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[Pseudobiblia] La perla del paradiso (2018)

03 Set

Nuovo filmetto romantichello in prima visione su TV8, nuovo cine-scrittore fresco fresco con tanto di pseudobiblia al seguito: il 18 agosto 2020 TV8 ha trasmesso in prima serata “La perla del paradiso” (Pearl in Paradise, 2018) di Gary Yates, doppiato in esclusiva dal canale.

Il filone è quello di All’inseguimento della pietra verde (1984), recentemente rispolverato con Alla ricerca dell’isola di Nim (2008), ma i cambiamenti adottati credo siano molto illuminanti.

I due titoli citati sono scritti da donne ed hanno per protagoniste donne che amano l’avventura esotica ma la conoscono solo attraverso i libri. Poi, per vari motivi, si ritrovano a vivere sul serio quanto hanno letto e lo fanno con un affascinante uomo di mondo, un avventuriero di mille imprese dai modi spicci e dalla faccia da schiaffi. Questo valeva per gli anni Ottanta e a quanto pare valeva ancora nel 2008, sebbene trasformato in favola per bambini.

Poi arriva lo sterminato mondo dei filmetti televisivi da due spicci, scritti quasi sempre da donne ma – a differenza dei film citati, che sono prodotti per un ampio pubblico – sono diretti quasi esclusivamente a spettatrici. Ora pare che i gusti femminili siano cambiati, o almeno questi filmetti romantichelli hanno messo al bando l’uomo “rude ma affascinante”: tutti gli uomini ritratti dai romantichelli sono molto più truccati e attenti alla moda delle donne! Quindi ora i ruoli sono invertiti, abbiamo la grintosa avventuriera giramondo, fotografa d’assalto, coriacea ed energetica, che condivide il viaggio con uno scrittore riservato e pantofolaio, che non sa nulla del mondo ma è campione d’abbinamenti. Per esempio ama il blu come colore di vestiti e viaggia con la valigia abbinata alla giacca. Roba che negli anni Ottanta ti menavano per molto meno!

Una fotografa avventuriera pronta all’azione

Ecco dunque Alex Anderson (Jill Wagner), fotografa di una patinatissima rivista di viaggi – che in pratica è il “National Geographic” ma non viene citato il nome per ovvi motivi di diritti – abituata a viaggiare per tutto il mondo per fare foto di gran classe: vorrebbe fare carriera nella rivista, anche se questo significherebbe smettere di viaggiare a sbafo, ma c’è un suo collega antipatico che la sta battendo. Un tizio vestito come un damerino esperto di fiori asiatici…

Un celebre scrittore nel suo studio color pastello

Dall’altra parte abbiamo lo scrittore Colin Page (Kristoffer Polaha), amante dei colori pastello e dai capelli di un colore sospettosamente troppo uniforme, parimenti pastello. Mentre in un bar usa attentamente il suo colino per il tè nero di cui va ghiotto, scopre che la sua casa editrice gli ha cambiato agente letterario, mandandogli un tizio ancora più damerino, con un completo ancora più pastello e dai capelli dal colore ancora più omogeneo: i due attori sono così finti che credo la scena sia stata creata al computer. Possibile che il cinema femminile oggi voglia dei bambolotti truccati come protagonisti maschili? Una volta le donne non rimproveravano che le protagoniste femminili erano tutte finte nei film? Se invece lo sono gli uomini va bene? Boh.

Il grande successo di Colin Page

Colin Page otto anni fa è esploso nelle classifiche librarie con il suo grande successo “Perla in Paradiso” (Pearl in Paradise), romanzo che «ha venduto 23 mila copie in una settimana», ma il tempo passa e la fama cala. Soprattutto visto che l’autore comincia a scrivere sempre la stessa roba, con titoli come “Rubini a Rio” (Rubies in Rio) e “Diamanti a Dubai“: quest’ultimo ha avuto solo duemila vendite nelle librerie digitali. Il suo manoscritto del nuovo “Tesori a Taipei” è stato rifiutato dalla casa editrice, che giustamente ha detto emmobbasta!

La grande fantasia artistica di Colin Page

La fotografa avrebbe bisogno di una storia esotica da fotografare per fare carriera nella rivista, lo scrittore avrebbe bisogno di rilanciare la propria fama con una storia esotica da scrivere: la soluzione è ovvia, un’avventura congiunta alle Fiji, tutto spesato. Dura, l’avventura, eh?

Questa è proprio una storiella da romanzetto romantichello

Malgrado il suo personaggio ricorrente, Black Montoya, sia un avventuriero perfettamente in linea con quelli ritratti da Michael Douglas e Gerard Butler nei citati film precedenti, come detto Colin Page non sa molto dell’avventura e così il resto del viaggio consisterà in scenette in cui lui fa casini mentre l’avventuriera Alex lo guida. Sia chiaro però che non vanno nella foresta pluviale piena di insidie, ma in villaggi turistici delle Fiji, quindi il termine “avventura” forse è un po’ esagerato.
L’unico indizio a guidarli… è il Necronomicon Fiji.

