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Pagine d’ammmmore (2015-16)

16 Dic

Poteva il mio viaggio nelle “biblioteche dell’ammmmore” rimanere indifferente davanti al palinsesto televisivo di Paramount? Il 9 e il 10 dicembre scorsi il canale ha trasmesso in rapida sequenza i due film televisivi che formano “The Bridge” (2015-2016), per l’occasione battezzato in Italia “Pagine d’amore” e “Pagine d’amore, parte seconda“: un nubifragio di melassa zuccherata e di sentimenti dozzinali come se avessero infilato dei MioMiniPony nel frullatore! Pura overdose di arcobaleno.
Jamie Pachino adatta per la regia di Mike Rohl il romanzo omonimo del 2012 di Karen Kingsbury, che Tre60 ha portato nelle librerie italiane nel 2014 con la traduzione di Anna Ricci: non ho il coraggio di leggermi Pagine d’amore romanzo, quindi mi limito a recensire il doppio film televisivo della Hallmark, la casa dell’ammmmore con tante “m”.

È un piacere ritrovare Ted McGinley e Faith Ford, attori che già interpretavano una coppia sposata nella divertente sit-com “Hope & Faith” (2003-2006). Qui sono Charlie e Donna, che si incontrano per caso in libreria, agguantando lo stesso libro: non c’è bisogno di aggiungere che scatta l’ammmmmmore. Due fotogrammi dopo sono sposati, un fotogramma dopo lei è incinta poi perde il figlio poi soffre e a trenta secondi dall’inizio del film Charlie decide di aprire una libreria dentro casa, chiamata “The Bridge”: sarà quello il loro figlio. Con tre ore totali di film, forse qualche fotogramma in più potevano utilizzarlo a spiegarci questi due personaggi…

Due attori destinati ad essere sposati in TV

Con un approfondimento emotivo degno di un modulo delle tasse abbiamo conosciuto la coppia che farà solo da sfondo alla vera vicenda, perché entrambi i film raccontano la travagliata (e vergognosamente banale) storia di Molly (Katie Findlay) e Ryan (Wyatt Nash). Lei, non ci crederete mai, è ricca sfondata perché il padre è un magnate di non si sa cosa, e appena lei mette piede al college incontra lui, bello, simpatico, affabile, che ovviamente suona la chitarra, compone canzoni, aiuta le vecchiette ad attraversare la strada e dona reni come caramelle: fra i due sboccia l’amore come se esplodesse un orsetto tenerone, inondando tutto di liquame zuccheroso.

Come avrete capito, è un film dove l’ammmmmmore regna sovrano

Lui la porta nel suo luogo speciale, cioè la libreria “The Bridge”, che non è però una libreria: è un’abitazione privata piena di libri, dove la gente entra e fa di tutto tranne che leggere. Non dimentichiamo che nessuno legge ma i libri sono l’unico elemento accettato nelle storie d’amore: un paradosso che non troverà mai spiegazione.

“The Bridge”: la libreria che non sembra una libreria

Quindi al “The Bridge” la gente mangia, beve, chiacchiera, sonnecchia, russa e rutta, TUTTO piuttosto che leggere o comprare libri. Così conosciamo storie di gente di cui non ce ne frega niente ma occhio che è una sceneggiatura d’acciaio: le persone conosciute nel primo film saranno fondamentali nella trama del secondo. Che sceneggiatura diabolica!

Questo è l’unico libro letto in “The Bridge”: La casa nella prateria

Molly è una donna anglofona e le donne anglofone conosco esclusivamente le sorelle Brontë, in narrativa, e la Dickinson in poesia: basta, non esistono altri autori. Di nuovo è un paradosso: il pubblico anglofono non conosce nulla di letteratura ma adora sentir parlare di letteratura, quindi sceneggiatori e scrittori non possono citare che due o tre autori di lingua inglese in qualsiasi opera, anche la più intellettuale. Shakespeare e Dickens per gli uomini, Brontë e Dickinson per le donne. Fine.
Quindi ben due film dedicati ad una libreria riescono a NON citare un libro manco per sbaglio, a parte le edizioni personali della Brontë dei due personaggi, inquadrate per pochi fotogrammi.

Un libro che proprio non mi aspettavo, in una storia d’amore…

Ma se Pagine d’amore non parla di pagine, di cosa parla? Ovvio, d’ammmmmmmmmmmmore. Abbiamo issa, abbiamo iss’ e cosa manca? ‘O malamente.
Il cattivo della vicenda è il padre di Molly, un ricco che sospetto anche pervertito, in quanto ossessionato dalla figlia che controlla in ogni singolo secondo della sua vita, e non vuole che si innamori di uno spiantato ma che sposi il solito stronzo di turno. La narrativa romance infatti ha un grado di approfondimento pari ad un sudoku: la protagonista è sempre contesa fra due uomini, di cui uno è uno stronzo. Prima si mette con lui, perché alle donne piacciono gli stronzi (non lo dico io, lo dicono milioni di romanzi romance!) ma poi alla fine si mette col bravo.

