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Delitti al museo (marzo 2019): intervista agli autori

13 Mar

Arriva in questi giorni nelle edicole italiane un’opera corale curata da Franco Forte e Diego Lama per la storica collana “Il Giallo Mondadori“. Con Delitti al museo abbiamo dieci autori che ci raccontano dieci storie ambientate al MANN: Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Ho intervistato i partecipanti a questa splendida iniziativa per conoscerli meglio.

Ecco la trama dell’antologia:

Napoli non è sole e mare. È una città di ombre, una città liquida che ribolle nelle viscere come una solfatara. Lo sa bene Bas Salieri, ricercatore dell’occulto, alle prese con l’assassinio rituale di un vecchio amico e la scomparsa di un prezioso manufatto. È una città di enigmi, che le sono connaturati fin da epoche lontane. Come scoprono Martino da Barga, francescano inviato dal pontefice a indagare su una sacerdotessa che forse è una strega, e monsignor Attilio Verzi, chiamato a risolvere il caso di un omicidio commesso con un antico pugnale. Enigmi che aleggiano intorno a opere d’arte. Come la statua di Venere che ossessiona un’artista, ignara che qualcuno è pericolosamente attratto da lei. La stessa statua in qualche modo collegata alla morte di un accademico inglese, un rompicapo per il commissario Veneruso. Dagli anni Trenta, quando il ritrovamento di un reperto “impossibile” innesca sviluppi imprevedibili, fino ai giorni nostri, che sia per un’esecuzione tra la folla dei visitatori, per un delitto nella sezione egizia, o per l’inspiegabile presenza notturna di un uomo seduto a fissare un certo oggetto, il centro di tutto è sempre il Museo archeologico nazionale, palazzo monumentale che nelle sue sale custodisce secoli di storia e infinite storie. Un paradiso per i turisti, un inferno per gli investigatori.


La scheda di Uruk:

Il Giallo Mondadori n. 3177. Delitti al museo (2019) di AA.VV. [marzo 2019]
Introduzione, di Franco Forte e Diego Lama
Quando siamo soli. Un breve viaggio introduttivo al MANN, di Serena Venditto
MANN-hunter [colonnello Salvatore De Rosa], di Romano De Marco
Il fauno di cenere [Bas Salieri], di Stefano Di Marino
L’odore del disprezzo [monsignor Verzi], di Andrea Franco
La Tazza del Re [commissario Casabona], di Antonio Fusco
Omicidio alla sezione egizia [commissario Cataldo], di Luigi Guicciardi
Dietro la Venere Callipige, di Diana Lama
Le natiche di Venere [commissario Veneruso], di Diego Lama
La sacerdotessa venuta dal nulla [architetto Cesare Marni], di Giulio Leoni
Il mistero della lamina orfica [Martino da Barga], di Carlo A. Martigli
In appendice:
La storia del Giallo Mondadori (terza puntata), di Mauro Boncompagni
In ricordo di Andrea G. Pinketts, Franco Forte, Stefano Di Marino ed Andrea Carlo Cappi

Per leggere l’Introduzione di Forte e Lama, si rimanda al blog “Gli Archivi di Uruk“.

Le interviste di seguito vanno in ordine di apparizione degli autori.


Serena Venditto

A te il compito di aprire le porte del museo per far entrare il Giallo: cosa si prova ad avere questo tipo di attenzione?

È un vero onore per me, è un po’ come fare gli onori di casa, e sono orgogliosa di essere stata invitata a partecipare. Il mio è un racconto un po’ particolare, è una sorta di visita guidata fra le sale di uno dei musei più antichi d’Europa, un luogo ricco di fascino, bellezza, e di quel mistero che inevitabilmente avvolge tutto ciò che è antico, dalle sculture monumentali agli oggetti di uso quotidiano come le suppellettili di vetro, metallo, o terracotta. Nel mio caso anche l’identità della guida è misteriosa, e sarà svelata solo all’ultimo rigo.

In poche pagine riesci a condensare la lunga storia del MANN: quanto è grande la tua passione per il celebre museo archeologico?

