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Food Porn (2016)

09 Feb

Ci sono meccanismi che sfuggono totalmente alla mia comprensione, e pratiche socialmente accettate ed anzi esaltate che costituiranno per sempre un mistero ai miei occhi: una di queste è l’ossessione per il food porn. Non intendo la passione per il cibo, che mangiare piace anche a me, intendo l’ossessionante esplosione multimediale che c’è stata negli ultimi anni.
Quando mi è capitato sotto gli occhi fortuitamente il saggio “Food porn. L’ossessione del cibo in TV e nei social media” (2016) di Luisa Stagi – ricercatrice presso il DISFOR (Dipartimento di Scienze della Formazione) dell’Università degli studi di Genova – credevo di aver trovato una bella “fonte di spiegazioni”. Purtroppo così non è stato, anche se è stata una bella lettura.

Metto subito in chiaro che il testo è molto interessante e ben scritto, è pieno di informazioni ben documentate quindi è sicuramente un saggio da consigliare, ma il problema è che analizza un fenomeno con dovizia di particolari lasciando molto in sottofondo la spiegazione di detto fenomeno, che è quello che cercavo io.

Per semplificare per food porn pare si intenda quell’usanza per cui si fotografa il cibo, e la mia domanda è: perché in più di cento anni dalla nascita della fotografia mai nessun privato ha avuto l’idea di fotografare il proprio piatto? Perché solamente dopo l’inizio degli anni Duemila è esplosa questa pratica?
La risposta più ovvia è che ora fare foto è semplice e gratuito, ma mi permetto di dissentire. Sia perché le prime macchinette digitali sono apparse negli anni Novanta, sia perché anche chi scattava mille foto l’anno non ha mai, MAI, pensato a fotografare il proprio cibo.

Ho partecipato a più matrimoni e compleanni di quanto mi sarebbe piaciuto, e in ognuno di essi ho portato telecamera e macchinetta fotografica. Ho inquadrato, registrato e ritratto cose che voi umani non potreste neanche immaginare, e sempre capitava che mi facessero un gesto e – contando sul fatto che ero io a pagare lo sviluppo delle foto – mi chiedessero di fotografare qualcuno o qualcosa. Una foto con la nonna, una foto allo sposo con la cravatta tagliata, al pupo che con le dita nel naso, al cane che fa la cacca, al nonno che dorme. E queste erano le richieste migliori…
Mai nessuno, in vari decenni di feste in cui ho scattato foto “a gratis”, mi ha mai chiesto di fotografare un qualsiasi cibo. Perché invece ora ristoranti e pizzerie sono pieni di gente che si fotografa i piatti? Magari la risposta è semplice, ma intanto rimano in attesa che qualcuno si ponga la domanda.

Le mode fanno fare cose strane alla gente che le segue, e il food porn è sicuramente la più simpatica delle stranezze che nascono e muoiono, ma il problema è che questa è solo la punta dell’iceberg della cucina, che ha invaso ogni singolo aspetto della multimedialità. Trasmissioni di cucina esistono da quando esiste la TV e – ci ricorda l’autrice – libri di cucina vengono stampati da quando esiste la stampa, ma allora – mi chiedo io – perché dopo il Duemila c’è stata un’impennata che dura da vent’anni e non accenna a smettere? Cos’è cambiato con il nuovo millennio?

Una vaga risposta sono comunque riuscito ad ottenerla, dal saggio, o comunque un’idea: il fatto che dopo il Duemila l’estetica sia diventata di un’importanza raramente riscontrabile in precedenza. E il food porn e ogni trasmissione di cucina e ogni libro di cucina non ha NULLA a che vedere con il cibo. Ha tutto a che vedere con l’estetica: ciò che conta è l’impiattamento e l’aspetto esteriore, non se ciò che hai messo nel piatto ti piacerà e ti sazierà. (Qualità invece principali per qualsiasi pasto.)

Se di cibo non so nulla, di cinema sono più ferrato, seguendolo appassionatamente da più di trent’anni. E sebbene ci sia un ritardo, sicuramente nella seconda decade del Duemila il cinema “alto”, quello osannato dalla critica, è basato esclusivamente, maniacalmente, ciecamente sulla vuota estetica. (Sembra un pleonasmo, visto che l’estetica è per definizione pura apparenza, quindi vuota, ma lo intendo come rafforzativo.)
Quella pura superficialità che una volta sarebbe stata criticata aspramente come esperienza vana, vaga e vacua, oggi invece è definita “arte”. Non importa la trama, non importa che sia una boffonata da far raccapriccio: se un film è girato in modo esteticamente accattivante allora è un capolavoro. Quindi vale lo stesso discorso di un cibo ben impiattato, al di là se sia buono o meno.