Ma sì, buttiamoci un altro Jane Eyre

Qui ci vogliono tre ore di storia per mettersi col bravo, perché viene attuato in un film il biasimevole trucchetto che distrugge tutte le serie televisive: l’amore interrotto. Prendete una serie TV a caso, una qualsiasi, c’è sempre una stagione in cui decidono che uno dei protagonisti deve innamorarsi di una protagonista, e per 24 episodi avremo ogni puntata in cui lui sta per dichiararsi e succede qualcosa che lo fa ripensare, poi sta per dichiararsi lei e sul più bello viene interrotta e ci ripensa, e via per lunghe ore di spazzatura rosa.
Qui, per tre ore di filata, in una storia che copre addirittura sette anni di vita dei due amanti, succede sempre qualcosa nel momento esatto in cui si stanno per dichiarare l’ammmmore. Un amore di cartone, ovviamente, le cui motivazioni sono barzellette rosa da caserma d’amore. Alla trentesima interruzione continua, con relativo cambio d’idea del personaggio, è chiaro che The Bridge è pura pazzia rosa, è un orsetto gommoso stuprato da un unicorno con un arcobaleno acido come coperta.

E buttiamoci ancora un altro Jane Eyre!!!

Vi risparmio il guizzo di sceneggiatura del secondo film, dove il gestore della libreria che crede in Dio va sotto una macchina e finisce in coma, così la moglie atea comincia a credere e a pregare, mentre tutti i personaggi del primo film tornano a vomitare amore e zucchero, con un finale che definirei Apocalypse Love: l’amore definitivo che uccide il buon gusto a forza di bacetti. Un’apoteosi di ammmore che uccide, una storia imbarazzante tipica del romance, un genere narrativo il cui unico sforzo è ripetere quanto già detto ma in modi sempre più ovvi e banali. Non è facile, un minimo di brio o novità scappa a chiunque, quindi… massima stima!

Lascio infine traccia del doppiaggio italiano:

Personaggio Attore Doppiatore
Molly Callens Katie Findlay Francesca Manicone
Ryan Kelly Wyatt Nash Andrea Mete
Donna Faith Ford Francesca Fiorentini
Charlie Bartons Ted McGinley Saverio Indrio
Wade Callens Steve Bacic Mario Cordova
Edna Largo Alison Araya Emanuela D’Amico
Preston Carey Feehan Emiliano Coltorti
Ronnie Natasha Burnett Elena Liberati
Jeanette Kelly Anne Marie DeLuise Selvaggia Quattrini
Kristen Jones Andrea Brooks Joe Saltarelli

Doppiaggio: E.T.S.
Direzione del doppiaggio: Elio Zamuto.
Assistente al doppiaggio: Francesca Nicolosi.
Dialoghi italiani: Elisabetta Polci.
Fonico di mix: Simone Bertolotti.

L.

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9 commenti

Pubblicato da su dicembre 16, 2019 in Recensioni

 

Tag:

9 risposte a “Pagine d’ammmmore (2015-16)

  1. Conte Gracula

    dicembre 16, 2019 at 10:26 am

    Credo che in Una mamma per amica si citassero e leggessero più libri…

    Piace a 2 people

     
  2. Celia

    dicembre 16, 2019 at 11:31 am

    Mi avevi già conquistato con i miominipony frullati, ma questo:
    è un orsetto gommoso stuprato da un unicorno con un arcobaleno acido come coperta
    me lo voglio tatuare, se permetti.

    Piace a 2 people

     
  3. Kuku

    dicembre 17, 2019 at 10:29 pm

    Tu mi vuoi far schiantare dalle risate!
    Ma è possibile che non possono citare un altro libro neanche per sbaglio, un libro che non sia quei soliti 4-5? Tanto in effetti, i libri hanno solo una funzione di arredo.
    Ma uno dei due uomini (o anche tutti e due) è conteso da tutte le donne ma vuole solo la protagonista?

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      dicembre 18, 2019 at 8:06 am

      Ovvio! Il biondo protagonista nel primo fotogramma della vicenda si innamora perdutamente della protagonista, e sebbene abbia una spasimante che va in ginocchio da lui a pregarlo di mettersi con lei, lui no, è monolitico nel suo amore per la protagonista, per anni!
      Nei sette anni che passano tra il primo e il secondo film, infatti, lui vive in clausura totale: pensa, diventa un cantante famoso ma non pensa alle donne, solo al suo amore di gioventù 😀
      Lei pure è fidanzata per sette anni ma con il solito uomo antipatico dei romance (non so perché le scrittrici non si impegnino uno zinzinino di più nella psicologia degli uomini che descrivono: o santi, o stronzi!) quindi in pratica è un film sull’astinenza sessuale e il monachesimo come stile di vita 😀
      Capisci che non posso perdermi certe delizie: proprio ieri su Paramount ho registrato un nuovo filmetto rosa con protagonista una celebre romanziera: scommettiamo che trova anche lei l’ammmmmmmmmore? 😛

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      • Kuku

        dicembre 18, 2019 at 3:15 pm

        Le psicologie di queste storie fanno veramente pietà. E poi di solito ci sono le rivali delle protagoniste che sono delle stronze strastronze. Tutte bionde, ovviamente.

        Piace a 1 persona

         
      • Lucius Etruscus

        dicembre 18, 2019 at 3:22 pm

        Ovvio! Solo l’amica bruttina può essere simpatica, perché non rappresenta una “minaccia”: le altre donne della storia sono tutte rivali quindi ritratte in modi mostruosi 😀

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