Io lavoro al museo archeologico dal 1999, avevo 19 anni quando sono stata assunta. Ora ne ho 38, il conto è facile: metà della mia vita l’ho trascorsa qui. Lavoravo qui mentre mi laureavo, specializzavo, conseguivo un dottorato in archeologia, cominciavo a scrivere e pubblicare romanzi gialli, prima con Homo scrivens, ora anche con Mondadori. Questo racconto in questa antologia è l’incontro delle mie due vite ed è per me una emozione enorme.


Romano De Marco

Che emozione si prova a far parte di una squadra di giallisti italiani così di questo livello?

Sono molto orgoglioso di far parte di questo “dream team” dove ritrovo tanti amici e un imprescindibile maestro come Stefano Di Marino, che mi ha aiutato e seguito sin dagli inizi della mia avventura di narratore. Nel 2009 esordii nel Giallo Mondadori con il mio primo romanzo Ferro e fuoco e da allora il legame di collaborazione con le collane del Giallo è rimasto solido e continuo nel tempo, con la pubblicazione di racconti, articoli e mini saggi in calce alle storie principali. Delitti al museo è la seconda antologia tematica alla quale partecipo con un mio racconto (dopo Giallo di rigore del 2016) e di questa opportunità devo ringraziare Franco Forte, direttore delle collane mass market Mondadori. Franco mi ha rinnovato quella fiducia che mi fu tributata dieci anni fa dal compianto Sergio Altieri, amico e maestro. È davvero un grande onore far parte della “famiglia” del Giallo Mondadori.

Puoi parlarci della tua parte di romanzo?

Non avevo mai visitato il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e la partecipazione al progetto è stata una ghiotta opportunità per colmare questa lacuna. Ho ritenuto che fosse opportuno sfruttare il racconto per parlare del museo, raccontarlo, stimolare l’interesse di coloro che, come me, non avevano avuto l’occasione di visitarlo. È un luogo straordinario che merita di essere scoperto e spero che l’antologia possa servire anche come strumento di propaganda in questo senso. Datosi che la location è Napoli, ho reso protagonista del mio racconto il mio personaggio Salvatore “Sacha” De Rosa, colonnello del G.I.C.O. (Gruppo di indagine sulla criminalità organizzata della Guardia di Finanza) comandante della sezione di Milano (già apparso nel mio romanzo Città di polvere Feltrinelli 2015).

Nel racconto lo ritroviamo in trasferta nel capoluogo partenopeo, sua città di origine, in visita di piacere con la fidanzata, professoressa di storia dell’arte e milanese DOC, che lo trascinerà in una visita al MANN. De Rosa si ritroverà al centro di un mistero che parte con la brutale esecuzione di un turista tedesco in uno dei giardini del museo. Chi è l’assassino? Ma soprattutto, qual è il vero motivo che si cela dietro a un delitto apparentemente senza movente?

Il racconto è giocato sul filo sottile dell’ironia ed è un omaggio a Napoli e al bellissimo Museo Archeologico Nazionale. De Rosa, peraltro, tornerà a giugno 2019 nel mio nuovo romanzo in uscita per Piemme.

Ben tre dei tuoi romanzi sono diventati audio-libri grazie ad Audible: come vedi questa nuova tendenza che sta sempre più prendendo piede?

In realtà è imminente l’uscita di altri due titoli per Audible (L’uomo di casa e Morte di Luna) ed ho già raggiunto un accordo per altri tre titoli con Storytel (la piattaforma di streaming audio concorrente di Audible). Credo di essere, quindi, uno dei pochi autori italiani in assoluto che, presto, avrà tutti i suoi titoli riprodotti in versione audio.

Penso cha l’audiolibro sia una valida alternativa per chi ha problemi di tempo ed è costretto a dedicarsi alla propria passione mentre guida o fa sport. E non dimentichiamo che rappresenta uno strumento di immediata fruizione dell’opera per gli ipovedenti. Il mio parere è che la diffusione sarà sempre maggiore e che piuttosto che causare una contrazione delle vendite del cartaceo e dell’eBook, consentirà una più ampia diffusione delle opere. Del resto, in Italia ci sono ampi margini di miglioramento in questo senso.


Stefano De Marino

Torna Bas Salieri, il ricercatore dell’occulto nato nel 2014 dal romanzo Il Palazzo dalle cinque porte: con tre romanzi e due racconti, quanto ti sei affezionato a questo tuo nuovo personaggio?

