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L’itanglese di 7 uomini a mollo (2018)

13 Gen

Cosa fate quando avete il mouse tra le mani e state lavorando al computer? Più nello specifico, cosa fate con il vostro indice poggiato sul tasto del mouse? Provate a dirlo in italiano…
Non c’è una parola, dall’arrivo del personal computer negli anni Ottanta l’italiano si è tolto le mutande e al massimo ha italianizzato i termini inglesi, così con il dito sul mouse tutti noi clicchiamo. Abbiamo dimenticato tutte le parole italiane che l’informatica usava tranquillamente sin almeno dagli anni Cinquanta, non abbiamo mai cercato parole per battezzare il mouse… e quindi è già un buon risultato avere un verbo italiano ad indicare un’azione inglese. Contenti noi…

Anche altri Paesi hanno subìto il potente fascino della colonizzazione inglese, eppure lì la lingua continua a opporre resistenza, al contrario dell’italiano. Un simpatico caso me lo sono trovato davanti guardando il film francese “7 uomini a mollo” (Le grand bain, 2018) di Gilles Lellouche, distribuito da Eagle Pictures nei cinema italiani dal 20 dicembre 2018 e in DVD da aprile 2019.

Il comico Philippe Katerine interpreta Thierry, timido (e stempiato) manutentore di piscine che è abituato a gestire i macchinari “alla vecchia maniera”, cioè con le mani. Ma è arrivato il progresso, è arrivato il futuro, e ora tutte le piscine sono gestite dal computer: a Thierry è richiesto solo di fare il badante dell’apparecchio informatico, molto più intelligente di lui.
Mentre viene istruito sul funzionamento del macchinario, Thierry usa il mouse ma dice qualcosa di strano, che il giovane informatico al suo fianco subito corregge infastidito: si dice click. «Je click» (“io clicco”). Cosa mai ha osato dire il povero ingenuotto Thierry che ha infastidito il giovane informatico?

Ma insomma, che ci faccio col mouse?

«Je tapote» è un’espressione meravigliosa, perché dimostra come una lingua sappia capire una novità – cioè qualcosa che non esisteva quando la lingua ha preso forma – e sappia interpretare nuovi gesti con parole già note. “Io picchietto”, o “Io ticchetto”. Pensate al rumore che fuoriesce dal tasto del mouse quando con il dito cliccate sopra… Non è un picchiettìo, un ticchettìo? Sarebbe così osceno dirlo in italiano, noi che guarda caso siamo italiani? «Picchietta qui per aprire il sito»…

Anton Giulio Castagna adatta il film in italiano, per la direzione di Simone Mori, e così nella scena sentiamo la voce di Oreste Baldini dire: «Io picchietto». Ovviamente l’effetto è umoristico, ma non dovrebbe. Perché non dovremmo adattare in italiano un gesto che compiamo cento volte al giorno?

La versione inglese del film, “Sink or Swim“, ovviamente non può rendere il gioco di parole, ma lo stesso fa un ottimo lavoro: «I tap on». Rende perfettamente l’idea del picchiettare, che non è un “premere” ma una leggera e veloce pressione del dito. Però gli inglesi hanno click che è il verbo specifico per l’azione: anche noi italiani avevamo i verbi specifici per le azioni, addirittura resi in lingua italiana: roba vecchia, ormai…

Ho trovato anche la versione spagnola: «Agarro el ratón y aprieto». Non conosco lo spagnolo ma Google Translator rende con “Afferro il mouse e lo stringo”. Adoro il mouse reso con ratón: perché non lo chiamiamo tutti… il topone?
Scommettiamo che se i divi dei nostri tempi (cioè la gente qualunque che va a strillare in TV) cominciassero a dire “topone” d’un tratto sarebbe per tutti normale chiamare così il mouse? Mi batto per un’Italia in cui… si picchietti sul topone!

L.

