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[Leggende nane] Il finto sbarco lunare

20 Lug

Nel 1999 la società di analisi Gallup, di base a Washington, ha presentato un sondaggio per cui a trent’anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna il 6% della popolazione statunitense era convinta che detto sbarco non fosse mai avvenuto: era un falso organizzato dal Governo. Quasi dieci anni dopo, nel 2006, la società di analisi Dittmar Associates ha ripetuto il sondaggio, stavolta limitandosi ai giovani laureati tra i 18 e i 26 anni, e stavolta il risultato è stato drammatico: il 27% della gioventù istruita americana dubitava che lo sbarco sulla Luna fosse mai avvenuto.

Questo effetto esponenziale non è certo una novità nel vasto universo delle fandonie e delle truffe, è qualcosa che lo studioso olandese di religioni Reender Kranenborg chiamava “tradizione cumulativa dell’esoterismo”: una volta inventata una bufala, questa si alimenta di autoreferenzialità a livello esponenziale. Nessuno si informa sulla veridicità della notizia, su chi l’abbia veicolata la prima volta e su quanto sia affidabile come fonte: la sua semplice esistenza è la prova della sua verità autocertificata.
Kranenborg si occupava di casi come la fandonia di Gesù in India, di cui si sapeva l’origine – l’opera di Notovitch – ma in casi come quello del finto sbarco sulla Luna possiamo risalire all’origine della bufala?

Un punto di partenza è sicuramente quello suggeritoci da Jean Baudrillard: l’immagine precede sempre il reale. Ciò che noi troppo spesso crediamo informazioni reali, in realtà le sappiamo perché le abbiamo viste in un film…

Per l’elenco dei blog partecipanti all’iniziativa, guarda in fondo al post


Guarda la Luna,
e ti sfugge il dito

Mentre nel 1969 tutti avevano gli occhi puntati alla Luna, in attesa dello sbarco del primo uomo, nasceva la post-modernità. La modernità è nata nel 1492, quando tutti sapevano da millenni che la Terra era rotonda e invece Colombo tornò dal suo viaggio portando una nozione che avrebbe cambiato il mondo per sempre: la Terra ora era piatta. La Terra, ora, era una mappa: ciò che è sulla mappa esiste, ciò che ne è fuori… semplicemente non esiste. Quel metodo si applicava già nella medicina occidentale, per cui il corpo umano era quello descritto da Aristotele: se gli organi invece erano differenti, sbagliavano.
La modernità prevede che l’immagine preceda la realtà, e questo è durato fino al 1969, quando è avvenuto il primo vagito della post-modernità: due computer si sono parlati. C’è voluto del tempo, ma alla fine la realtà digitale ha creato la post-modernità. Se la modernità aveva bisogno di spazio, tempo e nomi – senza i quali la mappa non ha senso – la post-modernità digitale ha abolito spazio, tempo e nomi, come ci spiega Annihilation (2018), il geniale primo romanzo capolavoro della post-modernità, malgrado il suo autore non se ne sia reso conto.

Proprio quel 1969 in cui nasceva l’embrione della post-modernità, avviene lo sbarco sulla Luna: pronto a diventare materia per la parte oscura della modernità. Perché nasceva la storica bufala del falso sbarco.


La corsa al falso sbarco

Il saggio dell’ottobre 1973 The Politics of Lying. Government Deception, Secrecy, and Power di David Wise ci racconta di come una piccola percentuale della “gente comune” dubiti che la NASA abbia davvero mandato degli uomini sulla Luna, sebbene il fatto sia dato per certo dall’autore del libro.

«Il 14 giugno 1970 il “Miami Herald” ha pubblicato l’incredibile risultato di un sondaggio fra 1.721 persone in sei città – Philadelphia, Miami, Akron, Detroit, Washington e Macon (Georgia) – e diverse comunità della Carolina del Nord e del Sud. Alla gente era stato chiesto se credesse che gli astronauti americani avessero raggiunto la Luna per poi tornare indietro. […] I risultati indicavano che un numero sostanziale di americani non credeva all’evento più largamente reso pubblico dal Governo in tempo di pace.»

