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La Falsa Novella 5. I Vangeli di Gesù

15 Giu

L’uscita nelle librerie italiane de “Il testamento di Satana” (The Fallen, 2017) con cui Eric Van Lustbader riprende un suo personaggio dopo dieci anni di silenzio, mi sembra l’occasione giusta per rispolverare una grande indagine iniziata otto anni fa.

Il 9 novembre 2010 ho iniziato su ThrillerMagazine un viaggio dal titolo La Falsa Novella in cui raccontavo tutti quei falsi vangeli nati dalle penne degli scrittori come mero escamotage per dare pepe ai propri thriller religiosi, anche se non mancano normali romanzi di satira.
Concluso il viaggio il 31 dicembre 2010 – assicurandomi quindi di trattare i vari “Vangeli di Gesù” proprio nel periodo natalizio – nel 2012 ho fatto delle aggiunte e nel dicembre del 2013 mi sono deciso a raccogliere tutto il materiale, organizzato e corretto, in uno dei miei soliti eBook gratuiti.

L’eBook gratuito potete scaricarlo liberamente qui, altrimenti preparatevi ad un viaggio a puntate alla scoperta di tutti quei falsi vangeli che hanno cercato di intrigare i lettori più di quelli veri.


«Il Nazareno conosceva la potenza della parola scritta.
Ma mi disse che non avrebbe scritto mai più.»

dal Vangelo proibito
(David Gibbins)


Indice:


I Vangeli di Gesù

Chi è che meno di tutti può aver scritto un Vangelo? Proprio il “titolare”: Gesù Cristo. Così come Socrate, egli è rinomato per non aver lasciato nulla di scritto, e tutto ciò che sappiamo di lui e del suo pensiero lo conosciamo da testimonianze indirette.

«Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra»: questa frase del Vangelo secondo Giovanni (8,6 e ripetuta in 8,8) testimonia l’unico momento in cui il Messia si sia messo a scrivere… ma a scrivere che cosa? Il buon Giovanni non se ne interessa, ed anzi il verbo usato (γραφεν, grafen) vuol dire anche “disegnare” – così come ancora oggi la desinenza si può usare sia per “grafia” che per “grafica”. Gesù quindi per terra ha scritto o disegnato? E che cosa? Val la pena riportare la notizia dell’esistenza di un manoscritto armeno che riporta ampliato questo brano – stando a quanto ci racconta Tim Newton ne Il Vangelo che la Chiesa non ti farebbe mai leggere (2009), altisonante titolo italiano che indica in realtà un ottimo saggio sui vangeli apocrifi – e specifica che il Messia scrisse in terra «per denunciare i loro peccati, ed essi videro i loro numerosi peccati sulle pietre». Forse è un passo apocrifo che si è ritrovato inserito in un vangelo canonico, ma sta di fatto che il Gesù dei Vangeli – canonici o apocrifi – non scrive.

Ci pensano altri a farlo per lui, e parecchio anche…


Il segreto del Messia

Autori come Daniel Easterman – pseudonimo dietro il quale si cela il professore universitario irlandese Denis McEoin – autore di bestseller di fama mondiale che nel 1994 pubblica Il segreto del Messia (The Judas Testament).

Nell’Europa del 1979 Jack Gould è un giovane universitario dublinese che è in viaggio di studio: sta raccogliendo materiale per la sua tesi Profezie della Stella e dello Scettro nel Documento di Damasco, il Papiro della Guerra del Qumran, e i Florilegi. Questo lo porta a consultare le più complete collezioni di manoscritti esistenti, comprese le copie dei celebri Rotoli di Qumran, da Parigi a Mosca: ed è proprio in questa città che, nella Biblioteca Lenin, trova esemplari ricchi di storia.

