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[Books in Movies] La bambolona (1968)

10 Lug

Visto che l’amico Ivano Landi mi ha consigliato Il commissario Pepe (1969) e Venga a prendere il caffè da noi (1970), film con Ugo Tognazzi pieni di citazioni librarie (e non), mi sono detto: perché non continuare da solo a spulciare i film con Tognazzi del periodo per vedere se mai uscisse fuori qualcos’altro?
Sebbene particolarmente avaro di citazioni, non posso non parlare de La bambolona (1968) di Franco Giraldi, disponibile in DVD Medusa dal 2005 con un divieto ai minori di 18 anni assolutamente immotivato.

Ignoravo l’esistenza del film – malgrado la grande fama, solamente un limitatissimo numero di film con Tognazzi passa in TV – ma negli ultimi dieci e passa anni ho curato una collezione particolare. Per le mie mani sono passati fiumi e fiumi di libretti Mondadori da edicola (Urania, Gialli, Segretissimo) che a seconda del momento decidevo di conservare e poi magari decidevo di dar via (per meri problemi di spazio in casa), a volte anche riuscendo a venderli, nei tempi d’oro. La mia collezione consisteva nello scansionare le pubblicità presenti in questi libretti, così da ricreare idealmente una storia editoriale italiana, con tanto di prezzi, commenti, mode e quant’altro, sebbene quasi unicamente di marca Mondadori.
Tutto questo per dire che caso ha voluto ricordassi bene il romanzo di Alba de Céspedes, poetessa e scrittrice dal passato partigiano.

Una grafica che sembra strizzare l’occhio alle commedie frizzanti

La coincidenza è stata del tutto fortuita, visto che parliamo di una collezione di circa 2.500 pubblicità librarie dal 1934 al 2012, eppure quando ho scansionato la pubblicità del romanzo nel giugno 2017 qualcosa si dev’essere depositato nella mia memoria, qualcosa che poi ha “vibrato” l’8 luglio scorso, quando – preparando la scheda di Uruk di un vecchio numero di “Segretissimo” – mi è capitata di nuovo davanti la pubblicità. Quando ho voluto dare un’occhiata alla filmografia di Tognazzi e mi è capitato davanti il titolo La bambolona, non ho davvero saputo resistere a questa congiunzione astrale…
Ad aiutarmi nella memoria, comunque, è stata anche la scelta di mettere in copertina la Olympia (1863) di Édouard Manet, scelta che mi sembra davvero azzeccata, una volta visto il film.

“Olympia” (1863) di Édouard Manet (Musée d’Orsay, Parigi)

Dunque il romanzo viene pubblicizzato sul numero 941 (febbraio 1967) de “Il Giallo Mondadori”, a pagina piena come mostro qui di lato, e su “Segretissimo” n. 184 (8 giugno 1967) viene di nuovo pubblicizzato ma in versione “ridotta”, con pubblicità a mezza pagina. La collana è “Narratori Italiani” e il prezzo per il volume di ben 400 pagine è di 3.000 lire: un prezzo impegnativo, visto che le uscite mondadoriane da edicola costavano 250 lire e gli “Oscar Mondadori” 350.

da “Il Giallo Mondadori”
n. 941 (febbraio 1967)

La frase di lancio non mi sembra di buon gusto, ma è facile che sia stata scritta dal pubblicitario più che dall’editore:

«L’ossessiva ricerca della giovinezza, l’irriducibile bisogno di novità alle inquiete soglie dei quarant’anni».

Non so se i quarantenni del 1967 si sentissero così “inquieti”, ma è facile che fossero loro il pubblico a cui si rivolgevano le uscite mondadoriane da edicola, con quasi obbligatoriamente una donna in copertina: vestita nei “Gialli”, svestita in “Segretissimo”. La frase potrebbe aver senso, in questo caso, ma a giudicare dal film dubito che quella fosse la “filosofia” della storia.

Non ho potuto reperire il romanzo della de Céspedes, non so se sia una specie di risposta italiana alla Lolita di Nabokov (1955; in Italia dal 1959) ma stando al film – che all’epoca venne definito fedele al libro – assistiamo al tipico “sciupafemmine” italiano che vorrebbe approfittarsi di una ragazzina e invece viene da lei mosso come un burattino.
Il topos della fanciulla che raggira il ricco che crede di sedurla è antico quanto la letteratura italiana, ma stavolta sembra di scorgere ben altro nella divertente storia dell’avvocato Giulio Broggini (Tognazzi): un serio ed affermato professionista solito a saltare la cavallina con donne splendide che d’un tratto perde la testa per una 17enne rotondetta, “ruspante” nei comportamenti, pigra e addirittura rozza. Non c’è un solo aspetto di Ivana che Giulio trovi non solo attraente ma anche solo dignitoso, eppure ha perso la testa per lei, ed assistiamo ai tentativi sempre più impegnativi di sedurla. Sempre nella convinzione di Giulio di essere lui a condurre il gioco.

