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Lo scrittore secondo Wim Wenders (2015)

11 Gen

Trasmissione di Cielo dell’8 gennaio 2019

L’andata in onda, l’8 gennaio 2019, del film “Ritorno alla vita” (Every Thing Will Be Fine, 2015) di Wim Wenders (Cecchi Gori 2016) è stata l’occasione sia di rivederlo che di scriverne. Già alla sua uscita in Italia mi ero ripromesso di annotare qui i suoi pseudobiblia ma poi il tempo è passato e alla fine ho dovuto attendere una seconda visione… per rimanere così deluso da non saper più cosa scrivere.

Do per scontato che il nome del regista sia un caso di omonimia, perché mi è molto difficile credere che l’autore di questa mosceria noiosa sia un autore che mi ha regalato così tante emozioni, decenni fa. È vero, già dalla metà degli anni Novanta io e Wim abbiamo preso strade diverse. Non che sia mai stato un regista spumeggiante, ma almeno era uno stile denso: qui fa di tutto per non far mai sapere dove voglia andare né perché mai abbia fatto questo film.

James Franco intento a fare quello che fa per tutta la storia: niente

Tomas Eldas (un sempre bravo James Franco) è uno scrittore bloccato, che va a dormire nelle casupole dei pescatori sul ghiaccio per trovare ispirazione. Dove abbia saputo che questo metodo aiuta a scrivere non ci è dato saperlo. Tornando da una di queste casupole crede di aver investito un bambino, invece lo trova illeso davanti all’auto. Lo riaccompagna alla casetta lì vicino… scoprendo con orrore che in realtà i bambini erano due. Uno è rimasto sotto le ruote dell’auto.

Malgrado questo tragico incidente non abbia la benché minima conseguenza anzi la polizia si scusa con Tomas – quando invece credo che anche il caso più lampante di innocenza debba comunque passare per un processo – Tomas rimane sconvolto, allontana la fidanzata o moglie (non si sa) e tenta il suicidio. Ora basta, torno a casa, ma no vado con un’altra donna incontrata in giro, ah no aspetta, frequento la madre del bambino morto, però poi vado da mio padre e poi torno da lei, poi passo dall’una e finisco dall’altra. Oh, Wim, fa’ capire qualcosa pure a noi!
Ad un certo punto sono passati due anni, ma la scena dopo la prima fidanzata/moglie di Tomas dice che ci ha impiegato anni a dimenticarlo, ed ora ha marito e due figli… in due anni? Ma allora quanti anni sono passati? E perché tutti sono identici all’inizio del film? Almeno un capello bianco a Tomas potevano farlo…

Il film non ha trama, è una favola buonista senza alcun costrutto e quel che peggio senza la benché minima traccia di sceneggiatura: sono solo inquadrature fisse di circa due ore sul faccione di Franco, che non si sa che cacchio pensi o anche solo se pensi qualcosa. Nulla è spiegato, nulla è detto, tutto scorre come se questo non fosse un film. Oh, Wim, vai pure a scorrere da un’altra parte, che io non ti fermo mica. Per me dopo “Lisbon Story” (1994) hai chiuso la tua carriera, e sono contento almeno di aver visto al cinema quel gioiellino.

Uno dei romanzi di successo di Tomas Eldas

La particolarità del film è che Tomas è appunto uno scrittore e quindi è milionario. E scrive un libro ogni due anni… Visto che neanche Stephen King potrebbe arrivare a qualcosa del genere, forse questo scrittore è uno zinzinino scritto in modo esagerato. Non lavora, non fa nulla, ha una villa con giardino che farebbe invidia a un direttore di banca e negli svariati anni che passano ha scritto forse cinque libri. E i giornali lo osannano come un pezzo grosso… Va be’, come dicevo la sceneggiatura non è il forte del film. In realtà niente è il forte di questo film.

E l’unico altro di cui vediamo il titolo

Conosciamo solamente due titoli di Tomas: “Nowhere Man” e “Luck“. Che ci sia dietro una simbologia? Magari il film vorrebbe dirci che Tomas era un uomo che non stava andando da nessuna parte prima di avere la “fortuna” di stirare un ragazzino sotto l’auto? In fondo è da quel momento che il personaggio prospera…
Non si sa, come non si sa una mazza di niente da questo film. Grazie, Wim, puoi tornare ai tuoi documentari, ora…

L.

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2 commenti

Pubblicato da su gennaio 11, 2019 in Pseudobiblia

 

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2 risposte a “Lo scrittore secondo Wim Wenders (2015)

  1. Kuku

    gennaio 11, 2019 at 8:29 am

    Ahaha, ma dai, che film assurdo. Quei film criptici che si danno pseudoarie da gran intelletto. MEno si capisce e più è un vanto.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      gennaio 11, 2019 at 8:53 am

      Da Wenders non me l’aspettavo, ma sono passati tanti anni da quando lo seguivo e magari ha scelto altre strade. Però un film così fastidiosamente vuoto è sorprendente: due ore di nulla con però parecchia puzza sotto il naso…

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