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Innamorarsi in libreria (2019)

02 Ago

Negli ultimi anni ha preso sempre più piede una curiosa usanza editoriale per cui un qualsiasi accenno alla bibliofilia all’interno del titolo italiano di un libro sembra aumentarne le vendite: non so se funziona davvero, ma è innegabile che nel periodo in cui si legge meno nella storia italiana… i titoli sciabordino di riferimenti librari.


Terza avventura per la Libreria dei Cuori Solitari della londinese Annie Darling, dal titolo “Innamorarsi in libreria” (Crazy in Love at the Lonely Hearts Bookshop, 2018), in Italia per Sperling & Kupfer con la traduzione di Chiara Brovelli.

La trama ufficiale:

Nina O’Kelly, con il suo stile da pin up, i suoi tatuaggi e i capelli che cambiano colore almeno una volta a settimana, è l’anima chiassosa e caotica della piccola libreria Happy Ever After, nel cuore di Londra. Grande fan di Cime tempestose, il romanzo che le ha cambiato la vita e l’ha spinta a uscire dal suo guscio, Nina adora lanciarsi in un appuntamento dietro l’altro alla ricerca del suo personalissimo Heathcliff, l’uomo che le farà girare la testa, la trascinerà in un turbine di passione e le farà scoprire la forza del vero amore.
Quando in libreria arriva Noah, suo ex compagno di scuola nerd, tramutatosi in analista di mercato con tanto di noiosi completi blu marino, Nina lo degna a stento di uno sguardo perché non rientra nei canoni del bad boy.
Ma il cuore, si sa, ha ragioni che la ragione non comprende, e Nina si renderà presto conto che talvolta l’amore si cela laddove meno te lo aspetti. E che non sempre è con un Heathcliff che vuoi passare il resto della vita.
Innamorarsi in libreria è una storia d’amore emozionante, dolce e divertente, perfetta per tutte le inguaribili romantiche e ideale per chi non sa resistere al fascino dei grandi classici.

Commento:

Più mi ripeto che non si può generalizzare, né giudicare un intero genere da alcuni romanzi sparsi, più il romance mi lascia senza fiato per la totale identicità di tutti i suoi romanzi, scritti con il copia-e-incolla. Però, mi ripeto poi, il “genere spinto” si basa proprio sulla ripetitività di schemi costitutivi, anche se teoricamente gli autori dovrebbero riuscire a scrivere romanzi che non sembrino ricalcati da qualsiasi altro di un qualsiasi altro autore.

Come sempre la protagonista è stanca delle tante avventure che vive con gli uomini e cerca l’ammmmmmmòre, quello con tante “m”, però mentre lo cerca si cavalca maschioni tatuati: sicuramente il modo migliore per trovare l’anima gemella!

«Dio, non dovrebbe essere così difficile trovare un uomo diabolicamente bello, con un atteggiamento strafottente e uno spirito avventuroso. Un uomo che abbia voglia di rimanere alzato tutta la notte a ballare e a bere, spontaneo, che la mattina si alzi per primo per prepararmi una tazza di caffè decente»

Diciamolo, Nina è una donna di poche pretese…
La vediamo impegnata in un appuntamento disastroso. Guarda caso ha conosciuto tramite un’app per single un tizio che abita dietro l’angolo – banalità che già trovavo ridicola quando la usò nel 2003 la nostra Melissa P. per 100 colpi di spazzola – poi lo incontra e lui subito le dice che dalla foto on line sembrava più magra… Possibile che queste povere protagoniste diano sempre appuntamento a dei mentecatti?

Che la protagonista sia una libraia come sempre non ha alcuna importanza: se vendesse assicurazioni infortunistiche sarebbe la stessa identica cosa. Eppure la libreria “Happy Ever After” sembra molto simpatica, specializzata com’è nel solo genere romance: giusto per ricordare quanto questo abbia superato ogni altro genere narrativo. Seguendo supinamente lo stereotipo che muove tutti questi romance, la protagonista non cita certo i titoli che costituiscono il 99% del genere, bensì un classico. Indovinate qual è il suo libro preferito?

«Una decina d’anni prima aveva letto Cime tempestose, e quel romanzo aveva cambiato la sua vita per sempre.»

Ahhhh ma quanta frizzante originalità! Ogni donna anglofona ha solamente due possibilità: o citare Jane Austen, o una Brontë. Nel 95% dei casi la priam, quindi dobbiamo lodare l’originalità del romanzo di utilizzare il secondo nome.
Però, siamo onesti, c’è spazio anche per altro…

«Si pitturò le unghie, poi lesse un romanzo molto sexy ambientato in un ufficio, Miliardario in sala riunioni, gigolò in camera da letto, mentre messaggiava con la sua amica Marianne a proposito della decisione di lasciar stare i perdenti e di concentrarsi sulla ricerca del vero amore, quindi, nonostante la scarsità di clienti, le ore passarono veloci.»

Il bello è che questa descrizione dovrebbe generare ribrezzo in un qualsiasi lettore, invece è evidentemente accettata dalla lettrice-tipo di romance, che ama leggere di maschioni mentre messaggia con le amiche. Però cita la Austen…

La storia procede in modo banale e scontato. I ragazzi che sembrano “giusti” sono dei mentecatti mentre il rigido stoccafisso venuto in libreria per valutarne l’andamento, con tanto di giacca e cravatta e tablet – orrore! – esce fuori più intrigante: dopo essersi cavalcata tutti i maschi di Londra, giustamente Nina ha voglia di un ragazzo più posato e rassicurante. Ah, quanto ammmòre.