«Durante la guerra molte organizzazioni si misero in competizione per la costruzione di biblioteche e musei antiebraici – racconta Iozif, un altro personaggio, a Jack. – Naturalmente, lo scopo di questa cosiddetta ricerca non era affatto accademico […]. Quelli volevano trovare prove che sostenessero le loro teorie razziali.» Il risultato di questa raccolta fu un’enorme biblioteca di Storia Ebraica: «è strano che anche dopo aver sterminato la maggior parte degli ebrei d’Europa, furono proprio i nazisti a portare in salvo questa nostra eredità.»

In mezzo a testi canonici, come Torah, Talmud ed altro, ci sono testi molto importanti e rari, conservati paradossalmente proprio perché si ignorava il loro effettivo valore. «Qui si trovano testi che nessuno studioso ha mai avuto l’opportunità di vedere. […] Ci sono copie di testi simili a quelli trovati nei Rotoli di Qumran e altri, pressoché dello stesso periodo, di cui nessuno sa nulla.» Fra questi testi così preziosi, non poteva mancare uno “libro falso”: l’autore cede alla tentazione di inserire un immaginario manoscritto ad una raccolta già abbastanza misteriosa. «Era una pergamena scritta in aramaico, risaliva probabilmente al primo secolo, pensò. L’inchiostro nero era macchiato e in alcuni punti sbavato, tuttavia leggibile».

«Né lo scrosciare delle acque, né il bruciare delle fiamme ardenti impediranno la mia Alleanza con Te, o Signore, né i Figli della Luce mi troveranno senza fede»

Questo l’inizio di un testo scritto dalla comunità degli Esseni, indirizzato nientemeno che a Caifa, sommo sacerdote tra il 18 e il 36 d.C. I papiri di Qumran non contengono né date né nomi e quindi è spesso molto difficile datarli: questo manoscritto, pur avendo tutte le qualità di quegli scritti, è ricco di informazioni tanto che si scopre che il mittente è Moreh ha-Zedek, leader esseno alla cui nascita Caifa stesso suggerì di chiamarlo Yashu… nome oggi noto come Gesù! «Questa è la storia della sua vita – dice Iosif ad un allibito Jack. – Scritta da lui stesso. L’ho letta e non ho dubbi. Amico mio, hai tra le mani il primo Vangelo. Il vero Vangelo. L’unica vera storia di Cristo. Scritta di suo pugno.»

È comprensibile che Jack stenti a credere di star leggendo, in pratica, il Vangelo di Gesù, con tanto di autobiografia.

«È nato in Galilea, a Cafarnao – prosegue Iosif, – figlio di un rabbino. La sua famiglia ha un legame di parentela con i più importanti sacerdoti di Gerusalemme. Questo lo hai letto. Lui stesso è destinato a diventare un rabbino, tuttavia sceglie di unirsi alla Setta della Nuova Alleanza. Col tempo ne diventa il capo, insieme al fratello Giacomo.»

Il tutto è scritto all’attenzione di Caifa, il rappresentante del gruppo che detiene il potere a Gerusalemme, e le intenzioni sono chiare: «Se i sacerdoti e gli esseni uniranno le proprie forze, nemmeno i romani saranno in grado di sconfiggerli.»

Un testo del genere non può che portare guai. Non vi si trova il Gesù consueto bensì un leader furioso e pronto a venire alle armi per difendere il Tempio profanato. «Ma quali capelli biondi, Jack, e quali occhi azzurri! Si troverebbero davanti un temibile fanatico ebreo, di quelli che popolano i loro peggiori incubi. Lo crocifiggerebbero di nuovo!»

Nel corso del storia del romanzo molte persone moriranno nel tentativo di salvare il testo dalla distruzione: «Che razza di fede è quella che si rifiuta di raccogliere la sfida della verità?» si chiede Jack, fermamente intenzionato a pubblicare il testo scritto da Gesù in persona, mentre criminali ed associazioni poco pulite smuovono mari e monti per mettere le mani su un manoscritto che cambia radicalmente l’immagine che consueta del Salvatore.


