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[Festival della Mente 2019] Umberto Orsini

20 Nov

Nuovo appuntameneto con Festival della Mente 2019, di cui sto recuperando gli interventi ascoltandomeli in auto durante il tragitto casa-lavoro.

Simpatico e appassionato, l’intervento di Umberto Orsini intervistato da Paolo Di Paolo con il quale ha scritto la biografia Sold Out (Laterza 2019). Non un semplice insieme di aneddoti e ricordi di carriera, ma uno sguardo sul teatro e sulla televisione raccontato da un grande attore.

Non avendo possibilità di andare a teatro, ho conosciuto Orsini intorno alla metà degli anni Novanta, quando la RAI ha tirato fuori dai propri archivi polverosi I fratelli Karamazov (1969) di Sandro Bolchi: l’Ivan di Orsini è superlativo, e sentir raccontare come l’attore si è preparato al personaggio e come ha costruito la celebre scena in cui racconta del Grande Inquisitore è stato un bellissimo momento.

Essendo già all’epoca un grande attore famoso, il regista pendeva dalle sue labbra quando gli raccontava che aveva visto lo spettacolo rappresentato a Londra, o a New York, e voleva adottare anche per l’edizione televisiva italiana certe geniali trovate visive: non era vero niente, semplicemente l’attore stava dando forza alle sue opinioni contando sul fatto che pochi si potevano permettere di viaggiare il mondo di spettacolo in spettacolo. Erano però consigli perfetti, visto che la scena è meravigliosa.

Un’intervista per modo di dire, visto che Di Paolo è lì solo a dare brevi imbeccate ad un attore 85enne che non ha certo bisogno di motivi per lanciarsi in racconti di vita e arte vissuta. Con la sua voce unica, ci spiega quanto sia importante per un attore recitare una scena in modo tale da “chiamare l’applauso”, e quanto ci rimaneva male lavorando con Gabriele Lavia, che riuscita ad ottenere molti più applausi di lui! Una finestra su trucchi grandi e piccoli dell’arte teatrale, un intervento delizioso e assolutamente da gustare.


Ascolta (o scarica) l’intervento:

Il futuro del teatro
Sabato 31 agosto 2019
[scarica in mp3]

Sul palcoscenico per sessant’anni, Umberto Orsini si è dedicato a cinema, televisione e soprattutto teatro, lavorando con Fellini e Visconti, Zeffirelli e Ronconi. Ma quando racconta di sé e delle sue esperienze professionali, non lo fa con la malinconia del bilancio. Pensa al teatro come a un eterno presente, come a un futuro che si costruisce osando: nella scelta dei testi, nell’interpretazione che si perfeziona, tocca nuove sfumature. Nel dialogo con la platea. Nella costruzione di un pubblico. «Quando sto per entrare in scena ‒ confessa Orsini, che sul palco del festival converserà con Paolo Di Paolo e leggerà pagine della sua autobiografia ‒ penso che sottrarre due ore del nostro tempo all’ovvietà delle parole quotidiane per dire parole scritte da altri è una cosa impagabile. Che ladro è l’attore, e nello stesso tempo che benefattore!».


Guarda l’intervento:

L.

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Pubblicato da su novembre 20, 2019 in Recensioni

 

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