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La mia educazione informatica 5. Packard Bell

16 Apr

Foto presa da Google

Arriviamo ad un momento di svolta molto importante nella mia “educazione informatica”: il 1994. Arriva il primo lavoro e quindi arriva il primo stipendio: parliamo di roba allungata in nero sotto banco, ma è sempre uno stipendio. E cosa ci fai con uno stipendio quando hai 19 anni? Ovvio: ci compri libri – come racconto qui – e un computer nuovo!
Mi rivolsi allo stesso da cui comprammo il PC 286 e gli ordinai il più grande computer che mai sia apparso, gli chiesi un computer grosso così, una roba enorme… addirittura un PC 486!

Questo amico di famiglia mi vendette un Packard Bell (Axcel 1728D) marca che solo ora scopro non avere nulla a che fare con la Hewlett-Packard (che oggi è nota solo come HP): semplicemente le due marche condividono un fondatore di cognome Packard. (Leon S. Packard nel primo caso, David Packard nel secondo.)
Al contrario del precedente PC, assemblato appositamente, questo era un tutt’uno proprio come l’Amstrad, con un design accattivante: considero ancora geniali le casse “fuse” con lo schermo.

La mia memoria dice che lo pagai qualcosa come due milioni di lire, ma certo mi sembra tantino. Magari da qualche parte ho ancora la fattura, visto che sono un accumulatore seriale, ma averla non significa sapere dove sia: un giorno magari uscirà fuori e aggiornerò questo post…
Comunque credo sia più plausibile che l’acquisto del PC sia stato fatto a nome dei miei per avere un finanziamento, visto che lavorare in nero non ti aiuta nella rateazione.

Ebbene sì, avevo l’Intel “dentro”!

Questo PC 486 aveva una potenza inimmaginabile per l’epoca, e mi fece conoscere una grande verità del mondo dell’informatica: ogni potenza inimmaginabile ci mette un attimo a diventare immaginabile e ad essere già superata da altre potenze inimmaginabili. Ero convinto di aver preso il più potente computer al mondo che subito scoprii ch era uscito il processore Intel 586 (il famoso Pentium, qualcuno se lo ricorda ancora?) che rendeva il mio PC uno scassone. Il “massimo” dura un attimo, lezione imparata: qualcuno ancora oggi non l’ha capita…

Questo PC è stato il mio primo vero contatto con il Windows di Bill Gates, nella sua versione migliore di sempre: la 3.11 WorkGroup. Ancora oggi imbattibile perché semplicemente non faceva niente. Era uno strumento che ti aiutava nel lavoro, non uno psicopatico che ti tocca tutto e decide al posto tuo cosa sia importante per te.
Sapete cos’era Windows 3.11? Era una finestra…

Insieme alla macchina c’erano diversi programmi – Microsoft Works è l’unico che riesco a ricordare anche perché è l’unico che non ho mai usato! – e alcuni CD-Rom educativi, interattivi e pieni di belle immagini, video e grafica. Sì, per la prima volta con questo PC entro in contatto con il floppy da 2,5″ e soprattutto il CD-Rom: sentivo di aver toccato il cielo, che non potevo chiedere di più per il resto della vita. A pensarci, è durata quattro anni: è durata fin troppo!

La foto non è mia ma il PC è identico a quello che avevo

Ho usato questo computer in maniera feroce e l’ho sfruttato nelle sue tantissime potenzialità, ed è anche il primo di cui sicuramente conservo ancora ogni file lavorato: tutto ciò che ho fatto con questo PC è stato in seguito masterizzato e quindi lo conservo ancora. Questo mi ripaga di non aver purtroppo neanche uno straccio di foto…

Da Doom a CorelDraw! ho fatto di tutto su quello schermo – il povero mouse originale l’ho distrutto contro il muro per un moto di rabbia per un videogioco! – ma magari ne parlerò in seguito in post più mirati. Per esempio della mia esperienza di Doom ne parlo qui.
È un PC che ha allargato a dismisura i miei orizzonti, che mi ha insegnato che potevi non essere mero esecutore di programmi ma addirittura autore di contenuti: potevo diventare da utente a creatore, bastava studiare e sbattere la testa sullo schermo finché non diventavi blu, ed è una lezione che mi è utile ancora oggi.

L.

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4 commenti

Pubblicato da su aprile 16, 2018 in Ricordi

 

4 risposte a “La mia educazione informatica 5. Packard Bell

  1. zoppaz (antonio zoppetti)

    aprile 17, 2018 at 11:57 am

    Ricordo, al lavoro, di essere passato per il 286, il 386, il 486 praticamente ogni anno, visto che all’epoca l’evoluzione degli strumenti aveva una velocità pazzesca. Non erano miei, ma dell’ufficio. Personalmente non li avrei mai comprati, perché sapevo che ogni acquisto, costosetto, si sarebbe svalutato in brevissimo tempo. Il 386 che avevo era uno dei primi a possedere un lettore di cd-rom integrato e non esterno. Poi mi arrivò il 486 e me lo dovetti tenere a lungo, mentre anelavo a un Pentium che però mi diedero solo anni più tardi. Intanto anche le versione di Windows si aggiornavano sempre più spesso, e in effetti sono sempre più peggiorate visto che oggi sono strumenti invasivi e incontrollabili. In compenso ormai l’acquisto di un computer non è più così azzardato come all’epoca. Le cose si sono stabilizzate.

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    • Lucius Etruscus

      aprile 17, 2018 at 12:42 pm

      Ormai Windows vive di vita propria e diventa sempre più difficile arginarlo. Ogni volta che compro un PC la parte lunga è disarmare Windows, imbrigliarlo, imbavagliarlo e spiegargli che avendo pagato io… me la comando! 😀
      Ciò che dall’epoca è rimasta è la gara a chi ce l’ha più grosso: ad ogni PC trovi sempre quello che ti sorride e ti dice che lui ha il modello successivo…

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  2. redbavon

    aprile 18, 2018 at 3:14 pm

    Chi ricorda il Pentium? Eccolo! All’epoca avevo un 486, ma non un Intel, ma Cyrix, ovvero un processore 486 compatibile, ma senza la FPU (coprocessore matematico, come lo chiamavamo all’epoca). Praticamente un 486SX, mentre la vera bomba era il 486DX, magari il DX2 a 66Mhz.
    Il Pentium era semplicemente di un altro pianeta quando uscì. Inavvicinabile come prezzo. Ricordo ancora la sana invidia per due miei amici che comprarono uno un Pentium 60 (per diletto) e l’altro un Pentium 90 (era un informatico, quindi era un investimento formativo). Per me un’assoluta chimera per diversi anni ancora.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      aprile 18, 2018 at 3:19 pm

      Infatti si parlava del Pentium con venerazione e sottovoce, e si spiavano le sue foto dalle riviste specialistiche che lo pubblicizzavano. Già era stato un impegno economico gravoso comprare un 486 (ignoro altre configurazioni più specifiche), non è che si poteva fare di più.

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