Moltissimo, perché era un esperimento, la voglia di creare un personaggio che fosse l’antitesi di Chance Renard, il Professionista. Uno che non doveva sparare neanche un colpo, un raffinato, un seduttore. E poi ne è uscita una serie di successo.

In quale mistero troveremo, stavolta, Bas Salieri?

In questa avventura siamo sempre in  Italia, a Napoli, chiaramente in un ambiente che richiama il meglio dell’Italian Giallo con una sfumatura più moderna e un pizzico di perversione. E, nel 2020, ci aspetta il romanzo lungo L’amante di pietra dove veramente ne vedrete di incredibili.

Intanto in edicola “Segretissimo Special” presenta una tua storica antologia: “Professional Gun“. Come la presenteresti a chi non ha avuto il piacere di conoscerla all’epoca?

Un volume da collezione. Presenta non solo tutta la varietà di temi che si trovano nel Professionista ma anche di più. Sono tre romanzi brevi e tre racconti. In particolare ne Il luparo ho avuto modo di scrivere un vero noir tropicale, con una sfida tra due killer che un po’ mi ricorda molti polar francesi che ho amato moltissimo. Poi c’è l’Inedito, Vulkan, che è un omaggio allo Sniper di Sergio Altieri che qui è associato al Professionista in una battaglia nelle Filippine.

Ma sei attivo anche in altri campi…

Sì, lo confesso. Ho una grandissima passione per il cinema e le arti marziali per cui mi sono lanciato in una nuova versione della mia guida al cinema di arti marziali, che riprende un po’ Dragons Forever da tempo esaurito. La Guida al cinema di arti marziali arriva sino ai giorni nostri e alle ultime tendenze. ed è illustratissima. una chicca per appassionati, targata Odoya.


Andrea Franco

Nell’antologia ritroviamo il tuo Attilio Verzi, monsignore nato nel 2013 dal tuo romanzo “L’odore del peccato”: quanto è cresciuto il personaggio in questi anni?

Be’, il personaggio è in continua evoluzione, e già questo si capisce nel secondo romanzo (L’odore dell’inganno, ripubblicato insieme al primo nel volume Oscar Gialli Il peccato e l’inganno). Sto rileggendo il terzo romanzo, che fra pochi giorni finirà in pasto all’editore e ancora ci sono delle evoluzioni, anche e soprattutto nelle relazioni con i co-protagonisti, perché non si finisce mai di conoscere chi è accanto a noi. Spero di poter scrivere ancora molto del mondo che ruota attorno a monsignor Verzi, è un personaggio che non mi stanca e mi stimola sempre.

In quale indagini lo troviamo impegnato?

Nell’antologia che esce in questi giorni per la prima volta Verzi indaga al di fuori della Città Eterna e si reca in un’altra meravigliosa città: Napoli. Questo perché il progetto è legato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Una storia, come sempre, fatta non solo di odori, ma anche di intuizioni e sensibilità, in una città che è una fonte unica di suggestioni. Ho visitato il museo prima di scrivere il racconto e mi sono lasciato guidare dalla magia che si respira in quel luogo unico e ricco. L’arma del racconto è proprio lì, in una teca, tra altre meraviglie.

Questo febbraio un tuo racconto è presente nell’antologia “Delos Science Fiction 203“, vuoi parlarcene?

Amo tantissimo la fantascienza e, quando posso, mi piace anche scrivere qualcosa. Le occasioni non sono molte, perché trovare un’idea valida non è mai semplice, ma quando scrissi questo racconto immaginavo uno scenario molto più ampio, un romanzo a seguire, una lunga trama che si dipanava nel tempo. Per ora la storia è ferma a questo punto, ma non è detto che non si possa andare avanti, in qualche modo. Ho qualche idea, ma è presto per parlare ora.

Novità in vista?

Il 2019 sarà un altro anno ricco di lavori e nuove pubblicazioni. A marzo esce anche il volume Scrivere Fantasy, che riunisce i precedenti sei volumi usciti qualche anno fa. Ci sarà una sorpresa in ambito fantasy, ma non posso svelare nulla, per il momento.

