RSS

La mia educazione informatica 1. MDT-350

19 Mar

SanTag nerdAntonio!

Da tempo accarezzavo l’idea di scrivere l’Educazione Informatica del Giovane Etrusco, finché alla fine è stato risolutivo il lancio da parte di redbavon di una nuova catena di Sant’Antonio, anzi… una catena di SanTagTonio, anzi… SanTag nerdAntonio!
Essendo io stato il primo nominato, non potevo più esimermi dall’iniziare questo racconto personale, che spero sia anche un’occasione di ricordare l’evoluzione informatica italiana dagli anni Ottanta ad oggi.

Nomino chiunque altro voglia partecipare a questo gioco, ma nello specifico:

L’Etrusco nel 1982

Questa foto della primavera-estate 1982 mi ritrae ad 8 anni intento a scrivere il mio primo eBook di saggistica! A testimonianza di un vizio che non ho mai perso…
Sono nella tipografia dove lavorava mio padre, attività in piena fase di trasformazione verso il service grafico che diventerà in seguito, aumentando cioè sempre di più l’utilizzo dei computer nell’editoria cartacea.

La mia non era una battuta, la foto mi ritrae sul serio intento a scrivere di saggistica: ospite dell’ufficio, sto componendo un breve manuale sulla “caccia al granchio”, argomento che all’epoca mi appassionava fortemente e a cui mi dedicavo anima e corpo durante le estati passate ad Ostia, la località balneare di Roma. Sono abbastanza sicuro di avere ancora da qualche parte la stampata di quel testo…

La macchina su cui sto scrivendo è una MDT-350 della CompuGraphic che, stando alle rare informazioni trovate in rete, risale al 1980. Quella macchina era collegata a quello che oggi chiamiamo stampante ma in realtà all’epoca era una enorme sviluppatrice di pellicole: “stampando” dalla MDT si impressionava una pellicola nera che, sviluppata in camera oscura esattamente come i vecchi rullini fotografici, produceva un “positivo”. Cioè una pellicola – trasparente o bianca – con impresso sopra il nero del testo, da mandare poi in tipografia per trasformare tutto in cartaceo.

Un cimelio di famiglia!

A dicembre dello stesso 1982 – o forse prima ma non ho trovato tracce sicure – i miei genitori stipulano un accordo con la tipografia: mentre mio padre è un normale impiegato, mia madre si presta a lavorare a casa come digitatrice. Lei ha studiato dattilografia quindi non ha problemi, e una MDT è più semplice di una macchina da scrivere classica, visto che si può correggere velocemente. Così l’ufficio presta una propria MDT a mio padre, che la porta a casa e da allora per diversi anni quel sarcofago dal peso di mille tonnellate è arredamento fondamentale di casa nostra.

29 dicembre 1982: mia madre nel suo improvvisato ufficio casalingo

Nel nostro seminterrato del quartiere Alberone – fra i più popolosi di Roma – probabilmente eravamo la famiglia più tecnologica di tutto l’Appio-Tuscolano! Non esisteva alcuna concezione di “personal computer” e in fondo… l’MDT non era assolutamente un computer.

Non so quanta memoria avesse, ma di sicuro tendeva allo zero. Era priva di hard disk interno e si lavorava salvando su floppy disk da 5 pollici: ogni volta che si spegneva la macchina tutto era perso per sempre, quindi ricordarsi di salvare era fondamentale.
Lo schermo era minuscolo – ad occhio era grande quando il floppy, quindi viaggiava su un 5 o 6 pollici quadrato! – e una enorme ventola interna generava un rumore importante: avete presente la centrifuga della lavatrice? Ecco… immaginate otto ore di lavoro con quel rumore nelle orecchie! Però vi assicuro che ci si faceva subito l’abitudine.

Marzo 1983: io e mia madre nel cuore tecnologico della casa! (La TV in alto è ancora in bianco e nero)

Con una radio a mo’ di accompagnamento musicale, presto sostituita da un impianto più sofisticato, un telefono a disco vicino e un leggio improvvisato, mia madre ricreò in casa una sorta di ufficio in miniatura. Anche perché tutti usavamo l’MDT per mille usi: il primo elenco della biblioteca di casa è nato lì, salvato su floppy e stampato poi su pellicola nell’ufficio di mio padre. (Purtroppo non sono riuscito a conservare alcun floppy dell’epoca.)

L’MDT è rimasta in casa per anni: a memoria credo che solo nel 1989 sia stata restituita all’ufficio. Nel 1994 era ormai un rottame anacronistico che nessuno voleva più, e il destino beffardo ha voluto che io stesso abbia aiutato l’ufficio a caricare le varie MDT su un furgone che le avrebbe portate al macero. È stato come sopprimere con le mie mani una parte importante della mia infanzia, ma nel mondo dell’informatica la prima lezione è che tutto muore in fretta.