Lo sguardo tutt’altro che innocente della giovane esordiente Isabella Rei

«Due corruzioni si sono sfidate, ha vinto la più abile, o soltanto la più giovane». Così il 31 marzo 1967 Giuseppe Del Colle commenta la trama del romanzo, nella sua rubrica fissa “Stasera leggiamo” sul quotidiano “La Stampa”.

«La bambolona è un romanzo di tipo tradizionale, anche se vi si parla di “bear” e di capelloni, anche se vi si polemizza con la polizia e vi si combatte per il divorzio, anche se – e sembra l’unico elemento destinato a sollevare qualche perplessità – invano si cercherebbe in tutto il lungo volume un solo personaggio di donna che ispiri simpatia. Un libro amaro composto in modo asciutto e teso – spesso con un andamento da giallo psicologico – che riesce a rendere la desolata condizione dell’uomo che fallisce per la prima volta nella sua vita, e nel medesimo istante capisce di essere stato sbalzato per sempre dalla sella, di essere un sopravvissuto al suo stesso successo, ridotto ad un fantasma dolente.»

Mentre il romanzo piace, scala le classifiche e i giornalisti si lamentano che non venga preso in considerazione per il Premio Campiello di maggio, arriviamo ad ottobre 1967 e l’attore Raf Vallone porta a teatro a Milano Uno sguardo dal ponte di Arthur Miller, riscuotendo grande successo di pubblico e critica. Intervistato, rivela il suo prossimo progetto: La bambolona della de Céspedes.

Nasce dunque un bel problema: trasportando il personaggio di Ivana dalla fantasia del lettore alla forma concreta per lo spettatore, bisogna trovare il volto giusto per «questo animalesco profilo di giovane donna», come aveva scritto Del Colle. Quando a gennaio 1968 la rappresentazione di Vallone esordisce a Napoli, nel ruolo di Ivana c’è la trentenne romana Gabriella Pallotta, che «rinuncia al cinema per il teatro», o almeno così viene detto all’epoca.
Non è tenero Carlo Terron su “La Notte” (5 aprile 1968).

«La bambolona della De Cespedes s’è trasformata ne La bambolona di Vallone, due cose uguali, quanto alla vicenda, diversissime quanto al modo. Giudicare l’una in controluce all’altra varrebbe pretendere di raccogliere acqua in una cesta.
[…] Dalla storia viene spremuta tutta la paradossalità, facendo del protagonista un erotomane, civile, educato e sobrio, ma, con ciò, non meno delirante; e colorando di tinte parodisticamente fin troppo accese la “esagitazione meridionale” della famiglia Scarapecchia, anche a prezzo di una monotona insistenza sulle stesse situazioni. In altre parole, il calcolato processo di banalizzazione del reale tende a sfuggire di mano al riduttore, per eccesso, rischiando di apparire banalità pura e semplice.»

Gabriella Pallotta ne
“La bambolona” (1967)
(Photo by Pierluigi/Mondadori Portfolio via Getty Images)

«Al solito molti tenteranno di trovare nella commedia i valori indiscussi del romanzo», mette le mani avanti Vallone (regista, attore e riduttore) al momento di presentare il lavoro a Milano nell’aprile del 1968. «Non li troveranno, per la semplice ragione che non ci sono e non ci devono essere. Romanzo e teatro sono due modi diversi di esprimersi e io, nella riduzione, ho sempre tenuto presente la scena, almeno spero, pur di far vivere uno spettacolo autonomo.»

«Io l’ho vista come una storia non drammatica; anche se non direi comica, ma da commedia. Una commedia che si tramuta in farsa in certe caratterizzazioni.»

Malgrado l’onestà di Vallone nello specificare che ha trasformato una storia drammatica in una commedia, dopo la rappresentazione al Nuovo di Milano del 3 aprile le critiche continuano a non essere tenere con il suo lavoro, e addirittura Alberto Blandi su “La Stampa” parla di «qualche malumore da parte della stessa scrittrice», assente a questa prima milanese.

