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[Festival della Mente 2019] Troppe religioni

08 Nov

Nuovo appuntameneto con Festival della Mente 2019, di cui sto recuperando gli interventi ascoltandomeli in auto durante il tragitto casa-lavoro.

Ancora oggi sento raccontare la storia delle tante religioni come tante espressioni di un sentimento religioso comune a tutta l’uamnità. Non lo metto in dubbio, ma è chiaro che con la modernità sta diventando sempre più pressante il grave problema della coesistenza di più religioni nello stesso territorio: come gestirle a livello sociale e politico?

L’intervento di Roberto Celada Ballanti, professore ordinario di Filosofia della religione e di Filosofia del dialogo interreligioso presso il Dipartimento di Antichità, filosofia e storia dell’Università di Genova, è una delle grandi sorprese di questo festival, perché ha messo in crisi molte mie nozioni e questo – lo dice lui stesso – è sempre positivo, perché una volta individuate delle falle si possono riempire. La certezza granitica (il dogma) non ha alcun spazio di miglioramento.

Da quando nel Cinquecento il culto e la religio non sono stati più la stessa cosa, da quando cioè non c’era più una sola Chiesa (la Cattolica), l’Europa ha dovuto affrontare un problema che in realtà non ha mai affrontato, con terribili conseguenze: la convivenza di più religioni sullo stesso territorio. È facile dire che gli appartenenti ad altre religioni sono infedeli e vanno disprezzati, molto più difficile riconoscere loro rispetto, perché questo pone poi il problema di come gestire una convivenza non sempre pacifica.

Ciò che più mi ha colpito dello splendido intervento – che racconta cinque secoli di storia religiosa d’Europa in pochi ma sapienti passi – è il concetto che dobbiamo diffidare della “tolleranza”, perché già nella parola stessa c’è un germe negativo che ne annulla qualsiasi effetto positivo: tollerare, sopportare qualcuno significa essere in profondo disaccordo con lui, considerarlo in errore ma lo stesso resistere alla tentazione di combatterlo. Non è una buona premessa per un vivere civile, perché non sappiamo quanto potrà durare una “sopportazione”. Invece uno dei punti che Ballanti identifica come obiettivi da raggiungere – o comunque verso cui dirigersi – è il riconoscimento delle rispettive differenze: è proprio l’individuazione di ciò che ti rende diverso da me la chiave per una profonda comprensione, perché posso arricchirmi di ciò che mi manca.

Ovviamente non sono in grado di riassumere in poche parole il densissimo e splendido intervento di Ballanti, autori di numerosi saggi che avrei voglia di leggere tutti, quindi mi limito a consigliare caldamente l’ascolto del suo studio – o la visione del relativo video – dove viene anche citato il suo saggio La parabola dei tre anelli (Edizioni di Storia e Letteratura 2017) che verte proprio sul racconto della “gestione” delle tre religioni monoteistiche (solo una delle quali è “vera” ma non sapremo mai quale) e com’è stato modificato nei vari secoli. Il che mi fa ricordare un trattato simile ma opposto, I Tre Impostori, ma questa è un’altra storia…


Ascolta (o scarica) l’intervento:

Una comunità di destino, molte religioni:quale dialogo per il futuro dell’umanità?
Domenica 1° settembre 2019
[scarica in mp3]

Dalle moderne guerre di religione agli attuali rigurgiti fondamentalisti, il dialogo tra le fedi si è mostrato irto di difficoltà. In un tempo ‒ quale è il nostro ‒ in cui la multiculturalità impone relazioni tra etnie, visioni del mondo e religioni, in cui la globalizzazione ridisegna gli assetti planetari, e in cui Dio o gli dèi sono sottoposti a permanenti metamorfosi, occorre un paradigma dialogico che superi il concetto di tolleranza, inadeguato a fronteggiare le sfide del terzo millennio. Sono praticabili dei sentieri che rendano pensabile, nell’attuale Babele religiosa, un pacifico agone che rispetti la polifonica diversità nell’unità?


Guarda l’intervento:

L.

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7 commenti

Pubblicato da su novembre 8, 2019 in Recensioni

 

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7 risposte a “[Festival della Mente 2019] Troppe religioni

  1. Claudio Capriolo

    novembre 8, 2019 at 8:29 am

    Speriamo che un giorno chi ha una fede riesca a guardare con rispetto a chiunque ne abbia una diversa, e che tutti insieme possano guardare con altrettanto rispetto a chi non ne ha alcuna.
    (Uhm… “rifuggere” o “rifuggire”? 😉 )

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    • Lucius Etruscus

      novembre 8, 2019 at 8:41 am

      Il concetto molto impegnativo dell’intervento è che anche il rispetto ha comunque in sé un germe negativo: io do per scontato che tu stai sbagliando, che sei un cane infedele ma non farò niente per attaccarti. Invece sarebbe auspicabile – anche se ovviamente temo impossibile – annettere in me ciò che di diverso è in te per essere completi entrambi.
      Franco Cardini ha una fede cristiana che smuove le montagne, eppure è un appassionato studioso dell’islam: immagino che proprio le differenze fra le due religioni lo arricchiscano.
      Scopro con sorpresa che “rifuggere” non viene più usato, eppure sono più che sicuro di averlo trovato spesso nelle letture. In fondo è un “latinismo”, da rifugere proprio come rifuggire, ma a quanto pare non si usa più. Trovando assolutamente orribile “rifuggire”, cambio direttamente la frase 😛
      Mi prefiggo (o prefuggo?) di ritrovare quei testi in cui l’ho visto usare.

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      • Claudio Capriolo

        novembre 8, 2019 at 8:45 am

        Quindi il modo più giusto e politicamente corretto di considerare chi ha una fede diversa è non considerarlo affatto – o, almeno, di non prenderlo in considerazione in quanto credente (o non-credente). Giusto: sono cavoli suoi 🙂

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      • Lucius Etruscus

        novembre 8, 2019 at 8:55 am

        E’ una forma mentis che andrebbe estesa ad ogni motivo di attrito e differenza, tipo razza o sesso. Un uomo non ha ragione solo perché ha il pene, così come una donna non ha ragione solo perché ha la vagina, invece è esattamente questo il criterio che viene usato in tutti gli ambiti: gli organi genitali stabiliscono il grado di intelligenza e capacità di chi ne è dotato, così come lo fa la razza o la religione.
        Il giorno che arriveremo a considerare una persona stupida ed incapace al di là di ogni differenza genital-razzial-culturale, sarà un giorno di grande progresso ^_^

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      • Claudio Capriolo

        novembre 8, 2019 at 9:37 am

        😀

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  2. Kuku

    novembre 8, 2019 at 1:54 pm

    poi c’è da dire che in molti casi la religione è stata anche un mezzo per detenere il potere.

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    • Lucius Etruscus

      novembre 8, 2019 at 2:14 pm

      Tutto ciò che crea odio e divisione è un ottimo strumento che i potenti sanno usare. Guarda oggi quanto in Occidente si punti tantissimo sulla paura dell’immigrazione, perché questo permette ai potenti di tenersi stretto il potere esattamente come un tempo era la paura dell’inferno. Vuoi la salvezza eterna? Vieni da me, te la do io al mio prezzo. Vuoi la sicurezza nelle città? Dammi il potere e tutti i tuoi diritti essenziali e ci penso io.

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