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Galateo linguistico (1940) Esterismi

20 Feb

Per puro caso ho ritrovato su uno scaffale della biblioteca di casa questo libro di cui non ricordo nulla: “Galateo linguistico. Incertezze grammaticali e sintattiche” di Pino Cardi Giua, uno scrigno di tesori linguistici che sicuramente ho preso su bancarella, chissà quando.

Quelli che riporto di seguito sono i termini stranieri che già all’epoca erano di uso comune nella lingua italiana: da notare come a prevalere sia il francese, che in pratica aveva fatto all’italiano del Novecento quello che l’inglese ha fatto all’italiano del Duemila. Gli italiani proprio non ce la fanno a parlare italiano…

Il volume porta la data di stampa del 15 aprile 1940, perciò è un’opera nata sotto il fascismo: sarà forse per questo che nelle definizioni che leggerete di seguito c’è da un lato l'”orgoglio dell’umiltà” (gli esterismi li usano gli aristocratici con la puzza sotto il naso e gli effeminati intellettuali, noi siamo umili ma onesti e parliamo in italiano) e dall’altra una certa pressione ad utilizzare alternative italiane. Non sembrano consigli, sembrano imposizioni.

«Questa mia può parere, a prima vista e ad alcuni, pedanteria; ma in realtà non è che desiderio d’esattezza e amore alal nostra lingua.»
(Pino Cardi Giua)

Questo è il brutto dell’affrontare in modo serio la questione della lingua italiana: se chiedi maggior rispetto per la lingua del tuo Paese, sei un fascista. Visto che io non sono un fascista né ho la minima simpatia per qualsiasi cosa legata al fascismo, come posso fare per difendere l’italiano?

L’unica soluzione è ribadire quanto ribadisco ogni volta: parlate come vi pare, e questo un fascista non lo direbbe. Ciò che mi preme qui è lasciare testimonianza che esistono parole in lingua italiana che sostituiscono alla perfezione gli inglesismi che oggi usiamo, così come sostituivano i francesismi che si usavano cento anni fa. Prendete quindi l’elenco di seguito come un puro documento storico.

Una curiosità. Nelle definizioni trovere spesso à per ha, visto che l’autore appartiene a quella scuola di pensiero – di cui ignoravo l’esistenza – che non sente il bisogno dell’h nelle forme del verbo essere, bastando gli accenti.


Galateo linguistico

Selezione dei termini stranieri
in uso nell’italiano del 1940


~ A ~

Abat-jour – Usan dire le persone… aristocratiche per il modesto nostro paralume.

Abrégé – È il nostro umile sunto, compendio. Così in abrégé sostituitelo con in brevebrevemente.

Affiche – E perché non manifesto, avviso, cartellone?

Alpenstock – Non è altro che il nostro bastone ferrato o alpino.

Armoir – Il nostro armadio è troppo casalingo?

Atelier – A bocca infranciosata dispiacciono le voci italiane studio e laboratorio.

Attaché – Inutile voce francese; noi addetto.

Avantieri – Pretto francesismo; noi ier l’altro, l’altro ieri, l’altrieri.


~ B ~

Banchisa – Francese banquise; in italiano, meglio, banchiglia.

Bar – Parola forestiera, ma necessaria. Si è tentato, anzi, di chiamar così la buvette!

Bersò – Dicono i francesi e i francesizzanti; noi chiosco, edicola.

Biberon – Ai bambini le nostre donne diano pure il pappatoio, la tettarella.

Blague – Non abbiamo, veramente, una parola che renda tutte le sfumature di questa voce francese; però, secondo i casi, possiam dire posa, boria, vanteria. E così per blagueur useremo i nostri spaccone, chiacchierone.

Blasé – L’uomo blasé è di pura marca francese; noi tutt’al più abbiamo quello stranco, annoiato, deluso.

Bleu – Col blu italianizzato può benissimo essere oscurato dal nostro celesteazzurroturchino.

Boetta – Francesismo inutile per pacchetto di tabacco.

Bohème – Non sostituibile? Benissimo. Ma almeno si sappia come scriverlo, e non con storture che rivelano grossa ignoranza del francese.