In estate tornerò in edicola con il romanzo sul sk Dahmer. E non c’è da dimenticare tre miei spettacoli teatrali che nei prossimi 2-3 mesi mi vedranno in giro (come autore) in circa 15 repliche (con gli attori Valentina Corti, Massimo Izzo e Monica Falconi).

Insomma, fantascienza, gialli, thriller (a breve altre novità su “El Asesino”) e progetti per il momento non svelabili! Come si dice? Rimanete sintonizzati, le novità non mancano mai!


Antonio Fusco

Puoi parlarci della tua partecipazione a questo romanzo corale?

Dico la verità, per me è una prima volta. Non avevo mai scritto un racconto prima. Sono stato invitato più volte a partecipare a varie antologie ma ho sempre declinato l’invito. Non mi sentivo di farlo perché, non avendo molto tempo per scrivere per via degli impegni di lavoro, preferivo concentrare tutto il mio impegno sulla stesura dei romanzi. Questa volta non potevo dire di no, per una serie di ragioni: primo, perché partecipare a questa antologia mi dava la possibilità di far muovere il commissario Casabona nella sua città di origine, la sua amata Napoli; secondo, la mia passione per la storia e l’archeologia; terzo, non conosco un modo giusto per dire di no a Franco Forte, Diego Lama e a Giallo Mondadori!

Risale al 2014 la nascita del tuo commissario Casabona, arrivato ormai a quattro romanzi. Come presenteresti il personaggio a chi non lo conosce?

Lo faccio prendendo in prestito quello che ha scritto una lettrice, si firma Fulvia Perillo, come recensione al mio ultimo romanzo Le vite parallele su Amazon:

«Casabona, napoletano trapiantato in Toscana, è un uomo con i suoi punti di forza e le sue debolezze. Ha una famiglia, non priva di problemi. Anche il suo rapporto coniugale è piuttosto controverso, direi decisamente “normale” nella sua complessità, così come concreto è il suo modo di svolgere un lavoro che ama. È un ottimo investigatore, non infallibile, ma capace di autocritica. Piuttosto asciutto e diretto, non è il tipo che scende a compromessi per la carriera. Pur essendo un uomo di legge, non perde mai il contatto con la parte umana, spesso molto cruda, delle vicende con cui entra in contatto e su cui deve indagare.»

A quando la prossima indagine del commissario Casabona?

Uscirà a giugno di quest’anno, sempre per la Giunti. Sarà un’indagine estiva da leggere in estate.


Luigi Guicciardi

Puoi parlarci della tua partecipazione a quest’opera corale?

È stata una soddisfazione, per me, partecipare con un racconto a questa antologia, per vari motivi. Intanto, sono in ottima compagnia di altri colleghi e amici, che leggo da tempo con piacere; poi, conosco un po’ il Museo Archeologico Nazionale di Napoli per averlo visitato di recente, e questo mi ha stimolato nell’opzione della location; inoltre, dopo tanti romanzi con il commissario Cataldo protagonista, m’è venuta voglia di impegnarlo (cosa più rara) in un racconto, che infatti lo vede alle prese con un omicidio nella Sezione Egizia del museo. Sul mio sì all’iniziativa, infine, ha influito anche l’eccezionalità dell’occasione: il Giallo Mondadori compie 90 anni esatti, una ricorrenza che onora la narrativa di genere di cui faccio parte.

Compie vent’anni di vita letteraria il tuo commissario Cataldo: puoi parlarci di lui?

Sì, Cataldo è nato nel 1999 con La calda estate del commissario Cataldo, pubblicato da Piemme, e ha continuato nel tempo la sua vita di carta presso vari editori per un totale di 18 romanzi, fino – appunto – alle uscite più recenti, di pochi giorni fa: l’eBook Il caso della camera chiusa, Oakmond, Augsburg, Germany, e soprattutto Sporchi delitti, appena uscito per Frilli Editori come il precedente Nessun posto per nascondersi (ambientato nel mondo del calcio modenese e tuttora al primo posto, dopo molti mesi, nella classifica Amazon dei thriller sportivi).

