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Il meglio dei libri letti nel 2019

01 Gen

Stuzzicato dall’iniziativa del blog Nocturnia di Nick Parisi, provo anch’io a fare una panoramica sui libri che ho letto quest’anno, con un post che ho aggiornato durante tutto il 2019: se funziona, lo ripeterò l’anno prossimo.

Sono lontani i tempi in cui, da pendolare di mezzi pubblici, potevo arrivare a quote di 100 libri letti l’anno. Ora in maggior parte leggo per studio, per indagine, per ricerca e solo in minima parte per “piacere”.

Comunque ecco una selezione dei libri letti questo 2019, per i motivi più disparati.


Indice:


~ Narrativa ~

All’improvviso a New York (A Gift to Remember, 2013) di Melissa Hill (BUR 2016)
Iniziato il 6 febbraio 2019

Letto per recensire meglio anche il film che ne è stato tratto. Dalla suddetta recensione:

All’improvviso a New York è il solito romanzo dozzinale che fa finta di parlare di una donna amante dei libri solo per usare un canone sicuro e parlare di tutto tranne che di libri. Infatti poi la situazione peggiora.

Per farci capire come Darcy sia in sintonia esclusivamente con le lettrici donne che non conoscono autori di lingua straniera – cioè il pubblico di riferimento per eccellenza del romance – bisogna lavorare “di fino”, bisogna cioè mettere il personaggio a confronto con i nemici giurati delle lettrici di harmony: i brufolosi maschi nerd. Che brutta gente…
Così presentandosi ad un appuntamento al buio, Darcy si trova davanti un demente vestito di stracci che la attacca: quando infatti scopre che la donna non gioca ai videogames, diventa maleducato e la tratta da “strana”. Da qui si capisce quanto sia “sottile” Mellisa Hill: ha bisogno di ritrarre un maschio decerebrato perché il suo pubblico parteggi per la sua Darcy.


La tragedia del doppione (The Strange Case of Mr. Pelham, 1957) di Anthony Armstrong
Iniziato il 4 marzo 2019

Letto per lo speciale del Zinefilo “L’uomo che uccise se stesso (1970) e i suoi fratelli“, questo romanzo tratto da un racconto è appassionante ma abbastanza inconcludente. Ecco un estratto della mai citata recensione:

Prendere un racconto breve ed immediato, in pratica basato unicamente sul “colpo di scena finale”, e trasformarlo in un romanzo di larghissimo respiro non è impresa facile, e se da un lato Armstrong fa un ottimo lavoro di stile, creando un libro da cui è difficile staccare gli occhi, dall’altro non fa nulla per i contenuti: si limita a stiracchiare a morte le stesse identiche trovate del racconto. Al massimo aggiunge dei personaggi per allungare il brodo, come la segretaria Lily, suo fratello e il suo fidanzato.

Purtroppo dopo aver letto sia il romanzo che il racconto il giudizio non può che essere spietato: un bravo autore di racconti non necessariamente sa esserlo di romanzi.
La mera addizione di “casi strani” è pesante come un macigno, in pratica per duecento pagine il povero Pelham vive a sua insaputa decine di azioni compiute dal suo sosia, e mai una volta si comporta in un qualche modo vagamente condivisibile: gli sarebbe bastato parlare una sola volta con qualcuno per far crollare il castello di carte del Doppione, invece con il suo silenzio non fa che lavorare per la propria inevitabile distruzione.


The Wife: Vivere nell’ombra (The Wife, 2003) di Meg Wolitzer (Garzanti 2018)
Iniziato il 23 maggio 2019

Dalla mia recensione:

La narrazione non so come giudicarla: o è un finto banale o è banale sul serio. Propendo per la seconda ipotesi. Lunghi flashback da “romanzo serio” alla fin fine si scoprono essere del tutto inutili, così come quando andate a casa di qualcuno e vi ammorba raccontandovi lunghi e complessi episodi di vita totalmente vuoti di significato se non per chi li racconta. Alla fine del romanzo svetta potente la domanda: ma di che parla ’sta storia?
Se è femminismo, ha lo stesso spessore di un coro da stadio; se è una critica sociale, è superficiale e vuota come un coro da stadio; se è una storia intima utilizzata come metafora di altre storie simili… sono più interessanti i cori da stadio.

Visto che Joe e Joan hanno nomi simili, non stupirà scoprire che ci sono dubbi in merito alla professione del marito: non è che il tanto celebrato scrittore Joe Castleman, premiato ad alti livelli e considerato un divo in patria, è stato aiutato in modo più che consistente dalla quasi omonima moglie Joan? Soprattutto in un periodo in cui quei maschi brutti e cattivi non volevano pubblicare i romanzi delle donne e quindi una moglie se voleva realizzarsi come scrittrice doveva usare un nome maschile?
Robbetta molto dozzinale che nel romanzo non ha alcuna importanza, invece nel film si è cercato di creare un po’ di thriller, con un “colpo di scena” che si capisce già dalla locandina.