Il 10 febbraio 1971 i notiziari della NBC conducono un sondaggio similare a New Orleans: dei 1.100 studenti intervistati in una scuola del posto, il 56% ha dichiarato di non credere allo sbarco sulla Luna.
Sono percentuali totalmente sballate, sono campioni assolutamente non rappresentativi e sono sondaggi condotti a casaccio, quindi del tutto privi di una qualsiasi validità… ma l’immaginario collettivo non ha bisogno di dati: solo di miti.

Era il momento che qualcuno raccogliesse questo sentire, nato dalla sfiducia nei confronti del Governo, e lo veicolasse, che cioè prendesse una semplice vaga idea e le desse concretezza. Che non si limitasse a dire che lo sbarco visto in TV era finto bensì spiegasse come era stato creato.
Nello stesso 1973 del libro citato un giovane regista scrive una sceneggiatura che racconti su grande schermo l’idea di una falsa missione spaziale, una truffa governativa con conseguenze da spy story, senza però trovare una sola major hollywoodiana disposta a produrlo: chiamati degli indipendenti, il giovane Peter Hyams lanciò la sua carriera con Capricorn One (1977): il film che costituisce il lancio internazionale dell’idea del falso sbarco.

Le immagini che hanno “contagiato” il mondo intero

Solamente nel 1976 – cioè dopo due anni che Hyams andava bussando a tutte le porte dei produttori con la sua idea sul falso sbarco – Bill Kaysing pubblica a proprie spese We Never Went to the Moon, il primo saggio che analizzi la questione. (In Italia, l’unica edizione nota risale al 1997, per la romana Cult Media.)
Basta consultare il Catalog of Copyright Entries per appurare che il 17 gennaio 1974 Hyams ha depositato la sceneggiatura di Capricorn One, lo stesso anno in cui Kaysing pare abbia scritto una prima versione del suo testo, ma a meno che non l’abbia fatta girare a rotta di collo nei primi diciassette giorni dell’anno, il regista Peter Hyams è arrivato prima. E, al contrario del “saggista”, la sua opera è nota in tutto il mondo così da veicolare meglio il messaggio del falso sbarco.

Dopo che il film di Hyams ha spiegato come potrebbe essere avvenuto il falso sbarco, i primi a cogliere la palla al balzo sono stati i “terrapiattisti”. Come dice lo storico Alessandro Barbero, l’unico popolo nella storia umana che ha creduto nella Terra piatta è stato quello americano del Novecento!
Sul numero di luglio 1980 di “Science Digest” Robert J. Schadewald dà per scontato che le immagini che abbiamo visto tutti dello sbarco sulla Luna siano opera di Hollywood, e il “copione” porta la firma di Arthur C. Clarke. Oggi il celebre maestro della fantascienza è noto ai distratti italiani solo per il film 2001, ma va ricordato come Clarke scrivesse una fantascienza tecnologica così precisa da portarlo ad anticipare molte effettive invenzioni: per esempio con Preludio allo spazio (1951), romanzo noiosetto ma ricco di particolari tecnici, aveva già portato l’uomo sulla Luna, con quasi due decenni di anticipo.

«Ma ci siamo andati davvero?» si chiede un avventore del bar protagonista della scena finale de L’ululato (1981) di Joe Dante: gli anni Ottanta ormai fanno propria la tesi del falso sbarco come di una valanga di altre incredibili trovate che attraggono irresistibilmente l’opinione pubblica.


Qualcuno l’ha chiesto a Kubrick?

