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Colpo su colpo (2019)

02 Ott

Queste ultime due settimane sono stato catturato da una lettura appassionante e trascinante, anche se forse nel finale non mi ha pienamente soddisfatto. Sto parlando del romanzo “Colpo su colpo” di Riccardo Gazzaniga, autore Einaudi ma che stavolta pubblica per Rizzoli. A sua detta non è stato facile trovare una casa editrice che credesse nel romanzo quanto ci credeva lui. E quanto ci credeva sua moglie: scomparsa proprio mentre iniziava l’editing di questo libro.

Questa rivelazione dell’autore fa capire il clima di morte e perdita che si respira per tutto il romanzo, e fa chiedere se la trama sia stata modificata dopo il tragico evento familiare. In ogni caso, è impossibile non considerare Colpo su colpo un “figlio” del film Million Dollar Baby (2004) di Clint Eastwood, e non mi riferisco solo alla protagonista che vuole combattere bensì all’atmosfera: morte, morte e altra morte. E il combattimento come pura tappezzeria.

Questa non vuole essere una critica, Colpo su colpo l’ho divorato ed è un romanzo che colpisce forte al cuore, per i personaggi e per la situazione: purtroppo entrambi fortemente derivativi dal “film sbagliato”, ma di questo parlerò più avanti.
Giada Pastorino è una adolescente con una valanga di problemi. Oltre a quelli classici dell’adolescenza – incomprensione con i genitori, dubbi amletici, piccoli problemi di cuore ecc. – ne ha altri belli grossi. Per esempio è lesbica, e nel 2019 questo non dovrebbe rientrare nella categoria “problemi”. Cinema e TV sono pieni di esempi di integrazione, in cui tutti si vogliono bene e si accettano così come sono. Ma appunto è finzione.

Giada vive in una Genova ferita, dove i ponti ti crollano in testa, dove non c’è più alcuna certezza… anzi, no, una certezza c’è: i froci li dovrebbero tutti ammazzare. Questa è la realtà, che nessuna finzione potrà mai modificare. Giada dunque si ritrova “diversa” in un mondo di “uguali”, resi simili dall’odio per il diverso. In un mondo di social dove basta un niente per essere condannati in pubblica piazza: una ragazza a cui piaccia menare le mani e a cui piaccia la figa… è una vittima sacrificale in attesa dell’imminente mattanza.

Con un padre poliziotto che ormai ha più dubbi che certezze, con una madre social in eterno terrore che qualcosa possa metterla in imbarazzo, non c’è spazio per una figlia con grandi problemi, quindi ognuno è solo e ognuno vive male la propria realtà. E qui arriva l’arte del combattimento, che dovrebbe portare regole in un mondo allo sbando, onore in una civiltà umana corrotta ed epica nello squallora. Però, come dicevo, Gazzaniga si rifà al “film sbagliato”.

Se l’autore avesse visto capolavori come Girlfight (2000) o Fighter (2007), avrebbe avuto esempi grandiosi a cui rifarsi: invece ha visto quella mosceria fatta di morte e pesantume di Million Dollar Baby e ha pensato bene di rifarsi a quello stile. Scrivendo un romanzo fatto di morte e pesantume, con un finale non all’altezza. Nei due film citati, abbiamo due adolescenti in famiglie problematiche, con grandi problemi irrisolvibili e l’intera comunità contro: nella lotta trovano riscatto e ordine mentale. Questo sembrava voler raccontare Gazzaniga, invece si rifà al film di Eastwood, dove il combattimento non conta nulla e si parla solo di morte, così ha scritto un romanzo dove la savate, la storica arte marziale europea, fa giusto da sfondo ad una storia di morte, e il contributo alla vita della protagonista è straordinariamente evanescente. Lo dimostra quel finale, che mi ha davvero smontato.
Non basta citare qualche celebre storia di cambioni di boxe e sparare lì qualche massima – come fa appunto Million Dollar Baby – per aver intrecciato l’arte del combattimento con la vita. Schema vorrebbe che Giada impari dalla lotta ad affrontare la vita e i suoi problemi, che cioè impari la base di ogni arte marziale: la strategia. Invece questo non avviene, rendendo totalmente inutile la scelta di fare di lei un’aspirante lottatrice.

Una narrazione splendida che mi ha catturato subito ma che purtroppo non corrisponde ad una trama parimenti corposa: se l’autore avesse visto i due rari film invece della mosceria di Eastwood, forse avremmo un romanzo molto diverso.

L.

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3 commenti

Pubblicato da su ottobre 2, 2019 in Recensioni

 

3 risposte a “Colpo su colpo (2019)

  1. Conte Gracula

    ottobre 2, 2019 at 6:50 PM

    A me il film di Eastwood è piaciuto abbastanza: l’ho trovato ben girato.
    La storia andava, ma non era esattamente indimenticabile, mentre mi è piaciuta la regia.

    Se l’autore del libro ha uno stile e una tecnica efficaci, è già a 3/4 del percorso: i narratori efficaci sono più rari degli scrittori con buone idee, ma scarsi nel dar loro una forma 😉

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      ottobre 2, 2019 at 7:26 PM

      Infatti il libro si legge che è un piacere, è uno stile appassionante che ti prende subito e non riesci a staccare, per questo poi sono rimasto deluso dal fatto che la storia fosse molto meno corposa di quanto era lecito aspettarsi. Proprio come il film di Eastwood NON parla di boxe, se non come mera scusa per affrontare ben altri temi, il romanzo NON parla di savate se non di sfuggita: era lecito aspettarsi che la protagonista – come “Girlfight” o “Fighter”, mille volte superiori in tutto rispetto al film di Eastwood – trovasse equilibrio nelle arti marziali così da avere nuovi strumenti per affrontare i problemi della vita, ben più gravi di un semplice match. Invece è tutto come il film di Eastwood: è una storia di morte che parla di morte e riflette sulla morte. Va tutto bene, però da quel soggetto mi aspettavo molto di più.

      Piace a 1 persona

       

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