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Diciamolo in italiano: le sigle itanglesi

12 Ott

Questo post lo dedico al blog Diciamolo in italiano di Zoppaz e alla sua lotta per una scrittura consapevole, con un uso più rispettoso della nostra lingua così massacrata dagli inglesismi.


Le sigle itanglesi

Guardate questo cavo: come si chiama? Ormai da diversi anni è entrato prepotentemente nelle nostre case, e dopo più di vent’anni a combattere con le “prese scart” (nome ormai relegato al mondo dei “vecchi”) siamo tutti diventati schiavi del cavo HDMI, sigla per High-Definition Multimedia Interface.
Serve a creare un collegamento di grande precisione e altissima fedeltà (non è vero, ma tanti ci credono) con la TV e un’apparecchiatura esterna. Tutto bello, ma… come si pronuncia?

Era intorno al 2007 quando ne cominciai a sentir parlare, ovviamente in ritardo. Il mio problema è che io USO la tecnologia, non passo cioè il tempo a cercare aggiornamenti o a comprare roba nuova: uso quello che ho finché funziona. Il giorno che non funziona più, mi preoccupo della cosa. Invece tutti quelli che mi circondavano, e che compravano un televisore nuovo ogni anno, erano tutti fomentati: l’alta fedeltà è ancora più alta, con… Eh, come si pronuncia?

Tutti, e ripeto tutti, dal passante al tecnico specializzato, non hanno mai avuto dubbi: si pronuncia acca-di-emme-ai

Io, che sono l’ultimo dei somari, stupidamente provavo a chiedere: “Perché una sigla di quattro lettere si pronuncia con solo l’ultima all’inglese?” Ovviamente non ricevevo risposta, nel migliore dei casi. Nel peggiore mi dicevano che si pronunciava così perché la sigla era inglese… E meno male che erio io l’ultimo dei somari…

Se andavi dal tecnico o dal negoziante specializzato e dicevi “Vorrei un cavo acca-di-emme-i“, quello ti faceva un sorrisino di sufficienza e ti correggeva: “Si dice acca-di-emme-ai“. Da tempo ho scoperto che i negozianti specializzati sono le persone che meno sanno di ciò che vendono, non valeva la pena discutere con loro.
Con altri però ho discusso e ho chiesto ragguagli: se la “i” in italiano si legge “i”, perché mai dovrei pronunciare “ai”? E se la sigla è inglese, perché allora non la pronunciamo “eic-di-em-ai”? La risposta è banale: chi usa sigle itanglesi ignora che la “h” si pronunci eic

Questa è però solo una ripercussione moderna di una moda nata nei primissimi anni Duemila, quando tutti eravamo fomentati dall’arrivo della tecnologia del futuro che avrebbe cambiato per sempre le nostre vite: un formato che tutti chiamavano… “di-vi-dì“.
E io, sempre somaro al mio solito, a chiedere: ma perché lo pronunciate all’inglese, che fa schifo? Va bene, è una sigla inglese per Digital Versatile Disc, ma siamo in Italia e, tanto per fare una cosa diversa, pronunciamola in italiano. Cioè “di-vu-dì“. No, mi rispondevano, è una sigla inglese e si pronuncia all’inglese. Va bene, insistevo io sempre più ciuccio, e allora perché la sigla VHS (Video Home System) la pronunciamo “vu-acca-esse” al posto dell’inglese “vi-eic-es”? La risposta è la stessa: che “h” si pronunci “eis” nessun itanglese lo sa.

  • INPS = ai-nps
  • IVA = ai-va
  • ICI = ai-ci

Sì, è innegabile che qualsiasi sigla migliori con “ai”, ma che senso ha prendere una sigla e leggerla in due lingue diverse?

Per fortuna ora l’HDMI è diventata di uso talmente comune che non si sente più citare come prima, e la sua inutile evoluzione – lo sfortunato Blu-ray – si pronuncia facile facile. TV Ultra HD 4 k o Full HD? Viva l’italiano. “ti-vu ultra acca-di quattro cappa” o “full acca-di“. Ripeto: nessun itanglese sa come si pronunci la “h”…

Rimango in attesa del prossimo cavo dal nome itanglese da divertirmi a sentir storpiare.

L.

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36 commenti

Pubblicato da su ottobre 12, 2018 in Linguistica

 

36 risposte a “Diciamolo in italiano: le sigle itanglesi

  1. theobsidianmirror

    ottobre 12, 2018 at 6:47 am

    Non è che nessuno sa come si pronuncia la H.. è solo che è molto più semplice dire “acca”. Non mi spiego però “ai” al posto di “i”… (anche se ammetto che io stesso sono uno da acca-di-emme-ai”).
    Sulla questione “vi” e “vu” esistono diverse scuole di pensiero. O meglio i tempi cambiano le nostre lettere: in prima elementare (1973) mi insegnarono a dire “vi” e quando (ancora adesso) sento dire “vu” mi chiedo da cosa ero distratto quando le regole stavano cambiando.
    Ai ragazzini di adesso insegnano che non è corretto dire “bi”, “ci” o “di”… si pronunciano “bb”, “cc” e “dd” (praticamente pronunci la sola consonante trascinandola).

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 12, 2018 at 7:08 am

      Ma dai, sono state abolite le “i” dallo spelling italiano??? Quindi non si può più dire “di come Domodossola”? Come cambiano i tempi…
      Sulla “vu/vi” è vero, c’è la scuola di pensiero italiana, ma chi pronuncia “di-vi-di” lo fa pensando all’inglese, quindi non vale 😛

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      • theobsidianmirror

        ottobre 12, 2018 at 7:11 am

        Non parlerei di abolizione, quanto di una tendenza che sembra stia prendendo piede

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      • Lucius Etruscus

        ottobre 12, 2018 at 7:17 am

        Ricordo sempre che alle elementari (primi anni Ottanta) mi venne corretto in rosso un errore sul dettato, dove ho scritto ciliege, perché – mi venne spiegato – le parole che finiscono in “cia” e “gia” al plurale se precedute da consonante perdono la “i” (province) se precedute da vocale la “i” rimane (ciliegie). Nei Novanta scopro su un dizionario Zanichelli (o comunque un nome grosso) che si può dire in entrambi i modi, ciliegie o ciliege… Oh, e a me quel brutto voto chi lo ripaga? 😀

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      • theobsidianmirror

        ottobre 12, 2018 at 7:21 am

        E vogliamo parlare delle PCMCIA (meglio note come pi-ci-micia)? =^_^=

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      • Lucius Etruscus

        ottobre 12, 2018 at 7:24 am

        ahahahah d’istinto avrei pronunciato “pomicia” 😀
        Ora non ci sono più, ma ricordi le prese SCSI? Lì era facile, come fanno gli inglesi abbiamo aggiunto una vocale e via: “scasi”.

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      • theobsidianmirror

        ottobre 12, 2018 at 7:41 am

        Aggiungere vocali è molto più naturale! Avendo lavorato per anni nella nautica ricordo la sigla NMEA (uno standard di comunicazione dati) che noi pronunciavamo tranquillamente “Nemea”.
        Era una cosa talmente naturale che alla fine mi convinsi che tutto il mondo dicesse “Nemea”.
        Un giorno andai un corso tecnico in Inghilterra e ci misi un bel po’ a capire il motivo per cui tutta sta gente continuasse a parlare de “l’occhio del nemico”….

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  2. Cassidy

    ottobre 12, 2018 at 7:03 am

    Tu non hai idea della gioia che mi genera questo post. Quando ho fatto spuntare al lavoro due cavi HDMI, rigorosamente pronunciati Acca-di-emme-I da me, ho prima dovuto spiegare cosa fosse questa “Novità”, poi improvvisamente sono diventati tutti esperti. Da allora per collegare i loro pc mi sento dire «Non funziona l’Acca-di-emme-AI» ed io sotto a spiegargli che non si pronuncia così testardo come un mulo. Sembra un dialogo preso da “Frankenstein Junior” la scena di “Igor” piuttosto che “Aigor” stessa cosa. Sul serio applausi a scena aperta per questo post! 😀 Cheers

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 12, 2018 at 7:12 am

      ahhaah non avevo pensato ad AIgor, ci sta tutto! 😀
      E’ davvero inspiegabile il virus mentale che contagia chiunque entri a contatto con questi cavi, che spinge a pronunciare in inglese solo l’ultima lettera di una sigla. Non era meglio ai vecchi tempi delle prese scart, che pronunciavamo tutti uguale? 😛