Lo sapete che Piero Pelù ha cantato la sigla di “Jeeg Robot”? Perché tutti quelli che ripetono questa idiozia non lo vanno a chiedere a Piero Peù? Mandategli un messaggio in privato nei social, all’incirca così: “Scusa, Piero, tu che a 17 anni avevi già la tua voce attuale, confermi che ti sei nascosto dietro il nome Focus per cantare Jeeg Robot?”
Ovviamente quella di Pelù è una stupidata italiana, una bufala che muore da sola, perché i grandi truffatori ci hanno insegnato ben altro: non fare mai nomi, o se li fai… assicurati che siano morti, prima.

Quando iniziai a sentire gente che dava per scontato come fosse stato Stanley Kubrick a girare le sequenze video del falso sbarco sulla Luna, mi chiedevo: “Ma Kubrick che dice, in proposito?” Che ingenuo che ero.
Secondo la regola del truffatore, un nome preciso esce fuori solo quando l’interessato è morto. Stanley Kubrick è morto nel 1999: solo dopo è sbucato il suo nome come autore dello sbarco lunare.

Stavolta però non è una truffa, è solo la modernità: l’immagine viene prima. Così quando il tunisino William Karel ha girato Opération Lune (2002), il finto documentario che si diverte a scherzare su Kubrick autore dello sbarco lunare… non si rende conto che sta scrivendo la realtà.
Da quel 2002, in cui il documentario parodistico è stato distribuito in lingua inglese con il nome Dark Side of the Moon, tutti sono così convinti che Kubrick sia stato coinvolto da non mettere assolutamente in dubbio la notizia. In fondo ha girato 2001 un anno prima, era il nome più ovvio, no? Perché l’esercito di registi di fantascienza di Hollywood, esperti in uno dei generi più amati del Novecento, non sarebbero mai stato in grado di riprendere tre tizi che scendono una scaletta…

Cosa dice la NASA di tutto questo? Proprio nel 2002 del falso documentario che ha fatto entrare Kubrick nel cuore di ogni “credulone incredulo”, la NASA ha commissionato a James Oberg di scrivere una confutazione chiara e netta: per farlo, Jim Marrs nel suo Above Top Secret (2008) ci informa che sono stati spesi 15 mila dollari. O questo Oberg doveva incidere la sua relazione su lamine d’oro, o non si spiega un così elevato sborso per una semplice comunicazione ufficiale. Esce fuori invece che Oberg doveva scrivere proprio un libro dove venisse spiegato lo sbarco sulla Luna e confutata ogni singola obiezione o luogo comune, ma alla fine la NASA stessa sospende tutto, affermando che non valeva la pena impegnarsi tanto per rispondere a dei cospirazionisti. E i 15 mila dollari? Mi sa che quelli ormai sono andati…

Invece rimane ben salda la bufala e diventa “verità autoreferenziata”. Nel film Interstellar (2014) è dato per scontato che lo sbarco lunare visto in TV nel 1969 era solo una «geniale propaganda» per far sfigurare i russi: quindi gli autori – i fratelli Christopher e Jonathan Nolan – ci dicono che il semplice sbarco a due passi dalla Terra è falso, mentre il viaggio al di là dell’universo del personaggio protagonista è vero.

«È un vecchio testo federale, li abbiamo rimpiazzati con le versioni corrette. Spiegano che le missioni Apollo erano finzioni per far fallire i sovietici.»

«Lei non crede che siamo andati sulla Luna?»

Un film è finzione, può dire ciò che vuole, il problema è che la gente crede ai film e non alle prove: crede ai politici ma non crede alle foto scattate sulla Luna. Quindi ciò che la finzione dice è vero, ciò che la realtà dice è falso. L’immagine, viene prima della realtà…

Se credete che Kubrick abbia davvero diretto il peggiore dei suoi film, cioè lo sbarco lunare, troverete mille prove in Rete, ma nel caso non riuscireste a cogliere la parodia francese né in tempi più recenti la deliziosa operazione di Moonwalkers (2015), film che immagina il giovane Kubrick che fa impazzire gli autori del “complotto” nel dirigere il suo film.