Dopo averli paventati per decenni, sono arrivati i tempi in cui il messaggero è il messaggio: ciò che conta è la bellezza delle lettere, non ciò che esse dicano. Cibo e cinema partono dallo stesso assunto – sono entrambi esperienze puramente superficiali che però ambiscono a “riempire” in profondità – ed arrivano allo stesso risultato: un piacere superficiale ed inappagante. Formula perfetta per qualsiasi dipendenza. Rimanere eternamente insoddisfatti dal cibo ci spinge a cercarne altro: che sia questo il segreto del successo della culinaria multimediale di questi anni?

Arrival (2016), esempio di splendida esperienza superficiale ma vuota

La mia ricerca continua, magari dovrò aspettare anni prima che qualche studioso azzardi una spiegazione di tutto questo superficiale interesse per un’esperienza già superficiale di suo – mangiare è un bisogno fisiologico, ogni tanto andrebbe ricordato – e magari sappia spiegarmelo. Per il cinema, invece, sarà finita la civiltà sulla Terra prima che qualche critico o studioso dirà qualcosa di diverso dalla vulgata comune, quindi la questione non sarà mai affrontata.

L.

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16 commenti

Pubblicato da su febbraio 9, 2018 in Recensioni

 

16 risposte a “Food Porn (2016)

  1. Conte Gracula

    febbraio 9, 2018 at 8:48 am

    Il cibo viene visto come una possibilità di design, immagino: una forma d’arte la cui complessità è ancora alla portata della gente comune, senza decenni o più di codici da conoscere o decifrare.
    Immagino, almeno 😉

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 9, 2018 at 8:55 am

      Sì, penso anch’io, e come il design ha bisogno di certe prerogative per essere apprezzato, prerogative di cui io purtroppo sono privo. Quando trovo un sito dall’eccellente design comincio a smadonnare, perché è un sito totalmente vuoto, del tutto privo di informazioni, eppure viene elogiato. Perché ha un bel design. Ecco, io non riesco ad apprezzare qualcosa di vuoto solo perché è bello, e questo vale anche per il cibo: non è una critica, lo dico chiaro che è un mio difetto. O forse è questione di gusti, non saprei… Però che se da un lato si continuano a ripetere frasi stupide tipo “non conta l’esteriorità”, dall’altra solo la l’esteriorità superficiale ottiene largo consenso, sia nel cibo che nel cinema che forse anche nel design.

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  2. Cassidy

    febbraio 9, 2018 at 8:51 am

    Di solito quando mangio fuori, vedo sempre gente che per prima cosa fa la foto al piatto con lo smartphone. Tempo che loro cliccano io di solito mi sono già spazzolato tutti, ma questo è un problema mia 😉 Comunque è vero, in tv tutti cucinano, a casa non lo so, sembra che ostentare sia diventato un bisogno primario, anche superiore al che so, nutrirsi ad esempio. Cheers

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 9, 2018 at 8:59 am

      Sono un velocista olimpionico, a tavola, malgrado tutti i dottori incitino alla lunga masticazione, quindi ti capisco benissimo: non fa in tempo a caricarsi l’app per fare foto che già sono alla scarpetta 😀
      Poi sicuramente sarò un rozzo e un bruto, ma a due spaghetti arrotolati benissimo e parte di un impiattamento artistico… preferisco una bacinella di spaghetti bella piena. Sarò popolano, che ti devo dire, apparterrò all’estrazione sociale sbagliata, ma per me il fine ultimo di un piatto è darti soddisfazione, piacere al palato e riempirti la pancia. Poi, oh, so’ gusti… 😛
      Magari se mi capitasse un piatto strano, tipo un elefante in salmì, allora magari gliela faccio pure una foto-ricordo 😀

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  3. zoon

    febbraio 9, 2018 at 10:04 am

    “Ha tutto a che vedere con l’estetica: ciò che conta è l’impiattamento e l’aspetto esteriore, non se ciò che hai messo nel piatto ti piacerà e ti sazierà. (Qualità invece principali per qualsiasi pasto.)”

