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Natale fuori città (2018)

03 Feb

Stavolta è tutta colpa di Kukuviza del blog CineCivetta: è lei che fra l’orgia dei film di Natale è riuscita a scovare uno dei rari che non mi siano passati sotto gli occhi e me l’ha segnalato. Perché oltre all’ammmmmòre si parla anche di libri e librerie.

Si tratta di “Natale fuori città” (Christmas Around the Corner, 2018) diretto da Megan Follows, solita produzione canadese della MarVista – più nota per i suoi filmacci di Meteo Apocalypse – dedicata al Natale e all’ammmmòre.

Lo sceneggiatore è di Michael J. Murray, che ha iniziato negli anni Ottanta adattando testi di E.A. Poe per la TV ed è finito a sfornare Natale e ammmmòre con la pala. Tocca seguire il pubblico, e il pubblico sta cadendo sempre più in basso.

Claire (Alexandra Breckenridge) è non si sa cosa che non si sa come ha fatto quotare in borsa un piccolo blog di manicure e pedicure: tutti si aspettavano che da ogni parte del mondo investissero soldi nell’attività, che la gente si picchiasse pur di dare soldi a palate a Claire… invece sono arrivate solo le palate, come ci insegna Totò.
Claire segue una strana usanza americana e ha avuto «un anno difficile»: come si fa a valutare un intero anno? Io mi lamento se ho avuto una giornata difficile, magari una settimana impegnativa… ma un anno? Boh, io non me lo so immaginare, ma sento sempre più spesso personaggi di film lamentarsi di aver avuto un anno difficile, e di solito è la premessa a scelte più che discutibili: dopo un anno difficile, sai che c’è? Io me butto a Glastenbury nel Vermont, in mezzo al niente nel pieno dell’inverno a gestire una libreria vista in Rete. Che mi ricorda tanto la mamma…

Andare a gestire una libreria sperduta nel nulla: perfetta idea-vacanza

Inutile stare a farci ulteriori domande sul motore della vicenda, facciamo che Claire arriva a Glastenbury e niente è come sembra. Non ci sono i mercatini variopinti promessi dal sito ufficiale e la libreria da gestire sembra più un magazzino abbandonato pieno di carta.

Me l’immaginavo un po’ diversa, la libreria

Secondo voi, come può continuare la storia? Ovvio, come continua sempre: nel suo giro d’esplorazione del posto la protagonista incontra il manzo della vicenda – mucho macho ma molto micio – intento in qualcosa di gagliardo che faccia subito intrigare l’eroina. In questo caso si è uno zinzinino esagerato, perché Andrew (Jamie Spilchuk) viene presentato “fondente”, cioè in fonderia a creare non si sa cosa: sembra una scena presa di netto da Iron Man (2008) con Tony Stark che si martella da solo l’armatura!

Quando Andrew perde le chiavi di casa… ne forgia di nuove!

I bicipiti sudati fanno il loro effetto, malgrado la faccia da tonno sott’olio dell’aitante co-protagonista, che continua a seguire fedelmente le regole del genere e… non crede più nel Natale. Ahhh sento già valanghe d’ammmmòre intasarsi nel cuore della protagonista, che dovrà sciogliere il cuore di ghiaccio del Grinch fondente. Ah, e non c’è bisogno di dire che si comporta in modo brusco e cafone, come ogni uomo nelle storie romance prima di subire il fascino della protagonista e diventare un orsacchiottone che vomita amore dagli occhi.

Intanto basta sistemare un po’ la libreria perché i clienti arrivino, attirati da non si sa cosa, ma in fondo lo sceneggiatore ha iniziato l’attività sul finire degli Ottanta e quello è un marchio indelebile: non a caso ad un certo punto la giovane Claire dice espressamente la frase «Costruiscila e verranno»: siamo tutti figli de L’uomo dei sogni (Field of Dreams, 1989) e l’ossessione di Kevin Costner di costruire un campo per far arrivare gli spiriti dei giocatori passati ha segnato la narrativa.

