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Il dolore di essere Masoch 1

11 Nov

Nel gennaio del 2018 sono stato contattato da TOM (The Obsidian Mirror) per partecipare insieme ad altri blogger ad una versione “corale” del suo classico specialone di aprile (che poi è slittato a maggio). Il tema era il masochismo, gli argomenti erano a piacere. Finii per scrivere uno speciale in tre parti su un autore molto più frainteso che amato.
Apparso dal 5 maggio 2018 sul sito di TOM (che in questi giorni sta vivendo un dolore personale e a cui va il pensiero di tutti noi), riporto anche qui lo speciale in tre puntate.


Sucker for Pain
Il dolore di essere Masoch

(parte prima)

I torture you
Take my hand through the flames
I torture you
I’m a slave to your games
I’m just a sucker for pain
I wanna chain you up
I wanna tie you down
I’m just a sucker for pain

(Lil Wayne, Wiz Khalifa & Imagine Dragons
dalla colonna sonora del film Suicide Squad)


Prologo

C’era una volta un rettore dell’Università di Leopoli che pativa due grandi dolori. Il primo era la morte del figlio, che già di suo è una di quelle disgrazie che rovinano una vita, e nei confronti del quale il secondo dolore impallidiva. Però rimaneva lì, a logorarlo: il secondo dolore del rettore era che, morto suo figlio, il cognome di famiglia si sarebbe estinto. Gli rimaneva solo una figlia, che sposandosi ovviamente acquisiva il nome del marito, condannando all’oblio il cognome nobile del rettore.

La disperazione spinse l’uomo ad una richiesta impensabile: era qualcosa di inaudito, ma doveva provarci. Andò dal marito della figlia e lo pregò di non far perdere per sempre quel cognome, che sebbene appartenesse ad una piccola borghesia di campagna per lui era comunque importante. Il marito della figlia era anche lui nobile, discendente da una famiglia spagnola il cui cognome riscuoteva ammirazione in tutto il mondo austriaco, e forse proprio per questa nobiltà – sia di sangue che d’animo – accettò l’ardita proposta del rettore. La proposta di “unire” i cognomi delle due famiglie.

Quel rettore di Leopoli ha fatto di tutto perché il suo cognome non andasse dimenticato… e non ha mai saputo quanto il suo desiderio sia stato esaudito. Perché quell’uomo si chiamava Franz Masoch.

*

Aveva due anni il piccolo Leopold, quando quel 18 novembre 1838 finalmente arrivò la concessione imperiale perché il suo cognome di famiglia von Sacher si fondesse con il cognome della madre, von Masoch.

Per i primi due anni della sua vita il giovane portava un nome illustre. Nel 1832 Franz Sacher aveva inventato una torta al cioccolato a cui aveva dato il proprio nome e che stava riscuotendo enorme successo, oltre che grandi introiti. Lo stesso Franz poi era entrato nel ramo alberghiero allargando la notorietà e la fama del suo cognome. Il piccolo Leopold per via paterna avrebbe potuto essere un Sacher… invece per via della madre fu Leopold von Sacher-Masoch.

Aveva due anni il piccolo Leopold quando una donna si impose pesantemente nella sua vita. E probabilmente non fu affatto spiacevole…


1.
Uomini e deonimi

Professore, giornalista, romanziere, inutile stare a ricordare le tante attività in cui Leopold si è lanciato nei primi 34 anni della sua vita, ciò che rimane di lui è che a quell’età scrisse dei racconti spinti da un sentimento che dopo cercò di ritrattare o che comunque non provava più. Dei tanti romanzi e racconti che lo rendevano un giovane nobile adorato dalle lettrici non rimangono che pallidi elenchi: ciò che ha reso immortale Leopold è l’aver voluto iniziare una serie di romanzi brevi incentrati sul tema della misoginia. Perché come tutti gli uomini che adorano le donne ma si sentono sopraffatti da loro, Leopold le odiava. E più le odiava, più le amava.

La vita privata di Sacher-Masoch in quanto uomo importa poco, visto poi che è in realtà un mistero: rimasta del tutto ignota alle cronache fino almeno a dieci anni dopo la sua morte, solo nel 1906 la moglie Aurora von Rümelin pubblicò a Berlino un suo libro di memorie, Meine Lebensbeichte (“Confessione sulla mia vita”), che racconta l’intimità di Leopold firmandosi con uno pseudonimo più che eloquente: Wanda von Sacher-Masoch. Wanda, la Venere in pelliccia che lo scrittore trentenne aveva cantato con la passione del suo doloroso amore. Racconto che l’aveva reso immortale ma non nel senso che avrebbe desiderato.

Ciò che sappiamo del Leopold uomo lo sappiamo perché anni dopo la sua morte l’ha raccontato Wanda: un autore descritto dal suo personaggio. Non può che essere un racconto crudele. Al racconto di una donna la cui vita è stata funestata da un uomo bizzarro, scostante e dalle abitudini sessuali decisamente fuori dal comune, rispose prima il figlio di Leopold poi il suo segretario, scrivendo a loro volta storie diametralmente opposte e descrivendo la donna che si firmava Wanda come un’opportunista e una sfruttatrice.

Tutto ciò che sappiamo con sicurezza della vita di Sacher-Masoch è che agli inizi del Novecento l’editoria impazzisce per lui. Ma non lui in quanto uomo, letterato o studioso: in lui in quanto deonimo

*

Sul finire dell’Ottocento la psicologia è in pieno fermento creativo e in rapidissima ascesa, e soprattutto sta creando una propria mitologia e quindi un proprio vocabolario, inventando termini che entreranno in pianta stabile nel linguaggio parlato. Nel brodo primordiale di questa Sexualwissenschaft (“scienza sessuale”) l’americano J.M. Sims conia “vaginismo” (1861), il francese E.C. Lasègue conia “esibizionismo” (1877), in Germania nasce “omosessualità” (1869) e alla fine del XIX secolo Havelock Ellis conia “narcisismo” e “autoerotismo”.

In mezzo a tutti questi “-ismi” il tedesco Richard von Krafft-Ebing aggiunge un tocco di stile: aggiunge un po’ di deonomastica, cioè quel processo per cui un cognome personale diventa sostantivo. In fondo l’aveva già fatto Ellis prendendo Narciso e coniando “narcisismo”, ma siamo però nel campo della mitologia greca, innocua e lontana. Krafft-Ebing preferisce attingere a nomi molto più “vicini”. Così nel 1869 lo studioso prese il celebre nome del Marchese de Sade, vissuto a cavallo fra Sette ed Ottocento, e coniò “sadismo”, ma l’opera è solo a metà.

Nel suo celebre saggio Psychopathia sexualis (1886) per la prima volta tenta uno studio sistematico di quei comportamenti sessuali che sbrigativamente erano sempre stati definiti “anormali”, o comunque al di fuori di ciò che la morale considera “normale”. Nel suo testo – che arriva in Italia nel 1931 – identifica due comportamenti che il connazionale Albert von Schrenck-Notzing nel 1899 tenderà ad unificare sotto il nome di “algolagnìa“ (dal greco algos, “dolore”, e lagneia, “voluttà”), termine ancora attestato nella lingua italiana anche se raro.

Krafft-Ebing propone di separare l’attività di provare piacere mediante il dolore: c’è infatti chi il dolore lo infligge e chi lo riceve, ed entrambi provano piacere ma in modi diversi. Quindi lo psicologo propone “sadismo” nel primo caso e “masochismo“ (Masochismus) nel secondo.

È nato un deonimo! (In realtà la lingua italiana non attesta la parola “deonimo”: se però la toponomastica si basa sul toponimo, mi sento autorizzato a dire che la deonomastica si basi sul deonimo.)

«Intendo con masochismo una particolare perversione della vita sessuale in cui l’individuo è controllato dall’idea, nei pensieri e nelle situazioni sessuali, di essere completamente ed incondizionatamente soggetto alla volontà di un’altra persona e di essere trattato da questa come fosse il proprio padrone, di essere umiliato e abusato. Quest’idea si colora di sensazioni orgasmiche; il masochista vive con fantasie in cui crea situazioni di questo tipo e spesso cerca di realizzarle.»

Dunque è questo l’unico lascito di Leopold? Una vispa carriera letteraria spazzata via da un semplice deonimo? Purtroppo è così, ma se ci si fissa sul masochismo si rischia di non apprezzare appieno la potenza che Sacher-Masoch ha inserito in quello che all’epoca era vista come narrativa misogina leggera. Un aspetto importante da non dimenticare mai… è il clima.

(continua)

L.

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3 commenti

Pubblicato da su novembre 11, 2019 in Indagini

 

3 risposte a “Il dolore di essere Masoch 1

  1. Conte Gracula

    novembre 13, 2019 at 9:41 am

    Non avevo mai associato il cognome Sacher-Masoch alla celebre torta!
    A parte ciò, non ho mai approfondito la figura di von Sacher Masoch, perciò sono un po’ curioso…

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      novembre 13, 2019 at 10:01 am

      E’ molto intrigante, anche se purtroppo la sua figura è intorbidita da dichiarazioni contrastanti e spesso “interessate”: qual è il vero Masoch? Quello raccontato dal figlio o quello raccontato dall’amante? Sicuramente hanno visto due aspetti diversi dell’uomo, temo nessuno dei due oggettivo.

      Piace a 1 persona

       

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