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Conan (2011) Un’intervista barbarica

04 Gen

In occasione dell’uscita di Conan the Barbarian (2011) con Jason Momoa, che come tutti i grandi flop è stato giudicato un capolavoro ben prima d’essere visto, organizzai quest’intervista su ThrillerMagazine. Mi piace ripescarla in questi giorni in cui Centauria riporta Conan in edicola.


Parafrasando il latino Publio Terenzio Afro, niente del mondo fantastico è alieno a Michele Tetro. Saggista, narratore, giornalista, critico appassionato e molto altro ancora (recentemente è stato fra i curatori di Mondi Paralleli – Storie di fantascienza dal libro al film, Edizioni Della Vigna), nel 2004 ha pubblicato per Falsopiano il saggio Conan il  barbaro. L’epica di John Milius, un testo illuminante che analizza ogni aspetto della saga del celebre Cimmero, dalla concezione del suo autore Robert E. Howard a quella del primo cineasta ad interessarsene, John Milius.

Oggi il saggio andrebbe aggiornato con l’arrivo nelle sale di Conan the Barbarian (in 3D) di Marcus Nispel, con l’hawaiano Jason Momoa nel ruolo che lanciò nel 1982 l’austriaco Arnold Schwarzenegger. Il confronto tra i due attori, tra i due film, tra i due registi (Richard Fleischer, autore di un sequel di Conan nel 1984 di solito si evita di ricordarlo) sta da mesi infiammando blog, forum, gruppi e dovunque ci si incontri per lanciarsi in commenti infiammati. (Commenti su cui contano i produttori del recente film, visto che finite le polemiche sarà dimenticato più velocemente di un batter d’ali cimmero!)

Malgrado la nomea di “critico talebano”, il Tetro rimane autore di un saggio approfondito sul nostro Barbaro (e, non va dimenticato, di una tesi di laurea sulla Fantasia eroica e Medioevo inventato nell’opera di Robert E. Howard) quindi una fonte autorevole a cui chiedere un commento sul recente prodotto dell’inevitabile “virus del remake” che ha ormai completamente infettato il cinema statunitense.

Non ce ne voglia Daria Bignardi, ma è questa la vera intervista barbarica!

Prima di tutto una questione fondamentale… cìmmeri o cimmèri?

Un quesito che non troverà soluzione neanche dovessi esplorare tutti i pozzi di Arallu. Il termine si trova indistintamente con l’accento sulla prima e sulla seconda sillaba. Senz’altro Howard si sarà basato su testi tutt’altro che accademici per la ricerca o l’invenzione della sua nomenclatura, quindi l’accurata accentazione avrà lasciato il tempo che trovava. Penso lo abbia inteso come “cìmmeri”, con accento sulla prima sillaba, che in inglese è “cimmerian”. In effetti, se consideriamo i cimmeri del mito (quelli omerici) e della storia (la popolazione euroasiatica affine agli iranici che originariamente si stanziò in Crimea), è facile che l’accento scivoli sulla seconda sillaba, con pronuncia alla greca, da “kimmèrioi”. Ma ho sempre sentito gli appassionati di Conan accentare il termine a loro esclusiva propensione.

È stato detto e ripetuto che non si può confrontare il nuovo film con i due classici, ma noi siamo convinti che un cimmero non tema confronti: cosa ne pensi di Conan l’Hawaiano rispetto a Conan il Barbaro?

È vero, un film va giudicato per quello che è, inserito nel suo tempo e contesto. Ma per certe pellicole è impossibile evitare un confronto con l’originale predecessore, specie se abbiamo a che fare con un cult-movie che origina da un personaggio ormai entrato nell’immaginario collettivo ed esplorato in tutti i media a nostra disposizione. In questo caso poi, il personaggio narrativo di Howard non è certo il termine di paragone (quando mai, purtroppo, Howard lo è stato al cinema?), lo è invece il film di Milius. Soffermarsi sull’infanzia di Conan, sugli insegnamenti bellici-filosofici del padre, sul suo massacro da parte di un guerriero-stregone che vuole ridisegnare il mondo a suo dittatoriale piacere, sulla brama di vendetta, sul simbolismo della spada e sui suoi virtuosismi in mano al barbaro… tutte situazione derivate a Milius e assenti in Howard. Lecito chiedersi quindi il perché di un remake così derivativo.