Se costruisci la libreria, i lettori verranno

Così un giorno entra la giovane Alicia (Maya Harris-Harb) che chiede «Voi avete niente di O. Henry? Io ho letto “Il riscatto di capo rosso” a scuola, cerco “Il dono dei magi“.» Guarda caso, «il libro di Natale perfetto», gongola Claire. Oltre a citare due titoli non banali, la scena continua con la povera Alicia che cerca di rubare il libro in questione, non potendo permettersi di comprarlo: Claire si mostra risoluta ma scopriamo con piacere che “punisce” la ragazza lasciandole il libro con il compito di tornare poi a recensirlo.
Mi ha ricordato una scena simile del film Viaggio in Inghilterra (1993) di Richard Attenborough, dove il giovane ladro di libri dice a C.S. Lewis (l’autore di Narnia) che malgrado rubi libri per ristrettezze finanziarie è un lettore migliore di chi li compra solo per fare bella figura. Purtroppo la scena in questione non ha seguito, e scopro con raccapriccio… che è l’unico momento del film in cui si parla di libri.

Una scena ispirata, purtroppo l’ultima dove appaia un libro

Com’è ormai palese da romanzi e film la cui trama giri intorno ad una biblioteca, il pubblico a cui si riferiscono ama l’idea dei libri ma non i libri: ama riconoscersi in personaggi che amino i libri… non in personaggi che leggano libri.
Quindi in questo film la libreria protagonista centrale della vicenda fa di tutto tranne che vendere libri. Vende decorazioni, bomboniere, coccarde, campane per renne fanne a mano (ma davvero c’è richiesta?) e tutto ciò che non è libro. Organizza cene, colazioni, eventi e tutto quanto non c’entri nulla con la lettura. Perché non ambientare la vicenda in una salsamenteria? Sarebbe stato uguale.

Vogliamo poi mica farci mancare valanghe di luoghi comuni setolosi? Per cui tutte le donne della vicenda o cucinano o fanno le pulizie, mentre l’unico uomo della storia ovviamente sa riparare tutto in casa e per hobby fa il fabbro. Siamo in un paesino sperduto della provincia americana – quella protagonista di tutte le storie horror esistenti – e ovviamente tutti si vogliono bene e c’è massima tolleranza: c’è la negoziante asiatica, la coppia gay con figlio adottato, il prete bello e buono e pure il cane randagio amato da tutti. Ahhh quanto ammmmmmmmmmmmòre!

Nel vuoto pneumatico della solita storiellina harmony ci sarebbe stato bene qualche libro, ma d’altronde protagonista era una libreria: che c’entrano i libri?

Testimonianza del titolo italiano, esclusiva della TV

Chiudo lasciando traccia dell’edizione italiana esclusivamente televisiva. (Come tutti quelli del suo genere, questo film è inedito in home video.)

Personaggio Attore Doppiatore
Claire Alexandra Breckenridge Annalisa Usai
Andrew Jamie Spilchuk Matteo Brusamonti
Mrs T. Jane Alexander Rossana Bassani
Alicia Maya Harris-Harb Laura Cherubelli
Barb Paulyne Wei Ilaria Egitto

Edizione italiana a cura di LogoSound
Direzione del doppiaggio: Matteo Brusamonti

L.