Bookmaker – Noi abbiamo l’allibratore con le stesse mansioni. Allibratore non è lo stesso di totalizzatore, neologismo che ci toccherà accettare perché nell’uso da decenni.

Bouquet – È più gentile il nostro mazzolino.

Bouclé – Abbiamo la voce italianissima inanellato.

Boutade – Per motto di spirito, può essere sostituito anche da faceziaarguzia.


~ C ~

Cabaret – Noi vassoio. Indica anche certi ritrovi di spasso malsano, che in Italia sono scomparsi per l’opera educativa del Fascismo. [A questa non ci crede nessuno! Nota etrusca]

Cachet – Un farmacista italiano direbbe pastigliacompressa, e lascerebbe certe sfumature ai francesi.

Calembour – Per gioco di parole; noi abbiamo la freddura, ma forse non rende appieno il significato del termine forestiero.

Caloche – Migliori, di molto, le nostre soprascarpe.

Camion – E perché non dire autocarro?

Canard – Vedete, se vi riesce, di sostituire questa voce con le nostre invenzione, frottola, fandonia.

Carnet – È il nostro librettotaccuino.

Casinò – Storpiamento francese della vecchia parola italiana casino, ormai passata a significar luoghi malfamati. Perciò meglio casa di gioco, bisca, circolo, luogo di ritrovo.

Causerie – Possiamo tradurla, secondo i casi, con conservazionechiacchierata. E causer con conversare, anche se il nostro vocabolo non renda tutte le… delicate sfumature del confratello d’oltre monte.

Challenge – È la nostra comune gara, sfida, coppa.

Chauffeur – La parola forestiera che à opposto meno resistenza alla sostituzione: autista è ormai voce comune.

Chèque – Col fratellastro check ha forse più valore del nostro assegno?

Choc – Di nervi: può bastare la nostra scossa; è molto usato da alcuni medici che così si dàn l’aria di saputi. È anche sinonimo di prostrazione.

Clackson – Più armoniosa e signorile la nostra sirena.

Club – Troppo democratici i nostri circolo, ritrovo, società?

Cocktail – Leggi ciò che dice a proposito nella voce sandwich. D’Annunzio direbbe zozza.

Cognac – Italianamente potremo chiamarlo grappa, acquavite. Le differenze sparirebbero con l’uso (moderato!).

Colossale – Da lasciare agli amici tedeschi: noi ci accontentiamo di dire gigantesco, enorme.

Constatare – Verbo colto fresco fresco da bocca francese; noi abbiamo verificare, accertare, chiarire, e accertamento, per il bruttissimo constatazione. Il presente indicativo del verbo è constàto, non cònstato.

Costume – È gallicismo non necessario per abito, vestito.

Cotoletta – Se aggiungi a questo bocconcino forastiero una… presina di s, ne farai un appetitoso cibo italiano: costoletta. Così la pensava e la preferiva il Carducci: «Una buona costoletta lombarda con patatine ben crogiolate».

Crochet – Prima dell’invasione delle riviste parigine, era da noi familiare l’uncinetto. Ora si sono infranciosate persino le nostre buone nonne.


~ D ~

Débacle – L’usa persino lo studentello ginnasiale, con una tal quale sfumatura di superiorità, per i nostri… volgari sfaccio, disfatta, rotta.

Debosciato – Francesismo per corrotto, scostumato, depravato.

Decesso – Latinismo da lasciare a gazzettieri da strapazzo. Noi morte (è cosa più umana e cristiana).

Declinò il nome – Inutile francesismo, avendo noi dire, manifestare.

Dèficit – Anche nelle banche si fa strada… il disavanzo.

Delimitare – Con la sorella siamese delimitazione, è un francesismo che possiamo bellamente sostituire con determinare, segnare, confine.

Demarcare – E demarcazione, come i precedenti, sono francesismi non necessari, potendoli sostituire con separare, limitare, separazione, confine.

Demimonde – Titolo d’un libro di Dumas figlio, il quale si vantava d’aver donato all’idioma francese questo neologismo, che y’è rimasto per designare una certa categoria di donne, di cui in Italia, nel nuovo terreno morale dissodato dal Fascismo, s’è quasi disperso il seme infecondo.

