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[Pseudobiblia] Small Town Christmas (2018)

23 Dic

Il Natale è l’occasione perfetta per raccontare dozzinali storielline d’amore banale infarcite di pseudobiblia: quale regalo migliore sotto l’albero… se non un “libro falso”?

Intravisto per caso su Paramount il 16 dicembre scorso, appena capito che il film televisivo canadese “Small Town Christmas” (2018) parlava sì d’ammmmòre ma anche di libri e scrittori, approfittando di una replica del giorno dopo ho subito registrato questa primizia, diretta da Maclain Nelson e sceneggiata da Dana Stone e Samantha Herman su soggetto di Bruce D. Johnson: tanti nomi, per così poco.

«E mentre camminava lungo le strade decorate di Derryville, Amanda finalmente si sentì a casa. Un luogo tranquillo, armonioso dove tutti conoscono le storie degli altri, buone o cattive che siano, e dove non è possibile incrociarsi senza fermarsi a salutare. Derryville era la casa che aveva sempre cercato. Guardandosi attorno Amanda capì che Derryville era il massimo durante il periodo natalizio. Sorrise per l’eccitazione, sapendo che sarebbe stata lì per le festività annuali, ma quest’anno sarebbe stato diverso: quest’anno sarebbe andata ben al di là dell’albero di Natale e dei soliti regali, perché quest’anno avrebbe aperto il suo cuore all’amore.»

Questo brano è tratto dal capitolo 12 di Small Town Christmas, l’imperdibile romanzo d’ammmmòre dell’esordiente biondissima Nell Phillips (Ashley Newbrough), letto in una presentazione in libreria davanti a gente immotivatamente entusiasta dell’evento.

Nell Phillips (Ashley Newbrough): romanziera circondata dal proprio romanzo

La scrittrice viene invitata alla trasmissione televisiva “Hello Chicago”, dove la conduttrice Riki (Alison Araya) riesce ad ottenere il grande scoop della sua carriera: sapere a quale cittadina si ispira l’immaginaria Derryville del romanzo. Una questione che proprio bruciava nel cuori dei lettori.
Scopriamo così che la Phillips ha scritto un intero romanzo basato su una città che non ha mai visto ma che un suo amico che non vede da anni gli ha raccontato, tempo prima. La cittadina si chiama Springdale, dove la bontà si taglia col coltello e l’amico perso di vista si chiama Emmett Turner (Kristoffer Polaha) e gestisce l’unica libreria del posto: la “Paige Turner”.

Un nome geniale, per una libreria

Gli autori si sono divertiti a chiamare Turner il proprietario, e Paige l’amata sorella scomparsa, così da giustificare il nome geniale della sua libreria, che si rifà al page-turner che indica un romanzo così avvincente (ma leggerino) che si legge in fretta senza riuscire a smettere, girando continuamente le pagine. “Volta-pagina” potremmo tradurre l’espressione.

Gli agenti di Jo Nesbø mi sa che hanno pagato più di tutti, per la visibilità

Comunque Emmett Turner è un maniaco psicopatico per il Natale, un festeggiatore seriale che secerne bontà zuccherosa da ogni poro, va in giro a dare coltellate di bene come un sociopatico morbidoso. Come sempre, il grado di approfondimento dei personaggi nelle storie d’ammmmòre anglofone è pari a un ciottolo levigato.

E quella è la sezione dell’ammmmmmòre

«La sonnacchiosa Derryville ruggisce di vita durante le festività natalizie come costretta dalla magia del Natale stesso», ecco un altro estratto da quello che viene presentato come il capolavoro del momento, un libro la cui trama l’autrice così riassume: «È la storia di una donna in carriera che è finita in una piccola città per le vacanze, e lì potrebbe trovare l’amore»: ahhhh che tramona eccezionale! Soprattutto nuova e fresca…
Ma a proposito di tramone originali, quando per il suo giro promozionale del libro la nostra Nell arriva a Springdale, lo fa a bordo di un’auto noleggiata che divide con un altro viaggiatore, rimasto appiedato: il biondo Brad (Preston Vanderslice), un buco di sceneggiatura orripilante.

L’espressione falsa e tirata di chi deve fingere che questa sia una bella storia

Brad è non si sa cosa e ci viene introdotto a pronunciare questa frase: «Le ricerche non mentono, è a Springdale che si festeggia il Natale più autentico d’America». Che vuol dire “autentico”? Il Natale americano è quanto di meno autentico esista nella storia delle festività natalizie, come fanno a decidere cosa sia autentico in un falso?
La sceneggiatura imbarazzante fallisce miseramente nel presentarci Brad come ’o malamente, cioè la figura tipica della sceneggiata napoletana – genere che rappresenta perfettamente il romance anglofono – che concupisce issa portandola via al protagonista, iss’. Insomma, la solita protagonista donna contesa da due uomini… ah, quanta freschezza!

Mmm quale trama romance scriverò ora? Ma sì, una donna e due uomini…

«Una separazione era sufficiente, Amanda aveva chiuso il suo cuore e aveva buttato via la chiave, ma mentre entrava in contatto con Derryville e i suoi abitanti era come se quella stessa città si impossessasse ancora della chiave. Mentre immaginava l’uomo che forse avrebbe conquistato il suo cuore Amanda pensava a lui: nessuno sarebbe mai stato alla sua altezza. Nessuno.»