Conclusioni

Ognuno creda ciò che vuole, e in Rete troverà mille prove che non siamo mai stati sulla Luna: è incredibile come nelle bufale tutti diventino esperti a livello internazionale. La forma dell’ombra non è giusta, il vento sulla Luna non soffia come dovrebbe, l’ipotenusa costruita sull’angolo di proiezione dell’Apollo 11 non corrisponde al cateto di antani come se fosse. Poi arriva uno che promette di cancellare le tasse e tutti gli credono: ammazza che aquile!

Però l’importante è fare attenzione al verbo: “credere”. Non “sapere”. Siamo tutti liberi di “credere” in ciò che più ci diverte, ma non siamo liberi di “saperlo”. Perché le prove e le fonti esulano dal nostro divertimento, e le prove e le fonti della truffa della Luna sono come le prove dell’esistenza del Bigfoot: c’è chi dice che esiste, il che non fa una prova. C’è chi dice che l’ha visto, il che non fa una fonte.

Credete pure che lo sbarco sulla Luna è una truffa, se questo vi diverte, l’importante è che ricordiate che tutto nasce da copioni cinematografici, falsi documentari con intenti umoristici e finzione varia, il tutto condito con valanghe di creduloneria e mitomania a spruzzo. Però, di nuovo, se diverte ci si può credere benissimo: è molto meno divertente credere ai politici…

L.


Bibliografia

  • Reender Kranenborg, Revelation and Experence in the Theosophic Tradition, da “On Sharing Religious Experience”, 1992
  • Jim Marrs, Above Top Secret. Uncover the Mysteries of the Digital Age, 2008
  • Richard Meyers e Ed Naha, The Saga of Capricorn One: A Watergate in Space, da “Starlog Magazine” n. 14 (giugno 1978)
  • David Wise, The Politics of Lying. Government Deception, Secrecy, and Power, 1973

Gli altri miei blog
che partecipano ai festeggiamenti:

  • “Il Zinefilo” con: “Stazione Luna” (1966)
    Una commedia sexy lunare con Jerry Lewis non si può vedere, e infatti… si è vista pochissimo!
  • “Non quel Marlowe” con: “Il finto sbarco lunare
    Storia di come si è diffusa un’idea veicolata dalla finzione cinematografica.
  • “Fumetti Etruschi” con: “Comunisti sulla Luna!” (2019)
    Una storia alternativa in cui sono stati i sovietici i primi a sbarcare sul nostro satellite.
  • “Gli Archivi di Uruk” con: “Primi sulla Luna!” (Urania 259)
    Scheda e incipit di un’Urania d’annata, quando ancora la Luna era lontana.
  • “30 anni di Aliens” con: “La Luna nell’universo alieno
    Per festeggiare i 50 anni dello sbarco sulla Luna, cosa potevo organizzare di “alieno”? Ho pensato di ricordare qualche apparizione del nostro satellite nell’universo alieno.
  • “Il CitaScacchi” con: “Scacchi verso la Luna” (1948)
    Per festeggiare i 50 anni dell’uomo sulla Luna, ecco una partita a scacchi di due pendolari verso Luna City.
  • “Myniature” con: “5 euro per 50 anni sulla Luna” (2019)
    L’IPZS (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato) dal 5 luglio 2019 ha messo una moneta commemorativa per il 50° anniversario dello sbarco sulla Luna.
  • “IPMP: locandine italiane d’annata” con: “Stazione Luna” (1966)
    Locandina d’epoca della commedia sexy lunare con Jerry Lewis.

Gli altri blog dell’iniziativa:


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20 commenti

Pubblicato da su luglio 20, 2019 in Indagini, Leggende nane

 

20 risposte a “[Leggende nane] Il finto sbarco lunare

  1. Conte Gracula

    luglio 20, 2019 at 8:16 am

    Io sono certo che l’uomo sia andato sulla Luna, perché i primi astronauti a metterci piede erano lupi mannari e ci tenevano.
    Poi hanno dovuto doppiarli nelle registrazioni, perché in realtà ululavano! 😛
    Ecco pronto il prossimo mockumentary sull’argomento. 😉

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  2. Cassidy

    luglio 20, 2019 at 9:23 pm

    “Moonwalkers” è un film davvero spassoso, e questa giornata “lunare” non potevo che terminarla con la lettura di questo post che va fino alla Luna e torna indietro, completissimo e decisamente in linea con le tematiche di “Non quel Marlowe”. Hanno scelto Kubrick perché sapevano benissimo che ad una domanda diretta, Kubrick sarebbe scoppiato a ridere, oppure avrebbe gelato l’intervistatore con una delle sue risposte glaciali 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus

      luglio 20, 2019 at 9:27 pm

      Perché non ci mettiamo d’accordo e cominciamo a spingere Walter Hill come autore del filmato lunare? 😀

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  3. Sam Simon

    luglio 20, 2019 at 9:52 pm

    Bellissimo post, grazie!
    E vorrei ricordare che Billy Corgan era il bimbo di Supervicky, un’altra verità tutta nostra che vale la pena di ripetere ogni tanto! :–D

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  4. Giuseppe

    luglio 21, 2019 at 2:00 am

    Tra altre cose, i lunacomplottari dimostrano una grande incompetenza cinefila a riguardo: facile nominare sempre e SOLO Kubrick però, se continui a rompere le palle con le tue fantomatiche ricostruzioni in studio, dovresti sforzarti di scendere più nel dettaglio! Kubrick dirigeva, ok, ma chi si occupava degli effetti speciali? Non mi risulta che Kaysing e “geni” simili abbiano mai nominato Douglas Trumbull, Richard Yuricich, Wally Veevers, Tom Howard, Con Pederson o Brian Johnson (per tentare di essere più plausibili, di 2001 avrebbero dovuto conoscere almeno i principali tecnici coinvolti e non limitarsi al regista: ma forse, essendo ancora vivi e vegeti tranne Veevers e Howard, Bill e soci non avranno voluto correre rischi inutili)…

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    • Lucius Etruscus

      luglio 21, 2019 at 8:54 am

      Per questo comprendo la decisione della NASA di non abbassarsi al livello dei complottisti: nessun discorso logico avrà mai il minimo effetto con chi crede in tutto tranne che nel plausibile…

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  5. trentazero

    luglio 21, 2019 at 12:38 pm

    Interessantissimo, grazie.

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  6. theobsidianmirror

    luglio 21, 2019 at 2:36 pm

    Ma, guarda, esistono tesi complottiste di tutti i tipi. Ci sono quelle facilmente attaccabili perché totalmente e volutamente stupide (la terra piatta, le scie chimiche sono idee talmente campate per aria che viene addirittura da pensare che rappresentino un complotto al contrario) e quelle in cui bisogna riconoscere un certo grado di incertezza. Lo sbarco sulla Luna è il caso più lampante di questa seconda categoria.
    Non entrerò nel merito della questione se “ci siamo andati oppure no”, perché ognuno si sarà ormai già fatto la sua idea… e poi finiremmo per stare qui a parlarne per i prossimi cinquant’anni senza arrivare a nulla
    Il vero problema secondo me è che il governo americano ha messo in fila negli anni talmente tante porcherie che qualsiasi cosa è terreno fertile per un “al lupo, al lupo”.
    Al tempo dell’Apollo 11, per dirne una, la memoria dell’omicidio Kennedy era ancora ben viva negli occhi del mondo.. pochi si convinsero della tesi ufficiale e quel senso di straniamento fu terreno fertile per il grande successo delle tesi complottiste a venire. Oggi noi magari confondiamo le immagini di “Capricon One” con la realtà, non c’è dubbio, ma nel 1969 la gente già si chiedeva fino a che punto poteva fidarsi di quello che le fonti ufficiali raccontavano (e tra i racconti ufficiali ce n’erano alcuni ancora più assurdi di qualsiasi terra piatta, quadrata o a tronco di cono.).