Sporchi delitti, invece, è ambientato nella ricca borghesia tra Modena e Sestola, affronta i temi molto attuali del femminicidio e della chirurgia estetica, e completa al momento il processo evolutivo del personaggio Cataldo, al culmine della maturità professionale ma incupito da una pena segreta, che angustia la sua vita privata. Cataldo infatti, come sanno i lettori fedeli, ha scelto a suo tempo il trasferimento da Catania a Modena per fare un po’ di carriera e per far decidere alla vita su una storia d’amore in crisi, s’è ambientato lentamente in città per via della nostalgia, poi via via s’è innamorato, disamorato, sposato, ha avuto due figli, finché la moglie l’ha lasciato per un altro, portandosi con sé i bambini. Ora, quindi, Cataldo è un uomo solo, che tiene a bada i ricordi familiari e i rimpianti sentimentali con il lavoro e con qualche relazione difficile e tardiva.


Diana Lama

Puoi presentarci il racconto con cui hai partecipato a questa iniziativa?

Il racconto è immaginato come una serie di scatole cinesi in cui ogni personaggio guarda ed è ossessionato da un altro protagonista del racconto. Il primo oggetto di ossessione è la Venere Callipigia del titolo, che Clarissa, studentessa di arte, studia come esempio di perfezione per sottrarsi al caos della sua vita privata. Non sa però che è a sua volta oggetto di ammirazione e diciamo pure stalking da parte di uno dei guardiani del museo, a sua volta concupito da una delle impiegate. E così, in un girotondo un po’ ansiogeno, un po’ comico, a seconda della voce del personaggio, ne approfitto per percorrere in velocità sale, saloni e giardini del MAV. Museo che già conoscevo bene, ma che ho scoperto, in questa occasione, essere il luogo ideale dove nascondersi, anche di notte, per fare la posta alla preda prescelta. Spero che il mio racconto combini in modo piacevole la sensazione sgradevole del sentirsi spiati, senza sapere da dove provenga lo sguardo di chi ci osserva, con il piacere di scoprire le mille meraviglie del museo.

Torneranno un giorno in libreria i tuoi Durso e Gentile?

Non so se scriverò un altro libro con Mitzi e Durso. Forse sì, magari facendoli interagire con Andrea, la poliziotta protagonista di 27 ossa, il mio romanzo successivo a L’Anatomista. Non ho ancora deciso, perché ho appena terminato un thriller con altri personaggi, in particolare una ragazza alle prese con un segreto terribile, che affonda le radici nella storia della casa di famiglia. In realtà mi piace inventare sempre nuovi caratteri per i miei romanzi o racconti, e costruire le loro storie a tutto tondo. Però Mitzi è rimasta nel cuore di molti lettori, quindi è probabile che prima o poi le farò vivere una nuova avventura.


Diego Lama

Nuova avventura per il commissario Veneruso, nato nel 2015 dal romanzo La collera di Napoli: che effetto fa avere un personaggio protagonista quasi ogni anno di un “Giallo Mondadori”?

Sono contento che Veneruso venga accolto con favore. Per molti anni (più di venti) ho mandato i miei dattiloscritti agli editori senza ricevere alcuna risposta: forse si tratta di una forma di compensazione… In ogni caso, La collera di Napoli ha dato una bella spinta al mio commissario Veneruso: se potessi dare un consiglio a un esordiente gli direi di partecipare sempre ai concorsi. Soprattutto a concorsi seri come il Tedeschi o Cattolica. Io sono partito da lì…

In quale inestricabile rebus l’hai calato, questa volta?

Il rebus di questa avventura è tondo e bianco, e se fosse di carne sarebbe morbido, ma è di pietra e per questo è duro, però all’apparenza non sembra tale. E poi è sensuale e molto bello, e antico… Sto parlando del didietro di una statua, la Venere Callipige, che si gira e si osserva. Una scultura famosissima già dall’antichità, ospite del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, un grande Museo.

Parlaci del progetto che hai curato con Franco Forte

Non dovrei essere io a dirlo ma il progetto “Delitti al Museo” (contenuto in un altro progetto più ampio che si chiama Mannoir) mi sembra una idea nuova: mettere in connessione due realtà così lontane e così importanti come il mondo del Giallo e quello dei Musei offre molteplici spunti di riflessione. Il travaso, la contaminazione, da la possibilità di crescita dinamica per entrambi: il mondo dei Musei si arricchisce di nuovo pubblico, quello del Giallo di nuove tematiche.

