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Lo strano caso dell’apprendista libraia (2013)

14 Set

Negli ultimi anni ha preso sempre più piede una curiosa usanza editoriale per cui un qualsiasi accenno alla bibliofilia all’interno del titolo italiano di un libro sembra aumentarne le vendite: non so se funziona davvero, ma è innegabile che nel periodo in cui si legge meno nella storia italiana… i titoli sciabordino di riferimenti librari.


Sempre nel 2014 la Garzanti porta in Italia – con la traduzione di quella Claudia Marseguerra che ho intervistato anni fa – “Lo strano caso dell’apprendista libraia” (The Bookstore, 2013), il romanzo d’esordio della britannica Deborah Meyler: come sempre, dall’inizio del Duemila, le case editrici preferiscono i romanzi di esordienti perché costano poco.

Da lodare poi l’ardita scelta della Meyler, una britannica che si è trasferita a New York dove ha lavorato in una piccola libreria per sei anni che scrive poi un romanzo su una britannica che si trasferisce a New York e inizia a lavorare per una piccola libreria…
Va bene che buona regola è scrivere di ciò che si conosce, ma è chiaro che quest’opera non ha alcuna velleità, né letteraria né di altro tipo: è il solito raccontino autobiografico trasformato in romanzo.

La trama ufficiale:

Esme ama ogni angolo di New York, e soprattutto quello che considera il suo posto speciale: “La Civetta”, una piccola libreria nell’Upper West Side. Un luogo magico in cui si narra che Pynchon ami passare i pomeriggi d’inverno e che nasconde insoliti tesori, come una prima edizione del Vecchio e il mare di Hemingway. Ed è lì che il destino decide di sorriderle quando sulla vetrina della libreria vede appeso un cartello: cercasi libraia. È l’occasione che aspettava, il lavoro di cui ha tanto bisogno. Perché a soli ventitré anni è incinta e non sa cosa fare: il fidanzato Mitchell l’ha lasciata prima che potesse parlargli del bambino. Ma Esme non ha nessuna idea di come funzioni una libreria. Per fortuna ad aiutarla ci sono i suoi curiosi colleghi: George, che crede ancora che le parole possano cambiare il mondo; Mary, che ha un consiglio per tutti; David e il suo sogno di fare l’attore. Poi c’è Luke, timido e taciturno, che comunica con lei con le note della sua chitarra. Sono loro a insegnarle la difficile arte di indovinare i desideri dei lettori: Il Mago di Oz può salvare una giornata storta, Il giovane Holden fa vedere le cose da una nuova prospettiva e tra le opere di Shakespeare si trova sempre una risposta per ogni domanda. E proprio quando Esme riesce di nuovo a guardare al futuro con fiducia, la vita la sorprende ancora: Mitchell viene a sapere del bambino e vuole tornare con lei. Esme si trova davanti a un bivio. Il suo più grande desiderio sta per realizzarsi, ma non è più la ragazza spaventata di un tempo e non sa più se è quello che vuole davvero. Perché a volte basta la pagina di un libro, una melodia sussurrata, una chiacchierata a cuore aperto con un nuovo amico per capire chi si è veramente. Perché Esme non è più un’apprendista libraia, ora è una libraia per scelta.
Lo strano caso dell’apprendista libraia è il romanzo più amato dalle librerie indipendenti americane. Grazie a loro è partito un passaparola tra i lettori che ne sono rimasti incantati. Deborah Meyler è convinta che l’esperienza più bella della sua vita sia stata lavorare in un negozio di libri e ha deciso di descriverla. Un romanzo che ricorda a tutti noi come il fascino delle librerie sia intramontabile. E che spesso quei luoghi pieni di scaffali polverosi nascondono sorprese inaspettate.

Commento

La trama attirerebbe anche chi non ama particolarmente i libri, ed infatti è questo il pubblico di riferimento, visto che se la protagonista avesse trovato lavoro in una pizzeria la trama non sarebbe cambiata di una virgola.
Protagonista del gradevole (anche se molto leggero) romanzo è una donna che deve decidere cosa fare della propria vita, se accontentarsi di una relazione amorosa un po’ pencolante o se lanciarsi nel vuoto, e poi c’è la gravidanza da gestire e tutto il resto già visto e letto ovunque. La differenza è che in questo caso la protagonista trova un lavoretto in una libreria dell’usato di New York, “La Civetta”, occasione che in realtà non serve ad altro che a buttare lì due autori a caso giusto per tirarsela da intellettuali.

Visto che vengono ampiamente citati in film e romanzi, questi negozietti di libri usati di New York devono essere molto amati in città, e passarsela bene: scopriamo che così non è.

«La realtà è che viviamo ogni giorno con il terrore di essere trasformati in un salone di bellezza o in uno Starbucks. Sono sopravvissute pochissime librerie in città, hanno chiuso quasi tutte. Arcadia, Book Ark, Endicott, Shakespeare and Company sul marciapiede di fronte, la meravigliosa libreria sulla Madison, solo per citarne qualcuna. La chiusura della Gotham è stata la mazzata finale per me. Ormai restano solo Barnes and Noble e Internet».

Se se la passano male le tanto amate e citate piccole e pittoresche librerie newyorkesi, che speranza hanno le librerie nostrane, che già non è che avessero chissà quale importanza per la popolazione?

La libreria fa da anonimo sfondo ad una narrazione di piccoli avvenimenti e piccoli personaggi, che onestamente non è che conquistino il cuore del lettore. Tutto è una enorme scusa per NON parlare di libri e libreria, preferendo qualsiasi altro argomento – anche la tassidermia – piuttosto che dover citare autori e titoli con il rischio concreto che il lettore medio li ignori.

Non dimentichiamoci poi che si tratta di una englishwoman in New York, parafrasando la celebre canzone di Sting, quindi si crea una strana scenetta.
Ad un cliente consiglia Il potere e la gloria di Graham Greene, ma quando esce fuori che è un romanzo inglese c’è il gelo: «Non vorrei che mi giudicasse troppo campanilista nella scelta degli autori», pensa la protagonista, «così cerco di farmi venire in mente anche uno scrittore americano.»
Ammazza, ’sti americani in quanto a campanilismo non li frega nessuno!

L.

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2 commenti

Pubblicato da su settembre 14, 2018 in Recensioni

 

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2 risposte a “Lo strano caso dell’apprendista libraia (2013)

  1. Conte Gracula

    settembre 15, 2018 at 10:00 am

    La chiusura è agghiacciante! L’ultima cosa che guardo, in un libro, è la nazionalità di chi l’ha scritto. Al limite, capirei se si facesse una ricerca sulle tendenze letterarie in certe nazioni e periodi, ma di solito, contano decisamente di più la storia, la tecnica e lo stile.

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    • Lucius Etruscus

      settembre 15, 2018 at 1:02 PM

      Propri per questo ho citato l’aneddoto, per far notare il fortissimo campanilismo che permea certi ambienti letterari, che ovviamente di letterario in realtà non hanno nulla.

      Piace a 1 persona

       

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