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Essere una macchina (2017)

27 Lug

La lettura di questo libro è stata molto particolare e oserei definirla un “valore aggiunto”. Iniziato a leggiucchiare intorno alla fine dell’anno scorso, mi pare, l’avevo lasciato un po’ da parte per letture più urgenti. Poi è arrivata la pandemia e la serrata (che gli itanglesi chiamano lockdown), con relativa esplosione di lunghe code al supermercato.
Durante la prima fila per fare la spesa ero troppo stranito per essere organizzato, stavo lì con un clima folle – faceva freddo ma ero sotto il sole, a togliere e mettere la giacca a seconda del vento che tirava – a cercare di fare cose con i guanti e respirando a metà con la mascherina. Poi però ho preso subito il ritmo e mi sono detto: “perché devo perdere mezz’ora a guardare le facce mascherate degli altri in fila?” Così ho preso lo smartphone e dato un’occhiata ai libri che avevo caricato e dimenticato. Tra una fila e l’altra, e tra una lettura e l’altra, pian piano mi sono finito questo libro, facendolo corrispondere in pratica all’insieme di Fase 1 e 2.

Essere una macchina” (To Be a Machine, 2017) di Mark O’Connell (Adelphi 2018) è un saggio splendido e leggerlo durante una pandemia è perfetto. L’argomento infatti è come reagiscono i transumani alla caducità della vita umana.

Il movimento transumanista, come si evince dal nome, sogna di “attraversare l’umano”, superare questa condizione fragile e mortale per raggiungere ciò che alcuni chiamano singolarità, una sorta di Nirvana in cui il pensiero non deve più preoccuparsi di quel fardello inadatto che è la volgare carne.

«Divinità frustrate quali siamo, abbiamo sempre sognato di creare macchine a nostra immagine e ricreare noi stessi a immagine di queste macchine.»

O’Connell non crede in questo pensiero, ma da bravo narratore non lascia mai che le proprie convinzioni rovinino la narrazione. Dunque parte per un viaggio attraverso l’America ad incontrare ed intervistare i fautori delle varie “soluzioni” pensate per raggiungere l’obiettivo di liberarsi del corpo umano. Così incontreremo gestori di impianti griogenici, che conservano corpi umani (o solo teste!) sotto ghiaccio in attesa che progredisca la scienza medica e si possa riportare in vita (eterna) i relativi dormienti, dopo aver spennato a dovere le relative famiglie; incontreremo informatici che studiano – con ricche sovvenzioni di grandi investitori – il più incredibile degli upload, cioè come “caricare” i propri pensieri su supporto informatico così da creare un “cervello elettronico” nel vero senso della parola; incontreremo gente che si lamenta di come la “medicina ufficiale” impedisce loro di impiantarsi meccanismi all’interno del corpo e di farsi impiantare parti cibernetiche al posto di quelle naturali: dove finiremo se non sono libero di amputarmi un braccio per farmene installare uno meccanico?

Sarebbe davvero facile sbrigare tutto dicendo che quelli che incontra l’autore sono dei pazzerelli, che di matti ne è pieno il mondo: O’Connell va ad intervistare gente serissima, con lauree e master, direttori di enti e addirittura candidati alla Casa Bianca! Gente che gestisce fondi non indifferenti, gente che lavora per i grandi super-ricchi e promette loro corpi artificiali nell’imminente futuro. Non stiamo parlando del “cazzaro da bar”, ma di gente che seriamente studia e investe cifre enormi alla ricerca della singolarità transumana. Nel tentativo cioè di raggiungere un punto in cui daremo l’addio ad i nostri corpi inutili e saremo puro pensiero. E qui nasce la domanda… ma pensiero de che?

O’Connell è molto diplomatico e parco nei commenti, sebbene spieghi chiaramente di non essere stato convinto da nessuno dei tanti intervistati, ma vorrei aggiungere io qualcosa che avrebbe dovuto dire lui. Spesso i “cripto-transumani” (cioè quelli che non sanno cosa sia il transumanesimo ma parlano la stessa lingua) citano il “soma sema” di Platone, dimenticandosi di specificare che Platone stava citando un concetto con cui non era d’accordo. Comunque il concetto è che il corpo (soma) è la tomba (sema) dell’anima, quindi i transumani vorrebbero eliminare la tomba per dare all’anima (o semplicemente al pensiero) un modo per vivere eternamente.
Il problema è che sema vuol dire anche (e anzi principalmente) “significato”: è il corpo a dare significato all’anima, a meno che non siate religiosi e quindi sia l’esatto contrario. Ma se siete religiosi tutte questi discorsi non hanno senso, per voi, dato che non c’è niente di più transumano dell’Aldilà!