Come è stato realizzato il progetto?

Tutto è stato possibile grazie a un mio amico e compagno di classe – Ludovico Solima, consulente del Mann – che mi ha aiutato a formulare il progetto poi presentato al direttore del Mann, Paolo Giulierini. Nulla sarebbe stato possibile se Franco Forte – direttore del Giallo Mondadori – non avesse accolto l’idea con entusiasmo, è stato Franco a scegliere tutti gli autori, io ho solo suggerito un paio di nomi…


Giulio Leoni

In cosa consisterà il tuo contributo a questo romanzo corale?

Delitti al museo è una antologia di racconti legati da un “obbligato”, esser tutti ambientati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Questo perché l’edizione trae origine da un originale esperimento di collaborazione tra quei mattacchioni degli scrittori di genere e una istituzione serissima come il MANN.  A riprova, se mai servisse, che la cultura la si può aiutare nei modi più diversi: infatti oltra ad uscire nella collana del Giallo Mondadori, dell’antologia verrà realizzata anche un’edizione speciale destinata a esser distribuita nel bookshop del museo.

Per me ha contribuito il mio amico Cesare Marni, già protagonista di un paio di romanzi e di numerosi racconti. Ex volontario fiumano e poi architetto alla perenne caccia di un lavoro, ma coinvolto suo malgrado nelle avventure più bislacche nell’Italia del Ventennio, dove gli capita di incrociare alcuni dei personaggi più importanti dell’epoca, da d’Annunzio a Trilussa. E poi spie e avventurieri, agenti dell’Ovra e oppositori del regime, registi maledetti e naturalmente donne bellissime e affascinanti. In questo caso avrà per compagna una sua vecchia-giovanissima conoscenza, la “chanteuse elettrica” arcifuturista Martina, in arte Marvinia d’Ebro, specializzata nel farlo impazzire con le sue stravaganze. Stavolta saranno entrambi coinvolti in delitto legato a un misterioso reperto archeologico, emerso per caso da un’epoca e da una terra favolose, ma che il regime sembra deciso a far sparire nuovamente per sempre, insieme con ogni traccia della sua esistenza.

In questi giorni è uscito in libreria Il manoscritto delle anime perdute per TEA. Quanto peso ha nella tua vita artistica Dante Alighieri, di cui racconti le indagini da così tanti anni?

Le “avventure” di Dante mi accompagnano ormai da anni, dai tempi de I delitti della Medusa. In altri romanzi ho affrontato personaggi ed epoche diverse, dal passato più remoto, antidiluviano, della trilogia de I canti di Anharra (una specie di poema in prosa, omaggio all’opera di Howard e Lovecraft, ma anche alla teoria dell’eterno ritorno di Nietzsche e alla cosmologia eretica di Velikovsky) al ’600 de L’occhio di Dio, al ’700 de La ladra di Cagliostro, dalla Germania di Weimar de La donna sulla Luna alla Roma degli anni Venti de Il testamento del papa e a quella contemporanea de La sequenza mirabile o de Il sepolcro di Gengis Khan. Ci sono poi da ricordare le avventure degli agenti segreti di Marconi, i giovani protagonisti della serie “M-Files”, alle prese con fenomeni paranormali, scienza di confine, illusionismo e esoterismo negli anni Trenta.

Ma certo la passione per Dante uomo e artista continua senza interruzione. Per gli stessi motivi che ebbi modo di illustrare all’uscita dei primi racconti: perché poche volte nella storia in un solo uomo si sono manifestate allo stesso tempo potenza creatrice e capacità di analisi, passione e lucida razionalità, riflessione e capacità di agire, celeste passione amorosa e altezza morale, ma anche lussuria e superbia, altissimo senso di giustizia e sete di vendetta. In breve, un personaggio epico fatto dalla natura, senza quasi bisogno di aggiungere nulla, solo di spiarne le mosse e cercare di intuire quelle che la storia non ricorda, ma che di sicuro sono esistite.

