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Futura Lex: intervista a Gian Filippo Pizzo

05 Dic

Torna Gian Filippo Pizzo con una sua nuova fanta-antologia. L’abbiamo già incontrato per il fanta-noir, ma è il momento di intervistarlo di nuovo, stavolta per Dura Lex (La Ponga 2018).

Per chi non ti conoscesse, iniziamo con il dire che sei fra i più attivi e prolifici curatori contemporanei di antologie tematiche sulla fantascienza. Ho esagerato?

Non credo. Non ho dati esatti ma penso di aver curato più antologie italiane di chiunque altro, oltre tutto in un lasso breve: sono 14 antologie dal 2010 a oggi e ne ho tre o quattro in uscita nel 2019. Una media di due all’anno! Voglio precisare che metà di queste antologie le ho fatte in collaborazione con altri: Walter Catalano, Vittorio Catani, Roberto Chiavini e Luca Ortino, in combinazioni diverse.

Nelle tue antologie partecipi sempre come autore: quale attività è nata prima, nella tua carriera, quella di scrittore o quella di antologista?

In realtà non partecipo sempre, solo – come è per gli autori che invito – se il tema mi interessa e mi suscita qualche reazione. Cioè, è ovvio che mi interessi visto che in genere lo scelgo io, ma a volte sento il bisogno di intervenire e altre no. Comunque, per rispondere alla domanda, i miei primi tentativi sono stati di narratore, poi mi sono accorto che riuscivo meglio come saggista… l’attività di antologista è ancora successiva, ma forse è la più gratificante per i rapporti che si sono creati tra me e gli autori.

Ad ottobre è uscito “Futura Lex” per La Ponga Edizioni, un’antologia dedicata ad uno dei temi più intriganti eppure meno trattato dalla fantascienza: l’aspetto legale! Come ti è venuta questa idea?

La devo a Michele Piccolino, che due o tre anni fa mi raccontò di un racconto che aveva scritto, lo stesso che apre questa antologia. L’idea mi venne allora ma per realizzarla ho dovuto aspettare di esaurire altri temi che erano più impellenti, come la religione, la guerra eccetera. Comunque sono molto soddisfatto, sia per come è riuscita (una delle mie migliori) sia per il fatto che probabilmente è la prima sull’argomento, a livello mondiale!

Come racconti nell’introduzione, ti eri preparato dei temi per aiutare gli autori e invece non ce n’è stato bisogno: di’ la verità, per le tue antologie ti capitano sempre autori così ispirati e preparati?

Sì, decisamente sì! A parte il fatto che in questo caso mi ha stupito la competenza di autori che non pensavo avessero conoscenze legali così precise, devo dire che gli autori italiani di fantascienza – e non solo quelli che pubblico io – sono dotati di grande immaginazione e di conoscenza di quello che avviene nel mondo (che è la base essenziale per scrivere una narrativa iper realistica come è la SF). A volte però non riescono a “drammatizzare” l’idea di base, cioè a imbastirci attorno una trama coerente, sorretta da un buon stile, ben costruita – ma in questo caso non sto parlando di quelli che pubblico io…

Cittadinanza italiana, legislazione via web, rapporto con l’islam… Possiamo dire che la fantascienza, come sempre, ci aiuta a capire il mondo attuale in cui viviamo?

Anche qui rispondo decisamente sì, è questo il motivo per cui la frequento da oltre 40 anni. Prima infatti l’ho definita iper realistica perché è questa la sua caratteristica principale: prendere elementi del presente e portarli all’eccesso, alle estreme conseguenze. Questo comporta anche uno spostamento spaziale o temporale, in una altro pianeta o nel futuro, ed è questa caratteristica del modus operandi che può risultare ostica al lettore comune, il quale prende questa come dato portante invece del vero tema e quindi ritiene che si tratti solo di fantasia, o addirittura fantasticheria.

Come giustamente specifichi, in questa antologia sei riuscito a raggiungere la quota di cinque scrittrici: pensi che un genere considerato (a torto) “prettamente maschile” inizi ad appassionare anche le autrici italiane?

Più che di un inizio parlerei di un ritorno. Molte donne hanno scritto fantascienza e magari poi l’hanno abbandonata per il fantasy che sembrava più facile e libero, oggi forse si rendono conto che alla fine il fantasy è più vacuo e invece la SF può dire molto di più. Però è un dato di fatto che le donne siano in minoranze in quasi tutte le attività, non certo per colpa loro, e nella letteratura d’immaginazione anche di più. Ma in effetti anche nella antologie di futura pubblicazione ho più autrici che in passato, quindi forse qualca si sta davvero muovendo.

In questi giorni per Odoya è uscito un saggio che hai scritto insieme a Walter Catalano ed Andrea Vaccaro, “Guida ai narratori italiani del fantastico“: c’è spazio anche per gli autori horror autopubblicati come me? Scherzi a parte, quali sono i criteri che avete scelto per la trattazione?

