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[Estate 2018] Intervista ad Andrea Carlo Cappi

20 Lug

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato uno degli autori più attivi in ogni campo dell’editoria italiana.

Settembre 2012. Latina, sul litorale laziale. Dopo una afosissima giornata passata al GialloLatino 2012 stiamo raggiungendo il ristorante in una sera tarda piacevolmente fresca. Nel buio di una Latina ben poco popolata tre ombre si aggirano in un parco, tre dispersi che erano convinti di sapere dove fosse il ristorante e invece si ritrovano persi nel buio di una città ignota.
I tre dispersi sono Andrea Carlo Cappi, Stefano Di Marino… ed io!

Visto che il festival letterario si svolgeva vicino Roma, ho deciso di fare una pazzia e ho sfidato la mia naturale pigrizia: così per quattro giorni mi sono ritrovato circondato da tutti gli scrittori che ho intervistato nel tempo per ThrillerMagazine e che ogni giorno frequentavo nei social. Ho poi scoperto che al contrario degli altri spettatori del festival ho un pregio in più: mi sono presentato con l’auto, diventando immediatamente l’autista della comitiva. (Già il primo giorno mi sono ritrovato a girare per Latina in auto con Cristiana Astori, e guarda caso avevo nello zaino una copia del suo capolavoro Tutto quel nero pronta per essere autografata…)

Torniamo a quella tarda sera di settembre. Eravamo al centro di un non meglio identificato parco quando ho fatto mente locale sulla situazione. Ci sono io, che non sono nessuno, in una situazione potenzialmente pericolosa insieme a due noti romanzieri. Non ricordo le mie esatte parole, ma quello che d’un tratto dissi ad alta volce suonava all’incirca così: «Se questo fosse uno dei vostri romanzi… io sarei il personaggio secondario che partecipa all’azione pericolosa solo perché serve qualcuno da far ammazzare!»

Non ricordo le risposte, ma il succo lo riassunse perfettamente Cappi, che rispose: «Sì, è proprio così». E detto mentre si è dispersi nella notte di una città ignota non è proprio qualcosa di rassicurante…


Intervista ad Andrea Carlo Cappi

Andrea Carlo Cappi
(foto di Alberto Aliverti, 2011)

Romanziere, saggista, traduttore, editore, curatore, studioso: c’è qualcosa nel mondo delle lettere che Andrea Carlo Cappi non abbia fatto? Di’ la verità… sei davvero Diabolik? O in quanto Martin Mystère hai trovato il segreto per sdoppiarti in quattro?

Ho fatto anche il cacciatore di libri, il libraio, il correttore di bozze, il lettore per case editrici, il curatore di antologie e riviste, l’art director e persino l’illustratore… quindi credo di avere esplorato tutti gli aspetti dell’editoria. Secondo il grande disegnatore Giorgio Montorio, in un disegno che mi ha regalato alcuni anni fa, io sono solo una delle identità di Diabolik. Non ho segreti mysteriosi, purtroppo: per farmi in quattro lavoro veloce e troppe ore al giorno, da venticinque anni o giù di lì!

Questo luglio in edicola è uscito il nuovo “Segretissimo” con la tua firma: François Torrent. Ormai questa tua altra personalità è quasi maggiorenne: ti ci trovi ancora bene in sua compagnia?

Benissimo. Ormai fa parte di una famiglia virtuale e ogni tanto devo tornare a vedere che cosa sta combinando… specie da quando Nightshade ha una relazione con il mio alter ego letterario Carlo Medina. Quindi ho una doppia responsabilità.

Mercy Contreras, nome in codice Nightshade, da 16 anni è una delle rare eroine di “Segretissimo”: dopo tanti anni provi per lei la passione dei primi romanzi? E com’è cambiata lei in questo tempo?

La passione è sempre accesa, anche se divisa con la sua splendida rivale-alleata Sickrose e la nuova adorabile recluta Helena, Il nuovo libro, Agente Nightshade – Territorio Narcos, le vede in scena tutte e tre, anche se Nightshade è la protagonista assoluta. Scrivo di Mercy da quando lei aveva ventisei anni ma, in un racconto prequel apparso nell’antologia Ramblas negras e poi da Algama nell’ebook Malagueña, parlo persino dei retroscena della sua nascita; mentre nel nuovo libro la vediamo come action-driver in un flashback a quindici anni.

