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Un americano a Roma (1954)

22 Mag

Il comodino tipico di un americano a Roma

Da più di due anni avevo da parte queste schermate in attesa di future ricerche: così come tanti italiani hanno approfittato della serrata per fare pulizie in casa, io ne approfitto per fare pulizia nei miei archivi alla voce “da fare”.

Come tutti sanno, nel film “Un americano a Roma” (1954) di Steno (in DVD Ripley’s Home Video 2016.) Alberto Sordi interpreta un italiano dell’immediato dopo-guerra, uno di quelli affascinati dalla cultura del liberatore americano e che trova d’un tratto “provinciale” il proprio retaggio culturale. Anche De Filippo in Napoli milionaria racconterà dei problemi di questa passione per il liberatore, con le ragazze che diventano friende dei soldati americani ben poco interessati al matrimonio post-coitale: giusto il pacioccone Lucky di Abbasso la ricchezza! (1946) avrà il desiderio di sistemarsi, a suo modo, dopo aver approfittato dell’entusiasmo delle italiane.

Per far capire quanto Nando Moriconi ami la cultura americana, vengono inquadrati i fumetti che legge: può un ammmericano leggere “Topolino” o le altre storiche testate nostrane? Assolutamente no, lui legge fumetti western.

E da qui la mia domanda: quelle mostrate sono pubblicazioni arrivate anche in versione italiana o gli autori si sono fatti spedire materiale dagli Stati Uniti? Oppure nelle edicole del centro di Roma, che ancora oggi hanno una rassegna stampa estera, si potevano trovare fumetti in lingua inglese?
Tutte domande senza risposta, quindi mi limito a presentare le schermate.

I fumetti sono, rispettivamente, “Roy Rogers“, “Jace Pearson of the Texas Rangers” e “The Lone Ranger“, tutte testate della Dell Publishing che stanno vivendo la loro epoca d’oro, a cavallo tra anni Quaranta e Cinquanta.

Non so se queste pubblicazioni si potessero trovare in qualche edicola o sono state usate solo per far capire la passione per i cowboy del protagonista: se qualcuno lo scoprirà, mi faccia sapere.

L.

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6 commenti

Pubblicato da su maggio 22, 2020 in Uncategorized

 

6 risposte a “Un americano a Roma (1954)

  1. Kukuviza

    maggio 22, 2020 at 11:16 am

    ahahaha, ma comunque mi sa che Nando non capiva e una mazza e guardava solo le figure… XD

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  2. Claudio Capriolo

    maggio 22, 2020 at 12:22 pm

    Ciao!
    I fumetti western mi hanno riportato alla mente un particolare divertente, relativo a un brano del complesso pop The New Vaudeville Band, che negli anni ’60 portò a un effimero successo alcune canzoni rétro, recuperate dal repertorio del music hall di inizio ‘900 oppure scritte ex novo nello stile di Tin Pan Alley: a quest’ultima categoria appartiene per esempio Winchester Cathedral, del 1966, il primo grande hit di TNVB. Fra i brani composti “à la manière de” si annovera Sadie Moonshine, che in effetti potrebbe sembrare in tutto e per tutto un charleston anni ’20, ma il testo contiene un particolare rivelatore. Il ritornello dice, traducendo grossolanamente:

    Monna Lisa s’era fatta il vecchietto,
    La regina il suo duchetto,
    Romeo aveva il suo Giulietto
    E Jeff Arnold il suo Luke.
    (Mona Lisa’s got her geezer, / Queenie’s got her duke, / Romeo, he had his Juliet, / Jeff Arnold’s got Luke.)

    Jeff Arnold è il protagonista di un fumetto western, nel quale Luke è il classico “vecchietto del West” che fa da spalla all’eroe. Le prime pubblicazioni del fumetto in questione risalgono agli anni ’50, almeno un quarto di secolo dopo l’età d’oro del charleston.

    Adoro lo humor britannico, e questa è l’unica ragione per cui mi sono occupato di The New Vaudeville Band: la storia di questo complesso è alquanto curiosa in tutto e per tutto, a cominciare dal fatto che in realtà non è mai esistito. Se ti interessa, ne ho scritto qui:
    https://clamarcap.com/2014/10/01/la-band-che-non-cera/

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  3. zoppaz (antonio zoppetti)

    maggio 23, 2020 at 9:23 pm

    Escluderei che nelle edicole degli anni ’50 girassero fumetti in inglese, per il semplice fatto che non ci sarebbe stato alcun mercato, l’intersezione dell’insieme di chi conosceva l’inglese (pochi) e quello dei lettori di fumetti del genere era insomma una fetta sottile e poco significativa. Tra l’altro l’Albertone non lo capiva, né nel film in questione, né nell’episodio dell’anno precedente contenuto in “Un giorno in pretura” dal cui successo è nato il film del ’54.

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    • Lucius Etruscus

      maggio 23, 2020 at 10:01 pm

      Per mostrarle così in primo piano, quelle riviste comunque dovevano dire qualcosa agli spettatori italiani: fumetti western nostrani non mancano certo, perché la fatica di rimediare fumetti d’importazione per la scena? Sicuramente non erano nelle edicole, ma magari c’erano versioni italiane similari, con uno stile grafico simile, che le rendevano familiari. Diverse copertine di Tex dello storico Galep erano ricopiate da riviste americane che evidentemente in Italia arrivavano, ovviamente in una cerchia ristretta.
      Non so oggi, ma nei decenni passati nelle edicole del centro di Roma si trovava facilmente la stampa estera: magari all’epoca insieme ai quotidiani c’erano pure i fumetti western 😛

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