    Da incorniciare, da far tenere bene a mente e da far notare a chi ti propina una cagatina di pietanza a un prezzo esorbitante.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 9, 2018 at 10:14 am

      Ti ringrazio, e mi consola sapere di non essere il solo ^_^
      Per carità, ognuno spende i suoi soldi come vuole, ciò che mi stupisce è che socialmente accettato ed anzi elogiato spendere uno sproposito per una cagatina – un piacere inappagante e fugace, che non ti lascia nulla se non grasso da smaltire – e criticato spendere soldi per qualcosa che magari ti resta per sempre. Tipo un libro, tie’, tanto per dire una cosa stupida… 😛
      Un buon concetto, veicolato nelle varie forme con cui si veicolano i concetti, ti rimane dentro per sempre e può addirittura diventare parte di te: un bel piatto entra sopra ed esce sotto, senza lasciarti nulla. Ecco perché parlo di superficialità del cibo, che non esclude il piacere del palato – raramente preso in considerazione dal food porn – ma rimane pur sempre un piacere effimero.

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      • zoon

        febbraio 9, 2018 at 10:28 am

        “ma te so’ cascati pe’ strada? me lo poi di’ tranquillo, eh!”

        Maurizio Battista, a proposito della pietanza modello “cagatina” e fighetta portatagli dal cameriere…

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 9, 2018 at 10:32 am

        ahahaha Battista al ristorante fighettoso mi fa morir dal ridere ogni volta che ne parla in uno show 😀 Io non ho mai vissuto la romanità, però sono nato e cresciuto in pratica a due passi da Battista (lui è di San Giovanni e io dell’Alberone, che in pratica sono quartieri indistinguibili) ed evidentemente per osmosi ho sviluppato anch’io un’inconsapevole predilezione per il mangiare “rozzo”, quello che piace, dà soddisfazione e ti riempie la pancia 😛

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  4. redbavon

    febbraio 9, 2018 at 5:41 pm

    Non sei il solo, non sei il solo. Io non capisco nemmeno la parola “impiattamento”, figuriamoci fotografare un piatto con del cibo! Può capitare di fare una foto per ricordarsi dove si è stati, un cibo particolare che non si mangia tutti i giorni, ma ormai è pornografia, nel senso che non è scandaloso o indecente il porno, ma che fotografare i piatti sia diffuso quanto la pornografia su Intenet.
    Onestamente, mi sono rotto i gioielli di famiglia di trasmissioni sul cibo, le foto al cibo, i tripadvisor-dipendenti, i recensori-tripadvisor-dipendenti, le mode gastronomiche, gli chef stellati. Una bulimia del nulla.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 9, 2018 at 6:00 pm

      Hai usato un’espressione perfetta, che ti devo rubare assolutamente: “una bulimia del nulla”! Il nulla che si ingurgita senza mai saziarsi, e che viene considerato socialmente accettabile…

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      • redbavon

        febbraio 9, 2018 at 6:02 pm

        Usa, usa…Se diventi ricco però ricordati degli amici 😉

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  5. Catia in cucina

    febbraio 10, 2018 at 11:35 am

    Concordo su tutto, è così, è tutto legato all’apparire, lo credo anch’io. Che dire, io, nonostante la mia passione per la cucina lunga una vita, le uniche foto ai cibi che facevo (diciamo nella vita pre blog 😀 ) erano solo quelle alle torte di compleanno, soprattutto dei figli ovviamente, ma niente più, come dici tu infatti non mi veniva proprio l’idea di farlo. E’ vero che a volte al rientro da vacanze non più ripetute e a cui penso con nostalgia ho detto cose tipo “ah se all’epoca avessi fotografato quel gazpacho”, col rimpianto del ricordo perduto, ma in effetti l’ho detto anche di altre cose non fotografate, monumenti, alberghi, ricordi insomma, non cibi in quanto cibi. Poi ho aperto il blog. E col tempo ho iniziato a fotografare qualche piatto anch’io, nei ristoranti intendo, ma giuro che a volte mi infastidisco da sola, per non parlar di figli e marito che mi deridono! e lo faccio solo in quei locali dove mi rendo conto che “qui si può fare senza fare figuracce”, insomma in posti informali. Cioè… mmm è ridicolo dirlo così (dato che lavoro non è)… ma è un po’ come farlo per lavoro, è un modo semplice e diretto per dare al lettore un’informazione, crea interazione e dialogo: alla gente piace commentare, tu offri loro un argomento, è un circolo vizioso. Non faccio mai foto (non solo di cibo ma di ogni) come “persona fisica” che poi pubblica sul profilo, perché non mi piace far sapere agli altri cosa faccio tramite i social (e infatti non conosco instagram che a quanto ho capito è il social che più incentiva questa pratica del far sapere a tutti non solo quel che mangio ma tutto quel che faccio in ogni momento della giornata). Quindi insomma… sì io sono fra quelli che fotografano i cibi, ma non come persona, come foodblogger. E ohmammamia ho appena ammesso pubblicamente d’avere una doppia personalità, aiuto! 😛 😀 Riguardo le trasmissioni televisive che parlano di cibo lasciamo perdere che è uno spianto. Secoli fa esisteva praticamente il solo canale Alice e a me piaceva un sacco, forse perché era una cosa nuova, adesso non guardo più nulla -e non solo di cibo- in tv per cui non posso dare giudizi mirati, ma credo sia semplicemente un argomento facile, immediato, comprensibile a tutti, low cost (a parte masterschef che non credo sia low cost ma comunque di certo sempre più di sanremo et similia) a cui attingere a piene mani: quando non ci sono fatti di cronaca eclatanti è un ottimo argomento con cui trattenere un certo tipo di pubblico. Sul cinema sei di certo più ferrato tu, l’argomento cibo è stato ed è ampiamente accolto dal cinema, sia da quello superficiale che da quello che si dà le arie, ma…. cavoli quanto ho scritto, spero di non essere andata fuori tema! 😀 😀 Ciao Lucius, sarà il caso che ora vada a cucinare va’ 😀