Non volevamo fare un semplice “chi è” ma un vero libro di saggistica, quindi lo spazio era ridotto e abbiamo dovuto limitarci a poco più di 80 schede, che sono però dei veri e propri saggi anche se non molto estesi. Oltre ai classici e a scrittori che hanno comunque fatto la storia del fantastico in Italia, per i contemporanei abbiamo considerato solo quelli che avessero al loro attivo almeno un romanzo o un paio di antologie e che abbiano iniziato a pubblicare nel secolo scorso e abbiano proseguito l’attività in tempi più recenti. Anche con questi paletti abbiamo dovuto fare degli aggiustamenti e delle eccezioni, ad esempio vista la notorietà raggiunta non potevamo ignorare Licia Troisi (anche perché il genere fantasy era poco rappresentato, e anche le donne avevano poche esponenti). Però, per poter citare anche se brevemente altri autori/autrici che lo meritavano abbiamo inventato dei box, cioè delle voci tematiche, 15 per l’esattezza, dedicate ai premi Urania, al Connetivismo, ai premi Italia eccetera. Mi dispiace, ma tu non sei rientrato in nessuno di questi!

Non dimentichiamo “Guida al cinema fantasy“, in cui ho avuto l’immeritato onore di partecipare: pensi che questo corposo saggio sia riuscito a sensibilizzare gli italiani verso un genere putroppo più noto che letto o visto?

Sinceramente non lo so. Ha avuto buone recensioni e i dati di vendita sono soddisfacenti ma non so valutare l’impatto che può aver avuto. Io spero solo che siamo riusciti a dare un quadro abbastanza completo del fantasy cinematografico – anche grazie al tuo originale contributo, che fa chiarezza sul fenomeno wuxiapian – e, cosa cui teniamo molto, ai suoi rapporti con i romanzi da cui certi film sono stati tratti.

A gennaio di quest’anno per Maelstrom è uscito il tuo “Destinazione: Pianeta Terra“, un romanzo di avventure spaziali per ragazzi. Come ti sei trovato a gestire un pubblico così “giovane”?

Ma sai anche questo, credevo fosse passato completamente inosservato! Non so se sono riuscito in questa gestione, anzi temo di no perché mi sono rifatto alle sensazioni che provavo io quando ero ragazzo e ai juveniles di Heinlein (che mi ha ispirato molto) ma oggi il mondo è estremamente diverso. Comunque mi sono divertito a scriverlo e credo di aver anche affrontato temi di una certa rilevanza, come l’educazione e i rapporti con gli altri, l’ecologia e l’ambiente, il razzismo, la droga… tutto senza perdere di vista l’avventura.

Il 2018 sta per volgere al termine, quindi per festeggiarlo ti chiedo un consiglio triplo per i lettori, questo Natale: un posto da visitare, un libro da leggere (oltre ai tuoi, ovviamente) e un film da vedere.

Questa è una domanda fuori tema e sicuramente impegnativa. Per i romanzi, recentemente ne ho letti di molto belli: l’ultimo Eymerich di Evangelisti, “Il Potere” di Alessandro Vietti, i racconti “L’eterno addio” di Chen Qiufan (la SF cinese è stata una vera sorpresa!) ma se devo indicarne uno vado sul classico e consiglio a tutti di rileggersi “Pinocchio“, che è molto di più di una favola per bambini.

Sul film, viste le notizie di questi ultimi giorni sulle modifiche al DNA di due gemelle cinesi, invito a vedere o rivedere “Gattaca. La porta dell’universo” (1997) di Andrew Niccol.

Per il posto non ho dubbi: il luogo da visitare è quello dove non si è ancora stati!


Ringrazio Gian Filippo Pizzo per la gentile disponibilità.

L.

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7 commenti

Pubblicato da su dicembre 5, 2018 in Interviste

 

7 risposte a “Futura Lex: intervista a Gian Filippo Pizzo

  1. Kukuviza

    dicembre 6, 2018 at 1:19 pm

    Interessante intervista.
    Mi stavo chiedendo se le scrittrici SF avessero delle tematiche di preferenza, o se si distinguessero in qualche modo dai colleghi maschi.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      dicembre 6, 2018 at 1:30 pm

      Guarda, le storiche autrici di fantascienza hanno trattato ogni tema e non hanno mai avuto nulla da invidiare ai maschietti, né credo sia mai esistito seriamente del “razzismo” verso le autrici: nei primi anni del Novecento le Regine del Giallo avevano aperto la porta a donne autrici di romanzi a tinte forti, quindi dubito che un lettore di fantascienza abbia mai davvero pensato che una donna non sapesse scrivere in quel genere. (Leigh Brackett scriveva sia romanzi di fantascienza che i grandi film western di Howard Hawks con John Wayne, che più maschilisti non ce n’era in giro, ma come ogni autore… scriveva se la pagavano!)
      Temo che la storica penuria di donne autrici di fantascienza si possa spiegare con la stessa penuria di scacchiste: semplicemente la materia non interessa loro. Non è che qualcuno tenga le donne lontano dalla fantascienza o dagli scacchi, ma a quanto pare – numeri alla mano – solamente ad una sparuta minoranza questi argomenti interessano.

      L’avvento dell’auto-pubblicazione ha portato alla luce alcuni curiosi fenomeni: diventando l’editore di te stesso, non devi rispettare un genere imposto dall’alto e puoi scegliere liberamente ciò che ti piace scrivere. E purtroppo le autrici auto-pubblicate è più facile scrivano una storia d’amore: magari anche con tinte horror o thriller, ma fondamentalmente una storia “di sentimenti”. Forse gli stereotipi razzisti e maschilisti potrebbero addirittura aver avuto un fondo di realtà…
      Questo non è ovviamente il mio pensiero, ho letto abbastanza opere di autrici per sapere che non esiste alcuna differenza di genere: chi scrive bene scrive bene, al di là dei suoi organi sessuali. Ma è come se alle autrici non interessasse la fantascienza, o almeno non in cifre così alte da essere notate. Rimangono piacevoli eccezioni, ma appunto eccezioni.

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      • Kukuviza

        dicembre 6, 2018 at 1:38 pm

        Grazie per la risposta esaustiva. Avevo questa curiosità di sapere se tra quelle che scrivono quel genere si poteva individuare argomenti preferiti.
        Chissà, forse è una questione di educazione, magari in futuro sempre più donne ci si dedicheranno perché sempre più donne si avvicineranno alle materie scientifiche, anche se tuttora, in molti casi, le scelte dei bambini/ragazzi, anche in ambito ludico, vengono guidate in base al sesso.

        Piace a 1 persona

         
      • Lucius Etruscus

        dicembre 6, 2018 at 2:14 pm

        Se solo chi avesse conoscenza scientifiche scrivesse fantascienza, temo che il genere sarebbe scomparso già da un secolo 😀
        E’ vero, mosche bianche come Heinlein, Asimov, Clarke e pochi altri erano principalmente scienziati e poi scrittori, ma il 99,9% dei autori di fantascienza ha una conoscenza scolastica (nel migliore dei casi) della scienza! E così dev’essere!
        Da ragazzo ricordo la noia profonda di Clarke che mi raccontava quanti bulloni servissero per il razzo da mandare sulla Luna – in un romanzo scritto prima del 1969! – mentre ricordo ancora con divertimento l’appassionante “Tumithak dei corridoi”, letto all’incirca in quel periodo: nel futuro un “qualcosa” ha spinto l’umanità a vivere sotto terra, dimenticandosi che fosse mai esistita la vita a cielo aperto. Punto. Che altro vuoi spiegare? Convincermi che sia possibile per umani vivere come talpe? Che importa? Vai con la storia, di intrighi, tradimenti e corse contro il tempo!
        Caratteristica principale di un romanzo di fantascienza è la voglia di intrigare, divertire ed appassionare il lettore, esattamente come qualsiasi altro genere. Se il numero di bulloni utilizzato non è esatto non se ne accorge nessuno, così come al fin fine nessuno va a contare i proiettili che sparano nei film gli eroi d’azione (tipo mille ad ogni caricatore!) Se la storia appassiona, va bene così.
        Temo che semplicemente l’argomento fantascientifico forse non ha, agli occhi delle scrittrici, molto fascino. Magari è dovuto al fatto che spesso sono storie d’azione con poco spazio per i sentimenti, e se ricordi nelle interviste alle curatrici dei blog letterari romance tutte hanno detto che vogliono più spazio ai sentimenti nel romanzi che leggono, al di là del genere. O magari pensano che fantascienza equivalga a navi spaziali che si rincorrono sparandosi: è anche quello, ma è un genere talmente vasto che può inglobare praticamente qualunque cosa. E ormai temo che nessun romanzo di fantascienza parli più di astronavi…

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      • Kukuviza

        dicembre 7, 2018 at 2:45 pm

        Su questo sono d’accordo, non piace nemmeno a me quando cominciano a spiegarti la rava e la fava. Si perde la tensione o comunque la fluidità del racconto.
        Però magari un minimo di infarinatura scientifica bisognerà averla, per magari ipotizzare tecnologie future, modifiche climatiche, societarie. Uno studio scientifico magari aiuta. A dire il vero pensavo che le donne si avvicinassero sempre di più alle scienze, ma invece mi dicono che dati recenti mostrano il contrario.

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