Se c’è una cosa che trovo, e uso il termine per quel che è, idiota al massimo è sentir giustificare l’esistenza di remake o riproposte di eroi seriali o comunque già portati alla ribalta al cinema con film famosi con il concetto di “servono nuove chiavi di lettura per gli spettatori giovani”. E quali sono queste chiavi? Montaggio forsennato e adrenalinico del tipo “non capisci una mazza di quel che succede”, soppressione totale dell’attendibilità, CGI a gogò, nonsense a ripetizione, botte e botti, violenza all’originalità. Insomma, per venire incontro alle nuove leve di giovani spettatori si deve sempre farli passare per poveri deficienti. Volgarizzare il mito, snaturarlo, bambocciarlo… quando invece si potrebbe ottenere l’effetto opposto semplicemente tornando con onestà alle fonti originali.

Un esempio? Proprio l’infanzia di Conan, che sia Milius (con splendide capacità autoriali) sia Nispel (con mediocre dozzinalità) descrivono segnata dalla brama di vendetta per la morte dei genitori trucidati dal negromante guerriero di turno. Un tema caro ai cineasti di genere degli anni Ottanta, quello della vendetta motore dell’azione, cui soggiacciono sia Rambo che Mad Max, giusto per citare due personaggi famosi nati in quegli anni. Ma trent’anni dopo la prima versione cinematografica non si poteva fare qualcosa di diverso e più originale, magari (incidentalmente) più fedele addirittura al Conan howardiano? Come descrivere il barbaro per quello che era, un giovane outsider insofferente alle leggi tribali, al soffocante mondo di superstizione e arretratezza dei montanari, divorato da una cocente curiosità di conoscere il mondo oltre le montagne, la civiltà, l’Eldorado, propenso a mandare a quel paese usi e costumi tradizionali per lanciarsi invece alla ricerca dell’avventura più pura. Che cosa fantastica sarebbe stata: originalità di concept, fedeltà a Howard, modernità della situazione… figurarsi.

Milius e Nispel reinterpretano a loro modo il personaggio di Howard: quale delle due versioni pensi sarebbe piaciuta allo scrittore texano?

Howard probabilmente sarebbe stato travolto dal piacere di vedere un suo eroe portato sul grande schermo, quindi magari avrebbe apprezzato entrambe le versioni. D’altro canto, suscettibile com’era, forse si sarebbe incazzato di brutto fin dal principio per le libertà prese in entrambi i film. Facile pensare che avrebbe fatto tutte e due le cose. Credo però che la versione di Milius lo avrebbe davvero conquistato per un motivo totalmente assente in quella di Nispel: l’immedesimazione profonda del regista nella materia trattata. Che poi era la stessa messa in campo ogni volta nei racconti di Howard dallo scrittore stesso. L’avrebbe senz’altro percepita, avrebbe colto nello spirito del regista affinità col suo. E sarebbe stato vero, Milius stesso confessava ciò nelle interviste uscite a ridosso del film, una profonda affinità con l’animo dello scrittore, entrambi soli contro tutti, osteggiati da mille nemici (reali o immaginari), consci della loro solitudine nel sistema delle cose, diversi dall’entourage comune, fuori luogo nel loro tempo. Adoro immaginare John e Howard guardare assieme il magnifico spettacolo di gigantesche nuvole bianche che si addensano all’orizzonte, là ove un uomo può essere davvero libero…

Arnold Schwarzenegger e John Milius sul set di Conan il Barbaro

Conan ha conosciuto una vita a fumetti che ancora oggi è viva e vegeta (anche se non sempre arriva in Italia): credi che il cimmero disegnato sia più fedele all’originale rispetto ai film (e telefilm) girati?