Se il Necronomicon fosse stato scritto alle Fiji

Per le sue ricerche Colin ha conosciuto una signora del posto che ci fornirà l’inevitabile dose di bubbole mitiche ed esotiche, compreso un vecchio viaggiatore che è stato l’unico a trovare la famosa perla blu delle Fiji (famosissima!) e ha lasciato tutto scritto in un libro inquietante, che sembra rilegato in pelle umana.
A meno che questo viaggiatore non sia vissuto nel Medioevo, mi sembra un po’ esagerata la forma di quel libro, ma serve a dare un tocco ancor più esotico ad una storia che è una classica avventuretta da pomeriggio televisivo.

Possibile non esistesse altro modo di prendere appunti?

Come ogni altra storia d’amore televisiva, non si parla MAI d’amore: vietato anche solo accennarne. Il genere romance è incapace di parlare di sentimenti, come invece facevano quei maschi oppressori e paternalisti di un tempo: le donne sono pratiche e non perdono tempo a parlare di emozioni, le si dà per scontate. Tutte le storie d’amore sono solo “incidentali”, cioè raccontano esclusivamente degli incidenti che capitano a due amanti nel rivelarsi l’un l’altro l’amore che provano: che si innamorino è ovvio, non viene presa neanche in considerazione la folle idea di un amore non ricambiato.
Qui succede tutto come il rigido e oltranzista canone romantichello pretende e quindi non vale la pena andare oltre. Anche perché ormai dei “libri falsi” di Page non frega più niente agli autori.

Alle Fiji sono tutti pazzi per i libri di Colin Page!

Ora scusate, devo diventare un uomo moderno e andare a comprarmi delle giacche color pastello e delle relative valigie abbinate.

L.

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7 commenti

Pubblicato da su settembre 3, 2020 in Pseudobiblia

 

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7 risposte a “[Pseudobiblia] La perla del paradiso (2018)

  1. Austin Dove

    settembre 3, 2020 at 9:08 am

    Che film…
    Ci fa una figura migliore la accoppiata del primo film tv de The Librarian

    Piace a 1 persona

     
  2. Celia

    settembre 3, 2020 at 12:28 PM

    Aaaah, sentivo la mancanza di tutto questo! ❤

    Piace a 1 persona

     
  3. Kukuviza

    settembre 3, 2020 at 2:42 PM

    ahahaha, nuovo protagonista: l’uomo pastello! Però già da un po’ va il metrosexual: uomo curatissimo dal punto di vista estetico.
    Strano che i libri tutti uguali di Colin Page dopo un po’ abbiano smesso di vendere. Non sono tutti uguali gli harmony? eppure continuano a vendere. Però sono belle quelle copertine di Page!

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      settembre 3, 2020 at 2:54 PM

      Non sapevo del nome “metrosexual”, grazie della dritta ^_^
      Spesso su TV8 o Rai2 rimango imbambolato a fissare i protagonisti maschili: hanno qualcosa di strano, di alieno, non possono essere umani! Ultraquarantenni con capelli e barba dal perfetto colore uniforme tipo Chuck Norris: è diventato così importante per un uomo perdere tempo a tingersi pure la barba? E poi di un colore palesemente falso? Capisco la vanità del cinema, ma una volta si diceva che il brizzolato rende l’uomo interessante…
      Mi capita di vedere attori che muovono la faccia in modo strano, con sopracciglia che neanche Greta Garbo curava così tanto: non sto dicendo che si trucchino come donne, dico che hanno battuto le donne alla grande! Sembrano maschere da teatro per quanto sono finti 😀
      Per carità, se vanno così tanto e sono protagonisti di decine di filmetti pensati dichiaratamente per il pubblico femminile evidentemente è la moda e tocca starci, ma mi fa davvero strano 😛

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      • Kukuviza

        settembre 3, 2020 at 3:03 PM

        mah, secondo dei sondaggi che leggevo tempo fa, gli uomini quasi battono le donne per trattamenti estetici e cura estetica.
        Nel cinema “normale” per fortuna non ha ancora preso piede quel tipo di uomo così curato da vedersi che è curato. Penso che gli attori più in voga siano curatissimi ma non lo devono dare a vedere.
        Nei tv movie forse le cose sono diverse, gli standard sono diversi, ma uno dei motivi per cui non reggo dopo 5 minuti è proprio per le facce degli attori e attrici che sono così poco interessanti e stereotipati che non riesco a spiegarmelo. Ma credo che sia dovuto anche al modo in cui vengono filmati e illuminati.

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      • Lucius Etruscus

        settembre 3, 2020 at 3:08 PM

        Sì, dev’esserci qualcosa di parecchio NON naturale. Non so se hanno vasche di cloni in cui creano appositamente quegli attori, perché non hanno davvero niente di umano!
        Certo non aiuta una luce sempre identica, a palla, così forte da non creare mai ombre. E i vestiti pastello sono insopportabili 😀
        In effetti il sembrare naturali, il “look appena sveglio”, ha bisogno di estrema cura e ci credo che gli uomini spendano parecchio, anche in fatto di tempo. Ho un amico che in pratica passa ogni secondo del suo tempo da sveglio a sistemarsi i capelli, perché abbiano un aspetto che sembri… non curato! 😀

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