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Omaggio al 1999 musicale

30 Dic

Mi riduco all’ultimo giorno del 2019 per qualcosa che da un anno intero avevo intenzione di fare: commemorare la musica che mi è piaciuta nel 1999, in una specie di ventennale di un anno che considero particolarmente significativo, dal punto di vista musicale. Almeno per i miei gusti.

Il 1999 è stato per me un anno di grandi cambiamenti e di transizione, anche se solo dopo ho potuto definirlo così, in cui ho dovuto lasciare un lavoro che mi piaceva (perché non più pagato!) e cominciare a fare lavoretti decisamente spiacevoli: chissà che non sia questo ad avermi fatto apprezzare di più la musica, grande lenitrice di sofferenze umane.


Skunk Anansie

Il mio primo grande amore di questo 1999 è sicuramente il gruppo Skunk Anansie, che è stato molto di più della somma delle sue parti. Lo testimonia il fatto che nessuna delle canzoni di Skin solista mi piace: senza quel sound speciale del gruppo, non è la stessa cosa.
Intravisti qua e là, gli Skunk li ho riscoperti ed apprezzati in un 1999 in cui ho consumato le mie orecchie con i loro tre album, amando ogni singola canzone e consumando la musicassetta in cui le avevo tutte registrate. Sì, giovani all’ascolto: nel 1999 giravo con un walkman a cassetta, perché era l’unico modo a mia disposizione per sentire musica fuori casa.

L’album Post Orgasmich Chill, del marzo 1999, è così titanico che ogni parola per descriverlo è inutile: se lo conoscete sapete che è assoluto, se non lo conoscete… non sapete che vi perdete!
In TV gustavo i videoclip di Lately e Secretly, ed impazzivo per Follow Me Down (scelta addirittura da Pavarotti per un duetto con Skin!), qui scelgo di ricordare Charlie Big Potato: un videoclip “sporco” e inquietante che ho davvero amato.


Will Smith

All’estremo lato opposto c’è Will Smith e il suo Willennium, l’album che ci avrebbe portato dai Novanta al Duemila, tema ovviamente caldo in quel 1999 in cui si parlava di Y2K (il virus che avrebbe distrutto Internet) e ci si chiedeva se davvero tutti i datari si sarebbero azzerati, riportandoci nel 1900 invece che nel 2000. Non a caso il delizioso videoclip Will 2K mostra il nostro eroe viaggiare nel tempo sulle note di un remake di Rock the Casbah (1979) dei The Clash, ripercorrendo anche cent’anni di stili di danza.

Ma la canzone che infiammò il mio 1999 non può essere che quella scritta per il peggio film del secolo, quella che prende I Wish (1976) di Stevie Wonder (con lui stesso a partecipare al videoclip), ci infila il ritornello di Wild Wild West (1987) del mitico Kool Moe Dee (cantato da lui stesso, anche lui invitato nel videoclip), chiama quella incredibile voce di Sisqo a rieseguire il ritornello di Stevie e il mix è completo: non sarà originale, ma vi assicuro che nel 1999 c’era da andare a fuoco con Wild Wild West.


Sisqo

A proposito di Sisqo, proprio in quel 1999 esce il suo Unleash the Dragon, con un’edizione di rara eleganza che denota lo stile da vero sciampista del cantante, e forte del suo duetto con Will Smith mi sono spinto a dare una possibilità a questa speranza del Soul… oh, andiamo, giù la maschera: se non fosse stato per le chiappe al vento nessuno avrebbe ascoltato Sisqo!

Con musica d’archi ispirata alla Eleanor Rigby (1966) dei Beatles, e in particolare all’incipit della cover di Wes Montgomery (grazie, Wikipedia!).Thong Song è il più grande tributo d’amore al tanga e a ciò… che gli ruota attorno!

Al grido di “Fammi vedere il tanga”, Sisqo ha scaldato l’ultimo anno dei Novanta, dimostrando quanto il contenuto delle canzoni non abbia alcun valore!


Bomfunk MC’s

Non importava l’ora, non importava il giorno: se vi sintonizzavate con MTV nel 1999 quasi sicuramente avreste beccato il videoclip “caldo” del momento: Freestyler dei Bomfunk MC’s, che in realtà è esploso maggiormente nel 2000 ma già si è affacciato nel ’99.

Il ritmo era trascinante e non faceva fare domande sul testo, sul cui contenuto non ho mai avuto alcuna curiosità, subodorando un vuoto ben peggiore di Capitan Mutanda Sisqo. Non importava, quel ragazzino coi capelli rasta che nel suo viaggio in metropolitana “stoppava” la gente era un motivo più che sufficiente per rimanere ogni volta immobili a vedersi l’intero video.

L’unico mio cruccio è per il meraviglioso assolo di chitarra che apre il brano: non si potrebbe avere una canzone tutto con quello?

Questo 2019 gli autori hanno festeggiato il ventennale del celebre video rigirandolo con le dovute reinterpretazioni.


Butterfly

Di gruppi, gruppetti e groppuscoli ne nascono mille al secondo e di solito durano molto meno del tempo che ci vuole a pronunciare il loro nome. Mettiamoci poi che siamo ai confini dell’impero mediatico, in un’Italia dove arrivano giusto gli schizzi – quando siamo fortunati – della produzione musicale internazionale, quindi magari i Crazy Town sono stati un gruppone da applauso, ma l’unica cosa che merita di essere salvata è il loro contributo al 1999 con Butterfly.


Britney Spears

Basta girarci intorno: il 1999 è l’anno di Britney, bitch!

Non so se in Italia qualcuno conosceva le sue trasmissioni da bambina, insieme a Justin Timberlake, io l’ho conosciuta solo in quest’anno come cantantina pop e … Baby One More Time (singolo che dava il nome all’album) era roba seria!

Misteriosamente il videoclip era rarissimo beccarlo in TV, al contrario di tutti quelli qui citati che passavano mille volte al giorno. Non so se avesse una distribuzione diversa o cosa, ma curiosamente all’epoca ho avuto modo di sentire più la canzone che vedere il video.

Impossibile non citare la versione della nostra Paola Cortellesi


Backstreet Boys

Già che siamo a parlare di pop, quell’anno è uscito Larger Than Life dei Backstreet Boys. A parte Everybody non ho mai seguito il gruppo, però questa canzone mi piaceva e ricordo che era finita nel mio walkman


Lou Bega

«Di padre italiano e madre siciliana», così venne presentato Lou Bega nell’anno che ne ha decretato un successo titanico in tutto il mondo, con una ripetizione ad nauseam della sua Mambo Number Five che ha portato all’immediata saturazione del genere e relativa immediata scomparsa del cantante.

È un peccato, perché Little Bit of Mambo è un ottimo album, soprattutto per chi come me ha una madre appassionata di Perez Prado e negli anni Ottanta ha dovuto ascoltare (contro voglia) una raccolta di suoi mambo: conoscevo bene il Mambo Number Five di Perez Prado quando ho scoperto la frizzantissima reinterpretazione di Bega, ed è stato subito amore.

Certo, la diecimiliardesima volta che l’ho sentito ho iniziato a stufarmi, soprattutto perché in quel periodo si sentiva ovunque, in qualsiasi contesto, quindi velocemente è venuta a nausea. Ma i primi giorni in cui l’ho scoperta l’ho molto amata.

Il videoclip non mi è mai piaciuto, ma per fortuna era rarissimo beccarlo in TV.


Bella prova (per un bianco)

Chiudo con un brano che in realtà è del 1998 ma ho scoperto nel 1999 e ascoltato fino al sanguinamento delle orecchie, sempre a volume rigorosamente “massacra-timpani”. L’unico modo per ascoltare l’avventura di chi voleva essere Ice Cube… e invece è Vanilla Ice!

Quindi alzate al massimo le casse o il volume delle cuffie per Pretty Fly (For a White Guy) degli Offspring.

L.

 
12 commenti

Pubblicato da su dicembre 30, 2019 in Uncategorized

 

12 risposte a “Omaggio al 1999 musicale

  1. Sam Simon

    dicembre 30, 2019 at 7:20 am

    Gli Skunk Anansie spettacolari davvero! Io li conobbi con la colonna sonora di Strange Days (dove fanno anche una breve apparizione) e pure per me grande amore musicale (i loro primi 3 album ancora mi piacciono un sacco). Li vidi nell’immancabile reunion del 2010 e spaccavano ancora!
    E Freestyler era davvero impossibile nom conoacerla, racanatapò!

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 30, 2019 at 7:30 am

      Non so perché continuo a dimenticare “Strange Days”, è un film che non mi rimane in testa, comunque sì: dopo averlo visto e subito dimenticato, l’ho rivisto solo per cercare gli Skunk 😛
      Pensa che li ho anche visti quando andarono all’Ottavo Nano, o comunque una delle trasmissioni di Dandini e Guzzanti, ma all’epoca non ne ero ancora fan 😉

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      • Sam Simon

        dicembre 30, 2019 at 9:53 am

        Dalla Dandini me li sono persi! E sì che seguivo assiduamente le sue trasmissioni deliranti con Guzzanti e compagnia!

        Strange Days a me piace da matti! Dovrei scriverne…

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      • Lucius Etruscus

        dicembre 30, 2019 at 10:04 am

        Ero a casa di non ricordo chi, c’era la TV accesa e mi rimase impressa quella testa calva 😀
        Quando iniziai a vedere regolarmente l’Ottavo Nano ormai gli Skunk erano già passati…

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      • Sam Simon

        dicembre 30, 2019 at 11:48 am

        Ho trovato un articolo di Repubblica su una serata Dandini-Linus il 24 marzo 1999 su uno show televisivo con anche gli Skunk Anansie ospiti… Che fosse quello?

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      • Lucius Etruscus

        dicembre 30, 2019 at 12:03 pm

        Mmmm Linus non lo ricordo proprio, e nel ’99 ero già fan sfegatato: avrei registrato quello spettacolo, così come registrai “Pavarotti & Friends” con Skin e Luciano a duettare! Credo fosse qualche anno precedente…

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      • Sam Simon

        dicembre 30, 2019 at 12:07 pm

        Ci sta, anche perché con Hedonism avevano fatto successo ben prima di Post Orgasmic Chill che se non erro è proprio del 99!

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  2. Celia

    dicembre 30, 2019 at 2:47 pm

    Che spettacolo… quando eravamo giovani!! 🙂
    Ma lo sai che Freestyler m’è venuta in mente di recente e per un paio di settimane l’ho inserita nella pl del lettore?! 😁

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  3. lpelo2000

    dicembre 30, 2019 at 5:29 pm

    Gli Skunk Anansie li adoro e la tamarrata dei Crazy Town mi dispiace sia stata one shot! Anche se devo ammettere che Butterfly dei Crazy Town l’associo a Radio RockFM ormai chiusa da 10 anni abbondanti e mi piange sempre il cuore!

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  4. Mara

    gennaio 6, 2020 at 11:46 am

    Lucio, sono concesse espressioni retoriche?
    Il mio pensiero in realtà si riferisce all’intero blog, anzi al suo autore, e quello che penso è che tu sia una risorsa inestimabile e – ecco qui la retorica – se non esistessi, bisognerebbe inventarti. Buon anno. E grazie.

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 6, 2020 at 12:07 pm

      Ah finché sono complimenti, tutto è concesso! 😀
      Ti ringrazio per l’esortazione voltairiana ad inventarmi e sono lusingatissimo: auguro buon anno anche a te e ai tuoi cari e spero da domani, con il ritorno in attività del blog, di continuare a meritarmi le tue belle parole ^_^

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