L.

– Ultimi post simili:

 
37 commenti

Pubblicato da su marzo 19, 2018 in Ricordi

 

37 risposte a “La mia educazione informatica 1. MDT-350

  1. Ivano Landi

    marzo 19, 2018 at 7:05 am

    Oddio! In questi giorni sono incasinatissimo, ma appena posso cerco di partecipare. Grazie della nomination, comunque. E torno il prima possibile anche a leggere il presente post.
    Ti preannuncio comunque che io ho cominciato ad avere qualcosina a che fare con l’informatica solo sul finire degli anni 80.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 19, 2018 at 7:09 am

      Non c’è scadenza, quindi prenditi tutto il tempo che vuoi ^_^
      Sono curiosissimo di scoprire quale è stato il tuo primo computer e il ricordo che ti è rimasto 😉

      "Mi piace"

       
  2. redbavon

    marzo 19, 2018 at 7:10 am

    Per ora ti metto la stella per battere un colpo che “ci sono”. Non vedo l’ora di leggere con la calma opportuna. A più tardi e grazie!

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 19, 2018 at 7:12 am

      Grazie a te, e ho appena pubblicato sul tuo post il link, come da regole.
      Per l’occasione ho rispolverato qualche foto d’annata direttamente dagli Archivi Segreti Etruschi ^_^

      Piace a 1 persona

       
      • redbavon

        marzo 19, 2018 at 7:43 am

        Fantastico! Io purtroppo non ho nessuna foto che mi ritrae accanto a un computer

        Piace a 1 persona

         
  3. Conte Gracula

    marzo 19, 2018 at 8:50 am

    In quegli anni, avrei sbavato per cazzeggiare un po’ con un bestione qualsiasi come il tuo primo computer!
    Ma ci si poteva anche programmare o solo comporre testi?

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 19, 2018 at 8:53 am

      Una via di mezzo. Era una semplice macchina da scrivere informatica, però accettava codici: corsivo, neretto, rientranze, in pratica potevi già pre-impaginare un testo semplicemente inserendo codici di apertura e chiusura.

      Piace a 1 persona

       
  4. redbavon

    marzo 19, 2018 at 9:42 am

    Finalmente sono riuscito a leggerti. Non vedevo l’ora. La curiosità mi stava divorando. Bellissimo il corredo di foto di famiglia. Anche se l’MDT non può certo essere classificato tra gli home computer. in realtà a casa tua era un vero “computer di casa”.
    Il fatto che fosse poco più di una macchina da scrivere è comune anche alla mia prima esperienza in assoluto con una tastiera collegata a uno schermo. Ora che ci penso io ho lanciato la “catena” ma manca un anello. La mia prima esperienza con un computer è stata in ufficio da papà, che lavorava all’INPS e in quegli anni era al centro di un progetto “pilota” per l’informatizzazione. Un giorno, quando lo andai a trovare in ufficio – ci passavo spesso perché ero di ritorno da scuola – mi fece entrare nella stanza accanto al suo ufficio e vi erano disposti su un lato tanti schermi e tastiere. Mi fece provare a scrivere sulla tastiera (un terminale scollegato dal mainframe) e mi apparvero le lettere sullo schermo. Quella malia informatica è iniziata tutta da lì. Quasi quasi faccio anche io L’educazione informatica del RedBavon.
    Grazie Lucius, ma hai dato modo di ricordare anche il mio caro papà.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 19, 2018 at 9:54 am

      Per questo rimango molto titubante davanti ai padri che conosco, che ai loro figlioletti comunicano solo che la tecnologia è male e devono starci alla larga, perché hanno paura di minchiate giornalistiche tipo i cyber-bulli o i pedofili su facebook. Così facendo privano di quel diritto-dovere genitoriale di aprire orizzonti e guidare sulla strada di mattoni gialli.
      Oggi queste macchine sembrano scassoni da museo, ma all’epoca era il Futuro a portata di mano! ^_^