«E il pubblico? A volte, dà l’impressione di non essere del tutto soddisfatto. Per carità, è soltanto un’impressione: infatti ride e applaude come di consueto. E alla fine, non lesina le chiamate a tutta la compagnia.»

Quindi, tutto sommato, per una rappresentazione teatrale è andata bene.

20 dicembre 1968

Intanto alla fine del marzo 1968 torna a farsi vivo Ugo Tognazzi, che ha appena concluso in tribunale l’amicizia con Federico Fellini: per un anno l’attore è rimasto fermo, costretto a rinunciare a molti ruoli fra cinema e teatro, nella speranza di interpretare Mastorna, il film che Fellini non riuscirà mai a girare. Dopo aver rivolto parole molto dure nei confronti del celebre regista («bugiardo e ipocrita», tanto per dire), ai giornalisti il nostro Ugo racconta che vuole partire in quarta e fare valanghe di film. Fra i titoli già pronti a partire c’è La bambolona, che si inizierà a girare a maggio.

Nel giugno del 1968 addirittura l’Ansa rilascia un comunicato per informare dell’attrice che interpreterà il ruolo della giovane protagonista: Igli Villani, la cugina 16enne di Sophia Loren, ma la notizia dura poco e il 18 luglio successivo già la Villani è dimenticata e il ruolo è affidato ad Isabella Rey, che poi perderà la “y” e diventerà Isabella Rei.
Ecco la presentazione de “La Stampa”

«Isabella Rey, “bambolona” a lungo cercata dal regista Franco Giraldi fra aspiranti dive italiane, francesi e persino asiatiche. Bruna, maestosa, gli occhi scuri pigri e intensi, la ragazza è al suo debutto cinematografico. Nell’estate interpreterà il personaggio di Ivana […]. Dopo il film, tornerà sui banchi di scuola, dove il successo non le ha arriso, per sostenere gli esami di riparazione.»

C’era bisogno di mortificare la ragazza specificando che era stata rimandata a scuola? Tanto la sedicenne non sembrava dare il minimo segno di interesse, stando ai racconti, e dopo un’altra fugace apparizione nel 1970 scomparirà dal cinema.
L’ha battuta Igli Villani, che sebbene ad agosto riveli di essere stata scartata perché troppo bella per la parte, farà in totale tre film prima di scomparire anche lei dal cinema. Tutte commedie all’italiana.

Scusate, avete mica qualche prodotto Plasmon?

Il film esce a Natale del 1968 e, com’è tradizione del cinema italiano, c’è la consueta scena nel bar così da pubblicizzare più prodotti possibile: peccato qui manchi la parallela scena davanti all’edicola. Come si può vedere, Fernet Branca, Plasmon, Baci Perugina e Dufour sono tutte marche bene in vista, probabilmente a seconda di quanto abbiano pagato, ma il posto d’onore è sempre per la marca regina del cinema nostrano: il J&B.

Vorrei un whisky, ma quale?

Ma sì, dài, il solito J&B

Veniamo all’unica citazione libraria del film. Nella scena onirica con le donnine nude – unica brevissima parentesi concessa alla “commedia frizzante” – vediamo una ragazza a letto intenta a leggere un libro. Di nuovo giallo. Che fosse quello il colore della narrativa erotica, come Storia di O del 1968?

Che libro sarà?

Si tratta della prima edizione “ufficiale” di Emmanuelle. L’anti-vierge di Emmanuelle Arsan, la modella franco-thailandese che scrisse romanzi di grande successo europeo e da cui sono stati tratti innumerevoli film, più o meno fedeli. Uscito in edizione clandestina nel 1960, il testo viene edito in via ufficiale a Parigi proprio nel 1968.

Tipica lettura “da letto”

Curiosamente la casa editrice milanese Forum proprio quel 1968 porta in italiano il romanzo, con una grafica di copertina identica: chissà perché la produzione ha utilizzato l’edizione francese, invece di quella italiana identica. Forse la casa editrice non ha voluto comprare il “lotto pubblicitario” filmico?

Edizione Forum 1968

L.

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2 commenti

Pubblicato da su luglio 10, 2019 in Books in Movies

 

2 risposte a “[Books in Movies] La bambolona (1968)

  1. landiivano

    luglio 10, 2019 at 9:54 am

    Quello di Tognazzi è sicuramente un filone ricco in cui scavare. Anch’io sono ancora abbastanza lontano dall’averlo esaurito…

    Piace a 1 persona

     

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