione ho iniziato un viaggio tra i fumetti di “Zagor“, storico eroe della Bonelli che fra i suoi nemici ricorrenti può annoverare Bela Rakosi, un chiaro omaggio tanto al citato film quanto all’attore.

Oggi sul mio blog di fumetti racconto il secondo incontro-scontro di Zagor con il barone vampiro, e per l’occasione nella storia acquista più importanza un dottore ungherese che era giusto una comparsa nella prima: il dottor Metrevelic, in pratica la versione bonelliana di Abraham Van Helsing.

Il povero dottore non se la passa bene, ritiratosi a vita solitaria, perché a forza di studiare gli antichi testi misteriosi sul vampirismo sta un po’ uscendo di testa, e Zagor infatti scopre che la casa di Metrevelic è piena di oggetti dal sapore “occulto”.

La tipica casa di un appassionato del paranormale

Non è chiaro dove se li sia procurati, ma il dottore ungherese ha parecchi testi sul vampirismo che meritano di essere citati.

Anche a Darkwood arrivano gli antichi testi sul vampirismo

Mentre gli sceneggiatori Tiziano Sclavi e Alfredo Castelli rimangono sul vago citando “Il vampiro” e “Il non-morto nella storia e nella tradizione“, si fanno più specifici quando citano l’esistente e celebre “De masticatione mortuorum” (anche se lo scrivono con la “z” invece che la “t”). Non so perché lo attribuiscano al prete benedettino Augustin Don Calmet, visto che ha di sicuro scritto un libro sui vampiri ma con un titolo completamente diverso.

«Il De Masticatione Mortuorum è un libro curioso. Tradotto letteralmente significa “Sulla masticazione dei morti”, e per quanto possa sembrare dal titolo, non tratta di pratiche di necrofagia. Parla infatti di vampiri.

Scritto da Philip Rohr e presentato all’Università di Lipsia nel 1679, il libro tratta di cadaveri che si risvegliano nella tomba, ed escono dai loro sepolcri per cibarsi dei corpi dei viventi. Il manoscritto è attualmente custodito nella Libreria dell’ Università di Lipsia.»

Queste parole di spiegazione sono di Lüserta e le ho prese dal suo post del 2010 dedicato all’antico libro.

Copertina e prima pagina del libro che mastica i morti

A quanto pare, Rohr scambiò i vari effetti della decomposizione umana per segni di manifesto vampirismo. Sempre dal blog di Lüserta prendo la traduzione dell’incipit del testo:

«Altri, che non considerano [porre della terra sotto il mento del morto] una misura di sicurezza sufficiente, prima che la bocca del morto venga chiusa piazzano una pietra ed una moneta all’interno, in modo tale che se questi dovessero iniziare a masticare all’interno della tomba, troveranno la pietra e la moneta e saranno dissuasi dal continuare.»

Riassume in maniera totalmente diversa Alberto Vittor Ugo Zioni, quando in appendice a “Urania” n. 1414 (20 maggio 2001) presenta il suo articolo “Zombi: tra mito e realtà“.

«La morte apparente e la tematica del sepolto vivo cara alla tradizione gotica prendono consistenza in trattati secenteschi quali li De masticatione Mortuorum in Tumulis di Michele Rauff, una fonte importante per dare un significato logico all’improvviso destarsi del morto (qui la spiegazione è la catalessi). Il defunto apparente, risvegliatosi dal suo stato e nel tentativo dl liberarsi dal peso della terra sulla cassa, o di sollevare il coperchio del sarcofago di pietra, si nutrirebbe del sudario in lino che l’avvolge; ed è certo che alcuni, con le loro urla e i colpi inferti al feretro, siano riusciti ad attirare l’attenzione di quanti, vinto l’orrore, li avrebbero soccorsi.

Il più delle volte i morti “redivivi” venivano trovati sanguinanti e in lacrime, ma in altri casi erano ormai preda della follia, aggredivano il loro salvatore con graffi e morsi al quali il malcapitato reagiva fuggendo terrorizzato. I supposti redivivi vagavano nel villaggio, seminando fra la popolazione il terrore dei morti che ritornano.»