In questa avventura ha quarantadue anni e, se fisicamente non è cambiata – al pari delle quarantenni di oggigiorno – come persona è maturata: meno impulsiva, più abile come investigatrice e analista, prima di prendere le armi con l’abilità di sempre. Ma non sottovaluto i personaggi che lavorano con lei: oltre a Medina e Sickrose, anche Black, l’agente della DEA J.P. Case, che fa il suo esordio qui, e appunto la giovane spia Helena, incontrata nel precedente episodio Fattore Libia mentre indagava sui traffici di esseri umani sui barconi di cui tanto si riparla oggi. Oltretutto Mercy, Sickrose e Helena hanno come “interpreti” tre modelle che appaiono nei booktrailer e nei servizi fotografici, che mi danno ispirazione e fanno di tutte loro donne reali.

Mercy recentemente ha conosiuto una ristampa in digitale per Algama: com’è andata l’operazione?

Sempre misterioso, il mondo degli eBook. Per alcuni lettori è fondamentale, altri sentono la necessità della carta, sicché i sostenitori dell’una o dell’altra corrente mi chiedono sempre quando esce – rispettivamente – l’edizione digitale o quella cartacea. Devo dire però che la carta vince ancora, di parecchie migliaia di copie, rispetto all’eBook.

Per un personaggio storico, ce n’è un altro più giovane che in questi anni sta muovendo i suoi passi: Toni Black. A luglio Cordero presenta “Black Zero”, vuoi parlarci di questa nuova avventura del personaggio?

Black Zero, come sottintende il titolo, è il prequel che narra le origini del personaggio, da prima che fosse un detective e da prima che assumesse il nome di battaglia di “Toni Black”. Il volume (ma anche l’eBook edito da Algama) include il primissimo racconto, apparso anni fa su Facebook con un successo inaspettato. Era la riunione tra un personaggio che avevo in mente da trent’anni – un erede di “Shaft il detective” di Ernest Tydman – e un episodio “criminale” in cui ero stato coinvolto, rendendomi conto che sotto sotto ho anch’io la pelle nera e che il mondo occidentale è pieno di pregiudizi.

Black Zero raccoglie – con l’aggiunta di episodi inediti – il serial apparso online due anni fa sul webmagazine “Fronte del Blog” e racconta le avventure che precedono l’apparizione di Black in Agente Nightshade – Bersaglio ISIS (su “Segretissimo” nel 2015) e i due romanzi editi da Cordero Black and Blue e Back to Black del 2016 e 2017. Qui vediamo il personaggio alle prese con casi più brevi, spesso basati su veri fatti di cronaca, che riflettono i retroscena di un luogo per molti di vacanza – l’isola di Maiorca – dietro cui si nascondono storie di violenza, abusi, sfruttamento, traffici e corruzione.

Avendo vissuto e lavorato da queste parti per oltre quarant’anni, conosco gli aspetti che ai turisti possono sfuggire e vi garantisco che sono più interessanti di “Miami Vice”. Lo stile è diverso dai miei romanzi abituali: sono storie narrate in prima persona, con un linguaggio ironico e uno stile che incrocia l’hardboiled americano e la novela negra spagnola.

A febbraio le Edizioni DrawUp hanno presentato “Luv”, che hai scritto insieme ad Ermione: possiamo definirlo un noir fantascientifico?

Luv è una creatura particolare. Con Ermione avevo scritto parecchi racconti e romanzi brevi fra il thriller e l’erotismo (e anche uno in cui si aggiungeva dichiarata la fantascienza apocalittica). Poi un giorno d’estate, due anni fa, lei mi ha proposto un’idea eccezionale che ho visto subito essere troppo preziosa per bruciarla nelle poche pagine di un racconto: quello doveva essere un romanzo!