Demoralizzare – E la più brutta demoralizzazione, li abbiamo ereditati, senza necessità, dai francesi; noi abbiamo perdersi d’animo, avvilirsi, scoraggiamento, avvilimento.

Dessert – Meglio alle frutte, usato in questo senso preciso anche dal Manzoni: «Alle frutte v’avevan ridotto un uomo a non ricordarsi più come si facesse a dir di no». Viene consigliato al levar delle mense, che però può sembrar un po’ lungo.

Dettaglio – E così dettagliare e dettagliatamente, sono francesismi inutili perché abbiamo particolare, particolareggiare, descrivere minutamente. Così vendere al dettaglio si può rendere con vendere a minuto.

Dilazionare – Perché non usare le voci nostrane differire, rinviare, rimandare?

Don – Ci viene dalla Spagna (non dal donno dantesco, derivato dal latino dominus, che significava padrone, signore). Il Caporali così lo definiva: «Quel borioso titolo pien di fasto e d’ambizione, quel Don sì grato allo spagnuol ventoso».

Doppiaggio – Parlando di pellicole cinematografiche tradotte da una lingua estera. Sarebbe meglio adoperare il vocabolo italiano doppiato, al posto di doppiaggio (ricalcato sul francese doublage).


~ E ~

Economizzare – Abbiamo accolto, con tutti gli onori, la francese economia per risparmio, ma economizzare per risparmiare è proprio inutile.

Edelweis – Sulle nsotre Alpi germoglia, candida e salvatica, la stella alpina.

Edotto – Latinismo da leguleio; noi consapevole, informato.

Effetti – Questi effetti, per capi di vestiario o di biancheria, sono di importazione francese.

Elevare – È francesismo se usato per proporre, mettere avanti (un dubbio, una questione), ma elevato non è molto scorretto per nobile, alto (parlando di animo, intelletto).

Entità – Termine da lasciare ai filosofi. Nel senso poi di cose di molto o poco rilievo, importanza, momento, è un francesismo inutile.

Entourage – È ricco, il nostro vocabolario, di termini che possono sostituire la parola francese: clientela, sèguito, compagnia, e in senso meno buono cricca.

Enveloppe – La busta comune non piace più?

Epoca – È una parola che à lasciato i contrassegni originari per assumere volto e movenze francesi: tornerà in un’epoca, l’epoca degli scioperi, dove basterebbe tempo.

Epurare – Francesismo per purificare, come epurazione per purificazione.

Esigente – Parola non nostra per incontentabile, indiscreto; così esigenza per necessità.

Esotismo – Di cose esotiche ce n’era e ce ne son tante ancora in Italia, che verrebbe voglia di far scomparire questo non brutto neologismo, che vuol dire straniero, forastiero. Per i romani esotico sarebbe stato sinoimo di barbaro. Giosuè Borsi definì barbarici contagi i nostri accatti dall’estero.

Esperire – Neologismo inutile, perché sostituibile coi nostri provare, tentare.

Esternare – Parola non nostra anche questa. Noi manifestare, dire, esprimere.

Estremamente – Aggeggio accattato dai francesi per formare il nostro superlativo: questione estremamente delicata per delicatissima, assai delicata.


~ F ~

Fasi – Lasciando quelle della luna, noto che è francesismo usarlo per vinceda, periodo, stadio (di affari, di combattimento, di malattia, ecc.)

Felicitazioni – Francesismo per congratulazioni e rallegramenti.

Femminismo – Fango venefico che cresce rigoglioso in terra francese e anglosassone. Pare che il nostro clima non sia adatto neppure per un semplice tentativo di cultura artificiale. Noi italiani sappiamo troppo bene che mascolinizzare la donna vorrebbe dire, in pratica, infemminire l’uomo.

Ferry-boat – Possiamo sostituirlo, dove ancora se ne fa uso (Sicilia e Calabria) con nave o ponte traghetto. È molto comune anche il più spedito ferribotto, che ci libera solo in parte, però, dall’accatto straniero.

Figurare – Usato col non nel senso di non trovarsi, non esservi, non esistere, è francesismo. Alcuni esempi: tra i promossi non figura il tuo nome, nel ricevimento non figuravano…, e così via.

Flacone – Quando vi recate in farmacia chiedete la modesta ma italiana boccetta.