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  3. zoppaz (antonio zoppetti)

    ottobre 12, 2018 at 7:29 am

    Grazie di questa dedica, e soprattutto di questa riflessione che a sua volta fa riflettere chi la legge… hai toccato e sviscerato il punto: la consapevolezza del parlare, che spesso non c’è; c’è solo un ripetere acriticamente ciò che si sente, per imitazione, davanti all’astrusità di certe sigle o parole che non hanno un significato immediato per tutti. Chiedersi il perché sviscera l’irrazionalità dell’abitudine non di dirlo inglese, ma di dirlo in un modo che suoni più o meno inglese. In un vecchissimo film ho sentito una volta citare l’Effe Bi I, per indicare quello che oggi si chiama Effe Bi Ai, ma che in inglese sarebbe Ef Bi Ai, anche qui tendiamo a promunciare in inglese solo l’ultima. Quanto alle pronuncie delle lettere, lo ZIngarelli riporta “vi” per v e “bi” per b (a proposito io dvd l’ho sempre detto e sentito di-vu-dì, ma forse a Milano è diverso rispetto a Roma, e lo Zingarelli riporta entrambe le pronuncie).

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 12, 2018 at 7:36 am

      Per fortuna è stata un’ondata di contagio mentale che è volata via senza strascichi, quella di pronunciare l’orribile di-vi-di, che sembra più una presa in giro che un nome.
      Un’idea per uno speciale sarebbe prendere i film americani doppiati in italiano dagli anni Cinquanta ad oggi e vedere come cambiano le sigle FBI, CIA ma anche KGB, che sembra essere tornato cappa-gi-bi dopo una parentesi di ca-ghe-be.

      La tecnologia viene vista come una divinità per cui ha adepti, non tecnici. Chiunque di noi abbia avuto un contatto con un “tecnico del computer” o altro esperto vario sa che siamo vicini allo sciamanesimo, che spesso l’intervento di un esperto ha gli stessi effetti del mettere una collana d’aglio sul monitor, quindi alla fine si prega il computer di funzionare e si usano quelle ripetizioni vocali tipiche di ogni religione. Quanti cattolici sanno cosa voglia dire “amen”? Lo ripetono e basta. Quindi… HDM-ai nell’alto dei Cieli 😀

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  4. zoppaz (antonio zoppetti)

    ottobre 12, 2018 at 7:36 am

    PS a parte che il plurale di pronuincia è pronunce.. ma vabbè 🙂 mi scuso!

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 12, 2018 at 7:38 am

      ahahah per carità, la digitazione al volo nelle risposte è sempre problematica e non avendo editing successivo è scusata a priori di qualsiasi errore, refuso e via dicendo 😛

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  5. Conte Gracula

    ottobre 12, 2018 at 7:50 am

    Di solito tendo a usare la pronuncia italiana, per le sigle (ma uso ef bi ai, vai a sapere perché 😛 abitudine, penso).
    Però, anche se non è una sigla, ti do un’orribile chicca: anime, i cartoni giapponesi. Nato come contrazione di animation, si legge come è scritto, anime, ma alcuni lo leggono anaim XD

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 12, 2018 at 7:51 am

      E’ vero, l’ho scoperto venerdì scorso quando a Propaganda Diego Bianchi, di solito informato, se n’è uscito con ànim, o qualcosa del genere, in pratica pronunciandolo all’inglese… Allora pronunciamo anche manga all’inglese… anzi, alla romana: mènga. (E a Roma la Legge del Menga non si augura a nessuno 😛 )

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  6. zoon

    ottobre 12, 2018 at 9:07 am

    hai perfettamente ragione.

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  7. mikimoz

    ottobre 12, 2018 at 10:50 am

    Aahha, sono morto!! XD
    Allora, mi sono reso conto di una cosa: informalmente dico divvuddì, ma formalmente mi esce spontaneo dividì (tipo Disney Dividì).
    Vu acca esse tutta la vita, anche perché mi pare fosse una cosa canonizzata come tale.
    HDMI tutto in italiano. Come A I DI ESSE. Oppure ACCA I VU’.

    Vero che la gente che lavora in quei contesti, meno ne sa più ci lavora 🙂

    Moz-

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 12, 2018 at 11:28 am

      Soprattutto il campo informatico pare essere una vittima perfetta per ogni contagio mentale che giri. Se domani uno si alza e dice: “DVD si pronuncia da-va-dà”, scommetti che tutti lo diranno così? 😀

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  8. Me

    ottobre 12, 2018 at 8:42 pm

    Tutto bello e tutto giusto, però…

    Quando si comunica bisogna adottare un linguaggio condiviso e comprensibile a tutte le parti, per non perdere tempo in “formalismi” inutili ed arrivare al punto importante, cioè che l’altra persona comprenda ciò che le si vuole comunicare. Se tutti quelli con cui comunichi lo chiamano cavo accadiemmeai e tu, giustamente, ti ostini a chiamarlo diversamente, forse alla fine il tuo, insisto, giusto sforzo per far capire a tutti gli altri che sbagliano diventa una perdita di tempo che somiglia al classico svuotare il mare con un cucchiaino. Lo dico per esperienza essendo sistemista informatico, purtroppo.

    Esempio banale, oggi ho perso inutilmente 30 minuti di vita dicendo al telefono ad una persona di riavviare un computer, non spiegandomi perché ottenesse un risultato diverso rispetto a quanto mi aspettassi. Tu in che modo eseguiresti questa semplice richiesta? Beh, per la persona in oggetto era normale tenere premuto il pulsantino di accensione fino alla brutale interruzione di alimentazione alla povera, sofferente macchina, e riaccenderla appena la ventola avesse esalato l’ultimo respiro. Avrei fatto meglio a dire dal primo momento, come ho fatto purtroppo solo in un secondo momento dopo aver compreso il mio grave errore, guarda, clicca sul pulsantino tondo in basso a sinistra sullo schermo, clicca sulla freccia accanto ad arresta il sistema, e sul menu che compare clicca su riavvia il sistema. Sarebbe stato ancora meglio se avesse saputo da principio cosa significhi riavviare un computer senza distruggerlo? Ovvio. Avrei reso il mondo migliore spiegandogli la differenza che passa tra le due operazioni invece che dirgli CENSURA, così tra poco lo butti questo aggeggio? Ancora ovvio, ma ciò che ho compreso con questo lavoro, e che per un momento mi era passato di mente, è che l’importante è raggiungere l’obiettivo che ci si prefigge, e riuscire in qualche modo a farmi capire è stata già una vittoria contro la sostanziale impossibilità di comunicazione che esiste tra esseri umani di diversa estrazione culturale. Non intesa in senso classista, sia chiaro, immagino che anche il mio meccanico mi ritenga profondamente ignorante quando dimentico di cambiare l’olio e rischio di far esplodere il motore, cosa che capita almeno un paio di volte l’anno. Ognuno è l’utonto di qualcun’altro, suppongo.

    Poi, relativamente al fatto che anche il concetto di cliccare, e persino la differenza stessa tra pulsante destro e sinistro del mouse, non siano considerabili nozioni universalmente comprensibili, ne possiamo parlare un’altra volta.

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 12, 2018 at 9:09 pm

      Ciao e grazie della testimonianza 😉
      Sicuramente i “contagi mentali” contano sulla comprensibilità, quindi se tutti dicono in un modo lo dirò anch’io, ma io poi so che è sbagliato: quanti lo sanno?
      Il pezzo è dedicato al blog “Diciamolo in italiano” che sensibilizza proprio su questo fatto: ognuno è libero di parlare come vuole, mezzo italiano, mezzo curdo e mezzo norvegese, ma l’importante è poter scegliere. Se io parlo semplicemente ripetendo quello che dicono gli altri sono una banderuola al vento, perché non so quello che sto dicendo: la speranza è di “parlare informati”.
      Io poi sono di Roma, dove la lingua parlata è un’infarcitura di contrazioni e sfondoni grammaticali da paura, ma quando chiacchieri con qualcuno non ci badi, perché ci capiamo. Io però so che sto parlando in modo “colloquiale”, che se dico “‘namo” sto dicendo “andiamo” – anche se non ce la faccio ad usare il celebre imperativo romano “essi”, al posto di “sii” 😀
      Chi invece parla senza sapere ciò che dice è una vittima di mode che andrebbe sensibilizzata. Vuoi dire acca-di-emme-ai? E chi lo vieta? Però sappi che non ha senso pronunciare tre lettere in italiano e la quarta in inglese: è fastidioso invece sentirsi correggere da chi crede di essere nel giusto solo perché “tutti dicono così”.

      In informatica (si dice ancora così?) capirsi è un problema serio perché, almeno in Italia, la distanza fra chi ne sa un po’ e chi ne sa un po’ meno è immane. Anche lì i continui cambi di itanglese non hanno aiutato, e paradossalmente in un mondo dove tutti si riempiono la bocca di termini pseudo-inglesi (“apgradare”, “aploadare”) quelli della mia generazione cresciuti con il Commodore – quindi addestrati all’inglese sin da piccoli – si ritrovano a dover tradurre. Premi Shift… E che è Shift? Ma come, usi uploadare e devo specificare “maiuscolo”? C’è sempre stato scritto Shift, prima che nottetempo apparisse una frecciona, così come c’è sempre stato scritto “Return” e ora tocca dire “Invio”. E l’itanglese dov’è? Vuoi vedere che è come l’h, che nessun itanglese sa come si pronunci? 😀
      A seconda di chi ho davanti posso dire “underscore” o “trattino basso”, perché li conosco entrambi e posso scegliere: se l’altro non mi capisce posso cambiare. Chi sa solo una versione, di solito quella sentita in qualche distributore di ignoranza come TV o giornali, non può scegliere e quindi è una vittima.

      Se dopo il mio post, chi mi ha letto ci penserà un attimo quando dovrà pronunciare il nome del cavetto in questione, sarò immensamente orgoglioso del risultato ^_^
      L’obiettivo è fermarsi, pensare… e poi dirlo in italiano 😛

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      • Me

        ottobre 12, 2018 at 9:26 pm

        Pensa che quando dico at, mi sento ripondere cheeeeeeeee? e sono costretto a dire chiocciola, sento distintamente l’urlo di dolore del gruppo di neuroni che si suicidano all’unisono, quindi non è che non ti capisca. Ma l’istinto di autoconservazione mi impone di dedicare il poco tempo che ho sulla terra a migliorare me stesso, se avessi desiderato migliore il prossimo avrei fatto l’insegnante, e considerando ciò che devo sopportare quando mi tocca mio malgrado tenere qualche corso, per fortuna del fegato che mi resta raramente, se avessi scelto quella strada non sarei ancora qui a godermi Netflix e le consegne a domicilio tramite app. Per informatica si, tocca usarla che se usi IT non ti capisce nessuno, e dopo 20 anni che faccio questo mestiere dubito che persino i miei genitori abbiano ancora capito cosa faccia, e che sistemista sia una parola che mi sono inventato per non ammettere che vendo il mio corpo e la mia salute mentale per denaro, che poi non sarebbe nemmeno troppo lontano dalla realtà.

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      • Lucius Etruscus

        ottobre 12, 2018 at 9:42 pm

        La sit-com “IT Crowd” dovrebbe aver un po’ sdoganato il concetto ma mi sa che è un gioiellino non molto visto da noi 😛
        Migliorare se stessi è appunto il primo passo per migliorare gli altri: raccontando in un post un aneddoto di poca importanza e scherzarci su è in fondo un modo per tirare in ballo una questione linguistica di scottante attualità. In un periodo in cui invece i fautori dell’inglese smart – più simile al maccheronico di Brancalone – sono molto agguerriti e stanno addirittura cambiando l’italiano ufficiale, quello dei documenti che non hanno la data di scadenza ma la deadline…
        Semplicemente dirlo è già fare qualcosa, nel silenzio totale di un’informazione che nel migliore dei casi è inesistente: purtroppo ogni tanto c’è e fa danni creando solo ignoranza.

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  9. Emanuele

    ottobre 13, 2018 at 8:04 am

    Me lo sono sempre chiesto anche io perché pronunciare così HDMI. Preferisco o tutto inglese o tutto italiano.
    Divvuddì (con le doppie) tutta la vita! L’itanglese che lo pronuncia dividì lo fa per sentirsi fico, “oh, guarda, anche io conosco l’alfabeto inglese!”.

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 13, 2018 at 8:10 am

      Quello infatti è il sottotesto odioso, che si pronunci in modo strani solo per tirarsela, non per un reale ragionamento dietro. E dividì è onestamente orripilante 😀

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  10. redbavon

    ottobre 13, 2018 at 8:58 pm

    C’è un mistero degno di Kazzenger e riguarda una serie di programmi che usano tutti: perché Word lo pronunciano tutti bene, “uord”; perché Excel, tutti lo pronunciano correttamente, “ecsel”; perché tutti addirittura pronunciano bene PowerPoint, Pauerpoint; perché – porcamiseriaccia – Access non c’è n’è uno che lo pronunci “acsess” e a tutti venga in mente la ritirata più intima tra le mura domestiche, pronunciandolo “aCCeSS”?!?

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 13, 2018 at 9:05 pm

      Cinque alto a redbavon: sono anni che me lo chiedo e temevo davvero di essere l’unico in Italia ^_^
      Caso vuole che al liceo il mio libro di testo di inglese si chiamasse “Access”, e il primo minuto della prima ora di inglese il prof ci ha fulminati con uno sguardo di ghiaccio e ha detto qualcosa del tipo: “Il primo che dice Access lo boccio”. In quel secondo imparai una lezione che si è impressa a fuoco: si pronuncia àcses. Anzi, a voler essere pignolo – e se la memoria non mi inganna – la “a” iniziale si dovrebbe pronunciare mettendo la bocca per fare “e”, nel senso che non è proprio una “a” piena all’italiana.
      Invece il VERO mistero di Kazzenger è il giorno in cui è nato Windows XP, guarda caso utilizzando le due lettera del Cristogramma inaugurato da Costantino. “c” (dura) e “r”, iniziali di CRistòs. Su molte chiese si può vedere sul costone un enorme XP: sarà perché Windows porta naturalmente ad invocare costantemente il nome di Gesù? 😀

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      • redbavon

        ottobre 13, 2018 at 9:24 pm

        Ma XP era una passeggiata di salute rispetto al Millennium o Me. Senza considerare Vista che per le bestemmie faceva tornare la vista ai non vedenti. D’altronde Uindo(o)s – si sa – è opera del diavolo, sotto mentite spoglie di Conto Cancelli 😂

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      • Lucius Etruscus

        ottobre 14, 2018 at 5:29 am

        ahahah Vista sono riuscito ad evitarmelo – per fortuna ho fatto durare XP abbastanza a lungo da passare direttamente a Seven – gustandomi tutta la gente che, usandolo, è poi diventata satanista ad honorem per la qualità delle bestemmie che sparava 😀
        Gente che per esempio non sapeva si potesse impostare il tema “Windows Classic” e quindi cercava di capirci qualcosa con quelle “viste” da far piangere il cielo.
        Mi sono evitato l’8 ma ho il terrore del 10: spero che il mio Seven duri abbastanza da saltarlo. Comunque aveva ragione Tarantino. Uccidi il Conto! ;.D

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  11. Kukuviza

    ottobre 15, 2018 at 8:03 am

    Ho dovuto fare delle prove mentali, perché dopo aver letto il post non sapevo più se dico di-vu-di o di-vi-di. Dopo aver aspettato qualche minuto, mi è uscito più naturale di-vu-di per cui lo pronuncio così. Però diverse volte in passato mi sono chiesta perchè si dica tivu quando nell’alfabeto la v è vi (al di là dell’enunciazione moderna dell’afabeto senza i, come scopro dal primo commento).

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    • Lucius Etruscus

      ottobre 15, 2018 at 8:11 am

      Credo ci siano correnti di pensiero che attraversano l’Italia, perché io ho saputo sempre che “v” si pronuncia “vu”. In fatti la “w” è “doppia-vu”, non “doppia-vi”. Per questo ho sempre trovato naturale dire “Ti-vu” e non “Ti-vi” come comunque a volte mi è capitato di sentire.
      Chissà se un giorno la sigla italiana TV lascerà il posto a qualche sigla inglese più “fighettosa”. Per esempio i britannici la chiamano “Telly”, chissà che non lo faremo anche noi 😛

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      • Kukuviza

        ottobre 15, 2018 at 8:15 am

        La storia della v doppia è come dici, ma aumenta ancora di più la mia perplessità. Tu come dici:”Vu di Verona?”

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      • Lucius Etruscus

        ottobre 15, 2018 at 8:16 am

        Sì ^_^
        E raccolgo l’appello di Balasso a favore di queste povere città che vengono citate solo nello spelling: riscopriamo Verona, Domodossola ed Otranto! 😀

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      • Kukuviza

        ottobre 15, 2018 at 8:29 am

        Ma io invece dico “Vi di Verona”! Dalle elementari l’ho sempre detta “vi”, tranne appunto in sigle varie. Il giorno in cui la tivu si dirà telly, io risponderò con savalas.

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      • Lucius Etruscus

        ottobre 15, 2018 at 8:37 am

        ahaahah risposta doverosa 😛
        Quindi è vero che ci sono correnti, in questo mare ondoso dell’italiano…

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