Il Testamento di Gesù

Di tutt’altra pasta è lo pseudobiblion immaginato dallo statunitense Eric Van Lustbader, celebre autore di saghe d’azione dal sapore orientale (come quella del Guerriero del Tramonto, del Ninja o di China Maroc): nel 2006 anche lui si unisce agli autori della “Falsa Novella” con il romanzo Il testamento di Gesù (The Testament).

Braverman Shaw, che tutti chiamano solamente Bravo, si vede portar via il padre prima che questi possa svelare il segreto della sua reale attività. Come ogni personaggio letterario che si ritrovi in questa situazione, Bravo inizia un viaggio alla scoperta della vita segreta del padre, che lo porterà ad entrare nel “Voire Dei”, la classica setta segreta che sembra obbligatoria in thriller di questo genere. Dopo roboanti inseguimenti e scene d’azione in giro per l’Europa, alla ricerca di chiavi ed indizi, finalmente Bravo scoprirà cosa cela il Voire Dei:

«Il segreto che l’Ordine ha custodito per secoli, il segreto che Roma ha voluto più di ogni altra cosa, è questo: noi possediamo un frammento del Testamento […]: il Testamento di Gesù Cristo

Questo fenomenale documento confermerebbe alcuni elementi che la Cristianità considera apocrifi e che si trovano nel Vangelo Segreto di Marco, ritrovato nel 1958 nella biblioteca del monastero di Mar Saba, vicino a Gerusalemme.

«Il Vangelo Segreto è stato oggetto di derisione da parte di studiosi della Bibbia, in quanto descrive Gesù solo come operatore di miracoli, il che va contro la dottrina della Chiesa. Narra poi in dettaglio come Gesù abbia resuscitato non soltanto Lazzaro, episodio narrato nell’undicesimo capitolo, ma anche altre persone.»

Data la pericolosità di quanto narrato da questo Vangelo Segreto di Marco, la Chiesa se ne è sbarazzata e lo stesso vuole fare con il Testamento di Gesù, anche se non ce ne sarebbe bisogno: le regole del Voire Dei impediscono ai propri membri di rivelarne il contenuto a chiunque non appartenga all’Ordine.

Comunque questa setta possiede anche la Quintessenza, il mitico quinto elemento… «Nel suo Testamento, Gesù la descrive come qualcosa di simile all’olio, ma questa definizione non si avvicina al concetto che noi abbiamo dell’olio. […] Ciò che rende il frammento del Testamento di Gesù tanto esplosivo, tanto potenzialmente pericoloso per la Chiesa, è che Gesù scrive che solo per mezzo della Quintessenza ha fatto resuscitare Lazzaro e gli altri.» Nessun potere divino, quindi, nessuna fede né miracolo: usando una specie di prodotto dalle misteriose proprietà un Gesù più umano che mai avrebbe potuto compiere azioni divine.

Ovviamente la Chiesa non permetterà mai che queste informazioni trapelino. «Ecco perché nel corso dei secoli sono stati assassinati re, distrutti regimi, sacrificate migliaia di vite umane e versato così tanto sangue.» Tutto per far tacere di questo Testamento di Gesù… In realtà, come viene specificato nella trama, più che il testo compromettente quello che interessa la Chiesa è la Quintessenza, e non certo per guarire gli invalidi: semplicemente per potere personale.

Quello di Van Lustbader è un thriller che poggia su basi molto pencolanti e che veramente poco si interessa dell’invenzione stuzzicante che gli dà il titolo: quando Bravo dopo tanta fatica può mettere le mani sul documento in questione, «non c’era tempo per leggerlo»! Al di là della narrazione incalzante, non c’è altro che idee forse un po’ troppo abusate, come complotti che durano da secoli e portati avanti dalla Chiesa.