Non ho letto abbastanza romance per giudicare un intero genere, ma è innegabile che tutti i romanzi che ho letto di questo tipo – almeno quelli con una libreria nella trama – sono drammaticamente identici. Il che non sarebbe per nulla un difetto, se almeno fosse una storia simpatica e una narrazione divertente: c’è solo banalità e ripetitività, non proprio un’accoppiata vincente.

L.

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10 commenti

Pubblicato da su agosto 2, 2019 in Recensioni

 

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10 risposte a “Innamorarsi in libreria (2019)

  1. Claudio Capriolo

    agosto 2, 2019 at 9:19 am

    La punkina che quotidianamente s’accoppia con stalloni tatuati e intanto sogna il principe azzurro è una trasfigurazione dell’autrice, la quale produce porcherie in serie allo scopo di sbarcare il lunario e intanto pensa “un giorno scriverò un altro Cime tempestose” 🙂

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    • Lucius Etruscus

      agosto 2, 2019 at 9:30 am

      Facile! 😀
      Spero sempre che un giorno uno di questi “amori in libreria” abbia qualcosa a che vedere con un libro o con una libreria, invece è palesemente uno specchietto per le allodole. Evidentemente le lettrici di romance (un numero enorme e sconfinato) amano le protagoniste libraie, e in fondo ogni genere ha i suoi canoni. Quello che mi chiedo è come ha fatto a nascere il canone delle librerie se poi non hanno nulla a che fare con le trame…

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      • Claudio Capriolo

        agosto 2, 2019 at 10:54 am

        Quando transito per Aosta (succede almeno due-tre volte ogni anno) passo sempre in una certa libreria, piccola ma ben fornita. Un giorno – è successo qualche anno fa – la libraia mi consiglia i libri di Manzini che hanno per protagonista il vicequestore Rocco Schiavone, ambientati appunto nel capoluogo alpino: dice che sono bellissimi, che ha conosciuto l’autore organizzando per lui alcune presentazioni, che Manzini l’ha presa in simpatia al punto di ispirarsi a lei per tratteggiare un certo personaggio (ma di questo parla con una punta di ritrosia) e che, proprio in quel periodo, una troupe della Rai si trova a Aosta per girare alcuni episodi televisivi tratti dai libri in questione. Ho poi effettivamente incontrato il personaggio della libraia nel romanzo La costola di Adamo, però la sua attività non vi ha alcun rilievo, fosse stata una modista o una parrucchiera non avrebbe fatto differenza.

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      • Lucius Etruscus

        agosto 2, 2019 at 11:52 am

        Ecco, questa sarebbe un’ottima storia “romantico-libraria”: la protagonista finisce nel romanzo di qualcuno e sboccia l’amore! Invece fa la libraia solo perché è un lavoro socialmente accettato dalle lettrici di romance…

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  2. pirkaf76

    agosto 3, 2019 at 6:01 pm

    Non è il tipo di narrativa che leggo, ma chissà come uscirebbe un romance al contrario con un protagonista maschile romantico, ma che nel frattempo si bomba donne tatuate, probabilmente verrebbe tolto dal commercio per maschilismo… 😛

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    • Lucius Etruscus

      agosto 3, 2019 at 6:30 pm

      Sono d’accordissimo con te. Quello che ho notato, è che se da un lato gli eccessi maschilisti sono stati giustamente attenuati, quelli femministi sono schizzati alle stesse in maniera incontrollata, e nessuno può dire niente se no passerebbe per maschilista oppressore!
      Non parlo dei romanzi rosa, ma di tutta la narrativa in generale: le donne possono fare e dire cose senza freni che se la situazione fosse rovesciata, se a dirlo fossero i maschi, sarebbero massacrati. (Per non parlare dei telegiornali che danno per scontato e ovvio che una donna uccisa sia più grave di uomo ucciso…)
      Voglio essere ottimista, e pensare che dopo tanti anni a tirare da una sola parte (maschile), ora dovremo sopportare la deriva dall’altra parte (femminile), prima di arrivare davvero ad una parità di sessi, come oggi purtroppo è inimmaginabile…
      Comunque è anche vero che la cultura americana è ancora quella dei Padri Pellegrini quindi non è facile gestire un macigno di luoghi comuni maschili e trovare spazio femminile…

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  3. Celia

    settembre 1, 2019 at 2:37 pm

    Il like per l’introduzione.
    Ma… scusa se te lo domando… perché ti fai del male così? Ti pagano? 😉

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    • Lucius Etruscus

      settembre 1, 2019 at 2:40 pm

      ahahha magari! 😀
      Sono naturalmente attirato dai romanzi che parlano di libri, librai e scrittori, nella segreta – e quasi sempre delusa – speranza di trovare una chicca deliziosa, o comunque materiale per i miei viaggi negli pseudobiblia (“libri falsi”). Purtroppo è un mio desiderio che non riesco a placare, anche quando si scontra con il romance: un genere che continuare a usare librerie, libraie e libri come pura truffa ai lettori! 😛

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      • Celia

        settembre 1, 2019 at 2:52 pm

        Se ti riferisci alla narrativa, ho poco da consigliarti (ma ricordo con estremo piacere La libreria del buon romanzo, per altro un thriller e non un romance).
        Invece per i saggi sono un filo maniaca anch’io:
        https://opac.provincia.brescia.it/shelf/view/234936/lst? 😉

        Gli pseudobiblia mi interessa molto relativamente, a meno che non si parli di Necronomicon 😀

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