      Piace a 2 people

       
      • redbavon

        marzo 19, 2018 at 12:32 PM

        Le nuove generazioni sono immerse nella “tecnologia”, ci sono nate in mezzo e a uno stadio non pioneristico/artigianale come il nostro. La velocità con cui la tecnologia avanza è impressionante e non è certo vietarla o ostracizzarla che ne impedirà il contatto con i ragazzi. Anzi, è importante – visti i rischi e i pericoli – istruirli come si deve. Io ripeto a genitori come me con bimbi piccoli che uno smartphone a una certa età e senza una sufficiente preparazione è come mettere in mano a un bambino una granata a frammentazione, levare la sicura e scappare via.
        I ragazzi imparano presto – è nella loro predisposizione naturale – ma la facilità dell’utilizzo della “tecnologia” di oggi non stimola la loro curiosità a capire come funziona o cosa c’è dietro lo schermo; comunque spesso non ne hanno la necessità, mentre noi per fare partire un modem dovevamo sapere cos’è il “trumpet” in Windows 3.1.
        Se i figli si troveranno a fare i conti con il phishing o a essere vittime/autori di cyber-bullismo, la responsabilità è proprio di questi genitori che hanno abdicato alla loro funzione di formazione. Anche se la materia non gli interessa, dovrebbero informarsi per i loro figli.

        Piace a 3 people

         
      • Lucius Etruscus

        marzo 19, 2018 at 12:36 PM

        Infatti il problema è che per non sforzarsi – parliamo di un’intera generazione di genitori assenti – preferiscono impedire ai figli di fare qualcosa piuttosto che aiutarli e farla insieme. Preferiscono che vadano da soli di nascosto on line piuttosto che portarceli insieme e metterli in guardia da pericoli risibili. Quando mia madre mi diceva “Per strada non andare mai con nessuno”, il rischio era altissimo e quindi mi “mandava informato”. On line non esiste minimamente alcun rischio per chi sappia ragionare, quindi i genitori principalmente dovrebbero insegnare ai propri figli a ragionare. E quindi sono tutti spacciati…

        Piace a 2 people

         
      • redbavon

        marzo 19, 2018 at 12:42 PM

        Volendo prenderla molto alla lontana, i rischi e i pericoli per “chi non sa” sono sempre presenti dagli albori dell’umanità. Hai evidenziato una cosa molto importante: “aiutarli e farla insieme”. Quest’ultima attività dei genitori è fondamentale, essenziale, non sostituibile da altri (nemmeno la scuola che è un altro pilastro importantissimo). Mi sto accorgendo con i miei piccoli come siano delle spugne, quanto possano assorbire dal nostro esempio e non limitarsi a replicarlo, aggiungendo della loro “farina”. Occorre esserci perché l’impasto lieviti e faccia un bel pane dal sapore buono.

        Piace a 2 people

         
      • Lucius Etruscus

        marzo 19, 2018 at 1:37 PM

        Capisci che se invece i genitori sono sempre assenti, a seguire i loro interessi personali o – purtroppo più facilmente – separati o divorziati, ecco che i figli crescono da soli o peggio consigliati da cattivi maestri.

        Piace a 1 persona

         
  5. Cassidy

    marzo 19, 2018 at 1:37 PM

    Ma che post fantastico! Se si mettessero uno accanto all’altro tutti i tasti che hai digitato in vita tua per scrivere, si potrebbe percorrere la distanza tra la terra e la luna penso almeno un paio di volte, forse anche tre 😉 L’MDT era davvero un pezzo di storia, ma in informatica la storia dura sempre (troppo) poco, ti ringrazio per la nomination, parteciperò con gioia! Cheers

    Piace a 2 people

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 19, 2018 at 1:41 PM

      ahah ormai ho i polpastrelli quadrati! 😀
      Non vedo l’ora di sapere del tuo primo computer ^_^

      "Mi piace"

       
  6. pirkaf76

    marzo 19, 2018 at 3:19 PM

    Bellissimo questo articolo.
    Io iniziai con il Commodore 64 e con riviste tipo Input ( dovrei ancora avere la collezione intera in qualche anfratto dell’armadio ).
    Anche se per quel che concerne qualsiasi tipo di scrittura rimarrò sempre fedele alla Olivetti Lettera 22 che conservo ancora.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 19, 2018 at 3:28 PM

      Che meraviglia quelle riviste da edicola per Commodore! Tutti i giorni passavo davanti al giornalaio e me le guardavo tutte: qualche volta sono riuscito anche a farmene comprare, ma non in molti casi. Se le hai conservate, hai davvero un tesoro! ^_^
      Quella Olivetti l’ho avuta in casa per un po’ di tempo – affittata da mia madre per il suo corso di dattilografia – ed era un oggetto a dir poco meraviglioso, capolavoro di ingegneria e design. Però non esisteva alcun tipo di confronto con le tastiere elettroniche: la velocità e la precisione erano irraggiungibili dalla povera Olivetti – concepita apposta per battere entro certi limiti così da evitare che i tasti si incastrassero fra di loro – senza parlare del fatto che le macchine come la MDT permetteva l’infinita replicabilità del testo digitato, concetto ignoto a qualsiasi Olivetti meccanica…

      "Mi piace"

       
  7. Kukuviza

    marzo 19, 2018 at 3:20 PM

    Bellissimo questo post! Anche qui c’è il finale dolceamaro..
    Grazie mille per la taggatura, provvederò certamente a rispondere!
    Molto bella anche la documentazione fotografica, ma cos’è quella scritta a caratteri cirillici sull’MDT? Ivan e poi??