Dunque è un testo che parla di fenomeni “naturali” come la morte apparente e non di vampiri? No, semplicemente sono due testi dal titolo simile e dal cognome dell’autore simile, come ci spiegano i celebri Gianni Pilo e Sebastiano Fusco nella loro introduzione a “Storie di vampiri” (Newton Compton 1994):

«Anticamente, la fame dei trapassati veniva placata con periodiche offerte alimentari (come l’oblazione di latte, miele e farina in uso nel mondo classico), ovvero richiudendo nelle loro tombe varie provviste di cibo reali o simboliche, queste ultime sotto forma in genere di affreschi e figurine di terracotta dipinta. Che il cibo reale venisse effettivamente utilizzato, risulta da varie testimonianze, anche in tempi relativamente recenti, giusta ragguardevoli trattati quali la Dissertatio Historico-Philosophica de Masticatione Mortuorum di Philip Rohr (1679) e il più celebre De Masticatione Mortuorum in Tumulis di Michel M. Raufft (1734), nei quali sono riportati vari esempi, risalenti a diverse epoche, sull’attività manducatoria nei sepolcri: morti (o presunti tali) che divorano ciò che era stato posto nel cenotafio e rodono i sudari, giungendo a divorare le proprie stesse membra. E, in effetti, secondo parecchie testimonianze, quando le riserve alimentari funebri venivano meno, o erano giudicate insufficienti, il morto provvedeva da solo.»

A questo punto mi affido a Jean Marigny, che nel suo “Vampires: restless creaturs of the night” (1994) mi spiega che il primo autore, Rorh, cerca di spiegare il fenomeno dei morti trovati a con oggetti masticati nella tomba con una sorta di possessione demoniaca, ma il secondo autore, Raufft, rifiuta questa tesi affermando che un demonio non ha il potere di entrare in corpi morti

Il secondo autore, Raufft, commette però un errore. Già i Latini pensavano che esistessero uccelli che succhiassero il sangue ai bambini, a volte uccidendoli infilando nel proprie poppe tra le labbra dai fanciulli, soffocandoli. Visto che gli uccelli non hanno mammelle, ma – come notò Plinio – invece il pipistrello le ha, ecco che molti, fra cui Raufft, hanno voluto identificare nei pipistrelli i succhia-sangue infanticidi. Tutto questo è raccontato da Girolamo Tartarotti in un suo saggio del 1749, molto critico nei confronti del De masticatione.

Una delle antologie italiane
che contengono il racconto

Potevano gli autori del fantastico di inizio Novecento ignorare questo testo vampirico? Così lo troviamo citato nel racconto “Il nano” (Mannikin) di Robert Bloch, apparso su “Weird Tales” nell’aprile 1937 e raccolto nella sua celebre antologia “Colui che apre la via” (The Opener Of The Way, 1945).

«Sin dall’inizio quel giovane e il suo insolito talento avevano suscitato in me un vivo interesse. […] Avevo appreso allora delle sue radicate convinzioni nei campi dell’occulto e dell’esoterico. Mi raccontò dei suoi antenati italiani e del loro interesse per la stregoneria. Uno di essi era stato agente per conto dei Medici. […] Egli mi parlò anche dei suoi studi nei dominii dell’ignoto. La sua stanza era piena di strani disegni che egli aveva tratto dai suoi sogni, e da immagini ancora più strane modellate con la creta. Gli scaffali della sua biblioteca contenevano molti libri antichi e singolari. Notai il De Masticatione Mortuorum in Tumulis (1734) di Ranft; la Cabala di Sciboth (traduzione dal greco, 1686 circa) di valore praticamente inestimabile; i Commentari sulla stregoneria di Mycroft; e i famigerati Misteri del Verme di Ludvig Prinn.»

Dunque il dottor Metrevelic di Zagor è perfettamente autorizzato ad avere una Masticatione in casa, visto che è un testo assolutamente immancabile nella biblioteca di uno studioso dell’occulto. Ma il medico ungherese quale testo aveva, quello di Rohr o Quello di Raufft? Nessuno dei due: lui ha quello del fantomatico Augustin Don Calmet!

Per finire, tra i testi del dottore ungherese c’è anche un intrigante “The Wampyr“…

Un’invidiabile collezione libraria

Dalla ristampa a colori del 2013

L.

 
6 commenti

Pubblicato da su aprile 14, 2021 in Uncategorized

 

6 risposte a “Zagor e gli antichi libri sui Vampiri (1981)

  1. Il Moro

    aprile 14, 2021 at 8:56 am

    Dall’enciclopedico Castelli di Martin Mystere ci si poteva aspettare maggiore precisione! 😁

    Piace a 1 persona

     
  2. Obsidian M.

    aprile 14, 2021 at 1:59 PM

    Si, me lo ricordo il Masticatione di Raufft. Sembra che descriva (o suggerisca) quell’antica usanza di infilare dei mattoni nelle fauci dei cadaveri tumulati in modo da impedire quel sinistro rumore di mascelle che si udivano nei cimiteri.

    Piace a 1 persona

     

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: