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Scomparsi sull’Everest. Il mistero di Mallory ed Irvine (1999)

21 Feb

Ho avuto la fortuna di incontrare un altro bellissimo ed appassionantissimo saggio di alpinismo, o meglio un viaggio alle origini di una passione appena centenaria che fa avvicinare l’uomo ad un ambiente naturale da cui è assolutamente bandito: l’alta montagna. Della questione su come mai un cittadino come me d’un tratto da adulto abbia scoperto un passione cocente per le storie di montagna ne ho parlato qui.

Scomparsi sull’Everest. Il mistero della spedizione Mallory-Irvine” (Lost on Everest, 1999) di Peter Firstbrook – traduzione di V. Mingiardi, Il Saggiatore 2003 – è dapprima uno splendido excursus sugli incredibili sforzi britannici di studiare una regione a loro ignota come l’Himalaya, poi il recconto epico e tragico della missione sull’Everest che ha regalato al mondo delle montagne le sue vittime sacrificali e il suo mistero più affascinante.

L’8 giugno 1924 gli alpinisti inglesi George Mallory, esperto e talentuoso ma terribilmente pasticcione, ed Andrew Irvine, giovanissimo ed inesperto ma ardimentoso, partono dalla loro tenda per completare una missione nata con l’unico scopo di conquistare l’Everest, ed essere non solo i primi britannici ma i primi esseri umani a posare il piede sulla vetta. Che fine abbiano fatto i due… non si è mai più saputo.

Nei successivi decenni sono stati versati fiumi di inchiostro per ricostruire i fatti e proporre ipotesi, affrontando quello che è l’argomento principe della questione: i due hanno raggiunto la vetta? Molti pensano di sì, ma sono solo opinioni. Firstbrook ricostruisce con uno stile appassionante da thriller la missione e ci porta a conoscere così bene i protagonisti che ci sembrano nostri amici. Il Mallory del 1924 lo conosciamo così bene che non possiamo credere ad un banale incidente durante l’ascesa: una figura epica di quel calibro non può che aver continuato a scalare fino al cielo…

Erano davvero Mallory ed Irvine quei due puntini lontani che un loro compagno dice di aver visto in lontananza, quella giornata del 1924? È davvero quello il loro ultimo avvistamento? E perché non combacia con i dati a nostra disposizione? Per questa e mille altre domande Firstbrook nel 1999 ha partecipato ad una missione alpinistica con lo scopo preciso di ripercorrere il viaggio di Mallory ed Irvine per riuscire a capire cosa sia successo quel giorno del 1924: ciò che lui e la sua squadra troveranno fra i ghiacci eterni dell’Everest sarà più di quanto sperato, anche se purtroppo molte domande rimarranno per sempre senza risposta.

Una narrazione coinvolgente e irresistibile, uno studio su quel turbamento dell’anima per cui molti uomini sono incapaci di resistere al canto delle sirene di roccia, che li attirano in ambienti non adatti alla vita umana e li spingono a salire altezze inconcepibili. Per anni a Mallory hanno chiesto perché volesse scalare l’Everest, finché lui si è stufato e ha risposto seccato «Perché è lì». Basta leggere questo libro per capire che quella domanda è priva di senso. Mallory era l’Everest, era l’uomo-montagna che non riusciva a vivere a sé stante: per tutta la vita ha cercato l’altra sua metà, la roccia eterna, per trovare pace là dove riposano le leggende.

L.

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4 commenti

Pubblicato da su febbraio 21, 2020 in Recensioni

 

4 risposte a “Scomparsi sull’Everest. Il mistero di Mallory ed Irvine (1999)

  1. Alessandro Montani

    febbraio 21, 2020 at 9:15 am

    Su Mallory e Irvine ti segnalo una bella “inocentada” (il corrispettivo spagnolo del pesce d’aprile) apparsa un paio di anni fa sulla rivista spagnola di alpinismo “Desnivel”.
    https://www.desnivel.com/cultura/el-revelado-de-las-fotos-de-irvine-lo-confirma-la-cima-del-everest-se-alcanzo-en-1924/

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 21, 2020 at 9:37 am

      Ti ringrazio, ho trovato quel pezzo citato non so più dove e per un attimo ci avevo creduto! 😀
      Ci sono rimasto malissimo per Irvine, soprattutto perché da anni si cercano finanziamenti per verificare possibili “avvistamenti”, ma non sembra essersi fatto nulla.
      La cosa che mi affascina è che è più facile andare sulla Luna che sull’Himalaya!!! 😛

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      • Alessandro Montani

        febbraio 21, 2020 at 10:46 am

        Io lo lessi il giorno stesso in cui fu pubblicato ed ero assolutamente all’oscuro dell’usanza spagnola, quindi ci cascai. Poi durante il giorno non capivo perché gli altri siti alpinistici non riprendessero la notizia, che mi sembrava straordinaria.

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  2. Celia

    febbraio 21, 2020 at 12:52 pm

    Fantastico. Montagna e, diciamo, mistery, semplicemente gioia pura.

    Piace a 1 persona

     

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