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[Books in Movies] The Deuce (2017)

19 Gen

Ho concluso la visione della prima stagione della serie televisiva “The Deuce“, titolo a cui qualcuno in Italia – del tutto a sproposito – ha aggiunto il sottotitolo “La via del porno” per evidenti scopi pubblicitari. Essendo una serie targata HBO, la storia ha tinte forti e sesso e violenza sono mostrati senza veli, come la casa ci ha abituati sin dagli anni Novanta.

Scritta tra l’altro dal romanziere americano George Pelecanos, la serie racconta di un quartiere malfamato della New York anni Settanta, chiamato appunto The Deuce (“il diavolo”, o “il maledetto”), dove comandano mafiosi e papponi nel cui libro paga sono iscritti tutti i tutori dell’ordine. Come in ogni situazione di equilibrio criminale, sono tutti corrotti quindi nessuno ha interesse a fare pulizia, mentre uomini onesti per cercare di sbarcare il lunario devono per forza scendere a patti con il male.

Una delle trame principali della serie è quella che vede la fine dei papponi da strada, le cui donne vivono ogni tipo di pericolo, in favore di una realtà che sta nascendo: il cinema a luci rosse che un cavillo giudiziario d’un tratto rende legale. La prima a capire dove soffi ora il vento è Candy (una strepitosa Maggie Gyllenhaal, anche co-produttrice della serie), prostituta non più giovanissima che è stanca di subire aggressioni e rischiare la vita ogni notte in strada: cerca un nuovo “sbocco professionale” e capisce che il cinema è il futuro. Cercherà di aiutare le colleghe ma non sarà facile: è un momento di transizione e pochi sono disposti a mettersi in gioco.

I titani della serie sono la citata Gyllenhaal, che si mette a nudo in ogni senso e mostra un fisico tutt’altro che da pornostar, nel tentativo di mostrare la situazione di madri di famiglia costrette dalla vita a prostituirsi. E ovviamente Jams Franco addirittura in un doppio ruolo, interpretando due gemelli: il bravo barista e il volgare intrallazzone. Due delle creature che popolano lo zoo chiamato The Deuce.
(Per una recensione più particolareggiata, volate su La Bara Volante!)

Curiosamente oltre a corpi nudi, maschili e femminili, la serie mostra anche libri.

Darlene (Dominique Fishback) scopre la lettura nel quartiere del vizio

Darlene (Dominique Fishback) è una giovane prostituta che è entrata nel giro solamente per fuggire da una provincia piena di violenza e prevaricazione. Durante la serie avrà la possibilità di redenzione morale grazie ad un vecchio cliente che invece di sesso le propone una lettura: “Le due città” (A Tale of Two Cities, 1859) di Charles Dickens.
È l’inizio di una passione per i libri, testimoniata dalla scena in cui la vediamo leggere la prima edizione di “In viaggio con la zia” (Travels with My Aunt, 1969) di Graham Greene (in Italia, Mondadori 1970).

Per uscire dal ghetto, si può viaggiare con la zia

Ci sono anche citazioni veloci e divertenti, come il tirapiedi di un boss che legge “Il padrino” (The Godfather, 1969) di Mario Puzo (in Italia, Dall’Oglio 1970), nella prima edizione tascabille Fawcett – con la fascetta gialla «Fastest Selling Book in Publishing History», “il libro venduto più velocemente nella storia dell’editoria”…

Ovviamente lo scagnozzo del boss legge “Il padrino

… e una prostituta in fuga che legge la “Critica della ragion pura” (Kritik der reinen Vernunft, 1781) di Kant, nell’edizione inglese…

Dice di non averlo capito, ma almeno l’ha letto…

Per finire, ecco il momento in cui la prostituta Lori (Emily Meade) capisce di avere talento per il cinema. Nell’immagine a destra vediamo una locandina di un film che non sembra esistere, un divertito omaggio inventato dalla produzione.

Emily Meade e (a destra) il film che non esiste

Esiste il film “Simon, King of the Witches” (1971), titolo psichedelico omaggiato da questo (a quanto pare inesistente) “Simone, Queen of the Witches“.

L.

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10 commenti

Pubblicato da su gennaio 19, 2018 in Books in Movies, Recensioni

 

10 risposte a “[Books in Movies] The Deuce (2017)

  1. Conte Gracula

    gennaio 19, 2018 at 8:54 am

    Non è il mio genere, ma inserire libri e pseudofilm da profondità all’ambientazione e fa sembrare più veri i personaggi 😉

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      gennaio 19, 2018 at 8:57 am

      Inoltre dimostra quanto i libri e la lettura siano ancora un elemento fondante, nella cultura pop americana. In Italia, finiti gli anni Ottanta sono scomparsi i libri da qualsiasi medium, se non come scenografia… E credo sia un lapsus profondamente indicativo il fatto che molti, anche professionisti, si confondano e chiamino la sceneggiatura (che ha a che vedere con la stessa materia dei libri) con scenografia.

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  2. Cassidy

    gennaio 19, 2018 at 9:07 am

    Complimenti per l’occhio, devo essermi fatto distrarre dalle donne nude 😉 La chicca sul poster farlocco di “Simon, King of the Witches” è davvero notevole! “A Tale of Two Cities” compare anche nel film “Le due città” che fa bella mostra di se nella serie, devo imparare a non farmi distrarre, hai una concentrazione migliore della mia 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      gennaio 19, 2018 at 9:12 am

      Confesso che è stata dura, la HBO non riesce proprio ad inserire donne vestite nelle sue serie 😀
      Scherzi a parte, non so se recensirai la serie ma l’ho trovata molto intensa, una tostissima ricostruzione di un quartiere malfamato sotto cui però batte un cuore umano.

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  3. zoppaz (antonio zoppetti)

    gennaio 19, 2018 at 12:51 pm

    L’edizione della Critica della ragion pura di Kant sembrerebbe di Pelican Book: https://www.abebooks.co.uk/images/books/books-about-literary-criticism/Culture-and-Society.jpg
    ma il libro del film non lo trovo né su Amazon né su Abebooks, né su GoogleBooks… che sia esaurito? 🙂

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  4. redbavon

    gennaio 19, 2018 at 1:33 pm

    Sempre bello che i libri siano utilizzati nei film come rimandi nascosti o anche semplici citazioni. Si realizza una sorta di hyperlink tra media diversi. Sei un vero cecchino, Lucius!

    Piace a 1 persona

     

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