RSS

[Books in Movies] Venga a prendere il caffè da noi (1970)

05 Lug

Stavolta sono stato più veloce ad elaborare il consiglio datomi da Ivano Landi del blog “Cronache del Tempo del Sogno“, che dopo Il commissario Pepe (1969) mi segnala un altro film con Ugo Tognazzi immerso in citazioni librarie.

Girato da Alberto Lattuada all’inizio del 1970 e tratto dal romanzo La spartizione (1964) di Paolo Chiara – autore che si guadagna anche un piccolo ruolo – “Venga a prendere il caffè da noi” esce nei nostri cinema nell’ottobre successivo. Dal 2012 è disponibile in DVD RaroVideo.

Fulcro del film è la famiglia Tettamanzi, tre sorelle rimaste orfene ed ereditiere di un cospicuo capitale, oltre che di una grande villa a Luino: non passa molto prima che uomini poco innamorati ma molto interessati inizino a corteggiarle.
Così abbiamo il giovane sbandato Paolino (Jean-Jacques Fourgeaud), pieno di debiti di gioco, che vede nella sorella minore Tarsilla (Francesca Romana Coluzzi) l’occasione di sposare una ricca donna e accedere ai suoi soldi. Il ragazzo però è maldestro, non ha la classe di Emerenziano Paronzini (Ugo Tognazzi), freddo e calcolatore, che prima analizza centimetro per centimetro la proprietà Tettamanzi e poi attua il suo piano con matematica precisione. Il Destino saprà ricompensare i due uomini secondo quanto meritano.

Tipica piccola biblioteca di paese

Tarsilla lavora nella piccola biblioteca comunale legata alla parrocchia, e le ragazze del posto sembrano divertirsi a chiederle libri scandasoli: quando non ottengono i titoli sperati – firmati dal marchese De Sade o dal barone von Masoch – se ne vanno con un semplice “Igiene sessuale“.

Non so se sia un libro vero o creato per l’occasione

Malgrado Tarsilla lo neghi con sdegno alle sfrontate ragazze, lei ce l’ha eccome un libro scandaloso, ma lo tiene chiuso nel cassetto della sua scrivania… per leggerlo segretamente.

Letture segrete e scandalose

Cosa mai legge la giovane in preda al turbamento?

Pubblicità su “La Stampa”
20 luglio 1971

«O era felice che René la facesse frustare e la prostituisse perché la sua appassionata sottomissione avrebbe dato al suo amante la prova della sua appartenenza, ma anche perché il dolore e la vergogna della frusta, e l’oltraggio inflittole da coloro che la costringevano al piacere quando la possedevano, oppure prendevano il loro piacere senza badare al suo, le sembravano appunto la punizione del suo peccato. Certi abbracci erano stati immondi, certe mani sui suoi seni erano state un intollerabile insulto, certe bocche avevano aspirato le sue labbra come molli e ignobili sanguisughe, lingue e sessi, bestie vischiose, si erano accarezzati contro la sua bocca chiusa, contro i solchi, che essa aveva stretto con tutte le sue forze, del grembo e delle terga, e l’avevano costretta ad irrigidirsi per un senso di rivolta, così a lungo che la frusta non era stata di troppo per domarla, ma ad essi aveva finito per aprirsi con un disgusto e una servilità abominevoli.»

Si tratta della traduzione di Andrea D’Anna del romanzo “Histoire d’O” (1954) di Pauline Réage, pseudonimo della francese Dominique Aury: la casa editrice ELDF di Dijon (Digione) l’ha tradotto in italiano nel 1968 con il titolo “Storia di O” e la copertina gialla mostrata nel film.
Chissà se proprio grazie a questa fugace apparizione la Bompiani si interesserà del romanzo, portandolo – con molta più enfasi e pubblicità – nelle librerie italiane almeno dal luglio 1971. (Grazie a Zoppaz per la dritta sul libro giallo!)

Un’edizione franco-italiana che conoscerà miglior futuro l’anno dopo il film

Questa “anticipazione” Bompiani non deve farci dimenticare marchi storici che amavano piazzare i propri libri nei film: non vorremo mica dimenticare la Einaudi? Tranquilli, passa anche lei per le mani di Tarsilla.

Si vede bene il marchio Einaudi o si deve zoomare di più?

Qui si gioca, ma non dimentichiamo la regina del product placement librario nel cinema italiano: Mondadori.