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 10, 2018 at 12:02 pm

      Intanto, buona cucina ^_^
      Ovviamente condividere una passione esula dal discorso: neanch’io avrei mai immaginato di fotografare pupazzetti, ma poi ho aperto un blog di pupazzetti e ne ho fotografati a centinaia 😀 Scrivere di un certo argomento ti porta a fornire tutto ciò che puoi su quell’argomento, comprese le foto.
      E lo stesso per i ricordi: ho cassette piene di riprese di roba incredibile – piante, intessi, e cose varie – semplicemente perché durante un viaggio mi colpivano e volevo immortalarle. (All’epoca mi criticavano e mi deridevano le stesse persone che ora fanno selfie ogni ora della loro vita!)
      Quello che non capisco non è il fotografare un piatto particolare, magari durante una bella giornata che si vuole ricordare, è farlo perché una moda sta rendendo ossessivo l’interesse sul cibo, per cui lo si fotografa, lo si legge, lo si vede in TV e lo si impiatta. Poi, stanchi, si va dal cinese perché non si ha voglia di cucinare 😀
      Ho fatto l’accostamento fra cibo e cinema perché entrambi in questa seconda decade del Duemila si sono particolarmente distinti per un’attenzione particolare all’esteriorità, al contenitore che d’un tratto è considerato contenuto. Non importa se la scatola di cioccolatini di Forrest Gump ne contenga tanti o pochi, non importa neanche se li contenga: importa che la scatola sia bella.
      Il mio timore è che l’interesse per il cibo a livello mediatico sia per come il cibo appare, sentimento che poi viene spacciato come “attenzione alla salute”, cosa che non è. Mi sembra un’attenzione alla superficialità che la superficialità non meriterebbe, soprattutto visto che tutti – soprattutto i superficiali – dicono che non ci si deve limitare alla superficialità.
      Ho un rullino pieno di foto scattate a Prima Porta, il cimitero di Roma, che iniziano con la foto di un immigrato che vende giornali per conto del Messaggero: sono proprio l’ultima persona al mondo che possa stare a sindacare ciò che altri fotografano! Il mio timore è che dietro quelle foto ci sia solo il piacere dell’effimero, che aumenta un vuoto che era già bello importante, nella cultura italiana.

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      • Catia in cucina

        febbraio 10, 2018 at 8:02 pm

        Per me non è un timore, è una certezza. E non riguarda solo il cibo.

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  6. zoppaz (antonio zoppetti)

    febbraio 11, 2018 at 11:03 am

    Bellissima la tua analisi, e concordo sull’importanza tutta estetica e dell’impiattamento emersa nei commenti. In fondo il virtuale, compresa la televisione, è monco di sapori e odori, le uniche cose che conterebbero in cucina… rimane dunque solo l’estetica del cibo e della ricetta, che si intreccia con un altro fenomeno del Duemila: l’aggiornamento di stato e la condivisione porno-maniacale di tutto ciò che è privato (anche il porno vero e proprio è passato dal professionismo all’amatoriale). L’uomo è ciò che mangia, diceva Feuerbach, e dal parla come mangi si passa al posta che come mangi, forse pe apparire ricercati.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 11, 2018 at 11:44 am

      Già dal “cogito ergo sum” eravamo a “video ergo sum”, ora siamo al “condivido ergo sum”: chissà quali meraviglie ci aspetta il futuro 😛

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