Funerale per due (We’ll Share a Double Funeral, 1982) di James Hadley Chase (Il Giallo Mondadori, 1985)
Iniziato il 3 giugno 2019

Dalla mia recensione:

Malgrado Chase non sia stato uno sceneggiatore, lo stesso rende protagonista di questo romanzo Perry Weston, un ricco e noto sceneggiatore di Hollywood, uno di quelli che scrivono storie di crimini violenti che inchiodano gli spettatori, uno di quelli che i produttori vogliono sempre all’opera perché le loro storie diventano film di grande successo. Dubito fortemente che Perry sia un personaggio autobiografico, visto che come dicevo Chase non scriveva per il cinema – semplicemente i suoi romanzi sono stati più volte adattati per lo schermo, piccolo e grande – e questo lo rende ancora più intrigante perché non è una “furbata” dell’autore, è pura fiction. […] Purtroppo Chase non è interessato a giochi letterari, il suo protagonista si limita ad accennare vagamente che dall’assassino di cui si ritrova ostaggio potrebbe nascere un buon personaggio per il cinema, tutto il dialogo in realtà si basa sulle ingiustizie della vita, che portano un uomo al successo e un altro alla criminalità.


Sharp Objects (Sharp Objects, 2006) di Gillian Flynn (Rizzoli, 2018)
Iniziato il 20 giugno 2019

Dalla mia recensione:

È un’opera prima, è una narrazione acerba, è pieno di difetti e i personaggi sono buttati via, eppure ha l’innegabile dono di catturarti ma soprattutto di farti innamorare perdutamente di Camille, l’unico personaggio davvero approfondito, in un testo che proprio nella caratterizzazione dei personaggi ha il maggior difetto.

Romanzo e serie TV sono complementari, perché il testo spiega ciò che su schermo non è che si capisca tanto, e attori bravissimi regalano volti da immaginare mentre si legge.
Malgrado tutti i difetti, è stata una bella esperienza prima vedere la serie e poi leggermi il libro, che mai avrei pensato di proseguire dopo le prime pagine e invece mi manca da morire sin da un attimo dopo averlo finito.
Camille è un personaggio che non si dimentica, e giustamente Amy Adams – alla ricerca di ruoli più complessi della moglie del protagonista, che di solito è chiamata ad interpretare – ha voluto fortemente portare su schermo. Spero continui sempre a regalarci personaggi così splendidi.


Innamorarsi in libreria (Crazy in Love at the Lonely Hearts Bookshop, 2018) di Annie Darling (Sperling & Kupfer 2019)
Iniziato il 20 luglio 2019

Dalla mia recensione:

Più mi ripeto che non si può generalizzare, né giudicare un intero genere da alcuni romanzi sparsi, più il romance mi lascia senza fiato per la totale identicità di tutti i suoi romanzi, scritti con il copia-e-incolla. Però, mi ripeto poi, il “genere spinto” si basa proprio sulla ripetitività di schemi costitutivi, anche se teoricamente gli autori dovrebbero riuscire a scrivere romanzi che non sembrino ricalcati da qualsiasi altro di un qualsiasi altro autore.

La storia procede in modo banale e scontato. I ragazzi che sembrano “giusti” sono dei mentecatti mentre il rigido stoccafisso venuto in libreria per valutarne l’andamento, con tanto di giacca e cravatta e tablet – orrore! – esce fuori più intrigante: dopo essersi cavalcata tutti i maschi di Londra, giustamente Nina ha voglia di un ragazzo più posato e rassicurante. Ah, quanto ammmòre.

Non ho letto abbastanza romance per giudicare un intero genere, ma è innegabile che tutti i romanzi che ho letto di questo tipo – almeno quelli con una libreria nella trama – sono drammaticamente identici. Il che non sarebbe per nulla un difetto, se almeno fosse una storia simpatica e una narrazione divertente: c’è solo banalità e ripetitività, non proprio un’accoppiata vincente.


Colpo su colpo (2019) di Riccardo Gazzaniga (Rizzoli 2019)
Iniziato il 18 settembre 2019

Un estratto dalla mia recensione:

Se l’autore avesse visto capolavori come Girlfight (2000) o Fighter (2007), avrebbe avuto esempi grandiosi a cui rifarsi: invece ha visto quella mosceria fatta di morte e pesantume di Million Dollar Baby e ha pensato bene di rifarsi a quello stile. Scrivendo un romanzo fatto di morte e pesantume, con un finale non all’altezza. Nei due film citati, abbiamo due adolescenti in famiglie problematiche, con grandi problemi irrisolvibili e l’intera comunità contro: nella lotta trovano riscatto e ordine mentale. Questo sembrava voler raccontare Gazzaniga, invece si rifà al film di Eastwood, dove il combattimento non conta nulla e si parla solo di morte, così ha scritto un romanzo dove la savate, la storica arte marziale europea, fa giusto da sfondo ad una storia di morte, e il contributo alla vita della protagonista è straordinariamente evanescente.

Una narrazione splendida che mi ha catturato subito ma che purtroppo non corrisponde ad una trama parimenti corposa: se l’autore avesse visto i due rari film invece della mosceria di Eastwood, forse avremmo un romanzo molto diverso.


~ Azione ~

Fuoco su Baghdad (2019) di Scilla Bonfiglioli (Mondadori 2019)
Iniziato il 2 agosto 2019

Debutto sulla storica collana “Segretissimo” di una nuova eroina, Zagara, che non ha nulla da invidiare ai suoi colleghi d’azione. Era dai tempi della Walkiria Nera di Claudia Salvatori che non si ritrovava un po’ di “tocco femminile” in collana.

Una narrazione appassionante e ricca, una spy story ben radicata nel mondo contemporaneo e piena di riferimenti alla geo-politica: principalmente, però, e quel che più importante, l’autrice sa subito catturare l’attenzione e accompagnare il lettore attraverso mezzo mondo senza un attimo di tregua.
Spero di cuore sia solo il primo di una serie di romanzi con questa indimenticabile eroina.

In occasione dell’uscita del romanzo ho intervistato Scilla Bonfiglioli.


Red. La prima luce (First Light, 2013) di Linda Nagata (Mondadori 2019)
Iniziato il 28 settembre 2019

Primo episodio della Red Trilogy dell’autrice statunitense, qualcosa che potremmo chiamare fantascienza militare ma in realtà tutto fa brodo: è una ghiotta contaminazione di più generi, una lettura appassionante… ma solo fino a 150 pagine, poi non ce l’ho fatta più.

Non amo i romanzoni che devono per forza riempire quattrocento pagine, e sebbene non possa muovere questa accusa alla Nagata – davvero non ci sono “allungature di brodo” nel suo romanzo – la sensazione di estrema lunghezza, di leggere senza mai arrrivare a qualcosa mi ha frenato.

Le armature militari e le invenzioni cibernetiche sono ottime e mi sarebbe piaciuto completare il romanzo, ma l’estrema lunghezza delle scene e una storia che non sembra partire mai, anche quando è già nel vivo, mi hanno spinto a interrompere. Chissà che un giorno non lo riprenda.


~ Fantascienza ~


Pentalogia “Starship” di Mike Resnick

1. Gli ammutinati dell’astronave (Mutiny, 2005)
Iniziato il 1° gennaio 2019

2. I pirati e l’astronave (Pirate, 2006)
Iniziato il 5 gennaio 2019

3. Astronave mercenaria (Mercenary, 2007)
Iniziato il 10 gennaio 2019

4. I ribelli e l’astronave (Rebel, 2008)
Iniziato il 25 gennaio 2019

5. Astronave ammiraglia (Flagship, 2009)
Iniziato il 30 gennaio 2019

Cinque romanzi che mi hanno accompagnato per tutto il primo mese dell’anno, letti per mantenere l’impegno preso con il Conte Gracula e scrivere un guest post in tre parti per la sua Cupa Voliera.
La storia verte su un comandante che vuole fare la sua parte ma viene assegnato alla Theodor Roosevelt (chiamata colloquialmente Teddy R.), la più scassata e vecchia nave della flotta. Nessuno si aspettava che Wilson Cole sarebbe stato in grado di fare vivere al suo equipaggio le più incredibili avventure nella galassia.

Mike Resnick ha uno stile di scrittura molto semplice se non addirittura semplicistico, i suoi personaggi sono monodimensionali e spesso caricaturali, ma ci si affeziona a loro e i libri vanno giù che è un piacere. Di romanzo in romanzo vediamo l’equipaggio della Teddy R. rompere i legami con la Terra e diventare ammutinati, poi pirati, poi vendere i propri servizi al miglior offerente infine decidere che la Federazione Umana ha compiuto troppi crimini: è ora che qualcuno torni ai sani valori di una volta, e per farlo c’è bisogno di un colpo di stato planetario.

Ripeto, una lettura leggera ma divertente e alla fin fine appassionante.


L’ombra dell’astronave (Yesterday’s Children / Star Hunt, 1972) di David Gerrold
Iniziato il 20 marzo 2019

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Con una narrazione scarna e veloce il romanzo ci catapulta al centro dell’azione, mentre il primo ufficiale Jonathan Korie siede sulla poltrona del capitano – molto simile a quella televisiva di Kirk – e sta guidando l’astronave Burlingame all’inseguimento di una nave nemica. Questi guida con pugno di ferro la nave e spinge l’equipaggio ben al di là dei propri limiti, con l’obiettivo di trasformare una semplice nave di classe F in una nave da guerra. Per questo ha fatto installare varie apparecchiature “superiori” su uno scafo che non è nato per accoglierle.
La battaglia psicologica fra la Bulringame e la misteriosa nave nemica è lunga e logorante, mentre l’equipaggio comincia a nutrire seri dubbi sulla sanità mentale di Korie, e il colpo di grazia che rischia di far esplodere la situazione arriva quando le strumentazioni parlano chiaro: non esiste alcuna nave nemica… è solo un riflesso dei sensori (da cui il titolo italiano “l’ombra dell’astronave”) dovuto ai macchinari che Korie ha voluto installare.


Star Trek: Spock deve morire! (Spock Must Die!, 1970) di James T. Blish (Garden 1988)
Iniziato il 24 luglio 2019

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Il romanzo è come sembra, un modo veloce e divertente di ritrovare i protagonisti della serie TV che ha accompagnato la mia infanzia e vederli impegnati in una nuova missione. Kirk, Spock, McCoy, Scott, Uhura e Sulu (Chekov fa giusto una comparsata) sono ritratti così come appaiono in TV e nei racconti che Blish ne ha tratto, quindi leggere questo agile romanzo è come vedere un episodio un po’ più lungo.

Blish non sembra essere un romanziere dalla narrazione ricercata, o semplicemente sapeva che non era richiesto per il tipo di libro: è quasi asettico ma preciso e con la giusta dose di descrittività, senza alcun tipo di fronzolo o abbellimento. Sembra quasi che ti stia raccontando un episodio TV, ma va benissimo: è esattamente quello che mi aspettavo (e volevo) da questo tipo di romanzo.


Judge Anderson: Year One (2017) di Alec Worley (inedito in Italia)
Iniziato il 19 novembre 2019

È tutta colpa di Amazon: mentre cercavo tutt’altro mi è sbucata la pubblicità di questo libro!

Malgrado abbia conosciuto solo nel 2014 Judge Anderson, mi ha subito stuzzicato il personaggio a fumetti di John Wagner e ho spulciato l’introduzione dell’autore: quando uno scrittore mi dice di aver usato i film di Gina Carano come stile per costruire il personaggio della grintosa Anderson, ci metto un attimo a comprare il libro…

Letto un terzo del romanzo tutto d’un fiato, non so cosa sia successo e… boh, l’interesse è calato. Non posso dare alcuna colpa all’autore, ha fatto tutte le cose giuste e lo “scontro psichico” della protagonista contro il terribile cattivo della storia è molto ben costruito. Semplicemente poi sono arrivate ricerche più urgenti e ho un po’ lasciato andare il libro. Però è sempre lì, con me, nel mio smartphone: non escludo che con l’anno nuovo torni a trovare la “giudicessa”.


~ Horror ~


Alien: Echo (2019) di Mira Grant [inedito in Italia]
Iniziato il 10 aprile 2019

Per la prima volta il franchise di Alien viene rilasciato ad un singolo autore, quando per decenni è stato appannaggio di grandi case editrici.

L’autrice si professa fan di Alien – ovviamente solo il primo film – ma a parte qualche citazione e la creatura non c’è molto altro: il romanzo è principalmente una storia young adult, quindi protagonisti della vicenda sono i turbamenti amorosi della giovane protagonista, i suoi pensieri, le sue paure, le sue speranze, il suo rapporto con la sorella “sintetica”, il suo rapporto con la ragazza di cui è innamorata – quindi c’è anche la tematica dell’omosessualità da toccare, anche se con le pinze – e tutta una vasta gamma di emozioni in cui quasi per caso finisce un alieno. Se invece di uno xenomorfo si fosse trattato di un animale generico, non sarebbe cambiata una sola virgola.

A parte l’ovvio sfruttamento dell’eco mediatica dei 40 anni di Alien (1979-2019), non sembra esserci altro motivo di utilizzare un franchise in modo così vago.


The Howling (1977) di Gary Brandner [inedito in Italia]
Iniziato il 2 maggio 2019

Dalla mia recensione:

Karyn ha un problema grande e uno piccolo. Quello piccolo è che suo marito si chiama Roy Beatty, un nome dannatamente simile al Roy Batty che arriverà al cinema cinque anni dopo con Blade Runner. Il problema grande è che a 25 anni Karyn subisce un violento stupro che la mette in ginocchio. E mette in ginocchio il suo matrimonio, visto che il solo pensiero di un uomo che la tocchi la fa rabbrividire.

I due novelli sposini decidono di provare a cambiare aria, così dalla rutilante (e violenta) Los Angeles se ne vanno nell’entroterra. […] Con il marito sempre in città per lavoro, è normale che Karyn si senta abbandonata in mezzo al nulla, con assolutamente niente da fare tutto il giorno. Insomma, una casalinga disperata… che di notte sente strani ululati intorno a lei.

Non c’è bisogno di un mago per capire come sviluppa la storia, eppure vi assicuro che è un testo talmente scorrevole che non si riesce a smettere di leggere, anche se sa tutto di scontato… ma non è scontato, è tutto nuovo solo che prima di tutto.
Per fare un esempio, al farsi più pressanti le apparizioni di un lupone – che la protagonista ormai ha capito essere mannaro – Karyn lo ferisce ad un orecchio, e il giorno dopo con l’amica e complice che ha trovato in paese ha una bella idea: basta andare in giro a controllare tutti i compaesani, il primo che ha un orecchio ferito è lui il mannaro.
Eh lo so, roba poco originale, è la celebre trovata di Stephen King nel suo Unico indizio la luna piena (Silver Bullet, 1983)… aspetta… 1983? Ma allora il Re ha di nuovo rubacchiato! Ammazza che gargarozzone!


The Howling II (1979) di Gary Brandner [inedito in Italia]
Iniziato il 10 maggio 2019

Dalla mia recensione:

Il grave problema del romanzo è che si mette a darci delle “regole di licantropia” di cui non se ne sentiva il bisogno, e arriva pure la vecchia strega dai poteri misteriosi: cioè il vecchiume che nei decenni aveva contribuito a seppellire le storie di licantropia.

È davvero sorprendente assistere all’involuzione di Gary Brandner, che prima scrive un romanzo non certo originale ma sorprendente perché anticipa i successivi dieci anni di invenzioni narrative, anche e soprattutto al cinema, che viene addirittura copiato da Stephen King e poi scrive un secondo romanzo dove torna così indietro da sembrare più vecchio dell’anno in cui è uscito. Ecco che diventa lecito dubitare che le invenzioni di The Howling siano state volute: probabilmente l’autore ha sparato a caso e non si è reso conto dei centri che ha fatto, visto che li ha sistematicamente cancellati tutti nella seconda opera.


Wolfen (The Wolfen, 1978) di Whitley Strieber (Armenia, 1991)
Iniziato il 2 luglio 2019

Fomentato da questo novello interesse per un tema che in realtà non mi ha mai preso molto, ho provato questo romanzo che tempo fa (ai tempi di facebook) mi fu consigliato.

Strieber sicuramente si rende conto che la nuova moda è abbandonare le fumose brughiere e portare i lupi mannari nelle città contemporanee, infatti l’azione si svolge in una New York modernissima in cui la poliziotta protagonista – altro insegnamento appreso, cioè una “donna forte” a guidare la storia – deve vedersela con strani omicidi sicuramente dovuti a strane bestie.
Tutto però crolla davanti alla voglia irrefrenabile dell’autore di fare la solita menata antica, con i grimori, le formule arcane (semmai… arlupo!) e un’intera razza di uomini-lupo che vivono da millenni con l’umanità… però proprio ora escono fuori, senza che nella storia umana nessuno li ha mai visti prima!

Già prima della metà il romanzo crolla miseramente come un sacco di patate marce, diventato il solito vecchiume che mi ha sempre tenuto lontano dai licantropi.


Alien Isolation (2019) di Keith R.A. DeCandido [inedito in Italia]
Iniziato il 30 luglio 2019

Dalla mia recensione:

Invece di limitarsi a raccontare eventi che i fan già conoscono ampiamente, DeCandido ha messo quasi in secondo piano l’avventura di Sevastopol Station e ha reso protagonista del romanzo Amanda Ripley: la sua giovinezza, la sua crescita, il rapporto con la madre e il patrigno, i suoi sogni, le sue delusioni, i suoi difficili rapporti con gli altri e con l’autorità… Tutto inventato di sana pianta da DeCandido utilizzando la farlocca cronologia inventata da Charles de Lauzirika per il DVD del 1999 di Alien, tolto ciò che poi è entrato in conflitto con altre cronologie. (Tipo la data di nascita di Amanda, che in quel testo utilizzava una data non combaciante.)
DeCandido ha una scrittura corposa e appassionante, sa dosare alla perfezione l’uso di particolari minuziosi e quello della potenza motiva, ci mostra degli estratti di almeno vent’anni di vita di Amanda fino a rendercela irresistibile e vicina al cuore. Un personaggio incredibile che dal 1983 in cui l’ha inventato James Cameron non fa che crescere e svilupparsi!


Alien Prototype (2019) di Tim Waggoner [inedito in Italia]
Iniziato il 29 ottobre 2019

Dalla mia recensione:

Dopo un inizio intrigante e appassionante, il romanzo si perde nel nulla: è una semplice avventuretta aliena senza alcun sapore.
Tutto crolla quando lo scienziato pazzo si lascia sfuggire come un idiota il chestburster, ricopiando la scena del primo film: possibile che dopo quarant’anni non siano riusciti ad inventarsi un modo migliore per far partire la trama?

Il resto è una serie di azioni noiose, con secchiate di personaggi senza alcuno spessore che entrano ed escono senza neanche parlare, sparando quintali di proiettili ad una creatura immortale: diventa ben presto ridicolo questo xenomorfo impermeabile a qualsiasi tipo di arma. Ma cos’è, un Terminator?

Possibile che questo nuovo universo alieno stia già crollando dopo neanche un anno di vita?


Doom: Knee Deep in the Dead (1995) di Dafy ab Hugh e Brad Linaweaver (Multiplayer.it, 2012)
Iniziato il 20 agosto 2019

Dalla mia recensione:

Il romanzo deve per forza di cose discostarsi dal videogioco, pur rimanendone una sorta di novelization. Così il marine – ribattezzato Flynn Taggart – inizia a percorrere i locali marziani della UAC infestati di mostri e a fare il massacro tipico del gioco, ma poi comincia a trovare mostri senzienti che gli promettono l’immunità, se si sottomette all’invasore, mostri buoni che invece cercano di aiutare l’umanità, ma soprattutto trova quello che manca di solito nei videogiochi fino alla metà degli anni Novanta: le donne.
Arlene Sanders è una marine tosta tanto quanto Taggart, e fra i due c’è un’amicizia cameratesca che ovviamente è quanto di più vicino all’amore si possa chiedere a dei personaggi d’azione quasi bidimensionali.

Per fortuna è ridotto al minimo lo stile da “trova la chiave, usa la chiave”, cioè il disperato tentativo di un romanziere di trasformare in narrativa la pratica comune dei videogiochi di raccogliere oggetti durante il percorso che potrebbero tornare utili in seguito. Una tecnica narrativa che rovinerà parecchio la saga di Resident Evil scritta da S.D. Perry, ma questa è un’altra storia.


DOOM (Doom, 2005) di John Shirley (Mondadori, 2007)
Iniziato il 4 settembre 2019

La collana “Urania Horror” è nata e morta diverse volte, ma ha fatto in tempo a regalarci questo romanzo: la novelization del film di Andrzej Bartkowiak che, al contrario di quanto alcuni pensano, non è tratto dal videogioco Doom 3 (2004), in quanto la sua lavorazione è di molto precedente.

Shirley è un narratore di vecchia scuola, si è fatto le ossa con l’action anni Ottanta quindi con personaggi armati fino ai denti è a casa sua. Sa prendere la striminzita ed inadatta sceneggiatura di David Callaham – che non aveva una mazza da dire sull’argomento – e ne ha tirato fuori un romanzo onesto che cerca di salvare il salvabile, avendo meno di niente a disposizione. Un gruppo di soldati chiusi in un laboratorio pieno di mostri: narrativamente parlando non c’è molto da fare. Ma almeno Shirley non fa un lavoro indegno.

Dire che il romanzo mi sia piaciuto è forse troppo, ma non è stata una lettura spiacevole.


~ Saggistica ~


Against All Odds: My Story (2006) di Chuck Norris [inedito in Italia]
Iniziato il 22 gennaio 2019

Deliziosa e imprescindibile biografia di un mito del nostro tempo, utilissima per il mio ciclo “Chuck spacca tutto” sul Zinefilo.

Il libro in realtà è una specie di “espansione” di una precedente biografia, The Secret of Inner Strenght (1988), rivista e corretta, ma nessuna delle due opere pone l’accento sul cinema di Chuck Norris: si parla della sua vita ma non delle sue opere.

Ci sono ghiotti aneddoti, certo, ma solo ed esclusivamente legati ai suoi primissimi film, come se arrivati a metà anni Ottanta l’attore non avesse più nulla da dire sul suo cinema. Invece è qui che doveva iniziare il racconto, perché in quella data è palese una cessazione di ogni aspirazione per lasciarsi andare alla deriva, dove lo porta la Cannon. Che sicuramente gli regalerà fama e gloria, con la serie TV “Walker Texas Ranger”, ma dall’altra bloccherà qualsiasi discorso l’attore voglia portare avanti, qualsiasi sua concezione di cinema. Ma… Norris ce l’ha una concezione di cinema? Non si sa, in quest’opera non ne parla.

Essendo un fervente cristiano c’è molta religione, si parla di famiglia e di figli, com’è giusto che sia, ma l’unico motivo per cui Chuck Norris ha potuto scrivere una biografia… è che è Chuck Norris, quindi era lecito aspettarsi un’opera che ci raccontasse il suo cinema e la sua professione di attore. Purtroppo così non è.
Rimane però una lettura divertente da cui ho preso molti aneddoti con cui infarcire le recensioni del mio speciale.


2001 tra Kubrick e Clarke: Genesi, realizzazione e paternità di un capolavoro (2019) di Filippo Ulivieri e Simone Odino
Iniziato venerdì 5 aprile 2019

Ecco la mia recensione su Amazon:

Sono probabilmente l’unica persona da qui fino a Giove (ed oltre) a non sopportare la “poetica” di Kubrick e a considerarlo un semplice bravo regista troppo pompato dalla stampa, e sopravvalutato da eserciti di fan adoranti che grasso che cola se hanno visto due o tre suoi film famosi. Questo dovrebbe fare di me l’ultima persona nell’universo ad apprezzare questo saggio di Ulivieri e Odino, invece l’ho adorato in ogni sua parte. Perché per la prima volta ci si è innalzati dall’adorazione da fan e si è andati a studiare le fonti – le uniche che abbiano valore in un universo fatto di chiacchiere e fake news.
Ulivieri e Odino hanno compiuto un lavoro titanico e soprattutto hanno fatto quello che nessuno fa mai: hanno studiato anche Arthur C. Clarke, il povero romanziere che i fan di Kubrick considerano quasi il suo sguattero personale. (E purtroppo anche Stanley la pensava così!)
Lasciando da parte entusiasmi da fan e considerazioni personali, i due autori fanno uno splendido lavoro di ricerca e tramite la “voce” degli stessi protagonisti – lettere, fax, dichiarazioni ecc. – ci raccontano la “vera” storia, non il fan service che invece purtroppo imperversa nella saggistica cinematografica.

Assolutamente consigliato a chiunque ami il cinema, non le “chiacchiere” sul cinema.


Faccio la mia cosa (2019) di Frankie HI-NRG MC (Mondadori Strade Blu)
Iniziato il 18 maggio 2019

Ecco un estratto della mia recensione:

Faccio la mia cosa è un testo splendido che si legge in un solo fiato, perché è la forma più alta di biografia: ogni tanto c’è qualche informazione personale, qualche racconto di un ragazzo chiamato Francesco Di Dio, ma in realtà la parte importante è dedicata alla storia biografica dell’hip hop e del rap dalla nascita al 1993: perché è la musica ciò che conta, ciò di cui è composto Frankie HI-NRG MC.

Un libro splendido, pieno di una storia d’Italia che è molto vicina alla mia generazione: sono del 1974, qualche anno più giovane di Frankie, ma la cultura popolare che cita fa tutta parte del mio personale pantheon di miti, dalle riviste in edicola con i giochi per Commodore fino ai cartoni animati giapponesi in TV. Senza dimenticare il software per far “parlare” il Commodore64 che avevo anch’io, anche se non lo usavo per gli scherzi telefonici: in effetti, ad averci pensato…

Io non so niente dell’hip hop né del rap, sono estraneo a tutta la cultura che Frankie descrive, ma essendo questo libro scritto con il cuore e la testa mi ha catturato e mi ha appassionato. Ogni giorno l’ho letto in ogni “buco di tempo” disponibile, poi la sera con YouTube mi sono sentito tutti i brani citati, compreso lo spot della Galbusera che copiava Wordy Rappinghood del Tom Tom Club!
L’ho letto in una settimana, eppure mi sembra di aver vissuto una vita di rap! Mi sarebbe piaciuto sapere di più sulla carriera di Frankie, quindi spero farà un secondo libro. Propongo il titolo: “Faccio la mia cosa 2 – In da House“!


Storie di libri perduti (2016) di Giorgio Van Straten (Economica Laterza)
Iniziato il 29 maggio 2019

Con un titolo del genere, tutti i miei sensi di bibliofilo hanno iniziato a vibrare. Le storie di libri perduti sono affascinanti, hanno in sé quella forte dose drammatica di tesori persi per sempre e scatenano emozioni da “caccia al tesoro” per cercare di ricostruire quelle poche notizie certe che riguardo i libri in questione. Sono partito quindi con le migliori intenzioni e molto ben disposto: purtroppo sin dall’inizio è stato chiaro che questo libro non era ciò che mi aspettavo.

Cosa c’era nelle memorie di Byron date alle fiamme? E chi lo sa? Chi ce lo potrebbe dire? Magari l’autore di questo saggio, visto che ci ha scritto appunto un saggio, invece siamo nel campo delle ipotesi. Certo, le memorie di Byron non le abbiamo più, quindi ci rimangono solo le ipotesi che tutti potremmo fare: che senso ha scriverle in un libro? Dai libri persi citati dall’autore mi aspettavo un lavoro di ricerca che portasse a lasciar immaginare il loro contenuto plausibile, o se non altro a ricostruire il modo in cui sono nati. Sì, questo lavoro c’è e alla fin fine il libretto (70 pagine) va giù liscio senza disturbare, ma mi aspettavo molto di più di una semplice chiacchierata. Mi aspettavo un lavoro di indagine e purtroppo così non è.

I libri perduti che qui vengono citati non è che accendano chissà che grandi aspettatve ed emozioni, sicuramente ce ne sono di molto più affascinanti che potevano essere citati, quindi in generale non posso ritenermi soddisfatto del libro.


~ Audiolibri ~


Io vedo me stesso (2019) di David Lynch (Audible)
Agosto 2019

Dalla mia recensione:

Le voci perfette di Alberto Lori e Gino La Monica interpretano rispettivamente l’intervistatore e l’intervistato, e fanno un lavoro maledettamente buono.

Per svariate ore sono stato in compagnia di un regista che conosco molto meno di quanto credessi, che in realtà non ho mai seguito e tanto meno amato: al contrario del resto degli italiani, non me n’è mai fregato niente di Dune e nel 1990 me ne sbattevo di “Twin Peaks” (che ho visto solo nel 2003 su Canal Jimmy!), quindi in pratica i cavalli di battaglia di Lynch con il grande pubblico nostrano non mi appassionano affatto. Insomma, perché ascoltare una lunga intervista-fiume con un autore di cui so poco, e quel poco non mi interessa? Perché tutto fa cinema…


Come uccidere il padre (2019) di Eva Cantarella (Audible)
Settembre 2019

Dalla mia recensione:

Malgrado gli studi classici, ignoravo completamente questo aspetto della cultura romana dei primi secoli della nostra èra: la totale dipendenza fino a tarda età dei figli nei confronti dei padri, così che eventuali spese folli o saldi di debiti avevano una formula che ancora nella nostra epoca si usa. “A babbo morto”…
Uccidere il padre per ereditare dunque è usanza più antica dell’espediente narrativo usato dal feuilleton classico ad oggi, e questo di Eva Cantarella è il racconto del fenomeno ma non solo: anche dell’intero universo che lo circonda.

L’unico difetto è che sono solo quattro ore! È un ascolto così affascinante che si vorrebbe durasse almeno quaranta ore!


L.

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12 commenti

Pubblicato da su gennaio 1, 2020 in Recensioni

 

12 risposte a “Il meglio dei libri letti nel 2019

  1. Celia

    gennaio 1, 2020 at 1:32 pm

    Mannaggia, ho avuto giorni prima del 31 per iniziare a compilare le mie liste ma ancora non l’ho fatto! In effetti ho scritto diverse altre cose… stendere una selezione nel corso dell’anno, un po’ come faccio con i miei carnet mensili, sarebbe un’ottima soluzione, se non fosse che passato del tempo i giudizi di valore un po’ s’assestano e si modificano, anche in base a su quanta roba bella riesco a metter le zampe nel frattempo. E allora, pace, mi metterò di buzzo buono da adesso…!
    Ho notato, qui, James Hadley Chase, del quale avevo letto una raccolta di racconti che pure quella m’era parsa molto adatta ad essere tradotta in film: breve, molto dialogata e attenta all’ambiente.
    Per i “libri perduti”, peccato: mi si erano alzate le antennine e speravo di aggiungerlo ai desiderata, ma lascio stare.
    Infine, ho invece aggiunto quando hai pubblicato la recensione l’audiolibro di Lynch, che promette faville.

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 1, 2020 at 1:46 pm

      Chase è un grande maestro, è davvero difficile che scriva qualcosa che non meriti di essere letto. Quel poco che hanno portato al cinema non mi sembra all’altezza dei suoi libri.
      I giudizi di ogni libro li ho scritti nel momento in cui l’ho finito, durante l’anno, altrimenti poi entra in ballo il “revisionismo”.
      E’ splendida la tua lista mensile delle letture: a fine anno potresti limitarti a prendere il meglio di quanto già presentato ogni mese 😉

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      • Celia

        gennaio 1, 2020 at 2:18 pm

        Mo’ vediamo che combino 😀
        Intanto sto scrivendo, ma un’altra recensione, che però pubblicherò dopo i 5 post già programmati… arrr.
        Facciamo che gennaio è il mese dei riepiloghi, e mi scrollo l’ansia di dosso 😀

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  2. theobsidianmirror

    gennaio 1, 2020 at 1:46 pm

    Sono senza parole. Mi chiedo dove trovi il tempo di leggere tutta questa roba, di guardare tutti quei film e, non ultimo, di scrivere tutto quello che scrivi. MI piacerebbe avere anche la metà delle tue energie…
    Buon anno, a proposito. Non mi faccio vivo da un po’ ma non ho mai smesso di venire a curiosare dalle tue parti….

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 1, 2020 at 2:03 pm

      Contentissimo di sentirti: non volevo disturbarti nel tuo ritiro e ne approfitto per farti gli auguri ^_^
      In realtà ormai leggo pochissimo rispetto al mio solito degli anni precedenti, proprio perché ho incrementato la scrittura e questo prevede un lavoro di ricerca non quantificabile ma decisamente più impegnativo rispetto alla semplice “lettura e scrittura”.
      Appena riuscirò a diminuire le ore di sonno giornaliere, aumenterò tutti questi valori 😀 😀

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      • Kukuviza

        gennaio 13, 2020 at 10:59 pm

        Non puoi fare come non so chi era, Leonardo?, che ogni tot ore dormiva un quarto d’ora e andava avanti così. 😀

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      • Lucius Etruscus

        gennaio 13, 2020 at 11:02 pm

        Mica male, mi sa che ci provo 😛

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  3. Kukuviza

    gennaio 13, 2020 at 10:58 pm

    Ma perché un romance libresco non lo scrive qualcuno che bazzica nel mondo librario in modo da metterci dentro delle chicche che potrebbero essere molto interessanti per i lettori?

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