Ci hanno pure riempito la libreria, con questo romanzo…

Mentre continuano a citarsi brani dello pseudobiblion della Phillips, dimostrando la totale nullità di un romanzo che tutti i personaggi fanno a botte per gridare quanto sia geniale, con sguardi falsi come il Natale di Springdale, lo psicopatico dell’ammmmòre Emmett è vittima di un altro inciampo di sceneggiatura.

Lo psicopatico del Natale e la nuova vittima del suo ammmmòre

Ci viene mostrato ad aiutare una bambina a fare i compiti e a parlare con una donna incinta, così pensiamo: ok, ha mollato la protagonista anni fa e si è fatto una famiglia. Poi la donna incinta esce fuori essere la moglie di un altro personaggio, e la bambina non è sua figlia bensì la nipotina, di cui deve occuparsi dopo la morte della sorella: da sei anni non tocca donna perché deve occuparsi della bambina, quindi Nell – che ovviamente non può filarsi quel robot senz’anima di Brad – torna con lui, e guarda caso anche lei è stata monaca di clausura per sei anni. I due possono ricominciare da dove si erano fermati sei anni prima.
Il tutto condito con trovate di sceneggiatura così imbarazzanti che al confronto il cinema di regime mussoliniano sembra un’opera rivoluzionaria!

Pensa, ti pagano pure per scrivere ’ste cazzate

Personaggi fissi nel loro ottuso ricalcare i passi di tutti i personaggi del romance, paralizzati nei loro schemi immutabili come fossero stati colpiti da frecce al curaro; una storia buffonesca per un’esecuzione fatta da automi: mi rifiuto di pensare che quelle forme vagamente umane che si muovono in video siano persone reali. Forse è un film fatto interamente al computer, perché i volti mostrati non hanno alcuna traccia di vita.

Scansati, cara, che ho un riflusso d’ammmmmòre

Mentre si vomita ammmmòre, zucchero e bontà in ogni scena, da metà film in poi il povero “libro falso” che dà titolo al film scompare per sempre, e che Nell Phillips sia una scrittrice non ha più alcun peso nella vicenda: è solo una donna innamorata che fa di tutto per portare il suo uomo nel suo mondo, come recita Woman in Love di Barbra Streisand.
Ma assolutamente geniale rimane il sistema con cui ci mostrano la romanziera intenta a buttare giù le bozze per il suo secondo romanzo. Come detto più volte, i film romantici sono evidentemente pensati per persone culturalmente ferme ad inizio Novecento, se non prima, quindi mostrare uno scrittore al PC non sta bene: tutte le scrittrici romance sono mostrate alla scrivania con carta e penna, e un computer spento accanto a loro. Qui si va oltre, perché la protagonista scrive il suo nuovo romanzo… sui post-it!

Ecco appena scritta la trama del prossimo grande romanzo di Nell Phillips

Lasciamo issa, iss’ e ’o malamente al loro destino circolare, ripetuto sempre identico nelle infinite storielline d’amore schematiche che infestano la narrativa, e via in cerca di nuove avventure: cioè di nuovi “libri falsi” dell’ammmmmmmmmmòre!

Chiudo come di consueto lasciando traccia del doppiaggio italiano, esclusivo per la TV essendo il film inedito in home video.

Personaggio Attore Doppiatore
Nell Phillips Ashley Newbrough Valentina Pollani
Emmett Turner Kristoffer Polaha Andrea Lavagnino
Brad Preston Vanderslice Andrea Beltramo
Caroline Lucas Lucia Walters Lucia Valenti
Marnie Bailey Skodje Erica Laiolo
Hayley Debs Howard Chiara Francese
Roy ? Roberto Accornero
Jenny Veronika Hadrava Stefania Giuliani
Signora Ferguson Linda Sorensen Patrizia Giangrand
Steve Ryan McDonell Walter Rivetti
Lance Ronald Patrick Thompson Maurizio Di Girolamo
Julia Michelle Choi-Lee Martina Tamburello

L.

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5 commenti

Pubblicato da su dicembre 23, 2019 in Pseudobiblia, Recensioni

 

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5 risposte a “[Pseudobiblia] Small Town Christmas (2018)

  1. Conte Gracula

    dicembre 23, 2019 at 10:21 am

    Se scrive le trame sui post it, è pronta per sfondare su Wattpad, anche se la concorrenza è smodata!
    En passant, la protagonista non.mi sembra molto bionda – salvo che non sia “bionda dentro”, in onore dello stereotipo 😛

    Piace a 1 persona

     
  2. Kuku

    dicembre 25, 2019 at 10:41 am

    Ma tu non lo sai che molte scrittrici di genere dichiarano che le idee vengono loro nei momenti più impensati e devono assolutamente scriversele in qualsiasi posto per non dimenticarsele! Cosa ci sarà poi da ricordare e dimenticare, in trame del genere, non lo so.
    Comunque sono stordita perché nella foto coi libri di Jo Nesbo, pensavo fosse un libro inchiodato quello con scritto “Mysteries that keep me up at night”, poi ho capito che era il cartello che inidca il genere. L’ho capito dalla foto che viene dopo, con scritto “Heartfelt Christmas with strong female heroine”. Quel strong female heroine è allucinante? Forse con eroina si intende qualcos’altro, a sto punto.
    Lucius diventerai il massimo esperto del settore e ci dovrai scrivere un saggio, ti avviso.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      dicembre 25, 2019 at 10:44 am

      ahahah e poi andrò a presentare il saggio nei piccoli paesi, per chiudere il cerchio 😀
      Sì, non sono stato a specificarlo ma quelle “etichette” sono la particolarità della libreria Paige Turner, un’idea carina persa in un mare di melassa banale.

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