Be’, non dimentichiamo che l’intera saga narrativa howardiana dedicata a Conan è stata più volte tradotta in vignette nel corso degli anni, a partire da Barry Windsor Smith, passando per John Buscema e Ernie Chan, arrivando fino al recentissimo Gary Nord, quasi sempre in modo fedelissimo al testo scritto. Il fumetto ha anche contribuito ad allargare i confini dell’Era Hyboriana, introducendo personaggi interessantissimi come Red Sonja (mutuato da un racconto storico di Howard) o il guerriero stregone Zula, rinsaldando i legami con altri eroi seriali come Kull di Valusia, addirittura Solomon Kane…

Muovendosi attraverso il genuino canone howardiano il fumetto è stato davvero fedele ai sogni e le visioni di Howard, impreziosendoli il più delle volte. Poi ha anche strafatto: pensiamo ai “What if…” con improbabili incontri di Conan con supereroi come Spiderman, Wolverine, Capitan America, Thor… Certo la dimensione fumettistica ha contribuito moltissimo ad installare nell’immaginario collettivo il personaggio, così come è comunemente riconosciuto.

Jason Momoa, il nuovo Conan (© 2011 Lionsgate)

Inseguimenti a cavallo, assalti alla diligenza, arrembaggi coi pirati, scene d’amore con tanto di musica d’atmosfera: nell’ultimo “Conan” cinematografico c’è davvero di tutto… manca solo Conan, no?

Più precisamente, manca Howard. È tutto qui il problema. È sempre mancato, in ogni riduzione cinematografica, tranne quella di Milius, dove però era presente in forma sublimata. Ma forse intendevi un’altra cosa, con la tua domanda. Ricordiamoci che lo stesso Howard, quando scriveva negli anni Trenta, era solito prendere ispirazione dal cinema del suo periodo, soprattutto da pellicole avventurose ed esotiche come “Il ladro di Bagdad”, “Zorro”, “Robin Hood”, interpretate da attori come Douglas Fairbanks e dirette da Cecil B. De Mille, Fred Niblo, Michael Curtiz, Raoul Walsh… Nella sua rutilante immaginazione trasfondeva poi tutto nella mutevole e variegata Era Hyboriana, dove era possibile capire in precedenza, sulla base della connotazione geografica degli scenari dei racconti, se si sarebbe trattato di un racconto dalle atmosfere da Mille e una Notte, western, cappa e spada, avventura esotica, thriller, horror… Un bel patchwork di elementi differenti, spesso in contrasto tra loro ma perfettamente oliati dalla trascinante capacità di scrittura di Howard e dal suo credere fermamente in ciò che faceva. I suoi mondi sono reali proprio per questo, per questa capacità di renderli vivi, tridimensionali, anche con poche incisive pennellate. Perciò se in un film di Conan ravvisi tanti generi che vengono a confluire in uno, quello propriamente del fantastico, non è cosa negativa… se fatta bene. Se fatta con lo spirito di Howard. Altrimenti sì che è un bel paciocco… e quest’ultimo Conan è un bel paciocco.

Anche i detrattori più incalliti apprezzano però l’interpretazione di Momoa: tu che ne pensi? E visto che siamo barbari, non temiamo un confronto con Schwarzenegger

Forse l’apprezzano perché il film è così brutto che quel che si salva, a forza, va cercato proprio nell’attore protagonista, che comunque è ben lungi dal fare un Conan howardiano. Lo ricorda in certe frasi, desunte dai racconti originali, in certi atteggiamenti spavaldi, in un mood tenebroso e accigliato, in una sornioneria che rivela scaltrezza sotto l’aspetto di barbaro non civilizzato. Però poi vedi primissimi piani di occhi castani, al posto «dei vulcanici occhi azzurri», fronte aggrottata e prominente alla klingon incazzato, ammiccamenti oculari tipo Mel Gibson, americani anzichenò…

Ti dirò, non è che mi importi moltissimo sapere chi possa interpretare meglio Conan, se Schwarzenegger o Momoa… se tale interpretazione non rispecchia l’originale narrativo. Tra i due preferisco ancora Schwarzenegger, senza essere poi suo fan. Mi sarebbe piaciuto vedere nei panni del cimmero, a suo tempo, il caratterista Sonny Landham, che faceva l’indiano sensitivo nel primo “Predator”: c’è una scena dove scoppia a ridere che mi ha ricordato alla grande proprio Conan…

I due Conan: Arnold Schwarzenegger e Jason Momoa

Il serpentone verso la fine ti sembra una citazione del “vecchio” Conan?

Il film è strapieno di citazioni, copia e incolla, spesso solo copia e basta. No, non ho ravvisato in quella sequenza una citazione o un omaggio particolare del film di Milius. È solo un inevitabile e gratuito sfoggio di CGI, di rigore in questi tempi. Non mi è neppure sembrato ben fatto, in realtà, come tutti gli altri effetti digitali del film, goffi e stravisti.

