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[Estate 2018] Intervista a Chiara Panzuti

06 Ago

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato una scrittrice… “fantastica”.


Intervista a Chiara Panzuti

Per chi non ti conoscesse, chi è Chiara Panzuti e quale cocente passione muove una scrittrice come te?

È sempre difficile descriversi in poche parole, e non si sa mai a quale dettaglio dare la precedenza. Inizio col dire che ho trent’anni, lavoro a Milano, ho un cane di nome Mocho e due grandi passioni: scrivere e viaggiare. Spesso si fondono insieme, a volte una fornisce l’ispirazione all’altra, e sono ciò che io chiamo “due piccoli respiri”. Un modo per dare voce e colore alla vita di tutti i giorni.

In qualche modo la scrittura mi ha sempre accompagnata, fin da quando ero piccola. È maturata con me, in alcuni periodi mi ha tenuto compagnia in maniera più incisiva, in altri è stata solo spettatrice di quello che mi accadeva nella vita reale. È come un fedele amico in costante evoluzione… resta. Qualsiasi cosa accada.

Questo giugno Fazi ha portato in libreria il secondo romanzo della Trilogia di Absence: puoi raccontarci della tua saga senza “bruciarci” i colpi di scena?

Absence è una trilogia il cui tema principale è quello dell’invisibilità. La vicenda dei quattro protagonisti – diventati improvvisamente invisibili al resto del mondo – accompagna il lato più metaforico della trama, che si domanda quanto della nostra identità sia rimasta intatta al giorno d’oggi. Viviamo in un mondo composto principalmente da stimoli esterni, e questo ci porta a vedere noi stessi anzitutto attraverso gli occhi degli altri. Sapremmo ancora autodefinirci, senza l’aiuto di un’immagine da dare al resto del mondo?

Le vicende di Faith e dei suoi amici non seguiranno solo questo cammino metaforico (forse più presente nel primo libro che nel secondo), ma si addentreranno in una ricerca sempre più complessa in viaggio ai poli opposti del pianeta, seguendo i biglietti di un uomo sconosciuto, che sembra l’unica persona al mondo a conoscenza di ciò che sta accadendo.

Definirti un’autrice “fantasy” è forse riduttivo: possiamo dire che utilizzi elementi di narrativa fantastica per porre l’accento sulla nostra realtà quotidiana, a volte alienante?

Sicuramente Absence non può essere definita una trilogia fantasy. Mi è sempre stato molto difficile riuscire a etichettarla con un genere ben preciso, forse perché sono un po’ “anti-genere” per quanto riguarda le letture. Non c’è nessun elemento davvero magico, il mondo è il nostro e l’unico dettaglio stravagante, se così possiamo definirlo, è proprio l’invisibilità di quattro persone. Ma anche questo inconveniente, in qualche modo, vorrebbe essere legato a una spiegazione “non magica”, per quanto strana.

Il mio intento era quello di utilizzare un tema, l’invisibilità per l’appunto, per pormi diverse domande sull’identità al giorno d’oggi. E tengo a specificarlo: domande, non critiche. Io per prima sono presente sui social network e non li considero affatto il male assoluto. Ma proprio perché ho sperimentato alcune situazioni mi sono anche fatta delle domande in merito. Questo vorrebbe essere il tema di Absence: un ragionamento su quello che a volte è il nostro modo di vivere, senza morali o condanne.

Ti è mai capitato di sentirti invisibile come la tua Faith

Spesso. Per questo è un tema che mi sta molto a cuore. Ho avuto un periodo particolarmente difficile durante gli anni del liceo, e arrivata a questa età ho sentito il bisogno di scriverne.

Se ti proponessero di adattare per il cinema i tuoi romanzi, accetteresti o pensi che libri e film siano due media che devono viaggiare separati? E nel caso, che attrice penseresti per la tua protagonista?

Penso che il sogno di qualsiasi scrittore sia vedere il proprio libro su grande schermo. Credo che dipenda dal fatto che sarebbe straordinario vedere le scene che l’autore per mesi ha immaginato nella sua testa. E intendo proprio… vedere! Io poi adoro il cinema per cui sarei solo che elettrizzata in merito.

Detto questo, penso fermamente che libro e film siano sempre due cose diverse. Negli ultimi anni film e serie TV stanno andando a braccetto con libri e saghe, a volte uno diventa il motore da traino dell’altra, ma spesso sono anche riadattamenti anziché vere e proprie rappresentazioni del romanzo in sé. E inutile girarci attorno… spesso deludono. Penso che la tua domanda sia corretta: “adattare per il cinema i tuoi romanzi”. E credo che la risposta sia legata all’esperienza che uno cerca: non è detto che sia la stessa per ogni storia che si scrive.

In merito all’attrice, come dico sempre: sono negata. Hahah! Non so scegliere i volti, non riesco ad immaginarmi persone già esistenti. Dovrei lasciarlo fare ad altri!

I tuoi romanzi sono distribuiti anche in eBook: cosa ne pensi dell’editoria digitale? Che effetto fa sapere di essere sempre disponibile negli eStore?

Personalmente preferisco sempre leggere su carta, ma non demonizzo affatto gli eBook, anzi. Obiettivamente gli eReader hanno diverse comodità: per chi legge tanto e ovunque è un modo perfetto per portarsi dietro anche dieci libri senza avere un trolley di venti chili al seguito. Aiutano le persone che (come la sottoscritta) hanno difficoltà a leggere in piccolo, regolano la luminosità, vengono incontro alle stanchezze tipiche della vista. Insomma, non possono dirsi dei cattivi compagni, e un eBook non è certo “meno libro” di un libro cartaceo. Una storia è sempre una storia, dove è scritta è soltanto un dettaglio (lode alle care, vecchie favole raccontate a voce), quindi sono felicissima di essere presente anche negli eStore.

Puoi anticiparci qualcosa del terzo Absence? E all’orizzonte ci sono nuovi romanzi in vista?

Se il primo libro si concentrava sulla perdita d’identità, e il secondo sul sentimento di rabbia che scaturisce nel tentativo di ritrovarla, il terzo volume andrà a indagare un sentimento nuovo, più maturo e consapevole. Sarà più lungo dei primi due, e purtroppo non sempre “felice” in merito agli eventi che accadranno. Ma credo nei finali agrodolci, perché non si può mai tornare al punto di partenza, ma spesso la felicità va trovata nell’evoluzione di se stessi e del mondo che ci circonda.

Per quanto riguarda nuovi romanzi in vista, un’idea c’è. Ma sarà abbastanza rivoluzionaria rispetto ai nuovi generi scritti fino ad ora, quindi prima di parlarne aspetto di “interiorizzarla” meglio.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Penso che sarà un 50%. Di solito amo staccare, ma se in determinati momenti arriva anche la voglia di scriverle è meglio avere la possibilità di darle spazio. Col tempo ho imparato che è giusto darsi delle scadenze, ma anche ricordarsi di quell’aspetto più genuino e naturale che è l’ispirazione stessa, senza costringersi troppo a “fare” o “non fare”.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente al tuo romanzo).

Un luogo da visitare: Stoccolma (città bellissima dai colori che sono pura magia).

Un film da vedere: Big Fish (2003) di Tim Burton (per restare in tema “storie da raccontare”).

Un libro da leggere: Un altro giro di giostra (2004) di Tiziano Terzani.


Chiudo ricordando i libri di Alessio Gallerani disponibili su Amazon e Fazi Editore.

L.

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2 commenti

Pubblicato da su agosto 6, 2018 in Interviste

 

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