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Il caso Michael Peterson (2007)

17 Mag

Mario Baudino l’ha ampiamente dimostrato: Ne uccide più la penna, gli scrittori possono essere assassini come tutti gli altri.
Nel mio consueto viaggio nei film televisivi trasmessi in esclusiva da TV8 e CineSony recupero un titolo registrato da quest’ultimo canale l’8 ottobre 2018, quindi da lungo tempo in attesa.
Un piccolo film tratto da un brutto fatto di cronaca vera: niente “libri falsi”, ma i libri c’entrano sempre.

Alle 2.40 del 9 dicembre 2001 l’operatrice del 911 Mary Allen riceve la telefonata di Michael Peterson, 1810 Cedar Street, Durham.

— Mary: «Che succede?»
— Michael: «Mia moglie ha avuto un incidente, respira ancora!»
— Mary: «Che tipo di incidente?»
— Michael: «È caduta dalle scale. Respira ancora, correte!»

La conversazione va avanti, Michael ritelefonerà quando scoprirà che la donna non respira più: Kathleen Peterson muore ai piedi della scala di casa. Un luogo che darà il nome al “mistero”, perché appena la polizia arriva nasce subito il sospetto che non sia stato affatto un incidente, e tutto fa pensare ad un omicidio.
Nasce il nome che rimane attaccato al caso: “The Staircase Murders“. (Non chiedetemi perché quel plurale, visto che l’omicida è sempre stato indicato in una persona sola).

Inizia un lungo processo seguito da tutta l’America, perché ovviamente la stampa va a nozze e una troupe segue l’accusato per girare un documentario sul processo. Malgrado riesca a controbattere ad ogni accusa, nel 2004 Michael Peterson viene riconosciuto colpevole dell’omicidio della moglie, dopo che il dubbio e segreti infamanti hanno distrutto la sua numerosa famiglia.
Nel 2017 in un nuovo processo Peterson patteggerà e sarà rilasciato, dopo più di dieci anni da protagonista di trasmissioni televisive di cronaca nera e saggi scabrosi: un piccolo film televisivo è davvero il minimo che gli sia capitato.

Treat Williams nel ruolo dello scrittore omicida Michael Peterson

La Lionsgate Television affida a Donald Martin il compito di trasformare in sceneggiatura il saggio “A Perfect Husband” con cui nel 2004 – sfruttando l’eco mediatica del verdetto di colpevolezza – Aphrodite Jones ha ricostruito l’intero caso. Nel 2010 la stessa scrittrice sarà curatrice di una lunga e fortunata serie televisiva dedicata alla cronaca nera, “True Crime with Aphrodite Jones”, il cui terzo episodio sarà proprio dedicato a Peterson, Staircase Killer.
Come dicevo, il film l’ho registrato su CineSony l’8 ottobre 2018 con il titolo “Il delitto della scala“, ma dev’essere già passato altrove con un titolo più efficace, visto che le fonti in Rete lo attestano come “Il caso Michael Peterson“.

Perché tradurre in italiano il titolo di un libro inedito da noi?

Protagonista è l’ex marine ed ora romanziere di successo Michael Peterson (Treat Williams), autore dei thriller “The Immortal Dragon” (1983), “A Time of War” (1989) e “A Bitter Peace” (1995). Tutti romanzi veri (anche se inediti in Italia) che però certo non hanno garantito un luminoso posto all’autore nel gotha della narrativa americana.
Il film ci mostra una famiglia molto unita dove anche i figli acquisiti adorano papà Peterson, ma più i segreti vengono a galla, più i sospetti acquisiscono forma e più la famiglia si sfalda, fino addirittura ad usare parole come “traditore” verso uno dei suoi membri.

Peterson fuma la pipa proprio come uno scrittore!

Non so dire quando lo sceneggiatore abbia rispettato il saggio originale e a chi sia venuta l’idea, ma ad un certo punto una sequenza onirica fa capire abbastanza chiaramente che per gli autori Michael è colpevole: la moglie voleva il divorzio e questo sarebbe stata la sua rovina finanziaria.
Poi però il marito si sveglia, è stato solo un sogno… ma l’illazione rimane, il sospetto è insinuato ed è chiaro che l’aura da neutralità della storia è compromessa.

Non sapremo mai se Michael Peterson sia davvero colpevole, il suo patteggiamento del 2017 può benissimo essere visto come il disperato tentativo di un 74enne di tornare a rivedere la luce fuori dalla prigione, quindi qualsiasi sua ammissione di colpa non corrisponde necessariamente all’aver commesso il fatto.
Di sicuro il Michael Peterson del film è ben consapevole come funzioni il sistema giudiziario americano: a decidere è la comunicazione, e girare un documentario su di lui è un ottimo modo per raccontare la propria versione dei fatti.
Ma non basta, perché sebbene molto poco prolifico Peterson è uno scrittore, e quindi… «Tutto questo potrebbe diventare un romanzo», è la frase che fa gelare il sangue all’avvocato Rudolf (Kevin Pollak). Cosa c’è di strano? Quale storia migliore per un libro?

Una storia perfetta per un libro

Peterson alla fine quel libro non l’ha scritto, ma ci hanno pensato altri autori. Un anno dopo la citata Aphrodite, Diane Fanning ha scritto «uno sguardo dall’interno del caso Michael Peterson», un saggio dal titolo “Written in Blood: Innocent or Guilty?” (2005), a dimostrazione che non esiste crimine così banale da non meritarsi un libro.

L.

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Pubblicato da su maggio 17, 2019 in Recensioni

 

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