Flirt – Più… puliti i nostri amorazzi, il nostro poetico idillio. E il verbo che ne deriva sostituitelo pure con amoreggiare, e anche con fastigiare, per chi amoreggia dalla finestra (ch’è modo d’amare tanto comune in Italia).

Forfait – Sarà un po’ difficile sostituirlo coi nostri a rischio, a tàccio.

Fungere – Per far le veci, è latinismo non bello. Com’è brutto il modo il tale funziona da, per fa da, fa le veci di.


~ G ~

Gaffe – Molto migliori i nostri abbaglio, topica, granchio, errore.

Gana – Per voglia, appetito, e nelle farsi di buona gana per di buona voglia, volentieri, è parola spagnola una volta (sec. XVI) molto in uso; da noi, oggi, è comune solo in qualche parte del pistoiese. In Sardegna è diffusa un po’ da per tutto, specie in Gallura.

Generalità – È francesismo per notizie personali; molto comune; difficile sarà eliminarlo.

Gilet – E gilè, com’è nell’uso; meglio panciotto, come dicono molti, o corpetto.

Golf – Alle nostre figliole cominciate a consigliare l’uso di farsetti, di maglioni, di maglie nostrane, che sarà tanto di guadagnato anche per la patriottica battaglia dell’autarchia.

Great event – Meglio grande avvenimento.

Grosso modo – È un inciso da lasciare ai francesi.

Guigne – Un po’ volgaruccia la nostra scalogna (che alcuni, onomatopeicamente, storpiano in scarogna); ma abbiamo le più gentili disdetta e sfortuna.


~ H ~

Habitué – È il nostro assiduo, frequentatore.

Hôtel – Ancora troppi, nella nostra penisola, le locande e gli alberghi camuffati all’inglese.

Humour – Non è diverso, nel significato, dal nostro umorismo; con questo, in più, che l’umorismo italiano è più schietto e sano di quello anglo-sassone, chilificazione, spesso, di gente dalla pancia sempre piena.


~ I ~

Impalmare – È preferibile e più italiano sposare. L’altro lasciatelo alle cronache paesane di certi giornali.

Indomani – O l’indomani, è francesismo. Tu dirai domani, il giorno dopo.

Inqualificabile – Francesismo… interminabile; basta indegno, immeritevole.


~ L ~

Lasso di tempo – È francesismo e latinismo insieme. Noi spazio, corso, ecc.

Leader – In Italia, col nefasto parlamentarismo, sono scomparsi i variopinti partiti e con essi, naturalmente e fortunatamente, i loro capi, esponenti o campioni, che dir si volessero o si vogilano (nelle grasse democrazie).

Lei – È stato finalmente abolito dal vocabolario e dalla vita italiana «il maledettissimo spagnolismo della terza persona» (Leopardi).

Lingeria – Brutto francesismo per biancheria.

Localizzare – Per evitare il francesismo, usate circoscrivere, limitare, restringere.

Looping – Termine di aeronautica, che dev’essere sostituito dall’italiano cerchio della morte; e looping d’ala veniva detto, dall’eroico Locatelli, cerchio d’ala e cerchio poggiato.

Lunch – È l’umile ma sostanziosa colazione nostrana.


~ M ~

Made in ItalyMaudit (per maledetto), wagon (per carrozza), envelope (per busta), nuance (per sfumatura), éclatant (per clamoroso), e altre sfumature… rumorose che il nostro linguaggio – per succube debolezza, non per necessità – accatta da altre lingue.
I più raffinati, poi, ingollano petits-fours, alchermes, brioches, biscuit da the ed altri simili pasticci esotici, e, disgraziati, non àn mai gustato il croccante pane casalingo, ancor fragrante di forno, e «frascati» e «moscato» nostrani dal profumo consolatore.
È un po’ come la storia delle spregiate e volgari stoffe italiane, che dopo un frettoloso bagno nelle melmose ma miracolose acque del Tamigi ci ritornano migliori, perché… non più nostre e più costose!

Mais – Nelle nostre campagne e al nostro sole verdeggia e s’indora il granoturco, il frumentone.