I custodi del manoscritto

«Delicatamente Josh spiegò l’involto di lino, che rivelò un manoscritto.» Così presenta la sua scoperta lo scrittore statunitense Ronald Cutler ne I custodi del manoscritto di Cristo (The Secret Scroll, 2008). Protagonista è un archeologo americano in Palestina, Josh Cohan, che durante degli scavi mette le mani su qualcosa che – come sempre – sembra destinato a cambiare dal profondo la cristianità. Un manoscritto salvato incredibilmente dalle spirali del tempo ha un incipit che è tutto un programma:

«Sono Yehoshua ben Yosef. Nelle prossime settimane si compirà il mio destino. Scrivo questo perché sappiate la verità su chi sono, ciò che predico e ciò in cui credo

«Ero bambino quando scoprii di essere diverso.» Attraverso il manoscritto, l’autore dà voce ad un Gesù molto differente da quelle che esce dagli altri Vangeli. Ci racconta dei suoi problemi e delle sue paure, dello sgomento di fronte ai prodigi che è in grado di fare e tutto il resto.

Parallelamente, c’è l’immancabile setta che – in suo nome – si attribuisce il diritto di difendere la cristianità anche con la violenza. Si chiamano Assassini di Cristo (che nome!) e la loro organizzazione è molto più simile ad un datato romanzo d’appendice ottocentesco che ad un thriller religioso del XXI secolo, con frasi come: «Il Maestro aspettava in paziente contemplazione nell’oscuro nascondiglio sotterraneo»…

Difficile giudicare il romanzo di Cutler pienamente riuscito, o meglio è un classico thriller religioso con tutti gli elementi al posto giusto ma privo di intuizioni o di ispirazione. La lettura è talmente scorrevole che poco o nulla rimane nel cuore del lettore. Fra cattivoni poco credibili e disarmanti frasi come «Le diverse confessioni [religiose] erano competitive quanto gli Yankees e i Red Sox», si dipana un romanzo che non mi sento di consigliare, se non fosse per il gustoso testo attribuito al Cristo.

«E se contraddicesse i Vangeli del Nuovo Testamento?» è la domanda obbligatoria quando ci si pone davanti ad un’eventuale pubblicazione del testo ritrovato. «Non importerebbe – è la risposta illuminata. – La fede non viene dalla testa, viene dal cuore.» Da duemila anni indietro nel tempo lo conferma Gesù stesso:

«Dove esiste Dio? Egli vive nel cuore e nella mente. Esiste una parte in ognuno di noi che risale agli inizi della creazione: è la scintilla divina. Aprite voi stessi e potrete sentirla.»


Il Vangelo proibito

Dal 2005 lo scrittore canadese di origine britannica David Gibbins, dopo aver passato un decennio ad occuparsi di saggistica e insegnamento, dopo aver circumnavigato il globo già all’età di sei anni, decide di dedicarsi ad una narrativa particolare: archeologia d’azione. Il suo alter ego letterario Jack Howard vive, con il suo affiatato team, avventure in giro per il mondo nei luoghi più “fanta-archeologici” e ricchi di fascino misterioso, finché nel 2008 arriva la tappa obbligatoria della “Falsa Novella” e scrive Il vangelo proibito (The Last Gospel, edito negli USA come The Last Tomb).

Il fondale del Mediterraneo, una stanza finora mai esplorata di Ercolano, una villa nel sud della California, una grotta della Roma capitolina, il Santo Sepolcro… cos’hanno in comune tutti questi luoghi? Sono tutti protagonisti di questo romanzo di Gibbins ed ognuno contiene un indizio per seguire la strada percorsa duemila anni fa dal testo più immaginato e sognato dagli autori di thriller: un vangelo scritto da Gesù Cristo in prima persona.

Non facciamoci ingannare titolo (dove l’originale “ultimo” è stato sostituito con “proibito” per comprensibili esigenze di marketing): non siamo di fronte a un thriller religioso bensì ad uno studio dell’antichità e ad una ipotesi di come potrebbero benissimo essere andate le cose. La ricerca di Howard e dei suoi amici-colleghi non è volta a minare la religione o ad accusare il Vaticano di chissà quale colpa: la storia è volta a gettare le basi per una nuova interpretazione di fatti noti (più qualche deliziosa aggiunta fantasiosa che – trattandosi dopotutto di un romanzo – non guasta mai).