Siamo in un prossimo futuro in Italia, per la precisione sul litorale pontino, con tutte le conseguenze del cambio climatico. Una scrittrice di eBook erotici vive un’imprevista storia d’amore con una ragazza che spaccia una nuova sostanza (una droga o un farmaco, i confini sono imprecisi), diventando al tempo stesso una figura chiave sia nell’impatto culturale del prodotto sui consumatori, sia nella catena illecita di distribuzione.

Mi piace descrivere il libro come un incrocio tra Scarface e Blade Runner, in chiave femminile. Amo scrivere sempre cose diverse e con Ermione vado sempre a esplorare territori nuovi e completamente diversi da quelli per me abituali.

Decisamente horror è invece la tua serie sulle “Vampire di Praga”, per Excalibur: vuoi presentarci questa saga?

Il titolo della saga è “Danse macabre“, anche se il successo del primo volume, Le vampire di Praga, è rimasto nella memoria. A fine 2017 è uscito il secondo romanzo, disponibile presso l’editore anche come volume unico, ma distribuito sul mercato in un volume doppio “double face” con il primo romanzo.

È una saga di vampiri e vampire, ma agli antipodi di “Twilight” e con affettuosi riferimenti tanto al cinema anni Sessanta (segnatamente Vampyros Lesbos di Jess Franco) quanto ai fumetti sexy-horror-vampireschi italiani della stessa epoca. Si intrecciano orrore, erotismo e thriller intorno alla figura di Rhona, una giovane scozzese trasformata in vampira alla fine del XIX secolo, in una serie di circostanze che avrebbero ispirato a Bram Stoker il romanzo Dracula. Rhona ha vissuto varie avventure (è stata anche agente del KGB) che vengono svelate via via mentre seguiamo le sue imprese odierne. Qui i vampiri trovano una spiegazione quasi scientifica: sono il prodotto di un virus che altera completamente il DNA, facendo di chi ne è contaminato un predatore perfetto e pressoché immortale… ma, ovviamente, un individuo maledetto, incompatibile con la società. Per passare inosservata in un’epoca di polizia scientifica, Rhona sceglie come prede figure ai margini della legge, ben attenta a non farsi scoprire da un’organizzazione privata chiamata “Lex” il cui finanziatore non bada a spese nel tentativo di sterminare l’intera razza. Ma ci sono vampiri e vampiri e, nel secondo episodio Sangue freddo, le tocca allearsi proprio con una sua nemica, per sventare una trama che continuerà a svilupparsi nel prossimo episodio, in uscita nell’autunno 2018 con un nuovo volume doppio.

Sono affezionato a “La spia del Risorgimento”, che hai scritto insieme a Paolo Brera, recentemente ristampato in digitale per Algama. Tornerai a curare operazioni molto particolari come quella?

Spero di sì! Paolo Brera, creatore del personaggio e straordinario conoscitore della storia di quei tempi, ha progettato non solo quel romanzo, ma un intero ciclo di avventure, quindi spero di poterlo fiancheggiare in un modo o nell’altro anche in futuro. Il romanzo, apparso la prima volta in libreria da Sperling come Il Visconte, ha avuto un notevole successo pure in edicola, nell’estate 2017, e spero che qualche editore colga i segnali.

A giugno la Titan Books ha ristampato, nei paesi anglofoni, “Forever and a Death” di Donald E. Westlake. Tu hai avuto un rapporto stretto con l’autore, anche nella sua veste di Richard Stark, cosa ricordi del periodo in cui hai portato il ladro Parker in libreria?

Donald E. Westlake alias Richard Stark è uno dei miei maestri assoluti. Be’, lo considerano tale autori ben più importanti di me, da Stephen King a Jeffery Deaver. Il suo grandioso personaggio noir, Parker, è stato una rivoluzione narrativa, con molti aspetti in comune con Diabolik (travestimenti e tecnologia a parte). Quando ho lavorato con Don in veste di traduttore/curatore e poi editore, vedendolo finalmente di persona alla Fiera di Torino dopo anni di corrispondenza (e il giorno dopo che aveva girato un suo cameo nel film Cacciatore di teste (Le couperet, 2005) di Costa-Gavras, tratto da un suo romanzo che poi ho pubblicato), è stata un’emozione continua.

