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[Festival della Mente 2019] Francesca Rossi

11 Ott

Venerdì il viaggio in auto in ufficio è stato particolarmente lungo, per via di un incidente che ha rallentato la circolazione sul Grande Raccordo Anulare – sai che novità! – ma per fortuna avevo Francesca Rossi a farmi compagnia, grazie al suo intervento al Festival della Mente 2019 che ho ascoltato nell’autoradio.

L’uscita per Feltrinelli del suo saggio Il confine del futuro è l’occasione per parlare di Intelligenza Artificiale, forte anche del fatto che nel 2020 la professoressa sarà presente a quello che si preannuncia il più grande convegno mondiale sull’argomento. Quindi chi meglio può aggiornarci sullo stato dell’opera?

Di Intelligenza Artificiale se ne parla da tempo immemore, eppure – come ben specifica la professoressa – ancora dobbiamo capire cosa sia l’intelligenza “normale”: saremo davvero in grado di passare addirittura a quella “artificiale”? Quando sento dire che cani o gatti o comunque animali domestici sono intelligenti, mi viene sempre da sottolineare: non è esatto, semplicemente ci sembrano intelligenti quando si comportano in modo simile al nostro. A sorpresa scopro che l’Intelligenza Artificiale si basa sullo stesso discorso: si cerca di creare una sorta di “cervello elettronico” che prenda decisioni come le prenderemmo noi, partendo dal presupposto che noi ci consideriamo intelligenti.

Ricordo quando il compianto etologo Dànilo Mainardi mi spiegava, dai suoi libri o dalle sue partecipazioni a “SuperQuark”, le infinite intelligenze animali, spesso così lontane dalla nostra che per molto tempo non le abbiamo accettate. Un polipo è intelligente quasi quanto un cane, ma il cane è il nostro migliore amico: il polipo lo sbattiamo sugli scogli e ce lo mangiamo. Semplicemente perché il suo comportamento non assomiglia in nulla al nostro, al contrario del cane.
In fondo è lo stesso sentimento che portò Garry Kasparov ad infuriarsi per essere stato sconfitto da un computer: doveva esserci un trucco, doveva esserci qualcuno dentro la macchina, manco fosse il Turco di Edgar Allan Poe! Chi mai poteva esserci nascosto in una macchina a battere il campione mondiale di scacchi?

La Rossi ci aggiorna sul fatto che “scacchisti contro computer” è ormai storia antica, perché ci sono computer che vincono anche a go e a poker. (Non so come facciano, visto che credo parte integrante del poker sia anche la poker face, il saper bluffare o ingannare l’avversario, tutti comportamenti preclusi ad un qualsiasi computer.)

L’informazione che più mi ha colpito è uno studio di cui purtroppo non ricordo i dati precisi – li trovate nell’intervento! – ma solo il “succo”. Hanno fatto un esperimento diagnostico in un ospedale, diviso in tre parti: per una diagnosi dei pazienti si sono rivolti alle macchine, altri a dottori umani e altri ancora all’azione congiunta di dottori e macchine. La percentuale di errore delle macchine e delle persone è praticamente la stessa, ma questa percentuale si abbatte nel caso dei due uniti. Quando un essere umano interagisce con una macchina, la qualità dei risultati è straordinariamente superiore rispetto all’azione singola dei due.

Per questo la Rossi ha subito specificato che l’obiettivo è lavorare sempre più insieme alle macchine, non in concorrenza reciproca, liberando anche il campo da idee di fiction come Skynet: non lo cita ma è chiaro che si riferisca all’idea di James Cameron quando parla di computer che prendono autocoscienza e decidono di liberarsi degli esseri umani. Sono trovate ottime per la narrativa di genere ma non c’entrano nulla con l’Intelligenza Artificiale e gli studi che si stanno portando avanti. Studi che ovviamente devono per forza di cosa continuare a chiedersi cosa sia la razionalità, visto che sembra impossibile stabilire l’intelligenza.

Il mio dubbio su questa scienza è proprio sulla razionalità. Si cerca di creare un cervello elettronico che dia risposte razionali e si chiama Intelligenza Artificiale, quando invece ciò che ha decretato il successo umano sulla Terra non c’entra nulla con la razionalità, men che meno con la logica. La storia umana non è fatta di razionalità, è fatta di pulsioni, di odio, di vendetta, di brama di conquista, di ebbrezza del potere e delirio di onnipotenza: come si possono “insegnare” queste nozioni umane basiche ad una macchina? Come si può insegnare ad un computer il comportamento totalmente illogico che guida una qualsiasi persona? Come si può insegnare ad una macchina razionale a distruggere il proprio ambiente perché la nostra casa dev’essere più bella del vicino e ad avvelenare se stessi perché così prende meglio il cellulare? Temo che nessuna macchina lo capirà mai…

In attesa di un’intelligenza illogica ed emotiva – che in fondo è quella che preferiscono scrittori e sceneggiatori, coi loro robot rancorosi e vendicativi – la professoressa Rossi ci regala uno sguardo complessivo su tutto ciò che riguarda l’Intelligenza Artificiale, partendo dalle basi ed arrivando fino ad oggi. L’incredibile semplicità, scorrevolezza e densità dell’intervento è sorprendente: malgrado l’argomento potrebbe risultare molto tecnico, la bravura della professoressa sta nel renderlo accessibile a tutti. In più punti mi ritrovavo a stupirmi di star capendo argomenti così complessi! Il bravo divulgatore fa sentire i propri ascoltatori degli esperti.


Ascolta (o scarica) l’intervento:

Il nostro futuro con l’Intelligenza Artificiale
Sabato 31 agosto 2019
[scarica in mp3]

L’Intelligenza Artificiale (IA) sembra un concetto fantascientifico ma è già presente nella nostra vita. Ci permette di avere servizi personalizzati, ottimizzare i processi aziendali, riconoscere frodi, valutare i rischi, migliorare le terapie e le diagnosi mediche. E molto di più potrà essere fatto quando l’IA saprà apprendere e ragionare. Ma l’enorme potenziale di questa tecnologia pone anche delle legittime preoccupazioni sull’uso dei dati, le possibili discriminazioni, l‘allineamento ai valori umani, la trasparenza, la necessità di capire come l’IA prende decisioni, l’impatto sul mondo del lavoro. È nostra responsabilità progettare il futuro che vogliamo, identificando linee guida etiche per l’IA e definendo linee guida che la indirizzino in direzioni benefiche per gli individui, la società e l’ambiente.


Guarda l’intervento:

L.

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1 Commento

Pubblicato da su ottobre 11, 2019 in Recensioni

 

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Una risposta a “[Festival della Mente 2019] Francesca Rossi

  1. zoppaz (antonio zoppetti)

    ottobre 11, 2019 at 12:11 pm

    Molto interessante! Credo che nel poker la macchina ha dalla sua che, anche se non percepisce le espressioni umane (ma in teoria è possibile attraverso telecamerine che decifrano le impercettibili comunicazioni non verbai in stile macchina della veità) a sua volta non ha una faccia da decifrare. Quando il calcolatore batté l’uomo a scacchi ci fu uno scalpore mediatico che rivelava proprio l’inquietudine della macchina pensante e del mito letterario-antopolgico per cui quando l’uomo crea qualcosa di “vivo” (dal’homunculus alchemico al golem, da Frankenstein al robot o ai dinosauri di Jurassic park) si erge a Dio, e la creatura gli si ritorce contro. Ancora negli anni Settanta, un’indagine su un campione rappresentativo della popolazione americana compiuto nel 1970 dal ricercatore R. S. Lee a proposito dell’atteggiamento della gente verso il computer rilevava la presenza di due sentimenti contrastanti: da un lato veniva riconosciuta e accettata l’utilità delle nuove tecnologie, dall’altro emergeva una diffusa inquietudine per le macchine pensanti. Soltanto intorno agli anni Ottanta lo scenario cambia radicalmente. Nel 1982 una nuova ricerca americana sull’accettazione del computer condotta da due studiosi, Zoltan e Chapanis, metteva in risalto l’utilità, l’affidabilità e il riconoscimento che le macchine sono sottomesse all’uomo. Da allora tutto è cambiato, naturalmente, però rispetto alle tue riflessioni su logica+irrazionalità dell’uomo, non posso fare a meno di ripensare a Star Trek e alla metafora dell’unione virtuosa di Spock = logica e Kirk = istinto: è proprio la loro unione che nella saga, già dagli anni Sessanta, emerge la soluzione vincente.

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