La particolarità dello stile di Gibbins è una massiccia e solida documentazione storico-archeologica: i suoi personaggi non sono “Indiana Jones acquatici” bensì veri studiosi che agiscono solo dopo aver raccolto informazioni e confrontato i fatti. I romanzi dell’archeologo canadese non sono di avventura come di solito la si pensa, bensì veri “thriller archeologici”.

Il vangelo proibito paradossalmente è “troppo reale”, a volergli trovare un difetto: non c’è spazio per quelle ipotesi fantasiose che tanto amano gli autori di facili storie di grande impatto. È un romanzo con basi solide che rinuncia volutamente ad ogni volo di fantasia. Addirittura il celebre enigma SATOR-ROTAS – il quadrato cifrato rinvenuto a Pompei e in altri luoghi dell’antichità romana e che ha infiammato studiosi ed appassionati per millenni – viene risolto in pochissime righe, adottando (senza specificarlo) l’interpretazione trovata indipendentemente dagli studiosi Sigurd Agrell e Felix Grosser come se fosse accertata. (Cosa che in realtà non è: la questione è alquanto controversa).

Curiosamente, nel 2006 – due anni prima del romanzo di Gibbins – nel saggio Il Vangelo di Pompei il nostrano Roberto Pascolini ha “decifrato” il quadrato latino proponendolo come vero e proprio Vangelo scritto e codificato da Gesù: ma come possono due parole di quattro lettere, incastrate fra di loro in varie combinazioni, tirar fuori addirittura un vangelo intero?

La soluzione che Pascolini elabora nel testo è imperdibile e l’autore riporta in appendice il sorprendente testo che ha ricavato dagli incroci del SATOR-ROTAS. Ecco i versi 2 e 3:

«Popolo romano, ecco ecco, ecco, ecco… Sì, certamente, sì, certamente il popolo romano… Sì, certamente, sì, certamente o Popolo travolgi il Padre/il Senato!…»

e via per pagine e pagine. Decisamente criptico, questo Messia…


La santa verità

L’autore portoghese Luís Miguel Rocha ci parla di un Vangelo lasciatoci da Gesù ne La santa verità (A Mentira Sagrada, 2010).

«Roma, Anno Quarto dell’era di Claudio, Ieshua ben Joseph, immigrato dalla Galilea, precedentemente giudicato e assolto da Ponzio Pilato…»

Così inizia un atto notarile risalente al primo secolo ritrovato nel 1946 a Qumran: un documento che attesta senz’ombra di dubbio la presenza di Gesù (in carne ed ossa, è il caso di dire) a Roma ben oltre la data della sua crocefissione, addirittura “assolto”…

È facile comprendere come un documento del genere sia troppo scottante perché diventi di dominio pubblico: gli autori della scoperta lo spediscono di gran carriera al Vaticano e stringono un patto di silenzio sull’argomento.

Ma non c’è soltanto questo atto notarile ad infiammare la trama del romanzo di Rocha, bensì anche un testo scritto da Gesù di suo pugno che racconta la propria umana vicenda. «Io non sono il figlio di Dio, ma sono la strada per arrivare a Lui», è l’unica citazione che si ha di questo testo, ma sappiamo che già nel Cinquecento Ignazio di Loyola vi mise le mani e che da allora è in atto un gioco di potere fra grandi potenze spirituali che la maggior parte dei fedeli neanche immagina.

Fra colpi di scena e ricostruzioni storico-religiose, il romanzo di Rocha lascia il Vangelo di Gesù molto in secondo piano, ma in realtà è la spinta principale (sia nel bene che nel male) dell’agire dei personaggi, e l’apice del thriller che si raggiungerà solo nel finale.


(continua)

L.

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Pubblicato da su giugno 15, 2018 in Indagini, Pseudobiblia

 

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