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[Books in Movies] Il commissario Pepe (1969)

28 Giu

Con estremo ritardo sfrutto un’altra ghiotta segnalazione di Ivano Landi del blog “Cronache del Tempo del Sogno“.

Si tratta del film “Il commissario Pepe” di Ettore Scola, scritto da lui stesso insieme a Ruggero Maccari: girato nella primavera del 1969, è uscito nelle nostre sale il 4 ottobre successivo. Dal 2016 è disponibile in DVD 01 Distribution.

Il film racconta un’indagine del commissario Antonio Pepe (Ugo Tognazzi) che in realtà esula sin da subito da un semplice lavoro di polizia, diventando un’analisi che spazia dal “comune senso del pudore” fino all’ipocrisia che permea ogni ambiente della vita italiana. Malgrado la storia sia limitata ad un paesino, in cui la gente vuole «il letto pieno e la coscienza pulita», è chiaro che il messaggio può benissimo essere esteso all’intero Paese.
Se il commissario Pepe facesse bene il suo lavoro, dovrebbe arrestare così tanti “pezzi grossi” – da politici a religiosi – che farebbe tremare la terra: sarà in grado di affrontare un dilemma del genere?

Mentre il protagonista rimugina sull’ipocrisia della società italiana, Scola ne approfitta per fare quello che fanno tutti i film italiani dagli anni Sessanta agli anni Ottanta: la vetrina pubblicitaria. Oggi si chiama product placement mentre all’epoca erano semplici “marchette”, ma almeno all’epoca i film erano produzioni private che ben accettavano soldi di aziende che pubblicizzavano i propri prodotti: dagli anni Novanta in poi il cinema italiano (o presunto tale) è fatto prendendo i nostri soldi e buttandoli nel cesso, quindi non c’è bisogno di così tanta pubblicità.

Si vede bene il nome della testata?

“Il Resto del Carlino” deve aver pagato meno…

Negli anni Duemila in cui l’editoria è un fantasma e l’italiano medio si farebbe sventrare piuttosto che tenere un libro in casa – vuoi mettere quanta polvere fa? – sembra incomprensibile un’epoca in cui invece l’italiano ambiva alla lettura. Non è detto che poi tutti leggessero, ma l’obiettivo era quello e il libro era il medium principe dell’approfondimento informativo. Volevi capire qualcosa? Ti bastava entrare in libreria e cercare il libro giusto: politica, scienza, economia, sociologia, c’era tutto e per tutti i gusti. Lo so, i gggiovani all’ascolto pensano che io stia inventando, ma vi giuro che era così.

Un commissario in libreria

Così il nostro commissario lo vediamo ad inizio film infilarsi in una libreria e cominciare a sfogliare libri.

Vediamo, da quale pubblicità inizio?

Come per esempio “L’io diviso. Studio di psichiatria esistenziale” (The Divided Self, 1955) di Ronald David Laing, portato in Italia da Einaudi proprio nel 1969 del film.

Guarda caso, proprio una novità libraria

Poi la commessa cita alcuni libri che ha ordinato per il commissario, come “La Cina nell’anno 2001” (China in the Year 2001, 1967) della cinese Han Suyin, portato nelle librerie italiane dalla milanese Etas Kompass nel 1969, con traduzione dall’edizione inglese di Pietro Galuppo e Maria Meletti, e “Le Satire di Persio“, più e più volte ristampate in Italia: in questo 1969 la Zanichelli le presenta con introduzione, traduzione e note di Marco Pagliano. La stessa casa editrice, lo stesso anno, ha portato in libreria anche un altro dei libri citati: “Verità sull’economia cecoslovacca” (1968) del ceco Ota Šik, con traduzione di Bruno Meriggi.

Serve altro? Si vede bene il logo Einaudi?

Entra la signorina Matilde (Marianne Comtell), amante del commissario, e fra i due inizia un gioco di sguardi… “copertinoso”!

Due occhi da copertina

A cui il commissario risponde… con un altro commissario! Cioè tirando fuori un libro che in realtà è strano sia in libreria, visto che è più un prodotto da edicola: “Maigret esita” (Maigret hésite, 1968) di Georges Simenon, numero 73 della collana “Le inchieste del commissario Maigret” (Mondadori 1968): non sono riuscito a stabilire con sicurezza se la traduzione sia quella di Sarah Cantoni che la Mondadori presenterà quando il romanzo riappare, nel 1994.

Fra commissari ci si intende

Il tour della libreria continua, stando attenti ad inquadrare bene i loghi delle case editrici paganti: credo che la Einaudi habbia sborsato più di altre.

Loghi Einaudi sempre in vista

Avete capito che è Einaudi o tocca zoomare di più?

Come passa la propria serata il commissario? Ovvio, leggendo “Politica per tutti” (Politika pro každého, 1969) del ceco Jan Procházka, portato da Feltrinelli in libreria quel 1969 nell’unica edizione italiana, con traduzione di Bruno Meriggi.