MaledettoPoeta maledetto, non maudit, come si dice imitando i francesi, che pare abbiano avuto il capostipite di questi poeti, il Villon. (E il nostro Angiolieri?)

Mannequin – Noi abbiamo eleganti e graziose modelle.

Mascotte – Noi abbiamo portafortuna, talismano.

Massacrare – E il figlio massacro son parole venuteci dal tedesco, attraverso il filtro gallico. Noi trucidare, strage, eccidio.

Match – Le cronache sportive usano ormai la nostra gara, partita e anche incontro.

Mazurka – Il popolo toscano dice mazzucca, come dice pòlica per polka e vàlzere per walzer.

Meeting – Con leader, è scomparso dal nostro dizionario e dalla nostra vita pubblica il comizio, l’assemblea, la riunione chiacchierona e faziosa.

Menù – È la nostra comune lista delle vivande.

Mistificare – Coi derivati mistificato e mistificazione, sono francesismi da sostituire con burlare, ingannare, inganno, raggiro.


~ N ~

Notes – È il nostro comune taccuino, libretto.

Nuance – À… tinte più delicate della nostra gradazione o della nostra sfumatura?

Nurse – Noi abbiamo buone bambinaie e ottime governanti, che ci liberano dalla fatica di cercarne compassati e freddi modelli sotto le brume londinesi.


~ O ~

Offelleria – L’italiana pasticceria sembra troppo modesta.

Omelette – I nostri cuochi san preparare croccanti e gustose frittate.

Orlo a giorno – Inutile francesismo, perché le nostre gentili ricamatrici potrebbero dire orlo traforato, a traforo. Italiano è invece illuminare a giorno.

Ouverture – Abbiam regalato al mondo musicale tanti bei termini italiani, ma questo, e qualche altro, l’abbiam voluto accattare dall’estero. E dire che avevamo il nostro musicalissimo preludio, passato a significar una diversa… introduzione.


~ P ~

Paletot – Meglio cappotto; ma anche paltò è dell’uso e non à suono sgradevole.

Pamphlet – È il nostro libello, il nostro opuscolo denigratore, la papiniana stroncatura.

Parabrise – Sostituitelo con frangivento. Non con paravento, che à altro significato.

Pardessus – Niente più del nostro soprabito.

Pardon – Enfatica galanteria alla francese. Noi scusate, scusatemi.

Parvenu – In Italia abbiamo il villan rifatto e anche il pescecane.

Patois – Noi gergo, vernacolo e anche dialetto.

Pendantif – Le nostre gioiellerie àn ciondoli e pendagli bellissimi.

Personale – Per gli impiegati, è inutile francesismo.

Ponce – Così è, se vi… piace. Così caucciù, sport, bar: parole non belle, ma non facilmente sostituibili con corrispondenti italiane.

Portarsi a – Brutto francesismo. Il semplice andare all’italiana è passato di moda: queste benedette automobili, queste moto, questi aeroplani strappano l’uomo dalla terra e lo portano così veloci e tiranni, che non ci par più d’esser viventi e camminanti, ma inerte e vile mercanzia.

Prender visione – Non piace il nostrano prender conoscenza?


~ R ~

Ramages – Nel modo à ramages. Noi a fiorami, a ramaglia.

Redan – Termine di aeronautica, preso dal francese; sostituibile con i nostri risalto, gradino, affioratoio o sfioratore.

Régisseur – È oramai nell’uso regista, mettinscena.

Restaurant – Oggi fan bella mostra di sé gl’italiani ristoratori e l’italiano osterie e trattorie.


~ S ~

Salvietta – Gli italiani usano il tovagliolo.

SandwichTramezzini usava e mangiava D’Annunzio (tramezzini di caviale, per esempio). Così zozza per cocktail, e sono due parole italianissime che possono ben sostituire le «inghilesi», le quali del resto sono pronunziate da noi in modo barbaro.

Shrapnell – I nostri soldati in guerra dicevano adrapano, e così può rimanere nel nostro vocabolario; oppure anche sgràppolo, come propone il Campana, che la definisce «parola stupenda e italianissima».

Ski – Il danese ski è stato italianizzato in sci, ma non si poteva fare un passo avanti e adottare il termine strisci, già usato dal Tasso? Così avremo gare di striscio, plotoni di strisciatori e strisci levigati e leggeri.

