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Pseudobiblia Horror Rock

29 Mag

In questi giorni il saggista e studioso Eduardo Vitolo ha partecipato allo speciale “The Pleasure of Pain” del blog The Obsidian Mirror con un pezzo imperdibile su quanto il film Hellraiser (1987) abbia influenzato la scena heavy metal.
Per “lanciare” l’intervento di uno scrittore che mi fregio di conoscere da anni, ripesco uno splendido articolo che Eduardo ha scritto per la mia rubrica di ThrillerMagazine dedicata ai “libri falsi”: una primizia che meritava di essere riportata in luce!


Pseudobiblia Horror Rock

di Eduardo Vitolo

da ThrillerMagazine, 30 maggio 2012

Prese un libro tutto rilegato in pelle
Qualcosa che sa di non aver mai letto
E la prima pagina dice: attenzione, avete trovato la risposta
La successiva dice: vorrei che tu fossi morto
Non andare avanti
Mettilo da parte
Stai leggendo dalla Bibbia Nera

Così recita R.J. Dio, noto cantante italo americano dei gloriosi Black Sabbath, nel brano Bible Black (La Bibbia Nera) tratto da The Devil You Know, celebre album del 2009, che vede come protagonista la reunion del gruppo di Birmingham con la formazione degli anni ’80, sotto il monicker quantomeno “lampante” di Heaven and Hell.

Dio non è nuovo a temi horror/fantastici: già nel suo progetto solista si era sbizzarrito a raccontare una dimensione parallela dell’umana immaginazione, popolata da draghi, elfi, mostri innominabili, prodi guerrieri in armatura e imprese degne di essere cantate in un poema epico (possibilmente inventato di sana pianta dallo stesso cantante, autore anche di tutti i testi dei suoi dischi).

In The Devil You Know affronta il tema controverso del Diavolo e della sue opere malefiche che possono concretizzarsi anche in una Bibbia fittizia che invece di portare alla santità l’incauto lettore, conduce direttamente alla dannazione e alla morte.

Ma quando nasce questo connubio ombroso e maledetto tra innominabili pseudobiblia e umori mefistofelici tradotti nella musica rock?

Tornando indietro nel tempo precursori di questa discutibile “alleanza” sono i Necronomicon, misconosciuto combo tedesco, attivo dai primi anni ’70.

Capitanati dall’estroso chitarrista Norbert Breuer, i nostri si divertono a mischiare la psichedelia acida degli anni ’60 e il Kraut Rock tipico delle loro lande con atmosfere sulfuree e dark, ad opera del tastierista e organista Fistus Dickmann. Nell’unico album dato alle stampe nel 1972 e dal titolo allegro di Tips Zum Selbstmord (in italiano: “Consigli per il suicidio”) i Necronomicon infarciscono i loro brani di rimandi e citazioni al libro di Magia Nera scritto dall’arabo pazzo Abdul Alhazred. E se le pagine del libello inventato da H.P. Lovecraft possono portare alla follia oppure a una morte orribile, il gruppo tedesco ci mette sicuramente il suo, intessendo sonorità al limite dell’allucinato o del catacombale.

Ne verranno stampate solo 500 copie autoprodotte in vinile che subito (e di sicuro per l’aura luciferina emanata dai solchi del disco) diverranno croce e delizia dei collezionisti con cifre altissime (si parla di 1.500 euro a copia).

Non si tratta di un caso isolato: dagli anni ’80  l’universo variopinto del Metal attingerà a piene mani dalle pagine maledette del Necronomicon creando un ibrido di visioni repellenti e musiche adatte ai deliri letterari del Solitario di Providence.

Un gruppo Thrash Metal tedesco (ancora loro!) avrà nuovamente l’ardire di assumere il nome del libello demoniaco ideato da Lovecraft. Si tratta di un quartetto di Lörrach, piccolo paese al confine svizzero, autore di una manciata di dischi di culto dalla metà degli anni ’80 e tutt’ora in attività dopo una pausa negli anni ’90.

Ovviamente la musica dei Necronomicon non potrà che essere a tema: potente, veloce, occulta, satanica.

Il disco di debutto “omonimo”, pubblicato nel 1986 è un piccolo campionario degli orrori, tra invocazioni al maligno e non velati riferimenti alla demonologia inventata da Lovecraft.

Uno dei momenti “Alpha” del rock lovecraftiano, così come teorizzato nel saggio Horror Rock, la musica delle tenebre (Arcana, 2010)

Inevitabile che in seguito un’orda di metallari, infarciti di letture gotiche e fantascientifiche, abbia sentito il bisogno (invero proibito e quindi attraente) di raccontare nei loro testi, la malia mortale del Necronomicon. Gruppi estremi e repellenti, provenienti da ogni angolo del globo, contribuiranno a rimpolpare la schiera dei devoti all’Arabo Pazzo: dagli svedesi Hypocrisy agli americani Ripping Corpse, dai messicani Shub Nigurath ai canadesi Sacrifice, passando per Mercyful Fate, Deicide, Nile, Morbid Angel, Equimanthorn, Nox Arcana e decine di altri, le maledizioni del Necronomicon affollano l’etere di mezzo mondo, infettando padiglioni auricolari e portando inevitabilmente alla perdizione.

Non ne sarà immune nemmeno un “pazzoide” musicale come John Zorn, ardito sperimentatore d’avanguardia che nell’album Magick del 2004, si divertirà a mischiare free jazz e occulte divagazioni. Un viaggio pauroso e delirante negli abissi insondabili dell’esoterismo.

Il Libro di Skelos, è un trattato di Magia Nera, inventato dall’autore americano Robert E. Howard, collega e amico di Lovecraft.

Stampato in sole tre copie, viene usato dagli stregoni dell’Era Hyboriana per lanciare sortilegi, scatenare gli elementi, invocare demoni e riportare i morti in vita.

Poteva il Metal ignorare un topos letterario così oscuro ed epico insieme? Ci penseranno gli americani Manilla Road con l’album The Courts Of Chaos (Le Corti del Caos) pubblicato nel 1990. Il brano (una bonus track del disco) che prende il titolo dallo pseudobiblion howardiano è una cavalcata di otto minuti, divisa in quattro atti, tra atmosfere drammatiche e improvvise digressioni metalliche, atte a descrivere le proprietà malefiche delle formule contenute nel libro:

Tre libri di carne umana
Di Magia, vita e morte
Di ere perdute per l’uomo
Creazione dei dannati

E ancora

Come il Necronomicon,
E l’antica canzone dei bardi
Questi libri contengono molti indizi
Verso  le leggi della Magia e la verità
.

Ma non è solo il Metal (e in generale il Rock) il genere eletto per raccontare storie orrorifiche legate a libri inventati, ma mai così reali nelle descrizioni sonore dei protagonisti dell’Horror Rock.

I De Vermis Mysteriis (nome preso dal grimorio infernale inventato dallo scrittore Robert Bloch nel racconto Il Divoratore giunto dalle Stelle) sono un ensemble francese di musica ambient e elettronica, attivi dal 1993.

Nel disco The Philosophy Of Hatred (La Filosofia dell’Odio, 1996) si divertono a mischiare sinistri rumorismi, nerissime overture tastieristiche, e rabbiose evocazioni nel cuore delle catacombe di Parigi. Un album presto diventato di culto per gli amanti delle sonorità più cupe e gotiche.

Anche il Metal estremo, da sempre invischiato con temi demoniaci e satanici, non mancherà di portare omaggio all’infame pseudobiblion di Bloch con una serie di band e progetti dai più profondi abissi dell’underground musicale (o meglio infernale).

Nomi come Nergal (Grecia), Terrorgoat (Finlandia) e Nox In Tempesta (Germania) infarciscono le loro sfuriate black metal di lugubri riferimenti alle formule magiche del libro.

Persino i doomsters americani High On Fire, da sempre lovecraftiani convinti, si spingeranno oltre nel loro concept musicale, dedicando un intero album all’invenzione letteraria di Bloch, intitolato non a caso De Vermis Mysteriis e dato alle stampe nei primi mesi del 2012.

Dagli anni ‘70 (ma anche prima: avremo ancora occasione di parlarne) fino ai giorni nostri, l’universo a tinte scure dell’Horror Rock si abbevera copiosamente delle suggestioni esoteriche e controverse degli pseudobiblia letterari.

Una commistione innominabile che si agita, urlante e deforme, sotto l’epidermide della storia della musica, pulsando nelle vene di tanti estimatori e appassionati.

Perché come dice Jack lo Squartatore nel fortunato film del 2001 con Johnny Deep: «Questi simboli, la squadra, il pentacolo… anche un individuo profondamente ignorante e depravato come voi avverte che essi sono pregni di energia e di significato».

Quella stessa energia che alimenta, anno dopo anno, come un immondo sortilegio, quella dimensione “altra” della scena musicale, chiamata “Pseudobiblia Horror Rock”.


Chiudo ricordando gli splendidi saggi di Eduardo.

L.

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2 commenti

Pubblicato da su maggio 29, 2018 in Pseudobiblia

 

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2 risposte a “Pseudobiblia Horror Rock

  1. theobsidianmirror

    maggio 29, 2018 at 6:58 am

    Non mi resta che aggiungere il brano “Carcosa” degli High in Fire (2015) e “Cassilda’s Song” degli Stormclouds (2007), il cui testo è direttamente tratto dal famigerato “The King in Yellow” (Act 1, Scene 2) e “The Pallid Mask” dei The Petals. Entrambi i brani sono racchiusi in un concept intitolato guarda caso “The King in Yellow” –> http://www.dlsreviews.com/the-king-in-yellow.php

    Piace a 2 people

     
  2. Cassidy

    maggio 29, 2018 at 8:13 am

    “Carne e metallo” è stato uno dei post che ho apprezzato di più dello speciale di Obsidian Mirror, quindi sono molto contento di spararmi anche quest’altro post tematico metallaro, grazie mille! 😉 Cheers

    Mi piace

     

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