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[Estate 2018] Intervista a Fabio Lastrucci

27 Ago

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato un autore che “trasmette” su tutte le frequenze del fantastico.


Intervista a Fabio Lastrucci

Chi è Fabio Lastrucci e quale cocente passione muove uno scrittore come te?

Ciao Lucius, ti rispondo con un’immagine: sono una microscopica radio libera che riceve e trasmette segnali su tutte le frequenze del fantastico, full 24 (soprattutto da quando ho scoperto l’insonnia). Avendo trovato più interessante il mondo dentro i libri che la mia quotidianità, mi ci sono tuffato sin da piccolo, per scoprire quanto realtà e rappresentazione siano interdipendenti e indispensabili l’una all’esistenza dell’altra. Oggi cerco di mettere su carta tutto quello che posso e non riuscirei a immaginare neanche un minuto di una vita che non sia immersa a metà tra segni e parole.

La Delos Digital ha presentato in questi giorni il tuo incredibile “La pelle del re“, un racconto horror in cui il protagonista è… il Re del genere! Quanto ti sei divertito a scriverlo?

Il gusto per le parodie è un vecchio pallino che risale ai primi passi letterari, sulle riviste ciclostilate che al liceo propinavo con scarso successo agli amici. La scoperta di Stephen King è stata una grande rivelazione, sia come lettore che come aspirante autore, spingendomi a cercare di ricalcarne in un racconto tic e le atmosfere, documentandomi sugli scampoli del suo privato che trapelano dalle interviste e dalle presentazioni dei suoi libri. Ne è uscito fuori uno slapstick che lo vede protagonista, scritto con una grande dose di rispetto e ammirazione, ma anche con la malizia di satireggiare con le sue creature. In questa commedia indiavolata è nascosto un Bignami di riferimenti che metteranno alla prova la competenza dei kinghiani più incalliti. Un processo di reinvenzione/omaggio alla Farmer che ha pervaso anche L’estate segreta di Babe Hardy, il romanzo dedicato alla Hollywood dei mitici Stanlio e Ollio. Ovviamente da maniaco della serialità, ho già in progetto un seguito per entrambe le storie che realizzerei lettori permettendo. Insomma, come insegna proprio il buon SK, “A volte ritornano”…

A maggio la Milena Edizioni ha presentato “Com’era weird la mia valle“, un viaggio con Vincenzo Barone Lumaga nell’orrore di genere: cosa puoi raccontarci di quest’opera speciale?

Da alcuni anni con Vincenzo Barone Lumaga condividiamo sulle pagine di Rivista Milena una rubrica dedicata al weird, che ha toccato vari aspetti di questo genere includendovi anche l’horror e il fantastico in generale. Appassionati dell’argomento e sostenuti dall’editore Moreno Casciello abbiamo sviluppato il materiale prodotto, approfondendolo e implementandolo con nuove sezioni, per cercare di offrire una panoramica che potesse essere godibile sia per il lettore esperto che per il neofita. È stata preziosa, inoltre, la disponibilità degli autori intervistati nella sezione dedicata alla scena italiana, che ci ha fatto scoprire interessantissime sfaccettature del proprio lavoro, dalle esperienze col paranormale di Danilo Arona (una vera chicca), all’eclettismo di Gianfranco Manfredi, al gotico antropologico di Eraldo Baldini. Un ricco apparato iconografico accompagna il volume che nelle sue diramazioni comprende anche cinema e fumetto, nei limiti dello spazio a disposizione. Per questo stiamo già organizzando materiale per una prossima edizione ampliata o per varare un nuovo volume che esplori altri percorsi del ricchissimo universo weird.

Un’altra tua grande passione è la fantascienza, e ricordo la tua antologia “Da zero a infinito” (CS_Libri 2016) ma anche il tuo saggio “FantaComics” (Delos 2015). Quella per l’horror e quella per il fantastico le consideri due passioni o diverse etichette di un’unica grande emozione?

La libertà creativa e lo sconfinamento tra generi e media mi hanno sempre stimolato, quindi i territori di frontiera sono il mio habitat d’elezione, in cui non propendo per un genere in particolare né faccio rigide distinzioni. L’antologia del 2016 è in questo senso un manifesto programmatico, in quanto raccoglie racconti di atmosfere e ispirazioni diverse, sempre a loro volta ibridati con elementi altri. Mi riferisco in particolare al regionalismo dell’horror Il noviziato del comando o la presenza dei comics ne Ultime notizie del papero, o altre storie inclassificabili dove s’incontrano fantascienza, orrore e grottesco.

Fantacomics, in quanto saggio, è delimitato a un area tematica precisa, i fumetti di fantascienza degli anni ‘60/’70, ma anche in questo caso c’è una lettura trasversale data dal linguaggio ironico e non convenzionale, che cerca di rendere appassionante e scorrevole quella che potrebbe ridursi un’arida sequenza di dati.

Sei un autore da editoria digitale ormai da alcuni anni: cosa ne pensi di questa “nuova” editoria? La vedi come un ostacolo o come una risorsa aggiuntiva?

La produzione di e-book, per la facilità distributiva ha ampliato notevolmente il mercato con offerte un tempo improponibili, mi riferisco a formati brevi di singoli racconti o romanzi brevi che con l’editoria tradizionale non potevano trovare una collocazione, se non con stampe “gonfiate” e disoneste. In questo senso credo che l’editoria digitale offra ad autori e lettori un range più ampio di riferimento, con tutti i rischi che la riproduzione illecita comporta.

D’altra parte, ricordo che a Napoli, non era raro trovare sulle bancarelle le più incredibili edizioni-pirata dei bestseller di De Crescenzo o altri autori, in versione stampata… Anche per questo credo che a conti fatti, valga la pena utilizzare un medium come quello elettronico. Magari come preludio per una successiva riedizione cartacea.

Questa estate staccherai completamente, in vacanza, o avrai sempre a portata di mano penna e/o tastiera?

Per varie ragioni, da qualche anno le mie vacanze sono flash, per cui lo stacco eventuale non dura più di un giorno o due. In ogni caso, stakanovista come sono, non riesco a stare lontano da tastiera, fogli e pennarelli che porto sempre con me ovunque, per scrivere e disegnare senza sosta. Le uniche cose che mi fermano (temporaneamente) sono fin’ora solo i black-out o i libri di Preston & Child, che adoro e che mi rapiscono completamente.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Restando su territorio italiano, sono molto affezionato ad Altomonte, un delizioso borgo medioevale calabro assai suggestivo che accoglie musei, mostre interessanti e un ricco festival teatrale. All’estero consiglierei la Provenza, dolce e accogliente, tra paesini caratteristici e scorci naturali sorprendenti, come les Gorges du Verdon.

Come film, direi una commedia di Billy Wilder, una a caso in piena fiducia. Non si rischia mai di restare delusi.

Infine, come libro, a parte La pelle del re (a mo’ di aperitivo) ne propongo uno bollente, ma di finissima fattura: La casa delle conchiglie (2018) di Ivo Torello, edizioni Hypnos, un libro straordinario che riesce a catturare il lettore con intelligenza e caustica ironia.


Chiudo ricordando i libri di Fabio Lastrucci disponibili su Amazon e Delos Digital.

L.

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3 commenti

Pubblicato da su agosto 27, 2018 in Interviste

 

Tag:

3 risposte a “[Estate 2018] Intervista a Fabio Lastrucci

  1. theobsidianmirror

    agosto 27, 2018 at 9:24 am

    Aspetta, aspetta…. un seguito di Babe Hardy? Ho capito bene? Slurp!

    Piace a 1 persona

     

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