Il manoscritto delle anime perdute è la sesta vicenda che lo vede protagonista, e come le altre ruota intorno a un momento particolare della vita del poeta: in questo caso i primi drammatici momenti dell’esilio, quando Dante spera ancora di poter tornare in armi in Firenze, grazie a uno sforzo congiunto dei fuoriusciti e dei ghibellini imperiali. Per ottenere l’alleanza dei quali è necessario raggiungere Verona, e convincere i Della Scala. Qui, mentre attende di essere ricevuto e continua a lavorare alla sua opera sul linguaggio, il “De Vulgari Eloquentia”, conosce un misterioso francescano, in fuga dall’Inquisizione, che è appena tornato da un lungo viaggio in oriente. Dove afferma di aver scoperto “la prima lingua”, l’idioma perduto con cui Dio stesso colloquiava con gli angeli, e con cui maledisse i ribelli sprofondandoli negli Inferi. Una lingua che non è né l’ebraico, né il caldeo né l’egiziano, ma qualcosa di ancor più antico, e cha ha mantenuto la sua capacità di comunicare con i demoni e di evocarli. Una capacità di cui qualcuno è alla caccia, e per ottenere la quale non esita a uccidere. L’indagine forse più pericolosa per Dante, alle prese con il più implacabile dei nemici.


Carlo A. Martigli

Viaggiamo fino al Cinquecento con il tuo Martino da Barga, nuovissimo personaggio nato lo scorso 2018 nel tuo romanzo “Il settimo peccato“: quali sono le sue caratteristiche principali?

Martino da Barga è un francescano che, pur restando obbediente alla Chiesa di Roma, vuole esplorare tutte le vie della conoscenza, vero uomo del Rinascimento. È un personaggio inventato, che in qualche modo si rifà alla figura di Guglielmo da Baskerville de Il nome della rosa. Tuttavia, la sua ironia, la conoscenza del mondo, il suo eclettismo culturale, dalla medicina alle legge, lo rende unico. Pronto a confrontarsi con il mondo e a cambiare idea, caratteristica delle persone intelligenti. Mi sono divertito molto a scrivere di lui, riportandolo in vita dal Settimo Peccato, in un’avventura dove gli accade di tutto, dalle tentazioni della carne al dubitare della fede, fino a rischiare la sua stessa vita. Martino da Barga non si tira indietro davanti a niente, lui ha fatto propria la differenza tra svelare, ovvero togliere il velo alle cose, e rivelare, che significa mettere due volte il velo alle cose e poi dire, coprendo ciò che c’è sotto, che quella è la verità. Martino è al limite dell’eresia, ma eresia, in greco significa scelta, ed eretico è colui che sceglie. Lui sceglie di cercare la verità, sia in questo romanzo corale, che nel Settimo Peccato, costi quel che costi.

In quale indagine lo hai coinvolto, nel romanzo corale?

Al Museo Archelogico di Napoli esiste una lamina orfica. Queste lamine auree,di origine grec,a che vanno dal V al III secolo avanti Cristo, venivano poste nella tomba del defunto e contenevano delle istruzioni per poter vivere serenamente nell’al di là ed evitare la reincarnazione e soffrire nuovamente. Orfiche per via del mito di Orfeo che scese nell’Ade per recuperare la sua Euridice, ma poi la perse nel tragitto di ritorno e rientrò nel mondo dei vivi ancora più triste. Martino da Barga, su incarico del papa, va a vedere che cosa combinano queste sacerdotesse orfiche, che attirano molta gente con promesse di vita eterna, e hanno la loro sede in un antro del Vesuvio. Pronto a sbugiardare i loro riti, troverà cose che nemmeno lui, con tutta la sua (e la mia) fantasia avrebbe mai immaginato. Divertente averlo scritto, e ancora più divertente leggerlo.


Ringrazio tutti gli autori per la loro disponibilità e Franco Forte per aver reso tutto possibile.

L.

 
2 commenti

Pubblicato da su marzo 13, 2019 in Interviste

 

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2 risposte a “Delitti al museo (marzo 2019): intervista agli autori

  1. Kuku

    marzo 13, 2019 at 5:16 PM

    Beh ma è interessantissima questa antologia! Dice bene Leoni che la cultura si può aiutare nei modi più diversi! Un plauso (e anche la lettura) a questa iniziativa!

    Piace a 1 persona

     

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