Spleen – Termine che il Salgari à reso familiare anche nel mondo dell’infanzia: i suoi eroi inglesi son tutti un po’ illanguiditi da questo male, che è conseguenza d’un benessere acquistato senza sforzo. Noi abbiamo la noia, la malinconia, per quanto queste parole non rendano appieno i vocabolo inglese.

Sport o sports? – Secondo Panzini, e altri, alcune parole straniere ritenute necessarie, perché insostituibili, come sport, film, snob, bar non dovrebbero prendere la s del plurale perché «non è cosa italiana». Ma se prendiamo l’intera parola, per una s vogliam fare del razzismo linguistico? O usate al singolare le parole sport, film, snob, bar sono più italiane di sports, films, snobs, bars?
Fin quando si dice che «è cosa contraria al carattere della lingua» fare il plurale di studio e lavabo in studios e lavabos, andiamo d’accordo, perché studio è parola italianissima e lavabo è ormai entrata nell’uso in forma italiana col suo regolare plurale in i.
Quando la parola straniera viene accettata (dalla nostra… povertà linguistica) senza modificazioni formali, è molto più signorile trattarla secondo le sue caratteristiche d’origine; tanto l’accattonaggio c’è e rimane, anche se la bardate di qualche fronzolo o la private di qualche gala naturale.

Stock – Usate i nostri deposito, provvista.

Stop – Una volta usata nei telegrammi al posto del punto. Oggi si usa il fermo italiano alt (o punto).

Suffragettismo – Un sociologo direbbe che il suffragettismo è un passo verso il matriarcato. Io, non sociologo ma uomo e italiano, dico che è un fenomeno di decadenza virile. Presso di noi non alligna, perché, se Dio vuole, la virilità è sempre in linea e l’eterno femminino è regale (maternità è regalità) e non roba da conio.

Surmenage – È l’eccesso di allenamento fisico negli atleti; si dice anche per eccesso di lavoro mentale.

Sussiego – Voce spagnolesca e comunissima da noi fin dal secolo XVII, nel significato di posa grave e serena, di gravità e anche, talvolta, di albagia, affettazione. È così penetrata nell’uso, che non ò il coraggio di condannarla.


~ T ~

Talento – Per ingegno è francesismo. Sta bene per piacere, voglia e anche per abilità o attitudine speciale.

Tea room – Noi abbiamo sale da tè.

Toilette – Si può anche dire, e alcune nostre donne dicono, specchiera, abbigliatoio, toletta, teletta. Si dice anche per abito, in genere, e noi abbiamo veste e acconciatura.

Tonneau – Termine francese di aeronautica, intraducibile, per il quale Antonio Locatelli proponeva uno dei seguenti italianissimi: mulinello, volivolto, voltorno o tornivolo.

Tram, tramviere – Ormai sono nell’uso le forme tranvai, tranviere.

Tunnel – Sostituitelo cno traforo o galleria.


~ U ~

Up to date – Son troppo volgari i modi italiani al corrente, all’ultima moda, ben informato?


~ V ~

Vin brûlé – Non à nulla di diverso né di più efficace dal nostro vin cotto, vino drogato.

Viveur – Diremo gaudente, vitaiolo? «Ma dopo cinquanta o sessant’anni di vita – scrive Ugo Ojetti – viveur è diventata una parola seria, anche tragica, mentre vitaiolo è una parola da farsa».


~ Y ~

Yacht – Perché usare un termine straniero, che il più delle volte si pronunzia sconciamente? Noi abbiamo il panfilo.


L.

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15 commenti

Pubblicato da su febbraio 20, 2019 in Linguistica

 

15 risposte a “Galateo linguistico (1940) Esterismi

  1. zoppaz (antonio zoppetti)

    febbraio 20, 2019 at 10:39 am

    Non conoscevo questo libretto e lo cannibalizzo subito con un copia/incolla per aggiungerlo ai vari altri testi dell’epoca in mio possesso… (non sapevo che up to date fosse in voga all’epoca ero convinto, ma sbagliavo, che fosse un’introduzione informatica). Hai ragione sull’esterofilia storica italiana, però le differenze rispetto all’epoca della moda del francese sono tante, prima di tutto il numero dei forestierismi in questione, oggi di un ordine di grandezza superiore, e poi anche l’affinità l’inguistica che ha permesso l’adattamento, e anche un uso all’epoca elitario del francese, mentre oggi l’inglese è un fenomeno di massa.