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6 commenti

Pubblicato da su gennaio 13, 2020 in Linguistica

 

6 risposte a “L’itanglese di 7 uomini a mollo (2018)

  1. zoppaz (antonio zoppetti)

    gennaio 13, 2020 at 2:55 pm

    Che bello questo pezzo. L’analisi delle traduzioni del film è davvero interessante!
    L’affermazione di cliccare è legata effettivamente al “topone” e il Devoto Oli la data al 1989 (per la cronaca: agli albori qualcuno aveva provato a renderlo con topo, e nel diz. Sabatini-Coletti del 1997 alla voce topo era riportata l’accezione di periferica informatica, ma l’espressione non è entrata in uso). Però si è appoggiata su “clic” di derivazione onomatopeica arrivata ben prima con i fumetti e anche con la fotografie (un clic fotografico, cioè uno scatto) che era già attestato dall’inizio del Novecento, quindi cliccare = fare clic si è sicuramente appoggiato su questo fortunato innesto precedente. C’è da dire che, a parte l’etimo, “cliccare” è una parola perfettamente integrata nel sistema fono-morfologico e genera una parola a tutti gli effetti italiana nella grafia e nella pronuncia, al contrario per esempio di “computerizzare”. Comunque hai colto il punto: il problema dell’italiano è nell’incapacità di rigenerarsi con coniazioni sue, che partano dalle parole italiane o che siano nuove reinvenzioni. Si pesca dall’inglese e basta, il più delle volte.

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 13, 2020 at 3:43 pm

      La scena del film mostra anche l’atteggiamento medio davanti alla questione. Il giovane informatico è seccato che questo “vecchio” brontolone dica “picchiettare” invece che “cliccare”, e la scena ovviamente è costruita apposta per geneare ilarità sulla figura del gestore di piscine che è “rimasto indietro”, eppure la sua obiezione è assolutamente legittima. L’unica sua pecca è non rifarsi alla moda informatica, il che è visto come una “roba da vecchi”, legati al passato e non proiettati al futuro. O qualche baggianata simile 😛

      Quindi, con “cliccare” ci va pure di lusso, visto che è almeno una parola italianizzata: per mouse ormai non c’è niente da fare 😛
      Che divertente sarebbe chiamarlo “topone” e vedere la faccia degli informatici indignati 😀

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  2. Kukuviza

    gennaio 13, 2020 at 10:51 pm

    Ma se il giovane informatico corregge Thierry…. non è che è un brutto segno anche per loro??

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 13, 2020 at 10:55 pm

      Infatti anche loro ormai sono inglesizzati, ma è una questione su cui ancora si parla, mentre da noi non se ne è mai parlato 😛

      "Mi piace"

       
  3. Emanuele

    gennaio 25, 2020 at 11:44 am

    Gli spagnoli hanno la dittatura nazionalista dietro l’angolo, per questo a volte sono addirittura esagerati (non so ora ma negli anni 2000 traducevano i titoli delle canzoni straniere, quelle che apparivano sul CD o sul retro della custodia).
    Dovrebbe tornare Lvi… oppure vanno bene anche gli idoli della TV che suggerisci tu 😆

    p.s. ho una sensazione di già visto (lo dico in italiano), mi sa che ‘sta cosa degli spagnoli te l’ho già scritta in un vecchio post di questo tipo.

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 25, 2020 at 12:41 pm

      Mi piace pensare che esista una via di mezzo fra le due dittature, cioè fra quella nazionalista e quella anglofona: ognuno dovrebbe parlare come gli pare, ma per far questo dovrebbe avere delle alternative che troppo spesso non si conoscono, o peggio non esistono. Posso scegliere di dire “già visto” o “déjà vu”, se lo so fare, ma per “mouse” non ho alternative… se non “topone” 😀
      È poi curioso come sia considerato da tutti negativo il “nazionalismo linguistico” perché associato alla dittatura, mentre il razzismo e la violenza non vengano mai condannati benché legati alla stessa dittatura: mi fa più paura uno stato di polizia che neghi le mie libertà piuttosto che un Paese che mi chieda di parlare nella lingua nazionale 😛

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