Ma guarda un po’, un’altra novità libraria

Quando va ad indagare su una casa d’appuntamenti mascherata da pensione, può capitare che il commissario abbassi decisamente i suoi gusti letterari fino alle riviste porno: se qualcuno ha notizie di questa “TAB” mi faccia sapere.

Dopo tanti libri, non guasta qualche rivistina allegra.

Anche di culturismo

Comunque non mancano certo “marchette” più classiche, come i Baci Perugina, che però devono aver pagato meno della Motta e quindi sono meno visibili.

Motta sopra, Baci sotto (nella vetrinetta)

Alla fine del film, una scena costituisce l’apoteosi della “marchetta”: il protagonista si muove intorno ad un’edicola in modo che il regista si assicuri un alto numero di prodotti inquadrati, così da vendere lotti a profusione.

Ok, pronti all’azione finale super-marchettara!

La scena potrebbe sembrare casuale, ma va ricordato che la sequenza davanti all’edicola è sempre stato un classicone del cinema dell’epoca, così da pubblicizzare riviste e testate: qui scopriamo una notizia («Sullo: perché mi sono dimesso», in basso al centro, scritto giallo su nero) che annuncia le dichiarazioni del politico irpino Fiorentino Sullo il quale spiegherà perché si sia dimesso, il 24 febbraio 1969, dalla carica di Ministro dell’Istruzione. Lascerà spazio ad un certo Ciriaco…

Che tempi, in cui “Playmen” si poteva esporre così in vista

La mitica “Eureka” di Luciano Secchi era una presenza quasi fissa delle edicole cinematografiche, e in questo caso viene pubblicizzato il numero 18 (aprile 1969) con in copertina il mitico Re Maxmagnus e il suo (in)fido Amministratore Fiduciario, i due grandi e taglientissimi personaggi disegnati da Magnus ma soprattutto scritti con tutta la satira di Max Bunker, cioè Secchi in persona.
Alla sua sinistra c’è un numero di “Playmen” che nasconde un mistero…

“Eureka” n. 18 e “Playmen”, entrambi dell’aprile 1969

Come si può vedere, la copertina esposta nell’edicola del film è diversa da quella qui sopra mostrata, malgrado il mese corrisponda e soprattutto ci sia la scritta “Rosemary’s Lover”: probabilmente alla produzione cinematografica è stata data una copertina ancora provvisoria, poi cambiata al momento della stampa.

In questa inquadratura pubblicizziamo anche “Intimità”

Tra “Intimità” e “L’Altra Italia” si vedono varie riviste di non facile identificazione.

Preferite “Linus” o “L’Enciclopedia delle Scienze”?

Nascosto dietro una fantomatica “Enciclopedia delle Scienze” scorgiamo il numero 48 (marzo 1969) della mitica rivista a fumetti “Linus” quando ancora era della Milano Libri Edizioni.

Ma… ancora “Eureka”?

Se avete riconosciuto qualche giornale che mi è sfuggito, non esitate a contattarmi. Ringrazio ancora Ivano e spero di trovare sempre nuove pellicole italiane piene di deliziose marchette librarie!

L.

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7 commenti

Pubblicato da su giugno 28, 2019 in Archeo Edicola, Books in Movies

 

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7 risposte a “[Books in Movies] Il commissario Pepe (1969)

  1. landiivano

    giugno 28, 2019 at 9:10 am

    Ed ecco arrivato il nostro commissario! Grazie come sempre per la citazione.
    Nel 1969 ero già attivissimo in edicola, quindi molte delle testate mi sono familiari. “Pescare”, per esempio, andava alla grande, allora. Io non la compravo, ma poiché ero già pescatore, sicuramente la notavo in edicola.
    Anche “Playmen” me la ricordo bene, anche se mi sarà capitato di averla tra le mani un po’ dopo il 1969. Era considerata la cugina rozza, ma un po’ più osé, di “Playboy”. “Tab”, invece, non mi dice niente.

    Piace a 1 persona

     
  2. Conte Gracula

    giugno 28, 2019 at 10:52 pm

    Ti dirò, gli Einaudi si riconoscono anche senza vedere il logo XD
    Ma alla fine, sembra una bieca marchetta o è girata abbastanza bene da sembrare una scena normale?

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      giugno 29, 2019 at 7:47 am

      E’ uno stile particolare. Essendoci cresciuto, a me sembra comunque naturale, ma temo che se qualche “gggiovane” vedesse questi film per la prima volta rimarrebbe stupito per scene che sembrano in effetti degli spot inseriti nella pellicola.
      In uno dei film della Fenech ricordo che andavano al ristorante e uno seduto al loro fianco alzava il Fernet e diceva «Non ha mai tradito una digestione». Così, senza motivo 😀

      Piace a 2 people

       

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