    Una chiosa su à/ha: ai tempi del fascismo poiché l’H sembrava quasi lettera straniera fu ripresa una proposta di scrivere con l’accento ò, à… (invece di ho e ha.) basata sul comportamento del verbo essere, che si scrive appunto “è” e non “he” come in generale ogni monosillabo che si deve distinguere da un altro si appoggia all’accento. La proposta nasceva prima del fascismo, ma durante il ventennio fu difesa e alimentata, e ancora ai giorni nostri c’è chi ne sostiene la liceità, anche se non sono d’accordo Se vuoi ti lascio un collegamento “cruscoso”: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/h-etimologica-grafie-nno-per

    Saluti e grazie per questa ripubblicazione! 🙂

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 20, 2019 at 10:53 am

      Ti lascio immaginare la mia espressione quando per puro caso l’ho visto uscir fuori da uno scaffale della mia biblioteca casalinga dove di solito non guardo mai. Chissà quando l’ho preso su bancarella, ma almeno è uscito fuori al momento giusto ^_^

      Alcune cose sono rimaste, tipo abat-jour – anche se in realtà non lo sento dire da una vita! – o gilet e hotel, a dimostrazione che neanche una dittature può nulla contro l’abitudine linguistica 😀
      Scherzi a parte, il numero di questi termini stranieri – alcuni dei quali ormai del tutto italianizzati anche all’epoca – è ovviamente infinitesimale rispetto alle migliaia di inglesismi di oggi, tanto che su un qualsiasi quotidiano si hanno ordini di grandezza di una parola straniera su cinque, come leggevo da te ieri.

      Ignoravo la questione dell’abolizione dell'”h” dal verbo avere: grazie della chicca 😉

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      • zoppaz (antonio zoppetti)

        febbraio 20, 2019 at 11:29 am

        Notavo quanto pochi siano gli anglicismi e anche quante voci vengono bandite per motivi puristici-patriottici anche se sono italianizzate, come avantieri, per esempio. La voce “femminismo” credo che renda perfettamente lo spirito di un’opera come questa… che più che rientrare in un lavoro linguistico è uno schieramento politico, come molte delle opere dell’epoca. 🙂

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 20, 2019 at 11:32 am

        Malgrado non sia specificato da alcuna parte, il mio sentore è che questo libello (non oserei mai dire pamphlet) sia stato pensato non ad uso generico ma diretto magari ad uffici governativi o di informazione. Cioè sia rivolto a chi usa l’italiano per mestiere, una specie di DOP delle edizioni RAI.
        Comunque sappi che a breve “salverò” l’intero volumetto, e sarai il primo ad esserne informato ^_^

        P.S.
        Hai notato come la stragrande maggioranza dei francesismi sia poi scomparsa, mentre i pochi anglicismi siano ancora tutti in voga?

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      • zoppaz (antonio zoppetti)

        febbraio 20, 2019 at 11:38 am

        sì ho notato, e ho notato anche che “paralume” per “abat jour” è un monito contro un modo di dire aristocratico… questa è una delle grandi differenze del francese dell’epoca, rispetto all’inglese di oggi, che è vero che è un tratto sociolinguistivo distintivo di certi ambienti alti e dirigigenziali, ma ha una penetrazione nel linguaggio di massa e della rete non di certo paragonabile alla moda del francese di un tempo.

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 20, 2019 at 11:39 am

        Infatti dubito che la gente del popolo dell’epoca utilizzasse tutti questi termini “franciosi”, invece oggi più so’ zappe più parlano itanglese 😀

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  2. Conte Gracula

    febbraio 20, 2019 at 11:07 am

    Personalmente, mi rifiuto di dire l’altro ieri, preferisco avantieri sin da un lontano passato e il comportamento passivo aggressivo del signore che temeva gli intellettuali non fa che confermare la mia decisione XD
    Il documento è interessantissimo, torno a leggere e se ci sarà altro da dire, ti dirò 😉

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 20, 2019 at 11:18 am

      Uh, io avantieri non l’ho mai detto, credo che a Roma non si usi proprio.