Curiosa poi l’idea della nave che viene trasportata “a mano” per terra, derivata direttamente da “Uomo bianco, va’ col tuo Dio” di Richard Sarafian, per non parlare del “Fitzcarraldo” di Werner Herzog.

La corsa con le uova a cui i giovani cimmeri devono sottostare come rito d’iniziazione ha dei riscontri in Howard o si rifà semplicemente ad una scena straordinariamente simile in “Rapa Nui”?

Ovviamente non ha nessun riscontro con Howard, che non si è mai soffermato sull’infanzia di Conan. È una sequenza imbarazzante, non solo perché clone di quella vista in “Rapa Nui”, ma perché fa venire in mente le nostrane sagre paesane più che un nordico rito di iniziazione. Insomma, ma chi può immaginare dei cimmeri che per conquistarsi l’onore di combattere non devono rompere un uovo di corsa?

Anche il seguito della scena, con i pitti che sembrano uroni del Nord America, mi ha lasciato alquanto indeciso se star male o scoppiare a ridere. Vero è che Howard stesso nel racconto conaniano “Oltre il fiume nero” intese rievocare gli scontri tribali tra cimmeri, pitti e aquiloniani come ancestrale retaggio delle lotte tra coloni e nativi d’America, ma qui è grottesco…

In generale, quindi, come ti è sembrato questo nuovo film?

Una boiata, purtroppo e prevedibilmente. Sembra che nulla funzioni, né nell’insieme né considerando singole parti. La storia è di una banalità spaventosa, riesce quasi a far sembrare un capolavoro il sequel di Richard Fleischer “Conan il distruttore”, che pure era già di suo un innocuo fumettone. Inutile in quanto non innovativa la parte sull’infanzia di Conan, dove già si comincia a ridere tra uova e pitti-mohicani, tremenda la nuova “filosofia” della spada del padre di Conan, e poi di male in peggio, con situazioni trite e ritrite, esasperazione di una violenza comunque “finta”, un continuo e totalmente insensato mulinar di lame da parte del barbaro, pure a cavallo durante un inseguimento, ma sarebbe lungo proseguire ad evidenziare pecche. Mi ha dato l’idea di un filmetto del venerdì sera, già evaporato nel ricordo il sabato successivo.

Non so proprio cosa poter evidenziare in senso positivo: le musiche sono ininfluenti, le location squallide, i caratteristi amorfi, il ritmo fracassone e monocorde al tempo stesso, il finale telefonato. E tutto questo senza voler fare paragoni coi precedenti, perché così la cosa diventerebbe pure divertente. Ma ti dirò cosa è davvero fallimentare in questo film, e che invece decretò il successo di quello di Milius, oltre alla già citata immedesimazione alla materia trattata tipica del regista e dello scrittore. Qui manca l’afflato epico dell’avventura, l’idea di stare vivendo, con le parole di Milius «qualcosa di grande». Quella solennità dell’impresa, quell’ariosità spettacolare dell’immagine, quella colonna sonora “drammatizzante”, quel verismo di ambientazioni, quella fisicità di ruoli che fecero del film di Milius un vero cult-movie. Il vero senso dell’avventura, avventura epica ancor più che fantastica (genere quest’ultimo poco simpatico a Milius e infine abbandonato pure da Howard, che prima di morire decise di dedicarsi esclusivamente al western).

Nel film di Nispel non c’è nulla di tutto questo, sembra raffazzonato alla meglio, i cambi di ambientazione rivelano una singolare monotonia di location, si parte dalla Cimmeria, si attraversa Zingara, si arriva in Hyrkania con una colpevole faciloneria che avrebbe fatto ridere pure Emilio Salgari, esperto in trasferimenti “lampo”, e con questo si serve pure Howard, due veloci citazioni nominali e tanti saluti. È un film disonesto nei confronti di Howard, e fin qui era palese aspettarselo, ma anche nei confronti del pubblico, perché serve piatti insipidi, rancidi e forse pure scaduti. E rivela impietosamente l’incapacità di stupire dell’attuale heroic fantasy cinematografica. Forse se si fosse intitolato “Tarazum il barbaro” sarebbe stato meglio, almeno gli spettatori avrebbero potuto dire «una cazzatina, sì, simpatici però quei richiami o omaggi a Howard, in alcune scene, in alcuni atteggiamenti del protagonista».

Concludo, individuando forse il solo aspetto positivo del film di Nispel, quello che più ho gradito e giusto per non essere il solito tetro talebano: la parola “Fine”. Sperando sia tale.

Photo by Simon Varsano (© 2011 Lionsgate)

L.

P.S.
Intervista apparsa originariamente su ThrillerMagazine il 26 agosto 2011.

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19 commenti

Pubblicato da su gennaio 4, 2018 in Interviste

 

19 risposte a “Conan (2011) Un’intervista barbarica

  1. Conte Gracula

    gennaio 4, 2018 at 9:37 am

    Mai stato un fan del Conan letterario, perciò ho trovato poco interessanti anche i film, con o senza Schwarzie. Che per inciso, trovo più scarso persino di Momoa, come attore.
    La scelta tra due ciabatte bucate in film che ricordo a stento – ma sai già che a me non sono piaciuti molti film santificati dalla culteria 😛

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 4, 2018 at 9:47 am

      Forse serviva proprio un attore non-attore che fosse morbida creta nelle mani di John Milius 😉

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      • Conte Gracula

        gennaio 4, 2018 at 10:44 am

        I grandi magazzini sono pieni di manichini allo stesso livello e, che so, Rambaldi? Beh, avrebbe potuto creare un pupazzo più espressivo!
        No, ho un’altra opinione: combo imprinting + nostalgia, 99 HIT.
        È come con Indiana Jones, o con Star Trek: il nuovo non sarà mai all’altezza del vecchio a causa dell’investimento emotivo dei fan. Canto di Natale di Dickens, ma coi film e i telefilm, è il fantasma delle proiezioni passate 😛
        Una mia opinione discutibilissima, ma ne sono convinto.

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      • Lucius Etruscus

        gennaio 4, 2018 at 11:07 am

        Sono così d’accordo con te che per me Star Trek è solo Kirk: le altre serie sono roba moderna che non ha saputo raccogliere lo spirito. Il problema è che poi anche il moderno diventa classico e allora qual è quello “da rispettare”?
        I tanto venerati film di Conan degli Ottanta non hanno nulla a che vedere coi fumetti, che in Italia avevno grande distribuzione sebbene poi siano stati dimenticati, i quali comunque erano altra cosa rispetto ai romanzi originali. Il problema non è quindi fare qualcosa di nuovo, il problema è farlo bene.
        Nessun remake fatto dopo il Duemila è fatto bene, semplicemente perché non è quello l’obiettivo: la morte del cinema spinge le case a puntare quei due spicci rimasti su prodotti che abbiano già un fandom consolidato, così da vivere di rendita e guadagnare alle spale dei fan, che comprano di tutto. A nessuno è mai fregato di raccontare Conan: semplicemente si è provato a sfruttare un mercato già esistente e florido – in Italia il personaggio è morto da decadi ma negli USA è vivissimo – così da avere un guadagno minimo assicurato.
        Non è più tempo di epica, quando i distributori inseguono i fan agli angoli delle strade cercando di spillar loro qualche soldo con una dose…

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      • Conte Gracula

        gennaio 4, 2018 at 11:21 am

        Non posso negare che manchi la volontà artistica in molti prodotti recenti – non in tutti: per esempio, degli ultimi film di Star Trek mi è piaciuto il primo, quello col porcomondo temporale e la distruzione di Vulcano. Aveva delle idee dietro, anche se l’attore protagonista non mi ha convinto come Kirk.
        Il fatto è che le intenzioni non sempre si portano dietro dei risultati e i vecchi Conan con Schwarzie, per me, sono affossati dal suo non essere un attore.
        Avere il fisico è meno della metà dell’equazione, è come dire che puoi spendere soldi per gli effetti speciali pur non avendo una storia.
        E non stiamo parlando di un comprimario, ma del personaggio protagonista!
        È possibile che non ci fosse un attore vero e al tempo stesso palestrato? Dovevano scegliere davvero Ercole a New York?

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      • Lucius Etruscus

        gennaio 4, 2018 at 11:27 am

        Il risultato però l’hanno portato a casa, un film di enorme successo e un sequel molto minore. Conan non deve recitare, dev’essere barbarico e Arnie lo era eccome. che a me i due film non siano mai piaciuti e mi abbiano sempre annoiato a morte è un altro discorso: rimane Milius che ha la sua visione di cinema e una sua visione dell’epica e usa i mezzi a disposizione per mettere tutto in pratica.
        Nel Conan moderno non c’è neanche questo, è solo l’ennesimo pessimo tentativo di spillar soldi ai nostalgici. Tipo Ghostbusters, Footloose, Fame e tutti i remake inutili degli anni ’80…

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      • Conte Gracula

        gennaio 4, 2018 at 12:16 PM

        Guarda, non voglio fare la parte dello hipster che è sempre controcorrente e a cui fa schifo quello che piace a molti – non è mia intenzione, non credo di avere gusti iper-raffinati o consapevolezze precluse al resto del mondo né che i cult e i blockbuster siano pattume perché commerciali e bla bla bla 😉

        La mia idea di un buon film è che i suoi elementi, anche quando imperfetti, devono collaborare per portare il film oltre un certo livello minimo
        – la storia deve essere coerente con le sue premesse, comprensibile e possibilmente avere almeno un guizzo di originalità (come raccontarla da un punto di vista insolito, per esempio)
        – i personaggi devono avere una caratterizzazione sensata e non agire a caso. Legittimo non approfondire troppo quelli minori, il tempo è quel che è, ma si deve capire che gli autori li hanno portati a certe situazioni per un buon motivo
        – la regia deve avere qualcosa di speciale, non essere anonima e nemmeno esagerare con le citazioni di altri registi. Al di là degli omaggi, voglio uno stile riconoscibile
        – la messa in scena non deve essere troppo povera o falsa. Vanno bene anche i teatri di posa e uno “schermo verde” efficace, ma non può essere tutto cartapesta o CGI. Mi piace che sembri vero
        – voglio attori che somiglino ai loro personaggi, per natura o artificio. Non un John Constantine hawaiano e scuro di capelli, ma un Constantine inglese e biondo, per capirci
        – voglio anche interpreti che non siano cani inespressivi o “sempre carichi”, a meno che il ruolo non richieda proprio quello (robot, personaggi da melodramma, boh)

        Son sicuro di dimenticare qualcosa, ma direi che questo è l’essenziale. Una carenza in un ambito potrebbe essere compensata da altri aspetti, ma per me non è il caso del vecchio Conan, la regia di Milius non basta per sostenere le lacune di Schwarzie, né il fisico del protagonista.
        Non posso negare di non amare molto quel tipo di fantasy e i personaggi alla Conan, ma anche calcolando questa tara, trovo che il risultato fosse scarsino.

        Sarà anche questione di sensibilità, immagino 😉 son più sensibile a certi elementi che ad altri.

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      • Lucius Etruscus

        gennaio 4, 2018 at 12:53 PM

        Si può solo condividere queste regole, e anzi le rigirerei a chi si occupa di cinema, che temo non le abbia ben presenti. E troppo spesso fare un buon film non è minimamente nei piani originali: si preferisce cioè fare un film che vende, e purtroppo non è la stessa cosa.
        Lungi da me l’idea di mettermi a difendere Conan, che non mi piaceva da ragazzino figuriamoci ora, ma preferisco un certo cinema che aveva l’ambizione di costruire un mondo narrativo piuttosto quello che cerca di fare il furbo per alzare due spicci al volo.
        E’ noto che io non amo “Blade Runner”, ma ovviamente ho più stima per il primo film che per quella roba uscita l’anno scorso, e bada che considero entrambi due prodotti “puzzoni”, che cioè fanno della propria puzza sotto il naso filosofia di vita. Ma almeno nell’82 c’era visione, c’era sogno, c’era il desiderio di rendere il film memorabile: tutte spinte scomparse, tutto sciolto nel nulla.
        Delle regole del cinema non frega niente, a chi fa cinema: l’importante è sollevare l’hype giusto, avere i nomi che contano e mandarli agli show con più alti ascolti. Il film è diventato gadget: lo guardi una volta, dici “che carino” e poi te ne dimentichi.

