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Prendi i soldi e scappa (2018) La finanza spiegata con il cinema

07 Nov

Immaginate uno scenario fantascientifico, in cui alcuni automobilisti particolarmente ricchi e potenti riescano a fare pressione sui vari Governi per abolire il Codice della Strada: da domani ognuno guida come vuole e fa quello che vuole, partendo dal presupposto che tanto quando si è per strada poi si trova un equilibrio e si fanno sempre scelte mediamente giuste. Non bisogna essere preveggenti per immaginare scenari catastrofici.

Quando però escono fuori gli incidenti, non chiamateli così: chiamateli “bolle”. E quando la mancanza di qualsiasi regolamentazione crea un massacro, dove ricchi automobilisti proseguono illesi lasciando dietro di sé centinaia di morti e feriti, chiamatela “crisi”, che è più gentile. Anche perché dopo un incidente mortale tutti chiedono di modificare le regole, dopo una crisi invece tutti chiedono di tornare a come si stava prima della crisi. Cioè alla condizione di avere un’altra crisi.

Ho portato alle estreme conseguenze un esempio che trovate nello splendido “Prendi i soldi e scappa” (Laterza 2018) di Marco Onado, professore di Economia dell’Università Bocconi. Grazie a questa deliziosa opera per la prima volta sono arrivato vicino a capire la “crisi finanziaria” di cui tutti parlano senza spiegarla mai, perché altrimenti poi qualcuno potrebbe chiedere di adottare dei seri provvedimenti e questo non lo vuole nessuno.
Il modo migliore per spiegare la crisi, scopro, è… il cinema! In fondo lo dice il sociologo Max Weber: «Chi vuole visioni vada al cinematografo»!

Il buon banchiere del 1946
(Image courtesy mptvimages.com)

Con uno stile frizzante e coinvolgente Onado ci guida in una ricca scelta di film del Novecento con un denominatore comune: mostrare non solo la finanzia in azione, ma anche come la finanza è percepita e si è modificata. Perché sono lontani i tempi del buon banchiere de “La vita è meravigliosa” (1946): dagli anni Ottanta si è imposto nel mondo la figura dello spregiudicato tagliagole di “Wall Street” (1987).

Da “Prendi i soldi e scappa” (1969) di Woody Allen a “Il dottor Stranamore” (1964) di Kubrick, fino ad “A cena con il diavolo” (1992) di Édouard Molinaro, che credevo di conoscere solo io: un viaggio meraviglioso attraverso storie provenienti dall’immaginario collettivo di tutto il Novecento che ci aiutano a capire com’è cambiata l’economia, anzi: come è morta l’economia in favore di una finanza deregolamentata. Di come i finanziari abbiano insegnato “ad amare la bomba” (come appunto nel film di Kubrick) e di come dagli anni Ottanta abbiano premuto i Governi per togliere di mezzo ogni regola e norma: la finanza dev’essere libera… così che quando lascia dietro di sé morti e feriti, la si chiama “bolla” o “crisi” e si va avanti esattamente come prima.

Quello che Onado sottolinea è quello che non ho mai sentito dire a nessuno dei tanti “specialisti” che sono andati in TV a spiegarci la crisi: esattamente come il Governo italiano sta crollando per via di un’illegalità diffusa se non totale, la finanza e la sua illegalità – perché togliere le regole non vuol dire che ci si comporta bene – ha creato il mondo in cui siamo, in cui c’è da stupirsi che non ci siano molte più crisi mondiali.
Come dice John Kay, la finanzia ha rapporti prevalentemente con se stessa, parla con se stessa e giudica se stessa in base a parametri che essa stessa ha generato.

Dagli anni Ottanta il capitalismo è scomparso, perché per definizione questo ha bisogno del “capitale”: e chi ce l’ha? Sono tutti pieni di debiti. Ottimo: facciamo i soldi coi debiti. Ecco la finanza.

Il bieco finanziere del 1987

Il liberismo sfrenato è intoccabile perché il primo che si alza a proporre una regola – magari per impedire che la povera gente finisca sul lastrico – viene considerato uno che ostacola la “libertà”. Tutti hanno la libertà di indebitarsi, perché è dai debiti che guadagna l’esercito di intermediari che si è sviluppato in ogni dove. E se ogni tanto consistenti fette di debitori si ritrovano insolventi e mandano a gambe all’aria il sistema finanziario mondiale… si salvano le banche e si continua a giocare. Tanto ai finanzieri non cambia nulla: i soldi dati alle banche mica sono i loro…

Attraverso un’attenta analisi di film molto noti – li ho visti tutti ma mai avrei pensato di unire i puntini come fa l’autore! – esce fuori il quadro dell’evoluzione (ma forse dovrei dire devoluzione) dell’economia in finanza, e di come i Governi facciano comunella con finanzieri senza scrupoli e tutti facciano gigantesche barconate di soldi. Tutti, tranne chi è fuori da quest’accoppiata vincente, cioè la gente onesta: non c’è alcuna “libertà” per chi segue le regole.

«All’immobilità della storia,
al movimento degli affari!»
(da “A cena col diavolo”)

L.

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19 commenti

Pubblicato da su novembre 7, 2018 in Recensioni

 

19 risposte a “Prendi i soldi e scappa (2018) La finanza spiegata con il cinema

  1. Claudio Capriolo

    novembre 7, 2018 at 7:49 am

    Ciao.
    Anche una mia ex collega e io eravamo convinti di essere gli unici a conoscere il film di Molinaro 🙂
    Gara di bravura fra i due attori protagonisti, Claude Brasseur e Claude Rich, il suo titolo originale è semplicemente Le Souper, la cena. Quello italiano è sbagliato e fuorviante: vorrebbe far riferimento alla citazione dalle Memorie d’oltretomba che conclude il film, ma tentando di fare di due bersagli uno solo li fallisce entrambi. Chateaubriand scrive: «Mi ero recato da Sua Maestà: introdotto in una delle stanze che precedono quella del re, non vi avevo trovato nessuno; mi ero seduto in un angolo e aspettavo. All’improvviso si apre una porta: silenziosamente entra il vizio al braccio del crimine, Monsieur de Talleyrand sostenuto da Monsieur Fouché; la visione infernale passa lentamente davanti a me, entra nel gabinetto del re e scompare. Fouché era venuto a giurar fedeltà al suo signore: il fedele regicida mise le mani che avevano fatto cadere la testa di Luigi XVI fra quelle del fratello del re martire; il vescovo apostata era il garante di quel giuramento.»
    Molto interessante il libro di Onado. Grazie della recensione.

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    • Lucius Etruscus

      novembre 7, 2018 at 8:08 am

      Sì, all’epoca su Tele+1 il film venne presentato a dovere e conoscevo la questione. Un tipico teatro da camera che non mi stanco mai di rivedere, una titanica prova di bravura per un testo fenomenale. Ma anche una lezione sulla finanza 😉

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  2. Cassidy

    novembre 7, 2018 at 8:46 am

    Gran post e ottimo consiglio! Questa è una cosina che leggerei molto volentieri, considerando anche che quel poco che capisco di finanza, l’ho imparato dalla scena finale di “Una poltrona per due”, sembra il libro fatto apposta per le teste vuote come me, il titolo che omaggia Woody Allen è la ciliegina sulla torta 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus

      novembre 7, 2018 at 8:54 am

      Proprio “Una poltrona per due” è protagonista di un lungo capitolo, perché Landis non è uno scemo e – scopro – ha fatto il film definitivo per capire l’economia della sua epoca, così come Stone ha scritto il perfetto manuale per capire la finanzia che ci governa dal 1987 ad oggi.

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      • Cassidy

        novembre 7, 2018 at 9:35 am

        Quasi ci speravo, ok mi hai appena venduto questa lettura 😉 Cheers!

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  3. zoppaz (antonio zoppetti)

    novembre 7, 2018 at 9:45 am

    Bellissimo questo tuo pezzo! (sugli esperti che non spiegano concordo, ma mi permetto di segnalrti una voce fuori dal coro in ambito economico, che fa splendide analisi e splendide divulgazioni, e spesso splendide previsioni che perlopiù si avverano: Loretta Napoleoni, il suo bloig lo trovi su il Fatto quotidiano).
    Quanto al cinema come chiave di lettura della realtà è un approccio meraviglioso.

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    • Lucius Etruscus

      novembre 7, 2018 at 10:33 am

      Essendo i film opere popolari che colgono lo spirito del tempo, sono strumenti perfetti per tracciare la considerazione che certi fenomeni hanno con lo scorrere del tempo, e qui l’autore sa spiegare molto bene quegli aspetti dei film a cui non ho mai fatto caso e li mette in correlazione fra loro, dimostrando una volta ancora che era tutto lì, nero su bianco, sotto gli occhi di tutti, esperti e neofiti, e nessuno ha capito finché la bomba non è caduta. Che non capiamo noi morti di fame è ovvio, ma che abbiano fallito i finanzieri che hanno creato la situato esplosiva la dice lunga sugli “esperti”.
      Grazie della segnalazione della blogger, la andrò certamente a spulciare 😉
      P.S.
      Dopo il tuo spunto dell’altro giorno, sto già viaggiando su come cambia la concezione dei computer nel cinema dagli anni Sessanta – anche a livello terminologico – e sto scoprendo oro colato ^_^

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      • zoppaz (antonio zoppetti)

        novembre 7, 2018 at 1:33 pm

        🙂 PS Loretta Napoleoni non è propriamente una blogger, è una economista di fama internazionale autrice di libri, sta a Londra ma quando è in Italia si vede anche nelle trasmissini televisive di punta.

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      • Lucius Etruscus

        novembre 7, 2018 at 2:01 pm

        ah sì, intendevo “blogger” nel senso di “curatrice di un blog”, ma non solo quello 😀

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  4. redbavon

    novembre 7, 2018 at 12:13 pm

    Ottimo post anche come proposta di film da vedere. Non è stato citato il magnifico film con un Di Caprio stellare , The Wolf of Wall Street. Uno spaccato attendibile (per quanto romanzato) dei mercato OTC ovvero i titoli che non figurano nei listini di borsa, caratterizzati da un’alta volatilità che si traduce in un autentico bagno di sangue per i risparmiatori poco avveduti. Da vedere possibilmente in lingua originale per apprezzare tutte le sfumature di un’interpretazione eccezionale. Di Caprio meritava l’Oscar per questo film (per quanto valga l’Oscar).

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    • Lucius Etruscus

      novembre 7, 2018 at 12:20 pm

      Il film viene citato come poco attinente al discorso del saggio, che preferisce altri film molto più esplicativi, che spieghino come l’assenza di deregolamentazione e la scorrettezza totale e globale abbiano portato ad aberrazioni tali che stupisce fortemente non abbiamo avuto una crisi finanziaria al mese!
      Il film è stato divertente ma non condivido l’entusiasmo su Di Caprio come attore, e la trama mi sembra sia parecchio piegata ad esigente divistiche: tutto è votato al culto di Di Caprio, non alla denuncia del fenomeno finanziario. Sono contento che invece sia stato spiegato bene “La grande scommessa”, che non si presenta come prova attoriale ma come film di denuncia.

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      • redbavon

        novembre 7, 2018 at 12:32 pm

        Non sono d’accordo (oh è la prima volta! 😂). Il mercato OTC è il massimo dell’assenza di regolamentazione (è una delle caratteristiche dell’OTC), mostra la genesi di questo mercato, le pratiche per illudere di facili guadagni i risparmiatori, l’assoluta mancanza di legane con l’economia reale sopratutto di questo tipo di strumento di investimento. Non è assolutamente “tecnico”!e concede parecchio al personaggio realmente esistito cui si ispira. In questo senso, è romanzato e per questa semplificazione nello story telling è – a mio parere – efficace molto più di altre pellicole.
        Non ci vedo questo “divismo” di Di Caprio, è coerente al personaggio cui si ispira. In ogni caso, de gustibus sputazzellam non est 😂

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      • Lucius Etruscus

        novembre 7, 2018 at 12:51 pm

        Non amo Di Caprio quindi forse è per questo che mi è sembrato essere troppo presente nel film, in pratica in ogni suo fotogramma. E infatti non ho capito molto della storia di contorno perché avevo sempre la sua facciona con gli occhi strizzati davanti 😀
        In altri film non è che ci abbia capito di più, la finanza non è proprio nelle mie corde, ma mi fa piacere che l’autore del libro si sia focalizzato su prodotti che – ora che me li ha spiegati – mostrano la stessa cosa ma senza nani volanti e droga a fiumi 😛

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  5. Kukuviza

    novembre 8, 2018 at 3:00 pm

    Molto, molto interessante, me lo segno, così finalmente si spera che ci capirò qualcosa di finanza.
    Non ho capito bene cosa significa la frase “Chi vuole visioni vada al cinematografo”.

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    • Lucius Etruscus

      novembre 8, 2018 at 3:03 pm

      E’ una frase in negativo che critica chi vorrebbe che nella finanzia ci fosse una “visione”, per esempio il bene degli investitori o fantasie del genere. Ovviamente sono romanticherie da cinema: c’è solo l’avidità di finanzieri spietati che non vogliono regole per aumentare i profitti e il numero di vittime. 😛

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      • Kukuviza

        novembre 8, 2018 at 3:16 pm

        ok, ero in dubbio sull’accezione di “visione”; avevo un sospetto del genere. Che poi quelli che vogliono le visioni sono quelli che usano “vision”, “mission” e compagnia.

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      • Lucius Etruscus

        novembre 8, 2018 at 3:19 pm

        Un paio d’anni fa lo storico Barbero è intervenuto in un convegno di comunicazione e ha fatto notare come il più modaiolo del linguaggio da business sia in realtà proveniente dai monaci medievali. Visioni, missioni e non ricordo cos’altro, sono tutti termini monastici entrati oggi nel mondo degli affari, tanto perché più è nuovo e più è vecchio 😀

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      • Kukuviza

        novembre 8, 2018 at 3:31 pm

        però che sia in inglese, mi raccomando, sennò non vale.

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      • Lucius Etruscus

        novembre 8, 2018 at 3:32 pm

        ahaah giusto! 😛

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