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      • Conte Gracula

        febbraio 20, 2019 at 11:19 am

        In una chat con la Geek League, mi hanno detto che, forse, giusto qualche nonna… XD

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 20, 2019 at 11:21 am

        In Italia è fortissimo il regionalismo, a parità di lingua ci sono regioni che usano parole invece di altre. NOn parlo di dialettismi, proprio esempi di avantieri, ieri l’altro e l’altro ieri. Non è una questione di età, che scherzi a parte purtroppo è sempre tirata in ballo, e se non parli come i beoti in TV sei vecchio 😛

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  3. Conte Gracula

    febbraio 20, 2019 at 11:17 am

    Ok, ho da dire una cosa (non ho letto tutte-tutte le voci, ma buona parte sì): se uno non cita gargouille/gargoyle proponendo gargolla, è un compilatore carente 😛 ma forse, prima della serie Disney Gargoyles, il problema forse non si poneva (anche perché se studi architettura gotica sei un professorone con la puzza sotto il naso :P).
    E al suffragettismo sono morto! XD. Immagina se avesse potuto scriverlo oggi su Facebook (pardon, anzi, scusa, sul Libro della faccia) le fiammate (i flame) 😛

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 20, 2019 at 11:20 am

      Una sola di queste definizioni, a dirla sul serio oggi, ti farebbe finire su tutti i TG 😀
      Gargoyles è solo uno dei recenti termini che ha abbandonato la lingua italiana per diventare itanglese. Piace di più, no? Sono tantissime le parole italiane abbandonate perchè sono molto più “fighe” le corrispondenti inglesi: niente di male, ma guarda caso sempre e solo inglesi, pronunciate male, e nessuno che l’abbia fatto per scelta, visto che raramente conoscono la controparte italiana…

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      • Conte Gracula

        febbraio 20, 2019 at 11:35 am

        Da ciò che so, l’originale di gargoyle è il francese gargouille.
        Qualcuno aveva tentato l’italianizzazione garguglia, ma il termine ufficiale mi risulta essere gargolla, in italiano.

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  4. Kuku

    febbraio 21, 2019 at 9:03 am

    Ci sono cose di cui non sospettavo per niente la provenienza estera tipo “demarcare”, “delimitare”, “colossale” e diversi altri.

    “Casino” quindi prima significava casa da gioco e poi è diventato luogo di prostituzione? Non lo sapevo.

    Alcune proposte italiane però non mi sconfinferano tipo “vino drogato” o “strisci” al posto di “sci” non si può sentire. Oddio magari solo per l’attrezzo ma poi se penso a “gare di strisciatori” (che ho dovuto fermarmi 3 volte a scriverlo sulla tastiera) penserei veramente a gente che si trascina sul terreno!
    E per “cocktail” propone “zozza” perché lo dice D’Annunzio? Ma mi faccia il piacere!

    Altre non le ho mai sentite tipo “Enveloppe” o “offelleria”. Si vede che l’italiano ha vinto.

    Il “lei” mi sa che invece non è stato abolito.

    Comunque mi sembra che, per parecchie di queste, a citarle oggi, ci si fa una bella figura.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 21, 2019 at 9:30 am

      Il massimo sarebbe stato entrare in un casino e chiedere una zozza! 😀
      Questi francesismi, come diceva anche Zoppaz, sono usati per lo più da classi alte, e la lingua di solito la fa il popolo. Quindi a parte termini come abat-jour, gilet e via dicendo, a quanto pare è stato più facile far perdere la maggior parte dei francesismi. (Mentre gli inglesismi sono rimasti tutti).

      Il discorso del “lei” è più delicato, perché che io sappia il fascismo ha voluto fortemente il “voi” e c’è riuscito, così che per reazione dopo la fine del fascismo è tornato potente il “lei”. Vuole la leggenda che nel carcere dove tenevano dei prigionieri di alta classe sia arrivato un secondino a dire “Per voi c’è la grazia”, e mentre tutti esultavano il secondino ha corretto: “Che c’entrate voi? Io parlavo con lui”…

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