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 19, 2018 at 3:31 PM

      Grazie a te mi sto rendendo conto di avere una propensione alla narrazione dolce-amara: non lo scelgo apposta, mi viene così. Il ricordo di me che caricavo quelle povere macchine sul camion che le avrebbe portate all’olocausto mi è arrivato improvviso mentre scrivevo e mi ha ammutolito: non sono più riuscito a scrivere altro. (Sull’MDT infatti nel 1989 ho imparato a digitare a 10 dita, ma sarà una storia che racconterò magari più avanti.)
      Complimenti per il tuo cirillico: la scritta è il nome Ivàn Lukìc che i miei genitori – all’epoca studiosi di lingua russa, da bravi comunisti sognatori – avevano attaccata un po’ ovunque, in casa. Mi dicevano che in russo è tipo il nostro Mario Rossi, un nome diventato archetipico, ma non ho mai capito perché piacesse loro così tanto…

      "Mi piace"

       
      • Kukuviza

        marzo 19, 2018 at 5:38 PM

        E’ proprio un peccato che quelle macchine siano state buttate e che proprio a te sia toccato partecipare in qualche modo. Comunque, penso che una volta, col fatto che non si cambiavano così spesso, gli oggetti entravano proprio a far parte del vissuto, erano davvero più che oggetti e si portavano attaccate addosso le sensazioni di anni interi.
        Ah, ma magari hai anche rischiato di chiamarti Ivan! 😀

        Piace a 1 persona

         
      • Lucius Etruscus

        marzo 19, 2018 at 5:51 PM

        Niente di più facile, sai? 😀

        "Mi piace"

         
  8. Ivano Landi

    marzo 20, 2018 at 8:48 am

    Beh, io mi chiamo Ivano proprio a causa di genitori comunisti e sognatori. Non so perché non mi abbiano chiamato direttamente Ivan, che tra l’altro mi sarebbe piaciuto di più. Inoltre, così facendo, hanno pure sbagliato tutto, perché il nome Ivano è in realtà di origine celtica ed è lo stesso del cavaliere della tavola rotonda mio omonimo.
    Detto ciò, il post è bellissimo e leggerlo mi ha fatto anche salire la voglia di affrontare il meme, non appena mi sarà possibile. Io avrò tuttavia molto meno da dire, poiché la mia prima esperienza con il personal computer è stata breve e pure tutt’altro che incoraggiante.

    Piace a 1 persona

     
  9. Emanuele

    marzo 20, 2018 at 9:46 PM

    Bellissimo tuffo nel TUO passato, Lucius! Mi è piaciuto quasi quanto quelli natalizi dei Lego!
    Adoro quegli anni, anche se non li ho vissuti quasi per niente. Però ho avuto modo di riviverli con le foto di genitori e zii!

    p.s. Cassidy e il Moro sono della Geek League, quindi erano già stati nominati… in pratica hai dato loro il colpo di grazia, senza alcuna via di fuga! 😆

    Piace a 1 persona

     
  10. zoppaz (antonio zoppetti)

    marzo 21, 2018 at 2:12 PM

    Quando alle tue innate (?) o precoci doti di saggista, unisci la capacità narrativa del ricordo personale, dai il meglio di te! 🙂 complimenti.

    Piace a 1 persona

     
  11. Ivano Landi

    marzo 23, 2018 at 5:14 PM

    Ciao Lucius. Come da regole stabilite dal Bavone Rosso (“se avete continuato la catena, a chi vi ha unto inviate il link al vostro anello”) ti invio il link al mio post sul mio primo computer. (Sperando che non finisca in SPAM).

    https://ivanolandi.blogspot.it/2018/03/il-mio-primo-computer-la-tag-benedetta.html

    Piace a 1 persona

     
  12. theobsidianmirror

    aprile 8, 2018 at 4:41 PM

    Il mio primo contatto con l’informatica fu per merito di una mia cugina più grande, che mi portava a casa dal lavoro le schede perforate che usava lei in ufficio e che io utilizzavo per disegnarci sopra con i pennarelli. Non so però se si può effettivamente parlare di “contatto con l’informatica”…

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      aprile 8, 2018 at 5:00 PM

      ahahahah il “contatto” c’è stato, visto che le hai toccate per disegnarci, quindi vale! 😀

      "Mi piace"

       

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: