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Seconda intervista a Valery Esperian

10 Ott

Dopo l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano“, sono tornato nell’antico Egitto per incontrare un autore “misterioso”.


Intervista a Valery Esperian

Secondo appuntamento con il Romanzo dei Faraoni. Mi rivolgo ancora al “misterioso” Valery Esperian: come hai scelto di affrontare un nome così importante come Akhenaton?

V.E. Ciao Lucius, e grazie per averci ospitato su NonQuelMarlowe. Come hai ben detto, Akhenaton è un nome piuttosto importante: nato diverso, nell’aspetto e nelle idee, ha sfidato l’eredità del padre cambiando per sempre il volto dell’Egitto e della storia. Sposando la splendida Nefertiti, “la donna più bella dell’antichità”, ha dato vita a una delle storie d’amore più intense di tutti i tempi. Ma soprattutto, Akhenaton “l’eretico” ha sconvolto un impero imponendo un unico dio, Aton il sole, e guidando una rivoluzione religiosa costellata di intrighi, tradimenti e lotte per il potere. Ci siamo approcciati alla sua vicenda con dedizione e un pizzico di coraggio: abbiamo scelto di affrontare la vita dell’“eretico” con dovuta perizia storica ma anche con passione e creatività laddove le fonti non arrivavano. Abbiamo cercato di ridar vita a una grande figura storica, che ci auguriamo pulsi tra le pagine con tutto lo splendore e il potere che lo hanno reso celebre fino ai giorni nostri.

2) Ricordiamo che dietro lo pseudonimo operano due autori italiani. Cominciamo con Elisa Bertini: qual è la passione che muove una scrittrice come te?

E.B. Passione è una parola bellissima e potente, pericolosa a volte, soprattutto se, come me, si tende cedervi: per fare questo lavoro ho imparato a convogliarla in maniera costruttiva, mantenendo viva la parte creativa ma facendola lavorare di pari passo con la tecnica e la disciplina. Riguardo a quel che mi muove, beh, in poche parole è la fame di storie, di ciò che mi sposta da una vita soltanto, la mia, che adoro ma che senza la magia dei libri resterebbe sempre e solo “una”. Leggendo e scrivendo le vite si moltiplicano: posso essere una ragazza, un corsaro o, talvolta, un potente faraone…

L’ultima volta che ti abbiamo incontrato è con il tuo “Nerocuore” nello Speciale del Giallo Mondadori del dicembre 2017: cosa puoi dirci di quel romanzo breve?

E.B. Nerocuore è stata per me un’immersione in un mondo diverso dal mio solito immaginario di scrittrice, ma molto vicino alla mia “altra” vita, quella di giornalista: lavorando per un quotidiano romagnolo, negli ultimi anni mi sono occupata di varie inchieste che riguardavano la violenza sulle donne, dall’acidificazione di Gessica Notaro al femminicidio di Giulia Ballestri (caso Cagnoni). È stato importante scrivere di queste terribili tematiche in Nerocuore: mi ha permesso di trasmettere ai lettori l’angoscia e la sofferenza di una vittima che, molto spesso, tra le poche e asettiche righe di una pagina di giornale non traspaiono appieno. Angosce, queste, che ho messo sulla bocca (una vera “boccaccia”, a dirla tutta) scomoda e politically incorrect della mia protagonista, Minerva Mai: un’antieroina, una cinquantenne senza peli sulla lingua che da pubblicitaria milanese è finita a fare la chiromante in una fiera medioevale itinerante, una donna alfa che da leonessa si ritrova preda a causa delle persecuzioni dell’ex-marito, “il Mostro”.

Nerocuore è la storia di una donna istruita, forte, emblema del nostro millennio, ma che si scontra violentemente con la concezione retrograda e sessista della donna che sta alla base di questo tipo di soprusi: e il messaggio che volevo trasmettere è proprio questo, che la violenza di genere arriva dovunque, nelle stalle ma anche sulle stelle, se non combattuta, o, in questo e altri casi, se non raccontata.

Eri già “tornata indietro” nella storia, raccontandoci addirittura un’indagine di Dorian Gray nel 2015 per Delos Digital: cosa ricordi di quell’esperienza?

E.B. Scrivere “Dorian Gray e il weekend con delitto” è stata un’esperienza davvero intensa: ho sempre amato Wilde e in particolare il personaggio “col quadro in soffitta”, ma in quel periodo mi ci sono immersa fino in fondo. Ho vissuto infatti per cinque anni nel Regno Unito insieme al mio compagno, che all’epoca lavorava come astrofisico per l’università di Portsmouth, e ho potuto respirare direttamente le atmosfere e i luoghi in cui Wilde stesso si era mosso: da lì a ridare vita a Dorian Gray il passo è stato breve, e terribilmente divertente. Se ci metti poi che abitavo di fronte all’Isola di Wight, luogo evocativo e perfetto per il dissoluto weekend con delitto in cui ho spedito Dorian e Lord Henry, beh… il risultato è stato una combinazione tra vecchi classici del genere e la mia personale visione del personaggio: dieci ospiti, una lussuosa villa sull’isola e un cadavere in biblioteca; tra una sigaretta oppiata e un bicchiere di champagne, il dandy più famoso di tutti i tempi si diverte a risolvere il rebus, animato come sempre da quella folle curiosità che divora la sua anima immortale.

L’altra metà di Valery Esperian è Antonio Tenisci: cosa sai dirci della tua passione letteraria?

A.T. Caro Lucius, questa bellissima storia d’amore con i libri è nata sui banchi di scuola, quando facevo letteralmente impazzire i professori continuando a scrivere per fatti miei i racconti che leggevamo in classe. Così Ciàula continuava a vivere una vita propria dopo aver scoperto la luna e si innamorava, e il nipote del principe Prospero riusciva ad annientare addirittura la Morte Rossa. Cercavo di scopiazzare il modo di scrivere dei vari Pirandello, E A. Poe, Borges, Calvino, così come avrebbe potuto fare un ragazzino di dodici anni. Da quel momento la passione per la scrittura, e soprattutto della lettura, non mi ha mai abbandonato. Con la paghetta andavo in edicola a comprare il “Giallo Mondadori” perché a un prezzo contenuto mi permetteva di leggere grandi scrittori. La passione di sfogliare e leggere pagine piene d’inchiostro se ti prende non finisce mai, e sono ancora qui a riempire scaffali e tablet.

Anche tu eri presente nel citato Speciale del Giallo, con il romanzo “Ombre viola”: ti va di ricordarlo?

A.T. L’emozione di vedere il mio nome scritto in rosso su quel fantastico (e agognato) sfondo giallo è stata immensa, ma non è stato semplice affrontare l’argomento femminicidio dello Speciale dal punto di vista di un uomo. Nella ricerca mi sono trovato davanti a vicende difficili da accettare per la drammaticità delle situazioni, e mi sono concentrato sui vari aspetti del problema trattando i personaggi con una psicologia propria del loro ruolo. Ho scelto di ambientare il romanzo in una piccola e ipotetica città immaginaria di una qualsiasi provincia italiana, anonima e uguale a migliaia di altre realtà, dove tutti si conoscono e dove c’è una piazza su cui affacciano la chiesa, il municipio e il bar. Una scelta voluta perché le vicende che racconto in Ombre viola non possono essere racchiuse dentro il perimetro di una città definita. Esse fanno parte di una realtà la cui tragicità travalica ogni confine di spazio, allo stesso modo in cui le ritroviamo riportate nelle pagine di cronaca nera.

Il romanzo Ombre viola ha cambiato il mio modo di affrontare il problema ed è servito a condividere il malessere che, da uomo, cerco di ricacciare indietro ogni volta che sono davanti all’ennesima notizia di una donna assassinata, massacrata e picchiata, sperando di aver dato un piccolo contributo per smuovere le coscienze di ognuno.

Nel 2017 hai partecipato alla collana Delos Crime con il racconto “(H) Acca come amore“: cosa ricordi di quell’esperienza?

A.T. Un giallo che mi ha molto divertito scrivere, ambientato in un mondo che ho imparato a conoscere grazie a mia moglie. Il palcoscenico di un teatro racconta storie anche se resta muto, basta una piccola luce di lato e attendere che le idee arrivino. La cosa più bella è che il racconto è andato in scena proprio su quelle assi di legno e davanti a quello stesso palco da cui ho preso ispirazione. Il pubblico teatrale ha apprezzato allo stesso modo dei tanti che continuano a leggere.

Anche tu sei recidivo della narrazione storica, visto che per History Crime (Delos) nel 2014 hai firmato “La Madama“, ambientato nel 1582…

A.T. Sono appassionato di storia e l’arrivo della grande Margherita d’Austria “La Madama” la sera del 12 novembre del 1582 nella mia città di Ortona non poteva che solleticare la mia fantasia. Così è nato un giallo (il mio primo a essere pubblicato). La Madama ha poi vissuto una vita autonoma diventando un’opera teatrale vista da migliaia di persone in innumerevoli repliche e ha vinto il Premio dell’Editoria Abruzzese. Direi che la Delos mi ha dato grande visibilità e mi ha portato grande fortuna.

Domanda per entrambi: come vi siete trovati ad affrontare un tema come quello egizio, al tempo stesso affascinante ma anche spesso inflazionato?

V.E. Il mondo egizio resta di grande fascino, nonostante i tanti libri e romanzi che continuano a essere pubblicati. Lo dimostra l’ottimo riscontro di vendite dei primi quattro volumi del Romanzo dei Faraoni. Ci siamo basati su libri di egittologi riconosciuti come Cimmino, Zacco, Gardiner e molti altri, e il risultato è stato quello di scoprire un mondo fantastico pieno di suggestioni. Le stesse che speriamo di aver trasmesso ai tanti lettori, senza però dimenticare che si tratta pur sempre di romanzi e non di manuali di egittologia.

Chiudo con una domanda tripla per entrambi. L’autunno è alle porte, potete consigliarci un libro, un film e un luogo da visitare per affrontarlo?

A.T. Assolutamente il quarto volume del Romanzo dei Raraoni appena uscito in libreria dedicato al grande Ramses, e il film documentario Piazza Vittorio (2017) di Abel Ferrara ambientato a Roma nella città dove ho vissuto per più di otto anni. Nuovissime uscite piene di quella magia che accomuna l’arte della scrittura e del cinema.

Sono appena tornato da una settimana in Trentino per lavoro e, sebbene io adori il mare, il fascino di quei panorami mi ha rapito. Sbrigatevi ad andare, prima che nevichi…

E.B. L’autunno è per me sinonimo di vento frizzante, di foglie croccanti e di zuppe calde accompagnate da un bicchiere di vino rosso; è stagione di libri letti sotto una coperta, di passeggiate nel bosco o di un bel film che ti tiene col fiato sospeso mentre fuori diluvia. Per questo consiglio di fare una capatina alla baita sul lago di Secret Window (1990), adattamento cinematografico di un racconto di Stephen King, o di immergersi tra le pagine di una serie gialla che conduce tra le Highlands scozzesi in compagnia di Hamish Macbeth, il fulvo e allampanato poliziotto scaturito dall’irriverente penna di M.C.Beaton.

Un posto da visitare? Le Cotswolds inglesi, dalle quali sono appena tornata lasciandoci un pezzetto di cuore: la zona dà il meglio proprio in questo periodo, quando le colline si tingono di rosso e arancio nelle mille sfumature autunnali. Tra una passeggiata e l’altra consiglio d’infilarsi in un pub (magari all’Horse and Groom a Bourton on the Hill) per una pinta, da sorseggiare davanti a un camino acceso con un buon libro (o una buona compagnia) per le mani.


Chiudo ricordando i libri di Valery Esperian disponibili su Amazon.

L.

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Pubblicato da su ottobre 10, 2018 in Interviste

 

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