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    • Lucius Etruscus

      luglio 21, 2019 at 3:13 pm

      Credere al Governo americano è impresa ardua ed è più che comprensibile il sondaggio citato del 1970, in cui una piccola percentuale (assolutamente non rappresentativa: mille persone su 200 milioni!) non credeva alle notizie viste in TV, però quello che oggi gli scettici dicono non ha più niente a che vedere con quello, visto che non sono cittadini americani e di solito chi è scettico non si informa, se non da altri scettici, quindi ciò che si crea è un insieme di generici sentiti dire che non c’entrano più nulla con la fiducia di un popolo con il suo Governo. Lo dimostra quanto venga citato Kubrick, che fino al 2002 del finto documentario nessuno ha mai pensato minimamente di unire allo sbarco sulla Luna: chi cita Kubrick non sta parlando della sfiducia del 1969 verso un Governo non certo degno di fiducia, ma di semplice bla bla ripetuto per sentito dire.

      Nei primi anni Novanta John Malcovich dichiarò di credere fermamente che era stato Oswald ad uccidere Kennedy: ognuno crede ciò che gli piace, tanto non ci sono prove. L’importante è non affermare di “sapere”, perché per farlo allora sì che servono prove e, appunto, non esistono.

      Curioso infine che l’unico sbarco sulla Luna a non essere creduto è quello del 1969: tutti gli altri dunque sono veri o per estensione tutti gli altri astronauti che hanno messo piede su suolo lunare sono video finti? 😀

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  7. zoppaz (antonio zoppetti)

    luglio 22, 2019 at 10:57 am

    Gran bella analisi. E soprattutto concordo su un punto: credere è “divertente” o comunque contiene storie affascinanti. Terrapiattismo, negazionismo, revisionismo… molte volte veicolano belle storie, che se si saldano con il complottismo e il mito della controinformazione producono leggende metropolitane che si propagano. Si sa che gli extraterrestri ci hanno creati e dopo aver costruito le piramidi hanno governato il popolo egizio… E se la Guinea non esistesse e fosse solo un complotto dei cartografi? Se Napoleone non fosse mai esistito e fosse stato impersonato da almeno tre sosia diversi al soldo di una loggia segreta di banchieri inglesi che volevano rovesciare l’assetto politico europeo? Di materiale ce n’è tanto. Il problema è che a volte questo schema non si presta solo alla diffusione di credulità innocenti, può essere cavalcato per esempio per fini politici, dal creazionismo scientifico (haimé proposto nelle scuole di qualche località statunitense e persino ventilato in italia dall’allora ministra Moratti, per fortuna senza successo), sino all’idea che i mali e i problemi dell’italia dipendano da 4 navi da cui sbarcano gli extracomunitari.

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    • Lucius Etruscus

      luglio 22, 2019 at 11:03 am

      Se ci si limitasse ai miti, sarebbe una vasta gamma di narrativa spettacolare. Purtroppo nel momento esatto in cui ci si crede, ogni narrativa sparisce e rimane solo ignoranza e paura, facilmente governabli per scopi elettorali. (Temo che in Italia da tempo non si possa più usare la parola “politica”: non esiste più, quel concetto, esiste solo un’infinita campagna elettorale.)
      Se i complottisti fossero attenti osservatori, di cose strane ne troverebbero a fiotte. Hai citato “misteri geografici”: che fine ha fatto quella titanica Groenlandia che riempiva le mappe geografich di quando andavo a scuola, negli anni Ottanta? I geografi ci dicono che era frutto di un errore di calcolo ora sistemato: e se invece fosse un complotto per non dirci cosa fanno lì???? 😀

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