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Andrea: la “androide” che baciò Kirk

05 Apr

(© 1982 Metro-Goldwyn-Mayer Studios)

«Io sono un androide?» chiede con innocenza robotica Cassandra (Kendra Kirchner) al suo creatore, lo scienziato pazzo Klaus Kinski nel film “Android” (1983). Possiamo considerare questo film prodotto dalla New World Pictures di Roger Corman – nato palesemente per sfruttare l’onda del successo di Blade Runner (1982) – come la pellicola che ha riportato la parola “androide” all’attenzione della cultura popolare: una specie di recupero per far concorrenza ai “replicanti” di Ridley Scott.

Come si può vedere dalla frase citata, inizia un periodo in cui curiosamente il termine è ripetuto in modo errato. Androide deriva dal greco anèr, andròs, “uomo”, e significa “a forma d’uomo”. Come può una donna essere un androide, cioè a forma d’uomo? Eppure questo film del 1983 ed un fumetto erotico italiano del 1989 testimoniano come negli anni Ottanta “androide” era come “robot”, senza sesso e quindi per entrambi i sessi. E sì che nel 1984 era nato il termine gynoid, “a forma di donna”…

«Lei ha creato un… com’è che lo chiama?»
«Un androide.»
«Ah, ecco. Una specie di robot, vero?»

Questo passo dal doppiaggio italiano del film “Android” testimonia come il termine non fosse più molto noto, quindi potremmo immaginare una specie di dimenticatoio in cui è rimasto per quasi vent’anni… visto che “Star Trek” già lo usava tranquillamente!

Con la sceneggiatura del maestro Robert Bloch, l’episodio “What Are Little Girls Made Of?” (1×07) – diretto ad James Goldstone, andato in onda il 20 ottobre 1966 e giunto in Italia solamente il 28 ottobre 1981 (fonte: Wikipedia) con il titolo “Gli androidi del dottor Korby” – testimonia come negli anni Sessanta il termine fosse ben noto, anche perché eravamo nella piena esplosione della fantascienza quindi sia negli USA che in Italia si poteva usare certa terminologia “specialistica”.

Il capitano Kirk (William Shatner) si ritrova prigioniero del dottor Korby (Michael Strong), perfezionatore di androidi costruiti da un’antica civiltà scomparsa. Oltre al montagnoso Ruk (Ted Cassidy, più noto per il suo ruolo del maggiordomo Lurch nella televisiva “Famiglia Addams”), la sua opera comprende Andrea (Sherry Jackson), donna artificiale avvenente che non può che finire nel mirino di Kirk, noto sciupafemmine interstellare.

I’m an android. Didn’t you know?

La novelization del racconto a firma di James T. Blish appare in Italia nell’aprile 1979 all’interno dell’antologia “Star Trek. La pista delle stelle” (Mondadori) con il curioso titolo “Superandroide” e la traduzione di Delio Zinoni, da cui ho tratto le successive citazioni.

«Una delle porte si aprì e ne uscì una ragazza, pallida, snella, dai capelli neri. Il suo viso aveva una serena innocenza che meritava un solo aggettivo: “deliziosa” [lovely]. Sorrise, mettendo in mostra i denti perfetti.
— Mi chiamo Andrea — disse.»

Non sono ancora i generalisti anni Ottanta, siamo ancora negli specialistici anni Settanta e un professionista come Zinoni – fra le colonne portanti dietro la fantascienza mondadoriana dell’epoca – non ci pensa minimamente ad avallare l’errore di considerare una donna “androide”, e non esistendo ancora il termine “ginoide” (che in Italia non enterà mai, se non con errati sinonimi di “femminile”) è costretto a ricorrere ad un “classico”:

The girl spoke simply, openly. «I am an android robot. You did not know”»

Parlò la ragazza. — Io sono un robot. Non lo sapevate?

Se è avvertibile nello scrittore Blish un po’ di indecisione, da cui la scelta di usare sia android che robot per essere sicuro che il lettore capisca, è lodevole la scelta di Zinoni di non usare androide per una donna ma scegliere il neutro robot, che va bene su tutto.

Ma gli androidi sognano di baciare Kirk?

Nella celebre serie TV non può entrare in scena una donna senza che Kirk la concupisca, e l’essere artificiale non la esime da questa incombenza. Così il capitano dell’Enterprise trova il modo perfetto per sfuggire alla prigionia: sedurre Andrea.

Dall’edizione italiana della citata novelization di Blish:

«Kirk si sedette sulla brandina. — Baciami — disse.
Lei lo baciò. Poi il circuito corticale che aveva ubbidito a un analogo ordine precedente ne attivò un altro che collegava il bacio con uno schiaffo. Andrea tirò indietro la mano per colpirlo, ma Kirk gliela afferrò. — No — disse. Si alzò. La prese tra le braccia e le diede il bacio più appassionato del suo repertorio. La cosa le piacque, ma i suoi circuiti protestarono. Dal suo interno provenne un debole ronzio. In preda al panico, incapace di controllare le proprie reazioni caotiche, la ragazza androide spinse via Kirk, gridando. — Non tu… non sono programmata per te…
Poi si avviò con passo incerto verso la porta.»

Ancorato ad una concezione classica dei robot, Blish aggiunge un “debole ronzio” del tutto assente nella più plausibile versione televisiva: Andrea non è una “macchina”, di cui robot era un tempo sinonimo – soprattutto agli inizi del Novecento e fino almeno alla metà – e il suo essere perfettamente “a forma di donna” rende assurda la presenza di “ronzii”.

Ma che gli fa Kirk alle donne… anche se robotiche?

La potenza del fascino di Kirk manda in confusione anche le donne robotiche, e questo è un complimento al lavoro del dottor Korby, che ha creato una ginoide talmente “a forma di donna”… da cedere alle lusinghe del più celebre mandrillo spaziale!

Gli androidi Andrea (Sherry Jackson) e Ruk (Ted Cassidy) (© 1966 CBS Photo Archive)

L.

P.S.
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9 commenti

Pubblicato da su aprile 5, 2019 in Linguistica

 

Tag:

9 risposte a “Andrea: la “androide” che baciò Kirk

  1. zoon

    aprile 5, 2019 at 10:48 am

    ammazza che androide… 😀

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      aprile 5, 2019 at 11:14 am

      Il dottor Korby è un sapiente artigiano 😛

      Piace a 1 persona

       
      • Giuseppe

        aprile 5, 2019 at 4:37 pm

        Ah, senz’altro, se solo non fosse un tipo così… così… MACCHINOSO, ecco. Sempre a star dietro alle sue MACCHINAzioni 😀

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  2. Conte Gracula

    aprile 6, 2019 at 12:55 pm

    Mi chiedo se l’uso di androide in riferimento alle ginoidi non sia dovuto a un parallelo con “uomo”, che viene usato in senso generico per riferirsi alla specie umana.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      aprile 6, 2019 at 3:00 pm

      Sicuramente, anche perché non esisteva controparte femminile e non c’erano usanze balzane tipo “la ministro”: si intendeva evidentemente “androide” come “robot”, senza sesso.
      Poi è successo di ben peggio, ed è nata la delirante contrazione “droide”, ma questa è un’altra storia…

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  3. Sam Simon

    maggio 2, 2019 at 2:48 pm

    Interessante discussione e… grazie per il link alla mia recensione! :–)

    Mi permetto di aggiungere un riferimento a Philip Dick che già nel 1968 pubblicava Do androids dream of electric sheep?, da cui verrà poi tratto Blade Runner. Come hai giustamente scritto, nel mondo anglofono il termine androide era diffuso!

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    • Lucius Etruscus

      maggio 2, 2019 at 2:59 pm

      Sì, è storicamente molto diffuso ma creduto erroneamente “neutro” come robot, quindi non si è mai cercata una versione “femminile”: sia perché le donne artificiali sono straordinariamente poche, non fanno “massa”, sia perché addirittura Lucas ha creato orrore su orrore, introducendo l’abominio “droid”…

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      • Sam Simon

        maggio 2, 2019 at 5:08 pm

        Ah! Non avevo mai pensato che “droid” l’avesse creato Lucas!!!

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      • Lucius Etruscus

        maggio 2, 2019 at 5:10 pm

        Per “Star Wars” e relativo romanzo – scritto però da Alan Dean Foster – usa ‘droid, con l’apostrofo per far capire che è una contrazione di android, poi però i fan se lo scordano e gli editori se lo perdono, così rimane droid, che è uno sfondone grammaticale e totalmente priva di logica, ma ormai è “canonica” 😛

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