Ero un suo lettore dall’adolescenza e ho preso spesso a modello le sue storie, scoprendo al nostro incontro che il mio metodo di lavoro era molto simile al suo: storie, le sue, così perfette che potrebbero sembrare create a tavolino, ma lui le scriveva improvvisando, lasciandosi sorprendere dalla costruzione di meccanismi a orologeria che evidentemente sapeva creare quasi a propria insaputa. Non ho ancora letto il suo romanzo basato su un soggetto scritto ma non realizzato per un film di 007 e poi rielaborato con un protagonista alternativo, ma sono sicuro che sia brlllante come tutte le sue storie.

Quest’anno ricorrono i cento anni dalla nascita di Mickey Spillane, tanto che il Giallo Mondadori presenta un’antologia inedita della coppia Spillane/Collins. Qual è il tuo rapporto con il duro investigatore Mike Hammer?

Mi viene da canticchiare Harlem Nocturne, il classico brano di Earl Hagen divenuto la sigla della serie TV di Mike Hammer. Ho amato molto il tanto vituperato Mickey, ho adorato la sua interpretazione come attore (!) di Mike Hammer nel film Cacciatori di donne (The Girl Hunters, 1963) e anche la sua apparizione nel ruolo di uno scrittore di guerra in un episodio di “Colombo”. Mi spiace non averlo potuto conoscere, anche se me ne ha parlato molto il comune amico Stuart M. Kaminsky (altro grande maestro scomparso!)

Spillane era uno scrittore molto più intenso di quanto sia stato giudicato all’epoca, anche se premiato da vendite da capogiro, e nascondeva un universo interiore più tormentato di quanto si potesse immaginare, che, se ho ben capito, lo ha portato da una parte a una sorta di crisi religiosa, dall’altra a continuare a scrivere romanzi eccezionali anche in età avanzata: ho tentato di farne pubblicare uno anche da Sonzogno, quando ne ero consulente, ma il mercato si era purtroppo scordato di lui e non è stato giudicato abbastanza commerciale.

So che la parola “vacanza” non ha mai fatto parte del tuo dizionario, ma questa estate ti ritaglierai un periodo in cui non avari a portata di mano penna e/o tastiera?

In realtà è già successo, una decina di giorni fa: la fidanzata sommelier mi ha portato per una settimana in un’esaltante esplorazione di alcune cantine dell’area di Bordeaux, in cui ho imparato parecchie cose in vista di storie su vini pregiati e intrighi enologici. È stata una vacanza-studio al limite del tour de force, per non dire del Tour de France, ma molto istruttiva.

Per il resto dell’estate… consegnata la traduzione del nuovo romanzo di Lisa Hilton, ho parecchio da scrivere mentre promuovo le nuove uscite sui social… compreso il mio quarto romanzo con Martin Mystère, Le guerre nel buio, in edicola da Sergio Bonelli Editore dal 17 luglio 2018.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Un luogo da visitare: Magaluf (Maiorca), scenario delle avventure di Toni Black, in cui capita spesso anche Nightshade; se passate di qui, venitemi a trovare da qui a settembre intorno all’una a El Ultimo Paraiso, il bar in fondo alla spiaggia. C’è un clima eccezionale e non lasciatevi fuorviare dalle voci di capitale del vizio del Mediterraneo (oppure lasciatevi impressionare: sono vere una cosa e il suo contrario).

Un film da vedere: se ve lo siete persi qualche anno fa, Parker (2013) con Jason Statham e Jennifer Lopez, ottimo adattamento del romanzo Flashfire. Fuoco a volontá (2000) di Richard Stark, che ho tradotto nel 2005 per Sonzogno.

Un libro da leggere… be’, nella speranza di imparare finalmente il francese, mi sto rileggendo tra un volo e l’altro Bons baisers de Russie, ovvero Dalla Russia con amore (1957) di Ian Fleming nell’edizione Plon degli anni ’60 (la storica collana “James Bond” con Sean Connery in copertina), trovato su una bancarella di libri usati a Bordeaux. Lo consiglio in qualsiasi lingua!


Chiudo ricordando i libri di Andrea Carlo Cappi disponibili su Amazon, oltre a quelli di François Torrent.

L.

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Pubblicato da su luglio 20, 2018 in Interviste

 

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