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Faccio la mia cosa (2019) Frankie HI-NRG è uno di noi

24 Mag

Anno 1993 o 1994. Vado per i vent’anni e sto male, male dentro. Panico e depressione vanno a braccetto in un sabba che mi infesta. Andare in visita parenti non aiuta, ma tocca andarci, non ho possibilità di scegliere. Durante il viaggio gli attacchi di panico si susseguono e devo tenerli a bada con un mantra che ho scoperto farmi un bene dell’anima, che tiene a bada i miei demoni e mi carica di energia positiva. Si chiama Potere alla parola, un brano che ho sentito in TV cantato da un tizio strano, con capelloni, occhialoni e pizzettone, che mitraglia parole con una proprietà incredibile e si fa chiamare Frankie HI-NRG MC.

Sono passati 25 anni e scopro che per Mondadori Strade Blu è uscita una particolarissima biografia del rapper italiano, il cui titolo è quella divertente espressione con cui l’ho conosciuto la prima volta. Dal 1987 in poi il canale televisivo Videomusic è stata la mia chiesa, poi però ha cominciato a perdere colpi e provai MTV, ma era una caciara assurda: io volevo videoclip a chili, non pubblicità dove ogni tanto c’era qualcuno che chiacchierava.
Scoprii per puro caso il canale MagicTV, che senza sosta mandava tutti i video che hanno accompagnato quella parte della mia vita, dalla scuola al mondo del lavoro, e c’era uno spot che andava in continuazione con quel tipo capellone, con occhialoni e pizzettone, che poi un giorno trovai in uno strano videoclip: cantava di fare la sua cosa nella casa

«Io non mi nascondo nel doppio fondo del sistema,
studio e affronto il problema,
traccio uno schema,
dimostro il teorema in forma di poema,
secondo il concetto assoluto e perfetto
che del mondo tu devi essere la “causa”, non l’“effetto”,
e me ne fotto
di chi usa l’Hip-Hop solamente come posa…
e faccio la mia cosa…»

Non ho alcuna cultura musicale, non vado ai concerti, non ho “gruppi del cuore”, non so niente: sento quintali di musica di ogni genere e scelgo quella che mi piace. E quel tizio capellone, con gli occhialoni e il pizzettone mi piace. Già ho parlato del mio rapporto con Potere alla parola, ma poi becco il videoclip di Libri di sangue e capisco che Frankie è senza frontiere, né spaziali né temporali.

C’è chi la chiama intolleranza
quest’ombra che avanza,
che incalza, che aumenta di potenza:
figlia di arroganza e di ignoranza,
ragione di vita di chi ha perso la coscienza
e crede ciecamente nella supremazia di una razza sulle altre:
no, non è la mia questa visione della vita,
e la partita non è vinta finché non è finita
ed io l’ho appena cominciata.

Ritmica la rima ossessiva e percussiva, offensiva e persuasiva, poi arriva Fight da Faida che in realtà è il primo singolo che ha lanciato il cantante.

Fosche attitudini losche
mantenute dalle tasse
alimentate dalle tasche:
basta una busta
nella tasca giusta
in quest’Italia così laida
You gotta fight da faida!

Poi… cos’è successo a Frankie? Lo ritroverò nel 1997 circa con il suo capolavoro Quelli che benpensano, ma poi lo perderò di vista.

[Sono quelli]
che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara
ma l’unica che accendono è quella che dà loro l’elemosina ogni sera,
quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera.

Sarebbe stato bello se il libro della Mondadori fosse stato una biografia, così da sapere cos’è successo a Frankie in seguito, ed in un certo senso lo è ma solo fino al successo di Fight da Faida del 1993: il resto dovrà raccontarlo qualcun altro, forse.

Faccio la mia cosa è un testo splendido che si legge in un solo fiato, perché è la forma più alta di biografia: ogni tanto c’è qualche informazione personale, qualche racconto di un ragazzo chiamato Francesco Di Dio, ma in realtà la parte importante è dedicata alla storia biografica dell’hip hop e del rap dalla nascita al 1993: perché è la musica ciò che conta, ciò di cui è composto Frankie HI-NRG MC.

Dalla mamma che rimprovera il figlio per il volume alto della sua musica e quello ferma il disco sul piatto, inventando lo scratch, alla biondissima Blondie che in TV è fra i primi cantanti mainstream a sfoggiare un brano rap, dai Sugarhill Gang che quel Rappers’ Delight che conquistò il cuore di mia madre – e che da ragazzino ascoltavo senza sapere che diamine fosse quella musica – a Paid in Full che ha infiammato una delle mie estati più care, fino al primo “vero” rapper italiano.
Mentre Frankie infatti racconta con dovizia di particolari la storia del proto-rap in Italia, sghignazzando dentro di me penso che non sta parlando del “vero” primo rapper italiano, Pippo Franco… Giro pagina, e leggo:

«E, visto che siamo in tema, nel mio gusto personale la palma d’oro va a Pippo Franco e alla sua Chì chì chì Cò cò cò, presentata fuori concorso al Festival di Sanremo 1983, che ritengo – senza offesa per nessuno – il paleo-rap italiano con la metrica più friccicarella.»

Ormai è ufficiale: Frankie è uno di noi!

Un libro splendido, pieno di una storia d’Italia che è molto vicina alla mia generazione: sono del 1974, qualche anno più giovane di Frankie, ma la cultura popolare che cita fa tutta parte del mio personale pantheon di miti, dalle riviste in edicola con i giochi per Commodore fino ai cartoni animati giapponesi in TV. Senza dimenticare il software per far “parlare” il Commodore64 che avevo anch’io, anche se non lo usavo per gli scherzi telefonici: in effetti, ad averci pensato…

Io non so niente dell’hip hop né del rap, sono estraneo a tutta la cultura che Frankie descrive, ma essendo questo libro scritto con il cuore e la testa mi ha catturato e mi ha appassionato. Ogni giorno l’ho letto in ogni “buco di tempo” disponibile, poi la sera con YouTube mi sono sentito tutti i brani citati, compreso lo spot della Galbusera che copiava Wordy Rappinghood del Tom Tom Club!
L’ho letto in una settimana, eppure mi sembra di aver vissuto una vita di rap! Mi sarebbe piaciuto sapere di più sulla carriera di Frankie, quindi spero farà un secondo libro. Propongo il titolo: “Faccio la mia cosa 2 – In da House“!

L.

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7 commenti

Pubblicato da su maggio 24, 2019 in Recensioni

 

Tag:

7 risposte a “Faccio la mia cosa (2019) Frankie HI-NRG è uno di noi

  1. zoon

    maggio 24, 2019 at 9:35 am

    Non amo quel genere, ma lui è un grande

    Piace a 1 persona

     
  2. Cassidy

    maggio 24, 2019 at 10:11 am

    Avevo già voglia di leggerlo quando è stato annunciato, dopo questo post DEVO farlo, no Frankie che rende omaggio a Pippo Franco è totale, ho sempre pensato che fosse uno di noi, cioè, in realtà ne ero certo. Il bello di Frankie oltre al suo entusiasmo e il suo scegliere le parole con enorme cura (ecco perché ha fatto pochissimi dischi in vita sua), talento che si presta benissimo a scrivere un libro. Se ti capita ti consiglio il suo ultimo disco (del 2014) “Esseri umani”, penso che “Pedala” sia uno dei suoi pezzi migliori insieme a quelli leggendari che hai raccontato. Cheers!

    Piace a 2 people

     
    • Lucius Etruscus

      maggio 24, 2019 at 10:13 am

      Eh, vedi? Non sapevo di questo disco, sono troppo fuori dall’ambiente musicale… Grazie per la dritta, e sono sicuro adorerai il libro 😉

      "Mi piace"

       

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