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[Festival della Mente 2019] La razza e la lingua

25 Ott

Nuovo appuntameneto con Festival della Mente 2019, di cui sto recuperando gli interventi ascoltandomeli in auto durante il tragitto casa-lavoro.

Il titolo dell’intervento del professor Andrea Moro – professore di Linguistica generale alla Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia – è a forte sospetto di clickbait: quell’uso del termine “razza” assomiglia ad un sistema di attirare l’attenzione su una materia che magari (a torto) non ne riscuote molta. Comunque è anche il titolo del suo ultimo saggio, edito da La nave di Teseo.

Ho avuto già il piacere di gustarmi gli interventi di Moro quando nel 2012 ha partecipato per ben tre serate al Festival della Mente, con un argomento tanto vasto quanto ricco di ramificazioni e conseguenze: Parlo dunque sono. Alcune cose sono ripetute anche in questo 2019, ma non sembri una critica: ciò che racconta Moro è così interessante che c’è sempre da gustarselo.

Parlare ed essere sono entità così legate alla nostra umanità che Moro – autore nel 2013 di una Breve storia del verbo essere – sa fondere alla perfezione. Per far capire la potenza che può assumere questo discorso, in un altro suo intervento si è limitato a citare che “Il Verbo si è fatto carne”, a simbolo di che legame ci sia tra parola ed essenza.

Quindi la grande varietà di lingue che manifesta il genere umano è simbolo della varietà delle essenze? Non proprio, perché le “regole” delle lingue sono straordinariamente omogenee: anche i linguaggi che sembrano così profondamente diversi, hanno una struttura così simile che si giunge ad un livello… genetico!
Uno degli argomenti trattati – sia in questo intervento che in quello del 2012 – è quello di un bambino che, alla nascita, ha in sé la capacità di apprendere tutte le lingue del mondo: quale parlerà, dipende dal luogo in cui è nato. Proprio come se le lingue fossero virus per i quali il nostro organismo ha una vasta scelta di anticorpi: a seconda di dove nasciamo, alcuni verranno attivati al posto di altri. Malgardo Moro non ci arrivi, è per me irresistibile pensare alla memetica e al “contagio mentale”, visto che parole e virus usano gli stessi strumenti.

La narrazione di Moro è divertente ma pregna, affronta molti temi con leggerezza in modo da avere una panoramica anche nel breve tempo a disposizione. Insomma: pienamente soddisfatto!


Ascolta (o scarica) l’intervento:

La razza e la lingua: il futuro che (non) ci aspetta
Sabato 31 agosto 2019
[scarica in mp3]

Esistono due idee sbagliate, innocue se prese da sole, ma che se combinate costituiscono una miscela deflagrante: sono l’idea che esistano lingue migliori di altre, lingue banali e lingue geniali, lingue musicali e lingue stonate, e l’idea che la realtà si veda in modo diverso a seconda della lingua che si parla come se la lingua fosse un filtro per i sensi e per i ragionamenti. Andrea Moro disseziona e smonta pezzo per pezzo queste due idee, mostrando come dal punto di vista della linguistica e delle scoperte fatte sul cervello umano tutte le lingue siano variazioni su un unico tema biologicamente determinato. Ma cosa ci aspetta nel futuro? Il pericolo di una nuova lingua artificiale è solo tema di un romanzo oppure potremo essere vittime di un’operazione di eulinguistica?


Guarda l’intervento:

L.

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Pubblicato da su ottobre 25, 2019 in Recensioni

 

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