Occhio, sulla destra, alla casa editrice…

Dal 1968 la Mondadori ha lanciato la collana “i Giganti“, una serie di monografie di grande formato dedicate a grandi personaggio del pensiero e della letteratura, in vendita al corposo prezzo di 1.000 lire. (Il “Giallo Mondadori” all’epoca costava 250 lire e un Oscar Mondadori 350). L’iniziativa durerà circa dieci anni e presenterà una settantina di autori: visto che Paolino è più che convinto che il fine giustifichi i mezzi, la Mondadori gli mette in mano il quarto numero della collana, “Machiavelli“.

La Mondadori ovviamente si prende uno spazio pubblicitario più grande

Non ci facciamo mancare di certo i fumetti, così la cameriera Caterina (Valentine) quando non spia le attività di casa Tettamanzi si concede la lettura di “Mandrake“.

Fa solo finta di leggere: in realtà le interessa ciò che succede nelle altre stanze

Si tratta della “Nuova Serie” degli Albi de Il Vascello (Fratelli Spada Editore), che dal 1967 al 1971 – stando alla Guida del Fumetto Italiano – presentò le storie del celebre mago di Lee Falk alternandole a quelle di Flash Gordon.

L’albo in questione è il numero 147 del 21 gennaio 1970, altra prova che le riprese del film risalgono a questo periodo.

Per occupare questo spazio così da mettere la foto di Mandrake di lato, ecco una curiosità che rappresenta una datazione sicura delle riprese: un trafiletto apparso su “La Stampa” del 7 gennaio 1970:

«Varese, 6 gennaio. — Alberto Lattuada si è ferito involontariamente ed è stato costretto a sospendere la lavorazione del film Venga a prendere un caffè da noi che sta girando a Luino.
L’incidente è avvenuto durante una pausa della lavorazione del film mentre la troupe stava consumando la colazione. Il regista ha rotto un bicchiere tagliandosi il palmo della mano destra: gli sono stati applicati sei punti ed il medico gli ha proibito di muovere la mano per almeno quattro giorni. Per questo motivo la lavorazione è stata sospesa in attesa della guarigione del regista.»

Quanto usava la mano nel dirigere, Lattuada, per costringerlo a stare fermo non potendola muovere?

Un’edicola a Luino / in un gelido mattino

Per chiudere, il pacchetto pubblicitario del cinema italiano non è completo se non c’è una scena davanti all’edicola, anche se stavolta non si vede molto in primo piano: evidentemente l’unico “inserzionista” è stato il “Corriere della Sera”.

Anche se piegato, il giornale si riconosce comunque

Da questa foto vediamo anche una pubblicità della rivista “Stop” e, più sotto, una delle mitiche “Garzantine“, piccole enciclopedie tascabili che negli anni Ottanta e primi Novanta ho molto consultato. I miei genitori le adorarono sin da subito e ne acquistarono diverse – anche usate – e avevamo anche quella pubblicizzata nella foto: l’Enciclopedia Scientifica e Tecnica. Così anche la Garzanti ha avuto il suo piccolo product placement

L.

– Ultimi post simili:

 
6 commenti

Pubblicato da su luglio 5, 2019 in Books in Movies

 

Tag: , ,

6 risposte a “[Books in Movies] Venga a prendere il caffè da noi (1970)

  1. landiivano

    luglio 5, 2019 at 12:13 pm

    Stavolta sei stato sul serio veloce! E vedo che per fortuna ti sei messo da solo sulle tracce della bibliotecaria Tarsilla, mentre io mi ero concentrato sulla questione edicola/fumettti.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      luglio 5, 2019 at 12:18 pm

      Stupefacente il romanzo Bompiani in anteprima, sicuramente una bozza di stampa visto l’errore tipografico in vista (una parentesi tonda con spazio sbagliato): davvero una chicca!
      Grazie come sempre delle belle segnalazioni 😉

      Piace a 1 persona

       
  2. Kuku

    luglio 6, 2019 at 1:58 pm

    Fantastici spottoni editoriali! Quandoi ancora conveniva pubblicizzare cose da leggere dunque!
    Ma come, il regista coi punti alla mano non riesce a dirigere? Cosa doveva fare, tutto col linguaggio dei segni?

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      luglio 6, 2019 at 2:48 pm

      Infatti è strano, forse era l’assicurazione ad imporre il riposo. Boh…
      Erano anni di grande mercato librario e valeva la pena investire in queste pubblicità nei film, visto che ce n’erano a secchiate.

      "Mi piace"

       

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: