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Mangiare i libri: la più antica forma di lettura

25 Mag

Visto che in questo blog sto riversando le mie indagini librarie non autorizzate, ricerche fatte nel corso di anni e apparse nei punti più disparati della Rete, è il momento di ripescare un viaggio a cui tengo molto: quello nella Parola Creatrice.

La realtà esiste se qualcuno la scrive, e da che mondo è mondo – cioè dalla sua genesi – la Parola crea usando la scrittura: propongo un percorso che ci porterà a conoscere i fili narrativi nati dala “scrittura creatrice”.

Nel novembre 2014 ho trasformato questa “indagine” in un eBook gratuitoliberamente scaricabile da qui nel solo formato .ePub – quindi se non vi va di leggere il testo che segue potete benissimo scaricare il libro e sfogliarvelo nel vostro lettore preferito.


Mangiare i libri:
la più antica forma di lettura


Introduzione

Quando nell’aprile del 1978 la RAI iniziò a trasmettere quella forma di comunicazione giapponese che avrebbe cambiato per sempre il mondo italiano, chiamata all’epoca “cartone animato” e in seguito anime, i tre autori che si occuparono di comporre la canzone della sigla – Albertelli, Tempera e Bandini – di fronte alla necessità di presentare un personaggio straordinario presero una curiosa decisione, e le prime parole del testo della canzone così recitano:

«Mangia libri di cibernetica…»

La serie animata di Goldrake era pronta a conquistare l’Italia con il nome di Ufo Robot e nessuno si chiese perché mai un androide gigante dovesse mangiare dei volumi di cibernetica: semplicemente perché da sempre mangiare libri è il simbolo per eccellenza dell’acquisire conoscenze straordinarie.


1. Büchernarr

Con lo scoccare del 1500 iniziò a girare tutta Europa, in forma di poema satirico-avventuroso con tanto di illustrazioni, la storia de “La nave dei folli” (Narrenschiff, Navis stultifera, The Shyp of Folys), guidata da un capitano occhialuto e dal fisico rachitico, pronto a rendere famoso il suo nomignolo: Büchernarr, il pazzo per i libri.

«Se per primo sulla Nave siedo
Non è senza ragione, lo concedo:
Con i libri da sempre ho un gran daffare
e molti ne ho saputo accumulare /
[…] Chi troppo studia, si riduce scemo!»

(traduzione di Emilio Rossi da L’undecima musa).

Il Büchernarr, il primo folle dell’intera nave, «the firste fole of all the hole navy» (nella versione coeva inglese del poema, a cura di Alexander Barclay), lo afferma chiaramente: «bokes assemblynge … it is a plesaunt thynge», collezionare libri è una cosa piacevole, ma ci troviamo di fronte ad un poema popolano del Cinquecento: in quell’epoca chi è che si poteva permettere di collezionare libri? Gli appartenenti alla nobiltà, al clero e pochi altri ricchi personaggi, tutti malvisti dal popolo, ed ecco quindi la precisazione del re dei folli: «But what they mene do I nat undertonde»: ama collezionare libri, certo, ma non capisce ciò che essi contengono. È una frecciata contro quella gente strana che, per curiosa perversione, riempie stanze e palazzi di pesanti volumi impolverati, con l’insinuazione che lo faccia solo per darsi un tono visto che non ha idea del loro contenuto.

Il Büchernarr, il primo folle dell’intera nave, («the firste fole of all the hole navy»)

Cento anni dopo uno di questi curiosi personaggi diventa pazzo sul serio, e dopo aver letto un gran numero di poemi cavallereschi Alonso Quijano si convince di essere lui stesso un cavaliere: inizia la sua folle impresa facendosi chiamare Don Chisciotte della Mancia. Con la pubblicazione nel 1604 del Don Quijote, la storia di un Büchernarr che stavolta conosce bene il contenuto dei libri che possiede in gran quantità, Cervantes apre la via a quello che noi oggi chiamiamo “romanzo” e dimostra che i “pazzi per i libri” possono anche essere personaggi di grande fascino.

Ma passa il tempo e nella seconda metà del Settecento il termine assume una connotazione inquietante, perché la mamma del giovane Johann Georg Tinius lo chiama affettuosamente «mein kleiner Büchernarr», il mio piccolo pazzo per i libri. Cresciuto e completati gli studi di teologia a Wittenberg, Tinius diventa un pastore davvero poco degno di lode. I molti scandali e processi in cui è stato coinvolto nascono tutti da una passione cocente per i libri: ne acquista e colleziona a centinaia – si parla di circa 50 mila volumi in casa propria, che anche per i tempi d’oggi è una cifra inconcepibile – ha l’accortezza di sposare donne ricche per assicurarsi i mezzi per l’acquisto di altri libri così come ha la fortuna che strani furti e morti provvidenziali lo seguono e lo agevolano. Se i processi per furto gli hanno valso l’onore della cronaca locale e contemporanea, la condanna per omicidio gli ha donato la fama sempiterna: il mondo ha scoperto che un Büchernarr può anche uccidere se questo gli dà la possibilità di avere più libri.

Non si può dire con sicurezza se il processo sbrigativo che ha condannato Tinius alla galera sia stato oggettivo e non influenzato dalla cattiva fama di cui godeva l’uomo, né d’altro canto siamo sicuri che per comprare libri il buon Johann non abbia commesso invece molte più nefandezze di quante siano state scoperte: di sicuro è diventato il personaggio simbolo del bibliomane disposto a tutto. Lo dimostra Klaas Huizing quando nel 1994 si diverte a scrivere un romanzo in cui il protagonista è così attratto dalla storia di Tinius da immedesimarsi fino in fondo con lui… fino all’omicidio. «Tinius divorava carta come un drogato» scrive Huizing, che intitola il suo romanzo in modo davvero particolare: Der Buchtrinker. Perché dall’essere pazzi per i libri si è passati direttamente al “berli”.

Anche in Italia si usa dire “bere un libro”, nel senso di leggerlo molto velocemente, ma il titolo di Huizing si trasforma in un termine che rimane ben saldo nel vocabolario italiano: Il mangialibri.


2. Comestor

Mangiare libri non fa bene alla salute, perché carta e inchiostro sono indigesti al nostro organismo. Al di là di questo, come simbolo ha da sempre un forte impatto.

Potrei avere del Diger Selz?

Seicento anni prima di Cristo il profeta Ezechiele riceveva da Dio dei messaggi che poi doveva andare a professare, ma quando il Signore lo incitò a mettere in guardia i popoli che si stavano ribellando a Lui, il povero Ezechiele vide una mano sbucare dal nulla,

«la quale teneva il rotolo di un libro; lo srotolò davanti a me; era scritto di dentro e di fuori e conteneva lamentazioni, gemiti e guai» (Ez 2:9-10).

Cosa doveva farci il buon profeta con quel testo?

«Egli mi disse: “Figlio d’uomo, mangia ciò che trovi; mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele”» (Ez 3:3).

Senza stare a discutere, Ezechiele mangiò di gusto.

«Mi disse: “Figlio d’uomo, nùtriti il ventre e riempiti le viscere di questo rotolo che ti do”. Io lo mangiai, e in bocca mi fu dolce come del miele» (Ez 3:3).

Lo confermerà secoli dopo l’apostolo Giovanni, che appena è pronto a scrivere ciò che l’angelo gli sta per dettare – il testo noto appunto come Vangelo secondo Giovanni – si vede consegnare un “libretto” (biblarìdion) e si sente incitare:

«Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele» (Apocalisse 10,9).

Giovanni obbedisce ed in effetti lo sente in bocca dolce come il miele ma, una volta inghiottito, si sente le viscere riempite d’amarezza (10,10).

Siamo dunque d’accordo che la parola di Dio è dolce come miele, e non basta ascoltarla con le orecchie: bisogna cibarsene, come ancora oggi i credenti durante la messa ingeriscono simbolicamente il corpo di Cristo. «Ha luogo qui un’identificazione tra il messaggio scritto sul rotolo e il messaggio che porta Ezechiele» spiega Adrian Schenker ne L’eucarestia nell’Antico Testamento (1977). «Il rotolo, divorato, si transustanzia in Ezechiele».
«Ci si ciba di Dio anche attraverso il dono della parola» spiegano Di Nicola e Danese in Amore e pane (2000). «Anche la Parola è fatta per essere mangiata e interiorizzata, “ruminata” sino a divenire costitutiva dell’essere della persona». Un’ultima citazione merita Gesù in persona:

«Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che viene da Dio» (Mt 4:4).

Nella letteratura sapienziale è facile trovare riferimenti al “mangiare” come metodo di assimilazione della Parola divina, ed è un simbolo positivo che si riferisce a grandi illuminati e a persone di grande istruzione. Così mentre il popolo dileggia chi raccoglie tanti libri, il mangiarne è per i “colti” un’usanza degna di lode: il sapere infatti è per Dante «lo pane de li angeli» (Convivio, I,1,7). Ne sa qualcosa anche il teologo francese Petrus che nel XII secolo scrisse una Historia dal successo enorme e dalla pubblicazione in tutta Europa. Talmente grande era la sua passione per i libri e il suo desiderio di collezionarne, che il suo nome è sempre stato Petrus Comestor, «Pietro Mangiadore», come lo chiama Dante nel Paradiso (XII, 134), e la fama di “divoratore” di libri l’ha spinto ad ideare da sé (vuole la leggenda) il proprio epitaffio: «Petrus eram… dictusque comestor, nunc comedor». Fui Pietro, detto divoratore, ed ora sono divorato.


3. Chien de lisard

I libri hanno sempre diviso l’umanità fra chi li ama e chi li odia, e chi odia i libri di solito odia anche chi li legge. Così un personaggio del romanzo Il rosso e il nero (Le Rouge et le Noir, 1830) di Stendhal ad un certo punto insulta un altro lanciando un’espressione francese di difficile traduzione: «chien de lisard» (primo paragrafo del quinto capitolo). L’offesa è rivolta ad un liseur, un lettore accanito, e il termine è dunque un dispregiativo: come renderlo in un’altra lingua?

Gli inglesi risolvono subito con «you miserable bookworm», “tarlo dei libri”, usando un termine derivato dal tedesco Bücherwurm e che da sempre indica quello che noi chiamiamo “topo di biblioteca”.
Gli spagnoli tagliano corto con «perro inútil», cane inutile, mentre in Italia Diego Valeri opta per «cane di un grattacarte». (Einaudi 1946: purtroppo non ho potuto recuperare le traduzioni antecedenti questa data.) Forse il “grattare la carta” affonda le radici nell’usanza medievale di recuperare costosissime pergamene scritte grattando via l’inchiostro per poterle riutilizzare, ma di sicuro nella mente dei lettori del ’46 era un’offesa. Quando la Mursia nel 1965 fa ritradurre il libro a Mario Paggi, questi decide di utilizzare l’espressione «canaglia d’un “lettorastro”» che è probabilmente la più fedele in assoluto al testo originale. Ma…

Nel 1967 uno dei poeti della beat generation, Tuli Kupferberg, si diverte a stilare un manuale in versi del “non-lavoratore”, 1001 Ways to Live Without Working, e nella sezione letteraria troviamo:

«Recensisci libri, ruba libri, scrivi libri, stampa libri, mangia libri».

È divertente pensare che Mario Lavagetto abbia letto questo libro e l’anno successivo, quando la Garzanti gli commissiona una nuova traduzione de Il rosso e nero di Stendhal, davanti al chien de lisard anticipa di dieci anni Goldrake e scrive la parola magica: «mangialibri»!

Da allora mangiare libri, interi o in parte, diventa usanza più comune di quanto si possa pensare.


4. Cultura pop

In un divertentissimo ciclo di strisce umoristiche firmate dal compianto Bonvi, un portalettere delle Sturmtruppen riceve l’ordine di consegnare documenti segretissimi che non dovranno mai finire in mani nemiche: non appena si renda conto di un pericolo, il portalettere è tenuto a mangiare i documenti. È lo spunto per un numero di incredibili situazioni in cui il povero soldato è costretto a mangiare i documenti in mille modi assurdi.

Su un tema simile si spinge Woody Allen che, in Prendi i soldi e scappa (Take the Money and Run, 1969), per far sparire i progetti di una rapina costringe la sua banda ad un tour de force mangereccio:

«Ora vedremo un filmato, lo vedremo una volta sola poi, per distruggere le prove, mangeremo la pellicola. Ne toccano sette metri a testa. Mia moglie ha fatto il caffè. Se volete, c’è il bicarbonato».

Una suora ben poco caritatevole!

Può non trattarsi di un messaggio segretissimo o dei piani di una rapina, magari è solo una innocente lettera d’amore… ma se è scritta in un collegio cattolico e la suora intransigente se ne accorge, potrebbe scattare la punizione di mangiare la lettera: è questo ciò che avviene nel film spagnolo The Nun (La monja, 2005).

Magari non è neanche una lettera d’amore ma un semplice epiteto, come per esempio «Marionette dell’Asia», espressione con cui i giapponesi erano soliti chiamare sprezzantemente i cinesi. Se però a subire l’infamante epiteto è Chen Zhen, la situazione si scalderà presto e uno dei giapponesi dovrà mangiarsi il cartello con la scritta, come avviene nel celeberrimo Dalla Cina con furore (1972) con Bruce Lee. Che sia una sottile citazione dal gesto del nostro Barnabò Visconti che, nel 1370, costrinse i due legati pontifici inviati da Urbano V a mangiarsi la bolla di scomunica? Comunque si sa che Chen Zhen è un eroe che odia le scritte, visto che durante una passeggiata nel parco lui, cinese, non può fare a meno di distruggere in volo il cartello “Vietato l’ingresso ai cani e ai cinesi”.

Quando si dice “Far rimangiare le offese (scritte)”

Non bisogna infine dimenticare che i libri non sono fatti di sola carta: c’è l’inchiostro ad insaporirne le pagine. È proprio questo “condimento” che rovina i lettori dell’immaginario Secondo libro della Poetica di Aristotele protagonista del celebre romanzo (e film) Il nome della rosa (1980) di Umberto Eco, ma ne sa qualcosa anche il povero Cornelio Bizzarro – personaggio a fumetti protagonista di una stupenda miniserie targata StarComics – che, nell’avventura Un mistero misterioso (n. 6, marzo 2009), prende il vizio di mangiar libri interi per colpa di uno strano additivo nell’inchiostro.

Cornelio e Marlowe

L’esempio più lampante ed estremo del mangialibri è però Mauer Paskowitz, scrittore in crisi che dopo aver scritto il suo ultimo pessimo romanzo… se lo è mangiato per intero! Il divertente personaggio finisce nell’ospedale del telefilm Grey’s Anatomy (episodio 2×13), e alla domanda su cosa abbia mangiato ultimamente risponde:

«Porcherie, autentiche porcherie: ho mangiato il mio romanzo, tutto intero, fino all’ultima pagina di quella schifezza inenarrabile».

La domanda del dottor Karev è davvero esemplare, «Il suo computer non cancella?», ma Paskowitz non voleva solo cancellare un file: «Volevo letteralmente rifarlo da dietro, per ricominciare». In realtà il gioco di parole non rende bene: I wanted to literally put it behind me, “volevo lasciarmelo alle spalle” sarebbe una migliore traduzione.


5. Tarme e topi

Con la svolta del Duemila l’espressione “mangialibri” è più in salute che mai nelle usanze degli autori italiani, non certo lusinghiera ma neanche troppo offensiva. La usa, giusto per citare qualche nome, Claudio Cajati (2002), Marco Salvador (2004), Rocco Bruno (2010), ed è il termine che un po’ tradisce Gabriella Magrini quando nel 2011 si nasconde dietro lo pseudonimo anglofono Denise Cartier per il romanzo Un sogno oltre il mare (Sperling & Kupfer), che sfoggia l’espressione «dottorino mangialibri». Ma soprattutto la usa Claudio Ciccarone proprio nel 2000 per il suo romanzo La bibliotecaria. La vera storia di Marta la Tarma.

«Sono una tarma, e divoro libri. Non disdegno né quelli antichi né quelli moderni, tanto meno mi interessa ciò che dicono gli entomologi, tronfi nel credere di sapere tutto sulla vita degli insetti».

La storia della tarma che rinuncia alla vita “normale” e si ritira a vivere in una biblioteca, cibandosi di opere letterarie, potrebbe aver viaggiato fino agli Stati Uniti ed essere stata di ispirazione a Sam Savage, che grazie al tam tam mediatico nel 2006 ha decretato il boom di vendite del suo Firmino, topolino che vive in una biblioteca cibandosi di opere letterarie.

«In Africa, durante le carestie, i bambini affamati mangiano terra. Se si ha davvero fame, si mangia di tutto»: seguendo questo ragionamento non ci vuole molto perché il protagonista, un topolino di nome Firmino, giunga a cibarsi dei libri. «Come accade a molti piaceri illeciti, inizialmente innocui, masticare la carta divenne ben presto un’abitudine, a suo modo impellente, e poco dopo una forma di dipendenza, una fame insaziabile».

Inizia uno strabiliante viaggio biblio-gastronomico.

«Pensate: la storia del mondo in quattro parti, frammenti di filosofia, psicoanalisi, linguistica, astronomia, astrologia, centinaia di fiumi, canzoni popolari, la Bibbia, il Corano, la Bhagavad-Gītā, il Libro dei Morti, la Rivoluzione francese, la Rivoluzione russa, centinaia di insetti, segnali stradali, annunci pubblicitari, Kant, Hegel, Swedenborg, fumetti, filastrocche, Londra e Tessalonica, Sodoma e Gomorra, la storia della letteratura, la storia dell’Irlanda, accuse di crimini indicibili, confessioni, dinieghi, migliaia di giochi di parole, decine di lingue, ricette, barzellette sporche, malattie, nascite, esecuzioni… Tutto questo, e ancor di più, ho incamerato nel mio corpo».


6. Ultimo pasto

Chi pensa che mangiare libri sia solo un’espressione simbolica dovrà ricredersi davanti alla prestazione dell’artista internazionale Abel Azcona, che all’inizio del 2013 si è lanciato in un numero davvero particolare: in otto ore ha mangiato per intero una copia del Corano con l’intento di criticare ogni integralismo e ogni radicalismo. Il risultato è stato di ricevere minacce dal mondo islamico, per nulla affascinato dall’idea.

È però il momento di chiudere e il pensiero non può far altro che correre a La biblioteca raffinata, l’ultimo dei sei racconti che compongono l’antologia Sei biblioteche del geniale scrittore di Belgrado Zoran Živković.

Il protagonista è seccato di ritrovarsi in casa un libro che non gli appartiene e che non ha mai visto, ma più cerca di sbarazzarsene più gli ritorna indietro. Le pensa tutte e lo getta in ogni posto possibile, ma al suo ritorno a casa il libro è di nuovo lì: cosa escogitare per liberarsene definitivamente? L’idea arriva fulminante: «Come mai non ci avevo pensato prima?»

«Lo misi sul piatto, mi sedetti a tavola e infilai il tovagliolo nel colletto della camicia. Per prima cosa, separai con la forchetta e il coltello la copertina, come avrei fatto con qualsiasi buccia. […] Prima di cominciare a pranzare mi chiesi se fosse il caso di aggiungere qualche condimento. Guardai la copertina da tutte e due le parti, sperando di trovarci qualche indicazione o consiglio in questo senso, ma non c’era niente, e decisi di non mettermi a sperimentare per non rovinare tutto.»

Il protagonista pian pianino si mangia tutto il libro misterioso, che altro non è se non l’antologia Sei biblioteche: tornerà anche dal suo stomaco? Decido di mettere in atto lo stesso gioco metaletterario di Živković e… inizio a mangiare questo articolo!


Bibliografia

  • Alberto Castoldi, Bibliofollia, Bruno Mondadori, Paravia 2004
  • Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese, Amore e pane. Eucaristia in famiglia, Effatà Editrice, Torino 2000
  • Klaas Huizing, Il Mangialibri. Due romanzi e nove tappeti (Der Buchtrinker, 1994), traduzione di Giovanni Gurisatti, Neri Pozza Editore, Vicenza 1996
  • Wojciech Pikor, La comunicazione profetica alla luce di EZ 2-3, Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 2002
  • Emilio Rossi, L’undecima musa. Navigando con Ulisse nel mare della comunicazione di attualità, Rubbettino 2001
  • Adrian Schenker, L’eucarestia nell’Antico Testamento (Das Abendmahl Jesu als Brennpunkt des Alten Testaments, 1977), traduzione di Giorgio Beari, Jaca Book, Milano 1982
  • Zoran Živković, Sei biblioteche. Storie impossibili (Biblioteka, 2002), traduzione di Jelena Mirković ed Elisabetta Boscolo Gnolo, TEA, Milano 2011

L.

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19 commenti

Pubblicato da su maggio 25, 2018 in Indagini

 

19 risposte a “Mangiare i libri: la più antica forma di lettura

  1. amleta

    maggio 25, 2018 at 7:35 am

    A scuola mi ricordo che masticavamo fogli di quaderni. Ma un libro intero ingerito da me mai. Divorato sì ma in altro senso 😉

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      maggio 25, 2018 at 7:37 am

      Infatti l’usanza di definire “divorato” un libro letto con passione arriva dai tempi biblici, come si vede 😛
      Fogli di carta non ricordo d’averli mai masticati, ma sono abbastanza sicuro di aver addentato qualche gommina per matite…

      Piace a 1 persona

       
      • amleta

        maggio 25, 2018 at 9:31 pm

        Le gommine? Oh quelle cadevano tutte da sole! Gusto orrendo avevano. Ma come facevi? E le inghiottivi anche?

        Piace a 1 persona

         
      • Lucius Etruscus

        maggio 26, 2018 at 5:43 am

        Noooo per carità! Ricordo di averne “assaggiata” qualcuna, una masticatina e basta 😛

        Piace a 1 persona

         
      • amleta

        maggio 26, 2018 at 2:29 pm

        ah ah ah, allora il tuo stomaco si è salvato in tempo 🙂

        Piace a 1 persona

         
      • Lucius Etruscus

        maggio 26, 2018 at 2:33 pm

        Eh sì 😛 Con tutta la cioccolata che esisteva intorno a me, mangiare gommine non mi interessava 😛

        Piace a 1 persona

         
      • amleta

        maggio 26, 2018 at 2:40 pm

        A casa mia era vietata la nutella, le merendine, le caramelle, ma la cioccolata no. Quella la mangiavo ma non sono una golosona. Poi adesso posso mangiare solo quella fondente, per via del lattosio.

        Piace a 1 persona

         
      • Lucius Etruscus

        maggio 26, 2018 at 4:43 pm

        Non che a casa ne fossi circondato, ma di sicuro sapevo che là fuori c’era un mondo di cioccolata, di cui andavo (e vado) ghiotto, quindi non valeva la pena mangiare cose strane 😛

        Piace a 1 persona

         
      • amleta

        maggio 30, 2018 at 9:14 pm

        Io mi ricordo che l’unica fuga golosa era possibile la domenica, dopo la messa obbligata dalla mia mamma pseudocattolica, quando entravo in pasticceria e sceglievo la solita sfogliatella con le fragole ( che non è la sfogliatella napoletana ma il millefoglie).

        Piace a 1 persona

         
  2. zoppaz (antonio zoppetti)

    maggio 25, 2018 at 8:03 am

    Bellissimo. Un tempo i libri si facevano con la canapa, che oggi si sta recuperando come materiale, dopo la sua distruzione. Oppure con stracci riciclati, e prima ancora con pergamena e papiro… ne potrebbe venire fuori una gamma di sapori e ricette librari da “masterchef”!

    Piace a 2 people

     
    • Lucius Etruscus

      maggio 25, 2018 at 8:06 am

      Ah, mica male come idea! Una gamma di “ricette librarie” studiata a seconda del materiale che costituisce un volume… Una trasmissione che si scrive da sola! 😀

      Piace a 1 persona

       
  3. theobsidianmirror

    maggio 25, 2018 at 12:53 pm

    …ma oggi mangiare libri può essere anche una fantastica trovata pubblicitaria: se passate da Chicago, vi raccomando una tappa presso il ristorante Moto, dove il grande chef Homaro Cantu ha avuto la brillante idea di dar da mangiare ai suoi clienti le fotografie dei piatti da loro ordinati: si è procurato della carta e degli inchiostri commestibili e si diletta a stampar piatti che, a detta degli entusiastici clienti, ben contenti di sborsare cifre da capogiro per aggiudicarsi tale privilegio, sarebbero squisiti. (fonte: http://insidetheobsidianmirror.blogspot.it/2012/11/on-eating-of-books.html

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      maggio 25, 2018 at 12:55 pm

      nooooo che genio!!! ^_^

      Mi piace

       
      • theobsidianmirror

        maggio 25, 2018 at 12:58 pm

        Sono tornato adesso, dopo anni, a cliccare sul sito del ristorante e scopro non esistere più. Probabilmente ad un certo punto i suoi clienti hanno… mangiato la foglia.

        Piace a 2 people

         
      • Lucius Etruscus

        maggio 25, 2018 at 1:51 pm

        Oppure si è distratto e ha dato ai suoi clienti vere foto con vero inchiostro! Basta un attimo 😛

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  4. pirkaf76

    maggio 25, 2018 at 1:44 pm

    Anche a me è capitato da giovane di masticare pezzetti carta.
    Libri però mai. 😛

    Piace a 1 persona

     
  5. amleta

    maggio 31, 2018 at 12:03 pm

    Mi hai mandato un link di luciusetruscus in alteravista ma non si apre. O meglio si apre ms non si vede niente.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      maggio 31, 2018 at 1:04 pm

      Ho perso il filo: quando ti ho mandato un link? Non ricordo…

      Mi piace

       
      • amleta

        maggio 31, 2018 at 4:37 pm

        Era nel commento di un post, ho trovato questo link di alteravista….il commento era tuo..ma non c’era che questo link

        Piace a 1 persona

         

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