«Se un’esistenza finita è futile, l’immortalità non diventa, per ciò stesso, una condizione di infinita futilità?»

Molti sbrigano la questione dicendo che è la morte a dare senso alla vita, quindi tolta la prima perderebbe di significato la seconda. Sarebbe un mondo meraviglioso in cui dovessimo preoccuparci solamente della morte, il problema è che le nostre giornate sono piene di malanni, acciacchi e impedimenti vari: con un iperbole potrei dire che si muore una volta sola ma si sta male tutta la vita.
Però è proprio da come sopportiamo l’immensa mole di problemi fisici che nasce la nostra personalità, il nostro carattere, il nostro pensiero e la nostra filosofia: i transumani ci promettono un’eternità di vuoto totale, da far impazzire. Ci promettono di seppellirci vivi in un’esistenza vuota a fare non si sa cosa, oppure a vivere come Borg, composti da pezzi di tecnologia che sicuramente daranno molti più problemi della carne. Di qualcosa costruito da milioni d’anni di evoluzione naturale mi fido: di qualcosa costruito e gestito da esseri umani negli ultimi anni mi fido molto meno.

«L’uploading della mente, il radicale allungamento della vita, la crionica, la Singolarità – non sono forse semplici appendici della narrazione più antica? Annoto sul taccuino: “Tutte le storie hanno inizio dalla nostra fine”.»

Com’è facile immaginare, i temi sollevati dal saggio sono tantissimi ma non è intenzione dell’opera risolverli né anche solo trattarli. Per esempio viene lasciato subito in sospeso il tema dei transessuali: cosa c’è di più transumano di un uomo che modifica pesantemente il proprio corpo perché corrisponda all’idea che ha di esso? Perché il cambio di sessualità, con le pesanti modifiche psico-fisiche, viene accettato e anzi guai a criticarlo, mentre lo stesso identico percorso viene osteggiato e irriso se esula dalla sessualità? Perché un uomo che vuole diventare un cyborg sarebbe diverso da un uomo che vuole diventare donna? Il pensiero dietro è lo stesso, ma mentre la questione sessuale è scottante e muove bacini di voti ecco che diventa “giusta”, mentre il resto viene liquidato come stupidate.

«Ma non è soltanto un’idea religiosa. Chiedi ai transgender, ti diranno tutti che sono intrappolati nel corpo sbagliato. Io, invece, sono intrappolato in un corpo sbagliato perché sono intrappolato in un corpo. Tutti i corpi sono sbagliati».

L’autore non entra mai in gineprai e sta attento a non mettere mai un piede in fallo, visto che le modifiche corporali nei Paesi anglofoni sono una bomba sempre pronta ad esplodere. (Perché una diciottenne ha diritto di rifarsi il seno ma non di installarsi un braccio robotico? Entrambe le scelte, per quanto discutibili, nascono dall’esigenza di corrispondere ad un’immagine migliore di sé). Quindi il saggio resta “politicamente corretto” ma comunque è uno splendido modo per conoscere tante soluzioni spendaccione e fantasiose che sono in corso d’opera per portarci dove è impossibile arrivare, cioè a liberare il pensiero dal corpo. (Visto che non esiste sema senza soma.)
E poi si lamentano che si spende troppo per i viaggi spaziali: andare su Marte, per quanto suoni inutile e anche un po’ ridicolo, è l’attività più plausibile fra quelle più costose degli ultimi tempi.

L.

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14 commenti

Pubblicato da su luglio 27, 2020 in Recensioni

 

14 risposte a “Essere una macchina (2017)

  1. Celia

    luglio 27, 2020 at 7:42 am

    Meraviglia.
    Mi ha fatto subito pensare a Gli immortali di Giuliani, letto quest’estate, ma più in grande meglio.

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    • Lucius Etruscus

      luglio 27, 2020 at 7:49 am

      Non ha ambizioni letterarie, è più un reportage sugli studi più incredibili (e costosi) svolti attualmente in patria americana per vincere la caducità corporale: paradossalmente se gli stessi soldi spesi per renderci immortali fossero spesi in farmaceutica, già plausibilmente si sarebbe allungata di parecchio la vita media 😀

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      • Celia

        luglio 27, 2020 at 9:37 am

        Eh -.-
        A me piace la saggistica e la non-fiction, ci sguazzo, per cui ben venga 🙂

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  2. Conte Gracula

    luglio 27, 2020 at 9:51 am

    Improbabile per improbabile, avrebbe potuto interessarsi anche di quelle frange di taoismo o di yoga che mirano al raggiungimento dell’immortalità ^^
    E l’alchimia? Non ci credo che non ci siano più alchimisti, su questo mondo, dediti alla ricerca della vita eterna (anche Meyrink ebbe un breve flirt con l’alchimia, concluso con una piccola esplosione domestica, se ricordo bene. La viglia di immortalità, comunque, non gli passo).

    La digitalizzazione della coscienza piaceva molto, almeno come tema, alla casa di produzione di Siamo fatti così: ricordo che in una delle ultime puntate si dedicarono a questo volo pindarico (e il tema tornava nella serie fantascientifica che usava gli stessi personaggi: credo ci fosse un pianeta in cui ci si dedicava a questa pratica, una volta raggiunta la vecchiaia).

    Riguardo al diventare immortali e al fatto che sia un bene o un male, secondo me spesso intervengono scrupoli di chissà che tipo: per ciò che ne sappiamo, nessun essere umano ha mai superato i 120 anni, se non di poco, e il grosso problema è in realtà la perdita di forze e di lucidità mentale.
    Dire che la vita perderebbe di significato è a dir poco antiscientifico, finché qualcuno non lo sperimenta, non lo sappiamo: di base, la vita non ha senso, ci sono un sacco di contraddizioni, il significato glielo diamo noi ed è diverso da persona a persona!

    Se così non fosse, io riesco a immaginare perfettamente cosa farei da immortale: le stesse cose che faccio adesso!
    Magari mi muoverei con più calma, progettando più a lungo per non sprecare sforzi.

    Per chiudere, l’immortalità fisica porta un solo, reale problema: lo spazio.
    Se tutti fossero immortali e continuassero ad avere figli, non sapremmo dove mettere le persone.
    E c’è un problema più relativo: se a diventare immortale fosse certa gentaglia, l’esistenza diventerebbe davvero un inferno! 😛

    To’, i miei svarioni sparsi per ora sono finiti. ^^

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    • Lucius Etruscus

      luglio 27, 2020 at 10:07 am

      L’autore si è concentrato solo sugli studi scientifici (o presunti tali), senza stare ad affrontare pratiche religiose o paranormali, che promettono vita eterna da prima che nascesse una pur vaga idea di scienza.
      Curiosamente questi scienziati non si pongono un problema logico come quello che sollevi: visto che vogliono continuare a fare figli, come sopravvivremo in costante aumento su un pianeta già sovrappopolato? Solo gli autori di fantascienza hanno studiato la questione.

      A tutti piacerebbe vivere fino a 120 anni, ma nessuno dice mai che questo non vuol dire una vita lunga: vuol dire una malattia più lunga. Perché tutti parlano di vita eterna e non di eterna salute?
      Gli acciacchi che iniziano già a giovane età no migliorano con il tempo, e vivere 120 anni imbottendosi di farmaci ma stando comunque male non mi sembra proprio un Paradiso 😀
      Per carità, sono opinioni soggettive e molti da giovani sarebbero disposti ad affrontare decenni di malattia pur di vivere, ma credo che tutti almeno una volta abbiamo incontrato una persona anziana che il peso dei malanni (e dei ricordi, ancora più letali) ha portato ad essere “stufa”.
      E quel vasto panorama di malattie neuro-degenerative che colpisce l’umanità a secchiate, già anche solo a 60 anni? Vivere altri 60 anni dimentichi di sé, per via dell’Alzheimer, o senza un attimo di pace per il Parkinson non corrisponde proprio alla mia idea di “vita eterna”, semmai di “eterna malattia”.

      L’idea di separare il corpo malato dallo spirito sano è teoricamente giusta, così da risolvere il problema alla radice, ma parte dal presupposto che il pensiero puro sia buono: una volta che mi ritrovo puro pensiero, privo di istinti, emozioni, umori, desideri e voglie – tutti legati inesorabilmente al corpo fisico – che cacchio faccio per l’eternità? 😀

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      • Conte Gracula

        luglio 27, 2020 at 10:15 am

        Non credo si possa affrontare la digitalizzazione della coscienza senza prevedere almeno un universo virtuale in cui muoversi e fare cose (chissà che capacità di calcolo e memoria servirà) o un avatar fisico da muovere nel mondo reale (e se lo puoi fare bello tosto, a quel punto lo puoi far vivere pure su Mercurio o su Plutone 😛 ).
        Ma qui ci spingiamo ancora di più nella fantascienza, almeno per adesso.

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      • Lucius Etruscus

        luglio 27, 2020 at 10:20 am

        Quindi qualcuno dovrà rimanere “fisico” per gestire questi milioni di server che contengono il pensiero di miliardi di persone, e con “qualcuno” intendo le migliaia di persone che servirebbero a garantire la corrente elettrica, per non parlare delle fabbriche dei pezzi di ricambio che inevitabilmente andranno sostituiti, e visto che sono fatti di ferro, rame, plastica, ecc. serviranno altre fabbriche per gestire questi materiali, per estrarli, sintetizzarli, estrarre il petrolio per fare la plastica, fonderie per i metalli e strutture per mantenerle attive. In pratica, servirà l’intera popolazione mondiale per permettere ad una popolazione “parallela” di vivere la loro finta eternità digitale 😀

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      • Conte Gracula

        luglio 27, 2020 at 10:25 am

        A meno che uno non inventi un supporto di memoria ed elaborazione basato, non so, sull’aria, credo che sarebbe necessario XD e resterebbe comunque una tecnologia materiale!

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      • Lucius Etruscus

        luglio 27, 2020 at 10:29 am

        Già esiste, i cristiani la chiamano Anima ed è incorporea ed eterna 😀
        L’upload è un po’ difficile, devi esserti comportato bene per riuscire a farlo, ma dopo va da sola che è una meraviglia ^_^

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      • Conte Gracula

        luglio 27, 2020 at 10:48 am

        Esiste per più sistemi operativi: Crist-OS (compresa la “fork” Gn-OS-is, molto criticata in ambito cattolico) Ch-AI (per l’ecosistema delle dottrine buddiste) e così via 😛

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      • Lucius Etruscus

        luglio 27, 2020 at 10:51 am

        ahahahaha di questo avrebbe dovuto parlare il saggio 😀

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  3. Il Moro

    luglio 27, 2020 at 10:17 am

    Non so come sia il libro, ma ho apprezzato molto questo tuo articolo. Personalmente l’idea di infilarmi in un corpo immortale non mi fa schifo, ma sorgono diversi problemi che alcuni autori di fantascienza hanno toccato, ma non poi molti.
    C’è da citare il paradosso della nave di Teseo: se sostituisco tutti i miei pezzi, poi il risultato finale è ancora la stessa persona?
    e: se io trasferisco la mia coscienza in un computer, l’anima che fine fa, ammettendo che esista?

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    • Lucius Etruscus

      luglio 27, 2020 at 10:23 am

      Hai citato temi molto intriganti che purtroppo l’autore si guarda bene dall’approfondire, o perché non ne è interessato o perché ha paura di infilarsi in un campo minato.
      La fantascienza invece ha affrontato già questi problemi con idee paradossalmente più attuabili di quelle proposte dagli scienziati intervistati in questo saggio 😀

      L’idea di anima non è molo trattata, anche perché in effetti chi crede nell’anima eterna non ha di questi problemi: finita la vita terrena troverà già la soluzione transumana definitiva 😛
      Il problema se lo pongono quelli che non credono nell’anima ma voglio per sé le sue stesse qualità, cioè un’eternità al di fuori del corpo fragile. Chissà, magari un giorno le troveranno e mi toccherà scusarmi per la mia sfiducia 😀

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