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11 commenti

Pubblicato da su febbraio 3, 2020 in Recensioni

 

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11 risposte a “Natale fuori città (2018)

  1. Kukuviza

    febbraio 3, 2020 at 9:33 am

    Com’è bello iniziare una giornata leggendo un post del genere! Non sai quante risate mi hai fatto fare! ahahahah lui addirittura il fabbro a la Iron Man! Strano che non era a petto nudo grondande sudore e scintille!
    Sono rimasta sconvolta da quel Costruiamola e arriveranno. Che sorta di concezione hanno del panorama libresco? Oddio, forse in America si legge di più, però veramente mi sembra una visione leggermente ottimistica.
    Beh, mi hai fatto scoprire questo O. Henry. Giuro che non lo conoscevo minimamente e ora voglio assolutamente provare a leggere una delle sue storie.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 3, 2020 at 9:52 am

      Una volta i suoi racconti giravano di più, nell’editoria italiana, credo fosse inserito anche nelle antologie del Giallo Mondadori, con i suoi finali a sorpresa. Non so quanti suoi testi italiani riuscirai ormai a trovare.
      Proprio perché temo non si legga più neanche da loro come una volta, ecco scattare una citazione sportivo-filmica come appunto “Costruiscilo e verranno”, che è l’assunto di quel mitico film con Costner che è entrato nell’immaginario collettivo. Ma lui parlava di baseball, non di lettura!
      La chiusura di edicole, librerie e biblioteche credo sia la dimostrazione lampante che non basta costruirle, perché i lettori arrivino…

      L’attore è un tordo di prima categoria, con un fisico da poeta: per questo fa più ridere quando invece fa la parte del bel tenebroso 😀
      In una scena “bollente” lo si vede con la camicia aperta e i suoi due peli e mezzo sul petto in vista: al confronto Michael Jackson era più muscoloso! 😀 Diciamo che non è l’attore giusto per il ruolo…

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  2. Conte Gracula

    febbraio 3, 2020 at 10:18 am

    La libreria del film sembra una delle nostre librerie di catena, dove si trovano anche cancelleria, giochini e strumenti musicali.
    Però noi non abbiamo i campanacci per renne.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 3, 2020 at 11:07 am

      Ormai tutte le librerie in cui mi capita di entrare hanno una valanga di oggetti in vendita che cercano di tenere in vita l’attività, che se fosse per i soli libri da anni non esisterebbero più liberie.
      Non so se ritrovare questa situazione nei film americani significhi che anche da loro è così, o semplicemente gli sceneggiatori non sapevano che altro inventarsi…

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      • Kukuviza

        febbraio 3, 2020 at 11:46 am

        d’altronde se l’unico libro che esce dalla libreria non viene venduto, ma rubato (e poi regalato…) Comunque perrrfida lei.. fa come a scuola che ti obbligano a leggere e poi ci devi fare la scheda sul libro che hai letto! Ma lasciala leggere in pace, che alle recensioni ci pensiamo noi! 😀

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 3, 2020 at 12:05 pm

        ahahah vero! Le ha dato pure i compiti a casa! Era meglio chiamare la polizia 😀

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      • Celia

        febbraio 3, 2020 at 2:14 pm

        Io dico la seconda: siamo pur sempre negli anni ’80… non favolosi, ma discreti.
        E insomma, niente recensione-punizione? Non sapremo mai cosa pensa Tizia del libro che stava rubando? 😦

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 3, 2020 at 2:37 pm

        “Stupendo”, questa è la recensione. Che è come non recensirlo affatto 😀
        La storiellina harmony è ovvia, la protagonista si innamora del paesino e del bel fabbro e non vuole tornare nelle rutilante ma fredda città, rimanendo a vivere d’ammmmòre 😛
        Per i libri… non c’è storia…

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      • Celia

        febbraio 3, 2020 at 2:38 pm

        Eh! 😀

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      • Celia

        febbraio 3, 2020 at 2:39 pm

        Ma potrebbero sempre servire per attizzare il fuoco nel camino della baita dove i due andranno a vivere, camino davanti al quale faranno l’ammmore su una pelle d’orso sintetica e che lui utilizzerà anche come forgia.

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 3, 2020 at 2:54 pm

        ahahaha questa sì che è una scena che avrebbero dovuto inserire 😀
        E alimenta il camino con i libri che a lei piacciono. “Ti piace O. Henry? Via!” nel camino 😀

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