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      • Conte Gracula

        gennaio 4, 2018 at 1:08 PM

        Amen fratello, direbbero in certi film 😛

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      • Lucius Etruscus

        gennaio 4, 2018 at 1:13 PM

        😛

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  2. Cassidy

    gennaio 4, 2018 at 10:24 am

    Bellissima intervista per un film dimenticabile, che infatti (per fortuna) è stato dimenticato! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 4, 2018 at 10:57 am

      Curiosamente quando è diventato Aquaman nessuno ha ricordato Conan, il ruolo che all’epoca Momoa stesso definì fondamentale…

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      • Giuseppe

        gennaio 5, 2018 at 12:46 am

        … quando invece avrebbe potuto ancora vivere di rendita con il suo Ronon Dex di Stargate Atlantis: parliamo di una serie televisiva e non di un film, d’accordo, ma quel personaggio rimaneva comunque mille volte più sensato di questo tristerrimo Conan (immaginavo che anche al preparatissimo Tetro non fosse piaciuto per niente 😉 ).
        P.S.
        1) Ho amato entrambi (pur nella loro infedeltà al materiale originale scritto e/o disegnato) i Conan di Schwarzie, compreso quello vituperato di Richard Fleischer…
        2) Per me Star Trek è come una grande epopea di capitani ed equipaggi che raccontano le proprie storie nell’arco di secoli (che la cosa poi non sia sempre riuscita con successo è un altro -e lungo-
        discorso): approvo il fatto di aver dato a James T. Kirk degli “eredi” (universi alternativi compresi) o degli “antenati” che non volessero semplicemente scimmiottarne l’inimitabile stile…

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      • Lucius Etruscus

        gennaio 5, 2018 at 7:36 am

        Quello che non mi è piaciuto dei successivi Star Trek è il cambio di registro: da TNG in poi c’è da una parte la seriosità marziale di quello che in fondo è un corpo militare nello spazio e dall’altra le battutine da scuola elementare, dove ogni cosa seria dev’essere stemperata dalla inevitabile battutina (che non fa ridere).
        Kirk e i suoi erano tutto tranne che un corpo militare, nessuno considerava il capitano una figura autorevole – anche perché passava il tempo a concupire donne e a lanciare sorrisi molliconi – così come nessuno faceva battutine: paradossalmente l’essere meno serio lo rendeva più serio.
        La prima serie era in fondo un western nello spazio, con tanto di “segaossa” (Bones): il cambiamento a warmovie, con tutti seduti dritti in plancia manco fossero in parata, quando invece Kirk stava sbragato sulla sedia come fosse la tazza del bagno, non l’ho mai sopportato. Tutti gli episodi che ho visto delle varie serie non sono riusciti a togliermi questa sensazione, e non sopportando le battutine bambinesche che vengono fatte ho deciso di non indagare oltre sull’universo televisivo.
        Dato questo discorso, per me i film finiscono con il 6°, che saranno ingenui e datati ma sono cresciuto con loro: ricordo ancora l’emozione di passare davanti ai cinema dove proiettavano L’ira di Khan, e la gioia di vedere finalmente l’equipaggio al cinema, raggiunta purtroppo solo con il sesto, il meno difendibile. I successivi li ho visti con le mani in faccia: preferisco Spock hippie che salva balene a quei pomposi personaggi con una scopa nel deretano…
        Il reboot degli ultimi tre mi è piaciuto, perché non sono Kirk e gli altri ma semplici personaggi di una serie di fantascienza. Qualche battutina bambinesca di troppo ma che ci posso fare, è lo stile ammmericano…

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  3. Giuseppe

    gennaio 6, 2018 at 7:08 PM

    Pensa che invece una delle cose che mi ha incoraggiato a proseguire nelle serie successive è stato proprio il cambio di registro: il trovarmi davanti a una semplice imitazione di Kirk con equipaggio -come se un secolo non fosse mai trascorso- credo avrebbe chiuso il mio rapporto con l’universo Trek in un battito di ciglia, per rispetto al James T. Kirk originale (per non parlare del fatto che mi sarei pure perso una serie di romanzi intriganti giocati sul contrasto tra lui e Picard)…

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 6, 2018 at 8:06 PM

      Sai che i romanzi non li ho mai letti? All’epoca qualcuno me n’è capitato sotto mano e dovrei ancora averne un paio da qualche parte: chissà che non mi prenda lo sghiribizzo 😛

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